
Offrire a Gesù le nostre facoltà: l’intelligenza, la libertà, la volontà; ogni aspetto della psiche porgerlo a Lui perché lo plasmi, lo trasformi, lo rigeneri. Tutto è possibile a chi crede, anche diventare qualcosa d’inedito, di nuovo, di stupendo.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Etty Hillesum, la poesia più potente, di Raffaela Fazio
Etty Hillesum, la poesia più potente
Questa giornata, come altre simbolica, mi pare una buona occasione per ricordare Etty Hillesum, la giovane ebrea olandese che non fa parte di alcuna antologia di versi, ma che ci ha lasciato un diario profondamente poetico. La sua è, di fatti, la poesia più potente, perché vera testimonianza di vita, sostenuta da una scelta radicale: condividere sino in fondo il destino degli altri, tentando di alleviarne la solitudine e puntando sempre al bene, persino nel mezzo dell’orrore. Il 30 settembre del 1942, un anno e due mesi prima di morire ad Auschwitz, Etty annotava: “In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia”.
Rileggendo “Etty Hillesum, Diario 1941-1943” (Adelphi Edizioni, 1981), ripropongo oggi alcuni suoi pensieri. Continua a leggere
Più felici
Se lasciassimo allineare tutto dallo Spirito, saremmo più liberi e leggeri. Le energie vanno sprecate in conflitti interiori ed esteriori, e il bene va in fumo. Fermiamoci un momento, lasciamo che ogni cosa torni al posto suo, e poi ripartiamo più felici, o meno tristi, se per ora è il massimo possibile.
Gelosia
Letale
Farlo
Luigi Maria Corsanico legge Guido Mazzon
Paludi
Intervista ad Annalisa Ciampalini
di Luca Pizzolitto
- Il tuo ultimo libro è stato pubblicato nel 2018 (“Le distrazioni del viaggio” Samuele editore) sono passati quasi 4 anni. Com’è stato il tuo rapporto con la poesia (sia letta che scritta) in questo arco di tempo?
In questo arco di tempo il mio rapporto con la poesia è stato molto intenso, e posso dire di essere soddisfatta. Non sono una persona metodica e può succedere che passino mesi senza che scriva una poesia compiuta. Scrivo, prendo appunti, annoto riflessioni, ma so che molti tentativi di scrittura resteranno tali: abbozzi di pensiero, accostamenti di parole. Se la scrittura si presenta in modo frammentario rivelandomi una verità che percepisco precaria, voglio assecondarla, anche perché non potrei fare altrimenti. Mi piace quando gli scritti si accumulano e sono indefiniti, incompatibili e non conclusi, è come stare accanto a una cosa viva, che cresce, e non sai quale direzione prenderà. Col tempo ho imparato ad amare questa fase transitoria, ad affidarmi alla lentezza che mi impone la poesia e alle varie contraddizioni, cerco di stare lontana dall’ansia di dover produrre e vicino a quanto mi dà gioia. Poi, a un certo punto, può accadere che gli appunti trovino una struttura con un senso, i versi crescano e le poesie assumano una forma definitiva, anche se tutta questa compiutezza, alla fine, non arriva mai. Continua a leggere
Noia
Lirico terapia. Renzo Paris
Tommaso
Poesia che sei rinata per il compleanno
D’un poeta, stattene un momento accucciata
Sotto la scrivania, gioca col gatto, intrattienilo,
Non aver fretta, dai,
Almeno per questa volta!
Vedi, un pizzico di distrazione è bastato
Perché quel bastardo mi graffiasse le dita.
La poesia entra anche nel quotidiano, non teme la banalità. Renzo Paris lo dimostra efficacemente in questi versi che odorano di casa, ma hanno un chiaro valore simbolico.
Sofferenza
Lucio Dalla. Conversazione tra Guido Michelone e Jacopo Tomatis
A proposito del libro E ricomincia il canto
In occasione del decennale della morte di Lucio Dalla, giornali e televisioni stanno commemorando, talvolta sbrigativamente, l’uomo e l’artista, mentre fra i tanti libri in circolazione, E ricomincia il canto (Il Saggiatore Edizioni), uscito pochi mesi fa, appare il migliore, in quanto raccoglie tutte le interviste rilasciate dal protagoniste lungo un arco di tempo che ricopre quasi l’intera sua carriera. Ne parlano due storici della popular music, l’Autore, Jacopo Tomatis, (docente al Dams di Torino) e Guido Michelone (professore al Conservatorio di Alessandria).
– Jacopo, perché un libro che antologizza le interviste a Lucio Dalla? Da dove nasce quest’esigenza?
La proposta, devo dire, mi è arrivata dal Saggiatore, e in particolare da Giuseppe Favi. L’idea era di inserire il libro in una serie di altri titoli simili (di recente sono uscite le interviste di Bob Dylan e di George Harrison). Ho accettato immediatamente. Mi sembrava il modo migliore per raccontare un personaggio complesso e ricco come è stato Lucio Dalla: lasciando la parola a lui, cercando di ricostruire le tracce e le cronologie di una carriera lunga e variegata, nelle modalità in cui si è raccontato nei vari momenti della sua vita. Non avevo fatto i conti con la quantità di interviste, però, e con il personaggio Dalla. Mi aspettavo di trovare interviste profonde, con interlocutori selezionati. Invece ho trovato, e ho dovuto mettere insieme, una moltitudine di frammenti, di dichiarazioni estemporanee, concesse a riviste lontanissime – da PlayMen all’Unità, dal Guerin Sportivo all’Avvenire. Continua a leggere
Pochi
Ricompense
Intervento
Lo storiografo dei disguidi, recensione di Riccardo Ferrazzi
Finalmente un libro di racconti!
L’editore Arkadia, nella collana Senza Rotta, sfata un tabù che da troppo tempo grava sull’editoria italiana (“i racconti non vendono!”) e dà spazio a una raccolta di racconti. Lodevole iniziativa che merita di essere seguita anche da altri editori. In effetti non si capisce perché i lettori italiani debbano leggere soltanto racconti di autori stranieri (peraltro bellissimi, come quelli di Alice Munro, Jorge Luis Borges e altri) mentre gli autori italiani scrivono racconti solo per concorsi, blog e riviste. Continua a leggere
















