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quidam adiciunt genus aquilae quam barbatam vocant, tusci vero ossifragam. huius ingenium est et testudines raptas frangere e sublimi iaciendo, quae fors interemit poetam aeschylum, praedictam fatis, ut ferunt, eius diei ruinam secura caeli fide caventem.

A Lily at the Mercy of the Waves

Se c’è un diritto di alcuni testi a farsi pur leggere da qualcuno, un diritto esercitato spesso a prezzo di lotte e inenarrabili difficoltà, ci sarà anche il diritto di un libro a una copertina appropriata. Un vestito adatto a presentarsi al mondo, a farsi vedere, a circolare, e che pure rappresenti qualcosa di ciò che è all’interno.

Nella sostanza un problema di marketing, di catturare l’occhio del visitatore di librerie, edicole e supermarket, di seduzione, neppure troppo discreta in alcuni casi. Scansando il rischio di ingannevole pubblicità. Ecco allora la lusinga dei gusti: sobrietà Bauhaus o florilegi Art Deco? Colori vivi o tinte autunnali? Prevedere, orientare quello che vuole il pubblico. Ma c’è anche il proposito del narratore di sostenere il testo con qualche cosa d’altro, un supplemento di significato, un elemento che lo scrittore senta un po’ suo, in modo non dissimile dallo scritto. Continua a leggere→

La miseria dei malvagi impuniti (II)

di
Anicio Manlio Torquato Severino Boezio

La prima parte di questo testo si trova qui.

Libro IV Prosa 4 (seconda parte)

Risposi che era chiaro. E poi aggiunsi: «Queste conseguenze derivano dalle nostre conclusioni di poco fa. Ma dimmi, ti prego: ammetti tu che dopo la morte del corpo non ci siano castighi per l’anima?» Continua a leggere→

La miseria dei malvagi impuniti (I)

di
Anicio Manlio Torquato Severino Boezio

Scritta da Severino Boezio nel 524 in prigionia (condannato per tradimento, sarebbe morto poco tempo dopo), La Consolazione della filosofia è una meditazione sul rapporto del filosofo con il male. Secondo una prospettiva più vicina alla saggezza stoica che al magistero della chiesa, esso nasce dall’ingiustizia commessa e patita dagli uomini. Continua a leggere→

Viktor Šklovskij, Zoo o Lettere non d’amore. Un ritrovamento

Devo decidermi a portare via gli scatoloni dalla casa dei miei, non posso più aspettare. Per anni, decenni, ho procrastinato, e la pila è diventata un grottesco monumento della mia pigrizia. Vecchi vestiti, oggettini, una collezione di pipe (e chi fuma più la pipa oggi?), penne e matite, ciclostilati ingialliti (i ciclostilati!). Soprattutto libri, la mia piccola biblioteca di ragazzo. I libri non invecchiano come i vestiti, non ingialliscono come i volantini e le rivistine ciclinprop. La loro carta con il tempo vira piuttosto sul tono latte panna delle latterie di paese – quando c’erano i paesi – piccole botteghe di bianco piastrellate, bottiglie di vetro, i contenitori di latta allineati sul pavimento, mestoloni, secchi e imbuti ramati, l’odore pieno che pareva depositare sul palato qualcosa di asprigno ma senza durezze. Anche i libri col tempo distillano un odore, ma tenue, un po’ dolce, come di pianta di vaniglia essicata. Depositano col tempo qualcosa. Le latterie sono andate, le biblioteche resistono. L’ultimo fronte. Continua a leggere→

fluSSidiverSi – Poesia e poeti di Alpe Adria – Caorle, 19-21.09.2008

di Roberto Nassi

Per tre giorni la poesia è scesa in piazza, anzi in campo, a Caorle. Campo Negroni infatti è la piazzetta che da venerdì 19 a domenica 21 settembre ha ospitato decine di poeti italiani austriaci croati sloveni e ungheresi riempendosi di gente di ritmi e di luce.

Voluta dalla Regione Veneto e dalla Comunità di AlpeAdria la manifestazione battezzata “FluSSidiverSi” è stata baciata da un clima mite e limpido e ha avuto ospiti importanti a partire da Andrea Zanzotto, padrino della neonata e vero princeps inter pares: un suo haiku è stato scolpito sul lungomare della cittadina adriatica e svelato nella cerimonia finale di domenica.

