Archivi autore: fabrizio centofanti

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Giornate di una Manga Girl

kamikazeGiornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti

di Cristina Babino

La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Continua a leggere→

Una serata da sballo

di Pasquale Giannino

Filippo aveva trent’anni compiuti, ma conservava un aspetto da eterno adolescente. Curato nel vestire, praticava molto sport e seguiva una dieta equilibrata. Era una persona allegra e disinvolta, di quelle che sanno tirarti su il morale e che vorresti sempre accanto nei momenti grigi. Aveva successo con le donne: ogni sera in discoteca una diversa. Faceva il commesso in un negozio d’abbigliamento. Aveva provato a lavorare in fabbrica, ma si era dimesso dopo alcuni mesi. Si era poi cimentato con mille mestieri: rappresentante, barman, cameriere… Viveva con Luca, venticinque anni, sistemista informatico presso una grossa ditta: passava il tempo libero appiccicato al computer. Continua a leggere→

Andante dei frammenti perduti, G. G. Mastropasqua

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di Pasquale Vitagliano

Gianpaolo G. Mastropasqua, Andante dei frammenti perduti , Lietocolle, 2008

Questa piccolo raccolta di versi di Mastropasqua ha una caratteristica testuale unica. Le poesie in essa raccolte starebbero per intero dentro lo spazio di una cartella, rendendo inutile – almeno sotto il profilo della conoscenza della poesia di questo giovane autore – qualsiasi recensione o lettura critica. Non si tratta tuttavia di poesia tascabile. Al contrario, questi frammenti non sono bigliettini da portare e perdere distrattamente, hanno la forza permanente dei graffiti, di segni indelebili di mondi vissuti, forse scomparsi, ma non dimenticati, non sprofondati nell’oblio. Continua a leggere→

Ma io non ci sto più

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da qui

TRIESTE – Si sposa e scappa con l’amico del marito. Appena pronunciato il sì, fugge con l’autista dell’auto nuziale. “Ho capito solo ora di aver fatto un errore”, ha tentato di giustificarsi la sposa. “Mi dispiace, ma il cuore mi porta da un’altra parte”. In Grecia, per la precisione.

Vicenda surreale accaduta a Trieste sabato scorso. Il matrimonio, poi le foto tra le aiuole del parco di Miramare, infine la fuga senza spiegazioni. Imbufalito e addolorato, il marito tradito pensa di chiedere al giudice “danni morali e materiali”. “Almeno poteva pensarci prima: avremmo risparmiato tutti ‘sti soldi”, aggiunge sconsolato, rigirando tra le mani il conto che gli ha presentato il ristorante per il pranzo ai trenta invitati. Continua a leggere→

FRUSCIO D’ASSENZA. HAIKU di Francesco De Girolamo

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                                                                                                                  (Giardino Zen)

 

da “Fruscio d’assenza”
(Haiku della quinta stagione)
di
Francesco De Girolamo
– Edizioni Gazebo, 2009–

 

Tolgo le scarpe
sulla soglia dell’uscio
come un viandante.

*

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Chiedo scusa a vossia

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Lo spettacolo, certo, è sconfortante. Da una parte l’arroganza del potere avvolta nelle vesti morbide del populismo; dall’altra il corporativismo omertoso. Da una parte le veline come simbolo della compravendita; dall’altra i plagi di cui nessuno parla. Disputiamo sull’uomo, prima di disputare su Dio.

100 miglia, di Roberto Plevano

100 miglia

di Carlo Giacchin

«La mia è una generazione di mezzo, venuta alla luce e cresciuta in una società spuria, che a lungo, nel disinteresse generale, ha incubato alcune malattie degenerative di diagnosi difficile e impossibile cura»

Mi è capitato di leggere, e rileggere, “100 Miglia”, romanzo d’esordio di Roberto Plevano, autore vicentino, studioso di storia del pensiero medievale.
E’ un romanzo immaturo, senza un nucleo narrativo ben definito e privo di un vero filo conduttore che orienti il lettore nello sviluppo della storia.
Eppure, paradossalmente, questi difetti sono i punti di forza dell’opera, e il suo maggior pregio.
Attraverso la molteplicità di situazioni che il protagonista, Luca, affronta nel corso della narrazione, si mette in luce una rappresentazione efficace delle contraddizioni e delle incertezze di una generazione alla ricerca di solidi punti di riferimento in una società che non ne ha più, e che offre solamente il senso di una precarietà apparentemente ineludibile.
Luca non sembra soffrire di questa situazione, all’inizio. Lavora stabilmente, ha una famiglia solida, senza problemi economici assillanti, e con sue certezze personali. Ma al di là della sua “normalità” Luca ha in comune con la precarietà del vivere di molti suoi concittadini molto più di quanto egli creda. Continua a leggere→

La vita ingiusta e la libertà degli uomini

di Vito Mancuso

La replica di monsignor Sgreccia al presidente della Camera che aveva auspicato leggi «non orientate da precetti religiosi» è stata chiara e immediata: «La Chiesa non tacerà sui temi di bioetica che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune». Belle parole, così belle che possono essere fatte proprie da chiunque: infatti quale istituzione o persona responsabile intenderebbe tacere sui diritti umani, i dettami costituzionali, la razionalità umana e il bene comune? Il problema consiste piuttosto nel riempire di contenuti concreti quegli altissimi concetti e qui ovviamente sorgono subito le divisioni. Continua a leggere→

SE NULLA ERA SBAGLIATO.

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di Nadia Agustoni

“Ma che sarebbero i prodigi in mare e in cielo

senza averti compagno al mio pensiero?”

John Keats , Sonetti

L’hanno definita una delle intelligenze più critiche e lucide degli states, ma nei due libri in cui racconta la morte del marito John e della figlia Quintana, avvenute a breve distanza una dall’altra, Joan Didion di sè dice che per un pò è impazzita e impietosa ci mostra la sostanza del dolore.

Leggendo L’anno del pensiero magico (1) si prova simpatia per questa donna che combatte una battaglia contro la morte della figlia fino a quando le sembra fuori pericolo. Sapremo solo dopo qualche anno che le cose non sono andate a buon fine. La perdita improvvisa dei congiunti è ripercorsa di nuovo in un monologo con lo stesso titolo del primo libro: monologo serrato, dolente e asciutto, senza una sola parola che inviti a una facile pietas. (2)

A Broadway è Vanessa Redgrave a interpretarlo. Le serate fanno il tutto esaurito. (3) Continua a leggere→