
Neanche la dimora dove ha istituito l’Eucaristia era di Gesù. Anche la tunica tessuta dalla Madre ha lasciato in mani altrui. La povertà del Figlio di Dio ha qualcosa da insegnarci. Beati i poveri, ha detto. Ci sarà un motivo.

Che a ognuno di voi giunga un pensiero di pace, perché possa sbocciare stanotte, senza far rumore. In questo tempo di paura, vi auguro di trovare la via che conduce alla missione personale, all’unica cosa per cui siamo fatti veramente, e che nessuno può fare al posto nostro. Solo toccando con mano l’unicità della storia che viviamo è possibile dire la parola che i cuori si aspettano, al di là dei divieti, degli isolamenti e dei permessi. Se sono me stesso, non ho bisogno di autorizzazioni per essere libero, per essere felice. Buona Pasqua a chi crede di poter rinascere, anche adesso.

Le creature di Fabio Pini ci competono. Sono competenti. E dunque contemporanee. Ci costringono a fare i conti con nuove categorie del tempo e dello spirito.
Perché sono anche figlie di una qualche pandemia, di una qualche guerra. Di una antica e smemoranda peste.
Non pagano la loro colpa. Non galleggiano nel mare. Almeno non ora, non più.
Si sono allontanate dal loro habitat naturale e sono sbarcate dalle nostre parti.
E infatti non lontano da casa le ho incontrate.
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Gesù confida a Gabrielle tutta la Sua gioia nel sentirsi dire Ti amo. La esorta a raccontargli quando e come è cominciato questo amore, e tutto ciò che farebbe per Lui, perché ogni volta la storia si rinnovi. Vale per ognuno di noi, beneficiari della luce profonda che è la nostra relazione con il Cristo.
*
Solo ora ci si accorge
di essere contamina(n)ti
*
Quando la polis si approssima al bios
e la polis e il bios sfumano
l’una nell’altro e divengono
immagini speculari, ricambiabili
ecco che la polis si riduce allo spasimo di durata,
alla feroce, liminale volontà animale
di aggiungere un attimo
ancora un attimo prima dell’ultimo accesso di tosse.
*
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Il Cristo consiglia alla Bossis questa preghiera: Signore, liberami dalle cose di poco conto”. Dio è tutto per noi, e di là ci stupiremo di quanto abbiamo potuto trascurarlo. Lui sta alla porta, in piedi, perché sa che lo possiamo minacciare: qui non entrerai! Ma se qualcuno gli apre, scoprirà la vera dolcezza della vita, la possibilità di gioire anche soffrendo.

di Francesco Pettinari
È tutta farina del tuo sacco?”
“Sì prof, l’ho fatto da solo.”
Il sospetto, il dubbio, la convinzione che quell’esercizio svolto in modo pressoché perfetto sia frutto del lavoro degli altri, sia farina del sacco altrui, di un genitore, di un fratello maggiore, di Google è un pensiero ricorrente di molti colleghi alle prese con la didattica a distanza. Un’osservazione e, quindi, una valutazione pienamente legittima, suffragata spesso da evidenti discrepanze tra le competenze dell’alunno pre-Covid e la qualità degli elaborati e dei compiti consegnati ora dallo stesso alunno in modalità virtuale. Alessio aveva difficoltà a distinguere il predicato verbale da quello nominale e ora nell’esercizio sul predicativo del soggetto non ne sbaglia una; Marzia non azzeccava neanche un minimo comune denominatore e adesso svolge espressioni con frazioni, potenze, parentesi tonde, quadre e fratte; Lorenzo all’improvviso consegna in una manciata di giorni disegni di Arte simili ai paesaggi di Monet.
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di Serena Fioris
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, trent’anni fa, annunciava come imminente la scomparsa delle epidemie grazie al progetto Salute per tutti entro l’anno 2000. Rientrava in un piano dell’OMS, il quale manifestava la speranza che gli inizi del XXI secolo non avrebbero più visto epidemie tra gli abitanti della terra. Oggi la stessa organizzazione registra una pandemia con più di un milione di contagiati.
In questi tempi, più che dalla scienza, è dalla letteratura che giungono parole significative. Queste sono quelle della scrittrice polacca Olga Tokarczuk, premio Nobel nel 2018:
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A Claudia F r o n d i
– avanti la giostra a colori
del dramma nelle serpi
l’esaurito grano pende
dalle labbra al perdono –
– coppa assente di vino e
pane colmo rapito di
una volta al mare con
le tiranne esistenze
promesse alla rosa
delle nozze d’uovo –
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Il segreto dei segreti è che tu sei più di ciò che pensano gli altri, e più di quello che pensi di essere tu stesso. Al di là di ogni cosa, tu sei. Arriva un momento, nella vita, in cui te ne accorgi, fosse pure all’inferno. Ma lì non c’è possibilità di rimediare. Se lo scopri prima, però, è il momento più bello in assoluto: può crollare il mondo, possono metterti al bando nel sistema solare, o in tutto l’universo, ma tu sei. Se lo sapessi, non ti faresti problemi, non proveresti angosce, ansie, paure, e una sola cosa ti starebbe a cuore: Dio, perché tu sei per Lui. Allora ameresti, perché non cercheresti gli altri per desiderio o per paura, ma perché essi sono, come te.