Maturità dei venti che
spargono ovunque mille
e mille semi di fantasia
sanguinea conoscenza

In precedenza, l’abbrivio era stato dato venerdì mattina da un simposio sul tema “La poesia oggi nelle regioni di AlpeAdria” e dal vernissage della bella mostra di libri d’artista di poesia di Valeria Bertesina.

Ma di certo “FluSSidiverSi è stato soprattutto una magnifica occasione di incontro tra i poeti e tra i poeti e il pubblico. La mattina e il pomeriggio, nello spazio caldo e vivace come un interno di Campo Negroni, i poeti si sono avvicendati in gruppetti di 5 o 6 in una serie di reading apprezzatissimi dal pubblico via via più numeroso e attento, intervallati da pregevolissime esecuzioni musicali di volta in volta per flauto e arpa, pianoforte, clavicembalo a cura della Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro.

Non è cosa consueta vedere e sentire insieme tanti poeti e di generazioni differenti (dai 34 agli ottantasette anni!). Voci note e celebrate e giovani dallo stile personale e deciso, dagli idiomi differenti e sempre avidi di senso. Citarli tutti sarebbe lungo ma un paio per area geografica e linguistica a simboleggiare questa mezzaluna di terra tra Alpi e Adriatico, dalla Lombardia alla contea di Vas in Ungheria, vale la pena ricordarli, mischiando vecchi e giovani come erano mischiati nel campo e nelle calli e nei ristoranti di Caorle: Tomaso Kemeny e Fabrizio Bernini allora, e si parte dalla Lombardia (con Kemeny che ha radici all’altro capo, in Ungheria), Fernando Bandini e Giovanni Turra, siamo in Veneto, Luciano Morandini e Alberto Princis (Friuli Venezia Giulia), Iztok Osojnik e Gasper Malej varcato già il confine sloveno; Gerhard Altmann e Hans Raimund ci riportano a nord, in Austria, in terra d’Istria e di Croazia Giacomo Scotti e Nikola Kralijc; tende un ponte tra Italia e Bosnia la voce profuga di Bozidar Stanisic e Miklos Molnar chiude l’ideale viaggio in Ungheria.

Sono stati in tanti, poeti e comuni spettatori, ad andarsene soddisfatti di quanto sentito: un vero e proprio fermentante spaccato della poesia contemporanea, interessante per il critico che intenda valutarne percorsi osmosi e prospettive ma soprattutto per gli amanti del bello della riflessione della poesia.

Non sono mancati durante i tre giorni spazi dedicati ai piccoli e tenaci editori di poesia e discussioni sulle possibilità di far entrare la poesia contemporanea nelle scuole e incentivare la traduzione dei poeti; così come momenti specifici per i bambini e i ragazzi (laboratori multimediali, cantastorie, letture poetiche e illustrazioni per i più piccoli), mentre le sere si facevano vibranti dei versi di Rebora e Zanzotto scanditi magistralmente da Patrizia Valduga o si avvolgevano intorno al dramma umano di Sylvia Plath interpretata dalla slovena Sonja Polanc nello spettacolo “Inseguimento”.

“FluSSidiverSi” è stata una nascita, e come tale ha sgambettato bene. Gli auguriamo di crescere in quel palpabile entusiasmo settembrino e lunga vita.

(locandina e annunci dal sito della Regione Veneto)

Il sangue di Gesù non mi ha mai tradito (Jesus’ Blood Never Failed Me Yet)

di Gavin Bryars

Nel 1971 mentre vivevo a Londra, stavo lavorando con un amico, Alan Power, intorno a un film sulla gente che viveva sulla strada nella zona attorno a Elephant and Castle e la stazione Waterloo. Quando erano ripresi, alcuni si mettevano a cantare canzoni da ubriachi – qualche volta pezzi di opere, qualche volta ballate sentimentali – e uno di loro, uno che in realtà non beveva, cantò una canzone religiosa, “Jesus’ Blood Never Failed Me Yet”. Questo pezzo alla fine non fu usato nel film e tutte le parti inutilizzate del nastro mi furono consegnate, compresa questa.

