
La vita è una festa continua, per Gesù, la festa della volontà di Dio. Se davvero aderissimo al Progetto, se riflettessimo l’immagine impressa da sempre nella nostra persona, non faremmo altro che questo: festeggiare.
Archivio mensile:Settembre 2022
La parola ai poeti. Roberto R. Corsi


«La poesia – | ma cos’è mai la poesia? | Più d’una risposta incerta | è stata già data in proposito. | Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo | come alla salvezza di un corrimano». Apparirà scontato, ma questa famosissima strofa di Szymborska (qui tradotta da Pietro Marchesani) pare ancora indicarmi, dopo quindici anni di versi e annotazioni, l’atteggiamento più salubre e proficuo. Un socratico sapere di non sapere cosa sia la poesia permette di percorrere un lungo e solido corrimano di possibilità, sia come poeta (trovo che “eclettico” sia il complimento più bistrattato del mondo), sia come recensore (arengo nel quale non mi esprimerò mai in termini di poesia o non-poesia, ma ragioneremo insieme “solo” di buona o cattiva qualità). Occupiamoci, allora, del sedicente poeta. Dal primo libro, del 2007, ho cambiato modalità espressive più volte, attraverso raccolte dal verso ora controllato, ora lunghissimo al punto di richiedere l’impaginazione in orizzontale; per approdare (con La perdita e il perdono, 2020) a una coesistenza pacifica di varie forme, inclusi squarci di prosa; però recuperando, in prevalenza, il piacere di un libero gravitare in versi attorno alla naturalezza dei metri tradizionali. Quanto all’io lirico, al “noi” e alla loro composizione, ho prima giocato a nascondermi dietro i miei totem culturali (la musica classica, per esempio), visti però come qualcosa di vivo e anche plasmabile a piacere per rappresentarmi; poi ho impugnato la pistola della poesia confessionale, della chiarezza autobiografica estrema. Nel tragico, ha fatto gradualmente capolino una sua occulta e intima compagna: la componente grottesca e comica. Talora provo a sdraiarmi sulla poesia civile, conscio della sua importanza (se bramiamo di esser letti oltre la bolla degli addetti ai lavori, dovremo pur occuparci di ciò che “là fuori” accade!) ma non ignaro del fatto che, a motivo della mia personalissima situazione, essa rappresenta un letto di Procuste. Oggi, continuando a non avere certezze, penso alle mie prove poetiche migliori come a qualcosa che da un particolare, spesso insignificante per i più, induce una stralunata ma affascinante massima; oppure avvia uno scavo interiore di violenta trasparenza. Proponendo un’idea “filosofica” vicina all’accezione antica di arte del vivere al meglio, o piuttosto alla meno peggio, inclusa la medicina amara di essere il più possibile sinceri sul teatrino umano e poetico; scettica per temperamento sull’attuale “accanimento metafisico” con cui si imbrigliano i corsieri del sensibile e del razionale. Probabilmente il corrimano del dubbio mi sta già portando per altre rampe. Certo, a prescindere da tematiche e modalità, mi piacerebbe che la mia poesia realizzasse, anche nei suoi momenti più sarcastici, il risultato supremo di far sempre sentire chi la legge un fine, mai un mezzo. Questa, almeno, è l’intenzione.
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(480.)
Un picchio verde.
Giochiamo a un-due-tre-stella!
Muovo un gomito e fugge.
Voi oggi insisterete, come sempre,
che la poesia è ritrovo, gridare, strofinarsi.
[immagine: Karsten Madsen]
Sbocciare
Sinisgalli, il poeta ingegnere (Interzona)
Leonardo Rocco Antonio Maria Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981) è stato un poeta, saggista e critico d’arte italiano. È noto come Il poeta ingegnere o Il poeta delle due muse, per il fatto che in tutte le sue opere ha sempre fatto convivere cultura umanistica e cultura scientifica. Per la sua versatilità è stato definito “un Leonardo del Novecento” in quanto è stato narratore, pubblicista, direttore artistico, direttore di riviste, documentarista, autore radiofonico, disegnatore.
Dio e io
Poesia italiana del XXI secolo

