Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lirico terapia. Giovanni Raboni, Ho amato vivendo.

Ho amato vivendo

Ho amato vivendo degli animali, non gli animali. Adesso, nel ricordo, non ne amo nessuno, come se a bordo 

dell’arca in viaggio verso più ospitali

silenzi ci fosse posto soltanto 

per creature fatte a somiglianza 

di mio padre e mia madre. La vacanza 

da quello che siamo più di quel tanto

non può durare, e uno sente il fiato del buio sul collo non sa che farsene 

dello charme dell’innocenza, dei traffici 

con il bello e la grazia a buon mercato 

dice addio senz’ombra di rimpianto e agli dei senz’ombra che ha avuto accanto.

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Di più

Amarlo di più: questo chiede Gesù. Fatichiamo a rispondergli: la carne è pesante, la sofferenza ostacola. Al buio c’è l’eros, l’agape ha bisogno del giorno. Ma possiamo vederla così: l’amore passa nella notte fonda trasformandola in luce, a poco a poco.

Lirico terapia. Gastòn Baquero, Nozze d’argento

Nozze d’argento

Quando diventa muta la carne lamentosa, 

per lei ci resta la tenerezza.

Persiste lo splendore di quell’incendio bello 

che un giorno fu inno di delizia, ramo di musica vivente.

Sotto le pallide ceneri

palpita ancora

il gaio cantare di quel fuoco.

Gli occhi scapparono ad altri paradisi; 

toccò altre spiagge la nave del desiderio, 

ma nel centro dell’anima è incrostata

quella musica lontana, soave e tenace come il profumo dell’infanzia.

Quando diventa muta la carne lamentosa,

aleggia gemendo nell’angolo più puro dell’esistenza 

l’uccello grigio della tenerezza.

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Il tralcio

Il problema non è spirituale, è agricolo: se il tralcio è staccato dalla vite, può finire nelle mani migliori, ma è destinato a morire. Se è innestato, anche in mezzo agli imprevisti del tempo, porterà frutto e vivrà.

Intervista a Tiziano Fratus

Tiziano, ti sei scelto come appellativo “homo radix”. La parola “radice” evoca l’idea del legame, della stabilità, dell’appartenenza. Ma non c’è fissità: le radici si muovono e, al loro interno, permettono il fluire di ciò che dà vita. Cosa significa per te “radice”? E cosa vuol dire “radicare” e “sradicare”?

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Strano

Gesù, da noi, vuole l’amore. È strano? Pensiamo che sia al di sopra e al di fuori, imperturbabile e intangibile. Questo è paganesimo. Se Dio è amore, è logico che desideri l’amore anche da noi.

Auguri per l’anno che verrà

Mi trovo costretto a fare cumulativamente gli auguri per l’anno che sta per cominciare, non essendo in grado di inviarli e rispondere singolarmente. Voglio farne, però, un atto di scelta profonda e di piena libertà. 

Il virus mi ha messo davanti all’essenziale, e sempre più mi convinco che si tratti di un’occasione preziosa non solo per me, ma anche per quelli che incontro nel cammino. L’effetto del Covid è quello di darmi il tempo di tornare alle radici, là dove ho incrociato la vita per la prima volta. Per me è stato l’incontro con don Mario, che mi ha fatto scoprire l’uomo alla maniera di Cristo: che crede, ama, spera; ha fiducia nel prossimo, è mite, umile, scopre l’amore per la vita, fa esperienza della croce; è libero e uno con lo Spirito, puntando alla verità; prega, è figlio di Dio (cioè docile, obbediente, coerente, perseverante), porta vita e gioia ed è misericordioso. Quanto sia stato lungo e contraddittorio il mio cammino, rispetto a un simile orizzonte, tutti lo sanno.

Il coronavirus, oggi, mi mette ancora davanti a questa luce intramontabile, alla mia vera identità. E mi spinge ad augurare a ciascuno di voi di poter ritrovare, a sua volta, le radici autentiche della propria vita, perché la tempesta che ci sta sconvolgendo non passi inutilmente.

Perdonatemi se non rispondo ai messaggi, ma mi è fisicamente impossibile.