Quando la suonai a casa, scoprii che il canto di quell’uomo era in tono col mio piano, e improvvisai un breve acccompagnamento. Notai anche che la prima sezione della canzone – 13 battute in lunghezza – formava un efficace loop che si ripeteva in modo sottilmente imprevedibile. Portai il nastro a Leicester, dove lavoravo nella Facoltà di Belle Arti, e copiai il loop in una bobina continua, pensando di aggiungerci magari un accompagnamento orchestrale. La porta della sala di registrazione dava su una dei grandi laboratori di pittura e lasciai il nastro a copiare con la porta aperta mentre uscivo per un caffè. Tornando trovai la sala, che normalmente è molto animata, calma in modo innaturale. La gente si muoveva molto più lentamente del solito e alcuni stavano seduti da soli, piangevano in silenzio.

Mi stupii, e poi mi accorsi che il nastro stava ancora suonando, e che tutti si erano commossi a sentire quell’uomo cantare. Questo mi convinse del potere emotivo della musica e delle possibilità aperte con l’aggiunta di un semplice, anche se gradualmente in crescendo, accompagnamento orchestrale che rispetti la nobiltà e la fede semplice del vagabondo. Sebbene sia morto prima di poter ascoltare quello che avevo composto con il suo canto, il pezzo rimane un’eloquente, anche se contenuta, testimonianza del suo spirito e del suo ottimismo.

Il pezzo fu inciso in origine per la Obscure label di Brian Eno nel 1975, e per Point Records nel 1993 in una versione profondamente rivista ed estesa. La versione fatta dal mio gruppo fu composta per l’occasione nel 1993 nell’ultima incisione.

(traduzione dall’inglese di yours truly)
testo in inglese

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=byAGDVu4sC4]

(il CD Point Record è segnalato da Luca Sofri qui nel suo blog)

Oratio Dominica

Nella foto, il testo cimbro del Pater inciso sul bronzo in Val Terragnolo

Renato si divertiva spesso a ironizzare sui nostri piccoli riti domestici.

«Così mandi i tuoi figli a catechismo, ci tieni a dar loro una formazione religiosa. Non mi ricordo di averti mai visto esibire molta devozione da giovane», mi stuzzicava.

«Appunto, non ho mai esibito un bel nulla. Tu non hai bambini, non conosci i vantaggi dell’insegnamento religioso. E non intenderli in senso pragmatico. I miei figli cresceranno e potranno fare quello che piacerà loro, ma intanto la loro educazione sarà completa, avranno più scelte davanti: se uno dev’essere ateo, o pagano, come sono molti adolescenti, e sei tu, che lo sia con cognizione di causa, non per ignoranza assoluta». Continua a leggere→

David Foster Wallace

David Foster Wallace (1962-2008),
ha concluso la sua breve, intensa, prolifica vita (ma non sono tutte
brevi, le vite degli uomini?) nella sua dimora in California. Parecchi
titoli al suo attivo tra racconti brevi e romanzi, una decina
tradotti in italiano. Il più noto, Infinite jest, uscito nel 1996,
conta circa 1080 pagine (un centinaio solo di note). Pubblicato in
Italia con lo stesso titolo per Fandango nel 2000, a cura di Edoardo
Nesi (riproposto da Einaudi nel 2006).
Wallace insegnava nel Dipartimento di Inglese di un piccolo college di
Claremont (nei pressi di L.A.).

Stefano D’Arrigo – Di quei confetti lontani e amari (tratto da Horcynus Orca)