Marco Marangoni è nato nel 1961 a San Donà di Piave, per la poesia ha pubblicato cinque raccolte: Tempo e oltre (Campanotto Editore, 1994, Prefazione di Giuseppe Conte), Dove dimora la luce ( I quaderni del Battello Ebbro, 2002, Prefazione di Tomaso Kemeny), Per quale avventura ( Raffaelli Editore, 2007, prefazione di Milo De Angelis), Congiunzione amorosa ( Moretti &Vitali, 2013, prefazione di Giancarlo Pontiggia e nota critica di Maurizio Cucchi); La passione degli anni, Stampa 2009, Prefazione di Maurizio Cucchi) . E’ membro della giuria scientifica del Premio di poesia San Vito al Tagliamento, ha ideato e cura, con Alberto Bertoni, Ossigeno nascente/Atlante dei poeti contemporanei , on-line ( Università di Bologna). Collabora a poesia.blog.rainews.it. Su di lui hanno scritto: G. Conte, T. Kemeny, M. De Angelis, G. Pontiggia, M. Cucchi, E. Golino, A. Bertoni, D. Rondoni, G. Lauretano, M. Morasso, S. Aglieco, P. Di Palmo, S. Vitale, N. Bultrini.
Grande
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 45
Invocare
(Un mese che non ci sei più) di Raffaela Fazio
Capire
Chandra Candiani, Sogni del fiume
E’ in libreria da oggi Sogni del fiume di Chandra Candiani. Quindici storie che formano un’educazione sentimentale e ci parlano di solitudine e fame d’amore. Di vita che scorre incessante. Con illustrazioni di Rossana Bossù. In attesa di parlarne diffusamente, propongo un brano dall’Introduzione dell’autrice e auguro buon viaggio a questi Sogni! Continua a leggere
Alberto Toni, “Tempo d’opera”. Introduzione di Roberto Deidier
[Pubblichiamo l’introduzione di Roberto Deidier al volume di poesia Tempo d’opera, da poco uscito per Il ramo e la foglia. Ringraziamo l’editore. Tempo d’opera è il libro postumo di Alberto Toni, scrittore e drammaturgo, esponente della scuola romana, morto nel 2019].
Alberto Toni, Tempo d’opera, a cura di Roberto Deidier, Il ramo e la foglia, p. 108, 13 euro
di Roberto Deidier
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In un pomeriggio del 1988 (l’estate si era conclusa da poco, ma il caldo non cessava) entrai nella vecchia Feltrinelli di via del Babuino, libreria piuttosto accogliente verso la poesia, anche quella dei piccoli editori. All’uscita avevo con me due volumi, uno considerato già un classico, l’altro dal titolo che segnava l’avvio di un percorso certo. Si trattava di Ora serrata retinae, con l’inconfondibile copertina gialla della collana curata da Valerio Riva, e di Partenza, nell’elegante confezione editoriale di Empirìa, che richiamava un sano artigianato tipografico. Sulla copertina grigia, che mi fece pensare alle Occasioni di Montale nella prima edizione degli anni Trenta, c’era una finestra socchiusa, che dava un’impressione di penombra. La poesia romana degli anni Ottanta mi veniva così incontro attraverso i suoi autori: li rivedo in una fotografia, Valerio Magrelli con gli inconfondibili baffi dietro cui camuffò a lungo i suoi vent’anni, e accanto a lui Alberto Toni, di tre anni più grande ma che sembra il più giovane tra i due, in una tenuta ancora adolescenziale e lo sguardo smarrito dietro i grandi occhiali, mentre il sorriso accennato di Valerio ostenta una sicurezza sorniona malcelata dalla timidezza.
Il segreto
Le parole della settimana. Fëdor Dostoevskij
La scelta
Le parole della settimana. Ildegarda di Bingen
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«Giungeranno tempi in cui le donne per conseguire la santità dovranno spogliarsi della loro natura. Poiché l’uomo è stato creato dal fango, mentre la donna è stata plasmata dalla carne e dal sangue. L’uomo al principio era nudo come un simulacro, per questo chiese alla donna affinché lo vestisse con la carne e con il sangue. L’opera fu uno stampo perfetto, come era nelle intenzioni del Grande Vasaio. Ma i tempi cambieranno. Si chiederà alle donne di dimenticare il corpo, vedendo in esso poco più dell’impaccio di una scorza. Come dice Aristotele, che la deformità della donna non fa parte dell’ordine naturale delle cose, il santo tanto più sarà innalzato quanto più si distaccherà dalla gabbia delle viscere. Le donne sante diventeranno pneumi. Dio, invece, che ama in ogni cosa la discrezione e l’armonia, non ha creato l’anima perché stesse a sospirare, ma affinché albergasse nel corpo, come l’ape nella sua arnia di miele. Ma questo mio intendimento non avrà fortuna, nei tempi a venire, in cui alla discrezione si preferirà l’eccesso e alla misura la vertigine».
Così disse e io un poco quietai la malinconia che mi visitava ogni tanto come un’eclissi di sole. Il mio cruccio era di sentirmi lontana dalla santità, sempre fuori luogo, come quegli esuli che chiedono ovunque asilo senza sentirsi mai a casa, figli dell’orfanezza. Ora cominciavo a comprendere che, piuttosto che diventare santa, dovevo diventare donna. Ildegarda aveva impiegato tutta la vita per esserlo.
[da Lucia Tancredi, “Ildegarda, la potenza e la grazia”, Città nuova]
L’impossibile possibile
La parola ai poeti. Gian Piero Stefanoni


Credo, semplicemente, come autore ma soprattutto come uomo in una parola e in un ascolto che sia al centro delle cose e del mondo, a partire dunque dalle dinamiche che ci determinano a noi stessi e agli altri. Soli non siamo nulla, mi ripeto e avverto continuamente. Soli non ci salviamo. E se la verità dell’uomo è nella condivisione, la natura e la forza di ogni vera poesia è dare dignità e racconto a questo vincolo fatto del medesimo respiro e del medesimo tormento. Io provo a muovermi in questa direzione, conscio della cura e dell’amore ma soprattutto della responsabilità che abbiamo negli accenti che andiamo a riporre nel percorso. Continua a leggere










