Archivio mensile:Gennaio 2015

Domenico Vuoto, Nessuna direzione

Vuoto
di Marco Lodoli

L’arrivo delle tenebre sulla metropoli imbiancata

Leggendo Nessuna direzione di Domenico Vuoto (nome autentico o pseudonimo crepuscolare?) viene da domandarsi come mai alcuni veri scrittori rimangono pressoché invisibili, come mai non hanno avuto riconoscimenti che meritano. I tre racconti di questo esile libretto sono ambientati nei giorni della neve del 2012, quando tutta Roma si fermò imbiancata e stupita. E in questa pausa qualcuno esce dal ritmo inconsapevole del tempo e incontra la sua verità, quasi sempre dolorosa, accecante, fatale. Continua a leggere→

Una piuma

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Ah, dimenticavo. Nella vita si scoprono, a volte, progetti luminosi, privilegi assegnati per potenti intercessioni, doni immeritati che piovono dall’alto come manna nel deserto; ma a causa del loro inestimabile valore, si ottengono accettando di rendersene degni, attraverso passaggi dolorosi. Continua a leggere→

TERRE RARE, di Sandro Veronesi

di Massimo Maugeri

Strano il destino di certi personaggi letterari. Alcuni nascono con l’idea di vivere in più libri per diventare protagonisti di una serie di storie. Altri, la maggior parte, rimangono confinati all’interno delle pagine di un unico volume. Accade però, talvolta, che anche i personaggi da “storia unica” reclamino più spazio. È quello che è capitato a Pietro Paladini, protagonista del romanzo “Caos Calmo” di Sandro Veronesi. «Come spesso succede si sono saldate suggestioni, bozze di idee e progetti che messisi insieme hanno generato un’intenzione», mi spiega l’autore. Da questa intenzione, e dall’esigenza di raccontare il cambiamento sociale che si è verificato in questi anni, è nato “Terre rare” (Bompiani), il nuovo romanzo di Veronesi che segna il ritorno di Paladini. Continua a leggere→

Creare nuovi librai a Napoli

ubik
di Giorgio Gizzi

Kraus sosteneva che la Vienna del suo tempo era la ‘stazione meteorologica della fine del mondo’.
Da quella città d’inizio secolo scorso si poteva prevedere con maggior agevolezza il futuro, vedere gli abissi che il futuro prossimo avrebbe riservato a una società occidentale in disfacimento. Continua a leggere→

Rifugio nella tempesta

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Riflettevo. Anche se riflettere, a volte, sembra inutile. Riflettevo sul benessere, la felicità. Spesso la confondiamo con la comodità, con le cose che vanno sempre lisce, la compatibilità con le nostre aspettative. Secondo me, che un po’ di spirito m’intendo, sono balle: istanze – e pretese, di frequente – di quello che chiamiamo io. La felicità non pertiene a questo io, ma a qualcosa che lo supera. Lo hanno dimostrato con chiarezza – se non si vuole dar credito al Vangelo – personaggi come Buber – Il cammino dell’uomo – o Carl Gustav Jung – il processo d’individuazione. La felicità si trova solo nel passaggio all’io profondo, nell’accoglienza di una voce che parla a noi da sempre, e ci conosce meglio di noi stessi – Agostino d’Ippona: Deus intimior intimo meo. L’amore – la felicità – è parlarsi da profondo a profondo: lasciare che sia proprio quella Voce a parlare di noi all’altro, e viceversa. Perché ciò sia possibile, bisogna far morire i logismoi, come i Padri li chiamavano; i pensieri cattivi, che costringono a un discernimento: sei dei nostri o sei dell’avversario? Se imparo a fare questo, nulla può incrinare la mia pace: ho trovato le acque di Siloe, di cui scrive Isaia (8,6), e in me chiunque troverà rifugio dalle sue tempeste (Bob Dylan).

Ci insegnano

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C’insegnano che la felicità va inseguita, conquistata, strappata all’ostilità tenace del destino. C’insegnano che si ottiene vincendo sugli altri, guadagnando, giorno dopo giorno, uno spazio vitale. Insinuano che, per raggiungerla, è necessario vincere battaglie su battaglie, lasciare sul campo una lunga scia di morti e di feriti.
Non è così. La felicità è un bambino che ci aspetta a braccia aperte. È lì da sempre, non si deve far altro che voltarsi dalla parte giusta. Abbracciarlo, e farsi abbracciare.
Italo

“Histoire d’une vie”. Fiorenza Alderighi racconta e si racconta. Saggio di Giuseppe Panella

La guerra degli uomini. Fiorenza Alderighi «Voi che sarete emersi dai gorghi / dove fummo travolti / pensate quando parlate delle nostre debolezze / anche ai tempi bui / cui voi siete scampati . // Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe, / attraverso le guerre di classe, disperati / quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta. // Eppure lo sappiamo / anche l’odio contro la bassezza / stravolge il viso. / Anche l’ira per l’ingiustizia / fa roca la voce. Oh, noi / che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, / noi non si poté essere gentili. // Ma voi, quando sarà venuta l’ora / che all’uomo un aiuto sia l’uomo, / pensate a noi / con indulgenza» (Bertolt Brecht)

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di Giuseppe Panella

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Histoire d’une vie. Fiorenza Alderighi racconta e si racconta

1. Il racconto in prosa : la guerra, la morte, la pace

Da molto tempo ormai, Fiorenza Alderighi trasforma periodicamente la sua vita in una serie di racconti di vita e poi li rilancia in una prospettiva poetica di trasfigurazione necessaria.

