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Per chi vuole continuare a pensare

COMUNICATO AMPAS DEL 21/4/2020

Con serenità ma anche con determinazione i medici del gruppo della Medicina di Segnale (735 iscritti all’AMPAS, la nostra associazione, di cui tanti impegnati in prima linea), preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, desiderano fare chiarezza circa la possibilità che siano lesi dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini.

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[Immagine da qui]

A PROPOSITO DI “PADRE DELLA NOTTE” DI ROBERTO KUNSTLER

di Jonathan Giustini

Ci sono come delle lame affilate che squarciano il cielo. E c’è una luce che cammina sempre innanzi agli occhi. Una luce che intravedi, molto davanti a te. Le corri dietro. Ma forse nemmeno corri. Cammini, guidi, passeggi. Lei è sempre un passo davanti a te. Non scappa, non fugge, ma non si fa nemmeno afferrare.

Non è un grido. Non si tratta di una sera e nemmeno di un’alba.

Ascolto questa canzone che si chiama Padre della notte e mi rendo conto che racconta di un percorso di rivelazione, di epifania nei pochi minuti del canto.

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La poesia della settimana. John Keats

V.

Quanti poeti fanno d’oro il corso

del tempo! Alcuni sempre mi son stati

cibo della beata fantasia,

e di loro bellezze umili o eccelse

dire potrei; e spesso quando siedo

scrivendo in rima, a torme si presentano

innanzi la mia mente, ma nessuna

confusione, nessun brutto tumulto

formano, è una piacevole armonia.

Così gli innumerevoli rumori

ch’empion la sera: i canti degli uccelli,

mormorare di foglie, voci d’acque,

e la grande che palpita campana

solenne al suono, ed altri mille ancora

che conoscerli toglie la distanza,

dolce musica fanno e non frastuono.

Da Dedica, V, in John Keats, Fulgida Stella, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 69.

Un libro singolare


Nel diciannovesimo secolo è esista una potente Loggia massonica chiamata “Alta Vendita”, il ramo più elevato della Carboneria, costituita da quaranta membri di alto lignaggio, in cui tutti usavano pseudonimi. Era diretta da un nobile che si faceva chiamare Nubius, e lo scopo che si ponevano era quello di conquistare i vertici ecclesiastici. Ma conquistarli a cosa? Al pensiero gnostico, che avrebbe dovuto sostituirsi, gradualmente, a quello cattolico.

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Noia?

Gesù raccomanda a Gabrielle di farsi introdurre al Suo cospetto, nell’ora santa, da Sua Madre, da san Giuseppe e dagli angeli: è come un bambino che entra in un salotto di persone adulte, che lo presentano e parlano per lui. E poi comincia un lungo discorso sul fatto di confidare totalmente, di chiedere anche l’impossibile, perché nessuna richiesta è troppo grande. Certo, bisogna riconoscere che con Dio non ci si annoia. 

Medicamenta

di Giorgio Stella

                           Ovvio  a   [S e p u l v e d a]

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OGGI CAVALCA LA MORTE L’EMBRIONE MAI NATO

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Oggi cavalca la morte l’embrione mai nato

Come [se] le stelle siamesi fossero orfane

Dello stato di diritto di splendere le vie loro

E chi ha il tarocco nella mano

Possiede la carta del destino, in cui crede –

Avanti la fessura la porta è aperta

E chiusa in una sola volta, la volta sua,

poiché medesima è la 

geometrica derivante del cubo magico

del picchio petto danzante…

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Fiducia estrema

di Serena Fioris

Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male? è la nota affermazione di Giobbe. Che entra in crisi quando questo male si prolunga oltremisura, in una vera e spietata persecuzione, di cui – non ne dubita – è Dio stesso la causa ultima. Tu sei un duro avversario verso di me, e con la forza delle tue mani  mi perseguiti; e ancora: Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!

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Il giogo leggero

Gesù ha abbracciato con gioia la Sua croce. A Gabrielle chiede di unirsi a Lui con lo stesso slancio con cui ha voluto salvarci e aderire alla volontà del Padre. Insieme con Lui, anche le fatiche più improbe e le grandi sofferenze sono dolci. Le ricorda l’importanza del grazie: il suo lo ripagherà dell’indifferenza degli ingrati. 

Il giorno eterno

Ogni giorno è come la vita, dice Gesù a Gabrielle: il risveglio, la messa, le azioni quotidiane, il sonno; la prima comunione, gioie e dolori, la morte. Vivere tutto con Lui, che ci segue a ogni passo, e rinascere fino al momento in cui tutto sarà eterno. 

Sul monte

Gesù soffre quando gli uomini rifiutano di andare in paradiso: sa bene cosa si perdono, come un padrone di casa che mette a disposizione di tutti una splendida villa sopra un monte. Tanti invitati respingono l’offerta, per non sobbarcarsi la fatica di salire. Spetta a noi convincerli: è la missione che ci affida ogni giorno, ogni momento. 

L’amore e il Pater

Gabrielle chiede a Gesù come mai non ci ha insegnato, nel Pater, a chiedere l’amore. Lui risponde che, in quella preghiera, tutto è amore: il Tu di Dio, il nutrimento quotidiano, l’amore per il prossimo, la liberazione, appunto, da ciò che non è amore. E l’amen, alla fine, suggella l’unione radicale. 

Salvezza

Se pensiamo che Gesù è con noi, non possiamo non cambiare. Abituiamoci a questa presenza personale, continua, allo sguardo premuroso che sempre ci segue, e interpella il nostro cuore. Se la vita è relazione, la consapevolezza che è sempre con noi ci salva fin da qui. 

La poesia della settimana. Iosif Brodskij

[Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta]

Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta,

e per sentire freddo ricorri alle fessure del piancito,

bastano le stoviglie per provare la fame,

quanto al deserto, è ovunque, in ogni dove.


Immagina, col fiammifero acceso, la grotta

a mezzanotte, il falò, silhouette di oggetti

e di animali, e, il viso nelle pieghe di un telo stazzonato,

anche Maria, Giuseppe e il Bimbo infagottato.


Immagina tre re, le carovane prossime alla grotta,

anzi tre raggi diretti su una stella,

cigolìo di carriaggi, sonagli tintinnanti

(quel bimbo non si è ancora guadagnato


rintocchi di campane nel turchino addensato).

Immagina che per la prima volta, di là dal buio

di uno spazio infinito, Dio ravvisi se stesso nel Figlio

fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto.


Iosif Brodskij, La forma del tempo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 183.