Amen
Quando sei morta stavamo
in una casa vecchia. L’ascensore non c’era. C’era spazio
da vendere per pianerottoli e scale.
Dunque non t’è toccato di passare
di spalla in spalla per angoli e fessure,
d’essere calcolata a spanne, raddrizzata
nel senso degli stipiti. Sparire
era più lento e facile quando tu sei sparita.
Parecchie volte, dopo, mi è sembrata
una bella fortuna.
Eppure, se ci pensi, in poche cose
c’è meno dignità che nella morte,
meno bellezza. Scendi a pianterreno
come ti pare, porta o tubo, infìlati
dove capita, scatola di scarpe
o cassa d’imballaggio, orizzontale
o verticale, sola o in compagnia,
liberaci dall’estetica e così sia.
Giovanni Raboni, Amen, da “Cadenza d’inganno” (1957-74). Parti di requiem, in Nell’ora della cenere, Milano, Corriere della Sera, 2008, p. 53.

Gesù vuole che lo sentiamo vicino ogni momento, che lo consoliamo con il nostro amore. Un Dio da consolare? È straordinaria questa intimità, la reciprocità che non ci fa sentire soli, perché Lui è con noi, e noi siamo con Lui. Desideriamolo, e Lui verrà; invochiamolo, e Lui ci sarà. Quanto poco conosciamo il nostro Dio!

Mi interessa il cuore. Oggi, la mente che governa il mondo fa di tutto per nasconderlo alla vista. Perché scendere nella verità del proprio cuore è la rivoluzione più insidiosa. Affoghiamo in un mare di immaginette, cuoricini, abbraccini, nella melassa che rende tutti uguali, tutti innocui. Se arriva uno che parla dal profondo, le chat ammutoliscono: è uno scandalo pensare, un’offesa al diktat della mente al potere. Non cederò mai più al linguaggio degli schiavi. Spezzerò per primo le catene. Noi siamo di Cristo, la Parola. Non saremo mai sudditi ubbidienti dell’impero della Grande Idiozia. Ce ne sono abbastanza.

Il lunedi: vivi nell’amore dello Spirito Santo domandandogli l’amore. È Lui che rende possibile la santità. Il martedì: con la Regina degli angeli e con gli angeli. Per riparare le tue offese e le offese. Il mercoledì: con san Giuseppe: prendi a prestito da lui la vita interiore. Il giovedì: sii piccola ostia con Me. Sii un’ostia che canta. Come un avaro, cerca le occasioni per piccoli sacrifici che ti rinnoveranno nell’essere ostia. Il venerdì: tutta per il Mio cuore. Il venerdì che fu per Me una grande sofferenza, sia per te una grande dolcezza. Il sabato non sei sola; Mia Madre ti accompagna. Risveglia in te il Suo amore. La domenica: ama al cuore della santa Trinità, come un piccolo grano d’incenso in spirito di pura lode. Fai così, piccola anima.