Archivi autore: fabrizio centofanti

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Pierluigi Cappello

a cura di Giorgio Stella

Mandate a dire all’imperatore

nulla nessuno in nessun luogo mai
Vittorio Sereni

Cosi come oggi tanti anni fa
mandate a dire all’imperatore
che tutti i pozzi si sono seccati
e brilla il sasso lasciato dall’acqua
orientate le vostre prore dentro l’arsura
perché qui c’è da camminare nel buio della parola
l’orlo di lino contro gli stinchi
e, tenuti appena da un battito,
il sole contro, il rosso sotto le palpebre
premerete sentieri vastissimi
vasti da non avere direzione
e accorderete la vostra durezza
alla durezza dello scorpione
alla ruminazione del cammello
alla fibra di ogni radice
liscia, la stella liscia, del vostro sguardo
staccato dall’occhio, palpiterà
né zenit né nadir
in nessun luogo, mai.

La dottrina sociale della Chiesa e l’enciclica “Magnifica humanitas”

 

di Fabiano D’Arrigo

La lettera enciclica “Magnifica humanitas” non è soltanto un documento che parla di intelligenza artificiale (IA), ma uno scritto ampio, 245 paragrafi, che affronta le tematiche della dottrina sociale della Chiesa e le “res novae” dell’attuale società postmoderna.
Leone XIV “con animo di pastore e di padre”, ma anche (lo spero) di fratello in umanità, si rivolge “a tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà” per invitarli a riflettere sullo sviluppo futuro dell’umanità e sulla custodia della persona umana nel tempo delle tecnologie e dell’IA. Continua a leggere→

La prima volta

 

di Fabrizio Centofanti

La prima volta. A tavola da solo, e così a celebrare. Però lo vedo ancora, sulla sedia a rotelle, vedo le sue dita battere sul notes, come se il pensiero richiedesse un gesto per sentirsi vero. Lui era così: intero. Ora che non c’è, non resta niente, solo ombre che si muovono su un palcoscenico sbiadito. Ma io non mollo: lo chiamo, gli parlo, vedo il suo sguardo dolce che indica la strada. Non so perché l’ho incontrato. Non fossi andato a cercarlo, esasperato da un suo collega insopportabile, la mia vita sarebbe evaporata, scivolata nel nulla. Tutto dipende dal momento irripetibile in cui decidi di andare da lui, o da lei. Credo nel destino. Il destino è un atto cui devi dare un contributo, due piedi che si muovono precisamente in quella direzione. Il resto viene da sé. Ti rubano tutto, ma il destino ti ha toccato, con la sua ala leggera. Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.

[da Pret(re) à porter]

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Un’aria non ancora arrugginita

 

di Franz Krauspenhaar

Più vivo all’estero e più mi sento italiano. Ho un cognome tedesco che qui in Portogallo pronunciano peggio che in Italia.

Parliamoci chiaro: qui sto bene, sto più tranquillo, finalmente provo, nel corpo e nell’umore, il vero sole, e un’aria non ancora arrugginita; per il resto l’autogiudizio è sospeso.

Ma manca l’integrazione.

In Germania lavoravo in un magazzino e poi in un ufficio tutta la settimana, la sera stavo con la simpatica coppia “Schleswig Holstein” che mi teneva a pensione, avevo 19 anni, così tanto giovane che assorbivo tutto quel che mi passava davanti come una carta moschicida umana, soprattutto la lingua. Continua a leggere→

Carlo Betocchi

a cura di Giorgio Stella

da Ultimissime

[Fraterno tetto…]

Fraterno tetto; cruda città; clamore
e strazio quotidiano; o schiaffeggiante
vita, vita e tormento alla mia anziana
età: guardatemi! sono il più caduco,
tra voi; un rudere pieno di colpe sono…
ma un segno che qualcosa non tramonta
col mio tramonto: resiste la mia pazienza,
è come un orizzonte inconsumabile,
come un curvo pianeta è la mia anima.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Lo scandalo

(Anselm Kiefer)

«Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.
Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.» [1Pt 2,4-9] Continua a leggere→

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino

Si diffonde sempre più largamente, anche presso i parlanti/scriventi cólti e coltissimi, il verbo beneficiare nella doppia accezione di ‘trarre’ e ‘dar beneficio’.
Sennonché, almeno fino a questo momento, beneficiare significa ‘trarre beneficio’, mentre beneficare vale ‘far del bene’.

Georg Trakl

 

a cura di Giorgio Stella

Tristezza umana

L’orologio che prima del sole le cinque batte –
uomini solitari che un oscuro orrore afferra.
Nel giardino serale sussurrano spogli alberi;
il volto del morto si muove alla finestra.

Forse quest’ora si è fermata.
Dinnanzi a occhi foschi notturne immagini illudono
nel ritmo di navi, che sul fiume dondolano;
sul molo un corteo di suore passa al vento.

Sembra sentire i pipistrelli stridere,
nel giardino commettere una bara.
Ossa rilucono tra cadenti mura
e nerastro oscilla là dinnanzi un pazzo.

Un raggio azzurro raggela in nuvole autunnali.
Gli amanti si allacciano nel sonno,
appoggiati ad angelici stellari vanni.
Del nobile le pallide tempie alloro adorna.

Buon compleanno, Giorgio!

 

Amore cerca amore

di Giorgio Stella

alla memoria di Dario Bellezza

Ora che mi lavo la faccia con le mie braccia,
verrà il giorno che non ci saranno più libri.
Di già li vedo, i più piccoli bambini che
vanno verso la scuola di Giuda con tutte le
informazioni nei polsi strette come loro
persi nei paltò al neon classico reo confesso,
le stesse che di lì a poco tempo dopo
dovranno riincidere sulle pietre
e le madri offese dalle troppe faccende domestiche;
il fuoco nella notte, il sole nel giorno e il
pomeriggio inteso come medioevo,
‘gli intellettuali nel medioevo’,
quando la cinese accende le lampade rosse
nel ristoro bianco di piogge
ove si pose chi si rese:
“un sakè Ser, ce ne andremo dalla vita senza destino?”
“Il bar è pieno signore… pieno di quelle luci
al neon che ritagliano all’ombra l’anima,
nostra, amore cerca amore, la storia non importa –
detto ciò, non fa nessuna differenza che tu
sia nata ora o quando bambina piangevi per
essere bambina, figlia mia”.

[da Giorgio Stella, Sterpia, Albatros 2010]

Giorgio Stella. Versi

(+Scarlatta+) – (Giorgio Stella in data 26/04/ 2026.) – al tronco di rose al proprio tribunale io dedico questo mazzo di ombre – ‘POVERA ROSA!’ Quanno pe ncopp’a ll’arbere (…) – Salvatore +Di Giacomo – (SCARLATTA) – l’Europa è un occidente maomettano di Corano assente. .. come l’induismo fosse la Bibbia del romanticismo cattolico – se le corazze di luce potessero gli elmi in scudi! – l’Europa è il bacino occidentale dell’oriente meridionale. … chi vuole di più dal neon di Las Vegas? – noi esseri inumani siamo gli Angeli del Vangelo… Il medioevo della Vergine Maria il Suo Cristo nel lutto di Dio! – un tempo fu diverso, diverso dal tempo medesimo – Nazaret era un bazar di conchiglie e imburrate pannocchie di tonno x le bottiglie, le bottiglie del tronco, col miele a fianco il miele delle betoniere – (una pausa) – Continua a leggere→