Vi abbraccio virtualmente, ma con tutto il cuore

don Fabrizio 

Un ricordo di don Mario Torregrossa, di Augusto Benemeglio

“Ciò che mi opprime non si può curare; è la mia croce e devo portarla da solo, …ma Dio sa quanto si è incurvata  la mia schiena per lo sforzo” 

(S. Freud)

“Ecco l’uomo” è un libro di Fabrizio Centofanti, Effatà , 2011, – dedicato a Don Mario Torregrossa, l’uomo del fuoco, del sole, l’uomo dell’insonnia, la faccia chiara del mondo, la goccia d’inchiostro di sangue e di miele, colui che non è più tra noi , e tuttavia continua ad essere freccia conficcata nell’altare, vetrata luminosa, croce di pietra e legno con nomi incisi tutt’intorno, memoria di memoria che si inventa una storia, cento, mille storie di mani tese , di voci e di gridi. 

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Nella gloria

Non ti vedo sul tavolo del Grassi, avvolto nel lenzuolo come un beduino. Neanche sulla sedia a rotelle, che annunciava la partenza col trillo inconfondibile. E nemmeno in via Prassilla, in quel su e giù interminabile delle nostre chiacchierate.

Ti vedo nella gloria, vicino al Cristo che hai amato, a Maria, che hai pregato ogni giorno, a Giuseppe, che hai invocato nei tempi della provvidenza. Per questo sei qui, nella povera stanza del Divino Amore, dal tuo amico di sempre: che ancora sente il trillo, ancora ti accarezza, nel lenzuolo del Grassi, che ancora passeggia accanto a te, parlando di giovani e crescita, annuncio e formazione, di fede, speranza e carità. Sei poesia e verità, il mistero dell’amore che mette tutto insieme, per miracolo.

Lettera dal Covid

Carissime amiche e carissimi amici,

vi scrivo da questa malattia che mi ha colpito nel cuore delle feste natalizie, come se il Signore volesse regalarmi una nascita nuova; e nel cuore di una pandemia che sta scuotendo il mondo, come volesse capovolgerlo. Il significato, secondo me, è questo: la vita va letta all’incontrario. Finché il Cristo non diventa il Signore assoluto della nostra storia, siamo esposti a ogni pericolo, soprattutto quello di ignorare la scala corretta dei valori. Attraversando il contagio, mi è chiaro il significato finale del discorso di Gesù sul monte: ciò che conta è appoggiarsi sulla roccia, perché basta poco per crollare, vedendo vanificati gli sforzi di una vita. Abbiamo bisogno di trovare qualcosa che resista alla mancanza di respiro: e che cosa può essere, se non il Respiro per antonomasia, il Pneuma, la Ruach, lo Spirito Santo, ciò che veramente in noi respira? La mia esperienza, in questi giorni, è guardare a ciò che resta oltre tutte le apparenze del mondo: sì, il mondo è apparenza; l’unica verità è il Cristo, che vive al di sotto della superficie colorata e inconsistente. Ma essendo Colui per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, è in grado di dare consistenza, valore e colore ai dettagli più insignificanti, a ogni gesto, a ogni parola, al saturimetro che è finito vicino al Crocifisso, all’antibiotico che mi fa alzare con il mal di testa, al giaccone invernale che non tolgo da giorni, pur stando rinchiuso in una stanza. Tutto prende senso dallo sguardo che incrocio qui, davanti a me, lo sguardo della Roccia su cui voglio fondare la mia vita, il Pneuma che mi fa respirare, la certezza che al di là di qualunque evento resta l’evento del Suo amore. Vi ringrazio per la massa immensa dei messaggi. In questo momento ho bisogno di una cosa: quella qôl demamah daqqah che certamente ricordate, la voce di silenzio sottile in cui il Signore, finalmente, parla.

Un abbraccio da lontano, ma anche da vicino, a tutti e a ciascuno

don Fabrizio 

Lirico terapia. Valentino Zeichen, Il poeta

Il poeta

Presumibilmente, 

sembro un poeta di elevata rappresentanza

sebbene la mia insufficienza cardiaca 

ha per virtù medica il libro del “cuore” 

Abito appena sopra il livello del mare 

mentre la salute, la purezza, la ricchezza

e gli sports invernali

stazionano oltre i mille metri

Perciò mi ossigeno respirando l’aria dei paradisi alpini

così arditamente fotografati

dagli scalatori sociali

nonostante la pericolosità dei dislivelli

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