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Provocazione in forma d’apologo 281

C’è stato un tempo in cui ci si metteva di fronte allo specchio, si valutavano disarmonie e imperfezioni e si decideva magari di ricorrete al sarto per mitigarle almeno alla vista, in un gesto di civiltà verso gli altri e di carità verso se stessi (la vanità, per favore, è un’altra cosa). E ciò comportava una sequela infinita di atti faticosi e dispendiosi in termini di denaro e di tempo: prima le molteplici prove, poi le continue attenzioni, la costanza nella manutenzione ordinaria e in quella straordinaria.
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Ancora tu

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Venire qui soltanto con un groppo
alla gola, col pianto trattenuto
dei bambini, la fame del tuo volto,
dei tuoi passi sul bianco lastricato
del santuario, sicuro di donarmi
la pace, un’altra volta. Da quest’ombra
ti chiamo come allora, ti domando
un segno di presenza, l’ammissione
che proprio questo è il nodo, solo questo
il ripido passaggio che mi aspetta,
la fitta lancinante di un’assenza.

Vivalascuola. Ciao, Daniela, e grazie!

Questa puntata di vivalascuola è un saluto grato e commosso a Daniela Bertocchi, che ci ha lasciati il 28 novembre 2014. Con Daniela Bertocchi salutiamo una maestra che non ha mai smesso di essere una di noi. Daniela Bertocchi ha dedicato alla scuola gran parte della sua vita. Pensare a lei è pensare a quella che si definisce una persona di scuola, aliena dal “pensiero unico” , sempre vicina agli altri e aperta al dialogo e alla condivisione per inclinazione personale e per scelta umana e professionale. E ricordarla è ricordare una merce oggi molto rara: la centralità della didattica e della formazione. Grande è la gratitudine per Daniela, per le qualità della persona, per i suoi libri e i suoi corsi e, per noi, per la sua preziosa collaborazione a vivalascuola. La rubrica è nata il 15 settembre 2008 come spazio di opposizione alla “riforma” Gelmini e già il 24 novembre 2008 Daniela firmava il primo di una serie di articoli. Per quelli che l’hanno conosciuta, Daniela Bertocchi rimane un esempio di rigore, coerenza e disponibilità alla sperimentazione e alla discussione. Ciao, Daniela, e grazie!

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Il Grande Etrusco, di Anna Belardinelli

Belardinelli
di Ombretta Ciurnelli

È frequente che la pittura e la scultura illustrino parole e storie, ma può accadere anche che attraverso la poesia e la prosa si raccontino dipinti o manufatti architettonici. Si parla in questo caso di èkphrasis, una figura che i dizionari definiscono con l’espressione “descrivere con eleganza”, quasi a voler mettere in evidenza il fatto che la parola scritta gareggia con la cosa descritta. Continua a leggere→

VINCENZO CELANO, “L’ANIMALE A SEI ZAMPE” – UN ESTRATTO

Vincenzo Celano, L’animale a sei zampe, Edigrafema, 2013, pp. 184

Cap. 1

Copertina-Lanimale-a-sei-zampeQuando fu vicina al punto più alto dell’impietrata sconnessa di Ciaracalle, la giumenta sollevò di scatto la testa e cominciò a orecchiare chiaramente in apprensione rallentando il passo. Alla fine s’impuntò e non volle andare avanti.
Il Capitano, che le era sul basto, la spronò più volte con il tallone. L’animle fece due passi e si piantò di nuovo. Fu in quel momento che una nuvola, mossa da un fiato di vento, si scostò e sotto i riflessi della luna calante i muri del camposanto emersero improvvisi dalla terra a mostrarsi come un’immensa carcassa bianca.
Le orecchie della cavalla si erano fatte più mobili. Ne mandava avanti ora una ora l’altra allargando le froge e sollevando la testa come a sincerarsi di quel che sentiva. Continua a leggere→

Anime Baltiche

anime baltiche
di Giorgio Gizzi

Durante queste feste sono inciampato in un libro, Anime baltiche, che pochi mesi fa, alla sua uscita avevo colpevolmente ignorato. Un libro potente, di quelli che chiamano altri libri e letture, in una rincorsa infinita ed inesausta; sono ormai questi i miei preferiti: Danubio di Claudio Magris e Buddha sorride di Cesare Brandi per intenderci. Continua a leggere→

Compilatore automatico di storie

di Momo Getter
MacchinadaScrivere

Scrivo storie su ordinazione. I miei clienti mi portano le loro idee (ad esempio, vogliono scrivere la storia di loro padre, vogliono scrivere la biografia del nonno, vogliono scrivere il romanzo del loro primo amore …) e io trasformo le loro parole in narrazione. Non ho mai fatto altro nella mia vita. Quando ho un po’ di tempo libero penso a quando finalmente potrò scrivere la mia storia. Ho cominciato cinque autobiografie, fino a questo momento, ma non ce n’è una che mi faccia esclamare: ecco, questa è la storia della mia vita! Forse perché ogni volta che incomincio a scriverne una le storie degli altri si intrecciano alla mia. Lo so, è un rischio che si corre quando si fa un mestiere così. Ma stavolta, ho deciso che la storia che inizio sarà interamente mia. Continua a leggere→