Non soltanto un singolare caso letterario (chi lo trova oggi un autore che ci mette quindici anni a rivedere le bozze di un romanzo già sotto contratto?), non solo un nostos, di cui prende grosso modo la struttura, Horcynus Orca è stato l’ultimo tentativo in Italia di scrivere il “romanzo-mondo”. Ecco le peripezie dell’eroe tra mare e terra, in un paesaggio di cacce, morte e dolore (e il saliscendi mascolino di nfunfù nfunfù), attraverso la catastrofe del settembre ’43, il periodo cruciale della storia d’Italia.
È stata all’apparire occasione di imbarazzo per critici e studiosi: un’opera grande che, come poche altre, costruisce da sé la sua vera prima materia e nel procedere forma il proprio linguaggio, che è invenzione continua e scavo, come per Gadda e quell’altro lombardo che stava sulle centomila. E poi il mare, la Sicilia, lo scorrere di molteplici fiumane di oralità, gli elementi le piante gli animali, anime (letterarie e genius loci) tutte ferine.
Il tempo è stato galantuomo con questo romanzo. A trentatre anni dall’uscita, l’orca offre intatta a una nuova generazione di lettori tutta la sua ricchezza. Offrirebbe, se solo fosse reperibile in catalogo. Bisognerebbe organizzare reading pubblici, che vanno oggi di gran moda, ché il periodare il lessico le assonanze del gran bestione sembrano fatti, come epica, per letture collettive, a voce alta.

(pagine 87-88 dell’edizione 1975 Mondadori)

Gli pareva di chiedergli, a ognuno, dove vendevano i confetti.

Questo era fatto che gli era successo con Duardo Cacciola, quando aveva sette anni lui, e sei e mezzo il suo amico del cuore. Con quattro soldi stretti nel pugno e l’acquolina in bocca, cercavano fra le case del Faro la dolceria dove vendevano i confetti. Era d’estate, e forse quei quattro soldi avevano a che fare con la passa dello spada; ed era lo scatto di sole, le due o le tre: ed era domenica, perché quel giorno sua madre gli aveva spuntato i capelli, che se non era cosa di tutte le domeniche, era cosa forzatamente della domenica. Continua a leggere→

Torna il Festival No Dal Molin (3-14 settembre 2008, Caldogno, VI)

Maggiori informazioni qui.

Programma

mercoledì 3 settembre
ore 18.00 – Inaugurazione: corteo musicale dal Presidio Permanente al Festival con Fanfara No Dal Molin, taglio del Nastro e Aperitivo
ore 21.00 – Teatro: Dario Fo, Storie della zebra e della tigre. Franca Rame, Lo stupro
ore 22.30 – Proiezione del documentario: La ragione dei vinti. Storie di uomini invisibili. Vicenza e Aviano due casi ancora aperti. Introduce il regista Cesare Semovigo Continua a leggere→

neossoi gypos

From: Luca
Subject: i miei volatili
Date: Thursday, August 28, 2008 10:42 PM
To: errepi

Ti devo raccontare di un mio volo del mese scorso. Ho incrociato dei grifoni! E ci ho volato insieme, verdad! Tu non puoi avere idea della loro, come dire, nobiltà di movimento. Te ne accorgi subito, se li osservi nel loro elemento, se ti avvicini mentre volano. Non puoi giudicare queste creature se sono a terra. Secondo una leggenda dei nativi del Nordamerica, l’aquila e l’avvoltoio sono le creature che salgono più in alto di tutte, e le preghiere degli uomini a essi affidate sono le uniche che arrivano alle orecchie di Dio. Buon segno quindi scorgere ancora le grandi ali sopra di noi e accompagnarle per un tratto di via nel cielo. I messaggeri non portano pena.
Nell’isola di Cres c’è un paesino alto sulla montagna, sul versante scosceso che precipita verso il mare, si chiama Lubenice. Da là, un giorno di luglio, pensavo di fare tutt’al più una planata turistica fino alla spiaggia, quattrocento metri più in basso. Invece mi ha preso una termica blu e sono salito subito di mille metri. Non ti dico il panorama. Continua a leggere→

Estate di lettere – Vitaliano Trevisan

Short Cuts – Vitaliano Trevisan / Massimo Tuzza – Reading
Rassegna Busnelli Estiva Nel Giardino Magico – Dueville (Vicenza) Martedì 12 Agosto 2008

Vitaliano Trevisan ha scritto romanzi, racconti e pezzi teatrali. Tra i non molti autori italiani nell’ultima quindicina d’anni a essere tradotti all’estero. Coltiva anche una carriera di attore e autore di teatro e cinema. Massimo Tuzza lavora con percussioni di ogni tipo da più di venticinque anni. E c’è un’affinità tra l’idea di musica che può avere il musicista Tuzza, tutta colpi, scansioni, ritmi, e la scrittura di Trevisan, che usa le parole per battere come un fabbro una materia che ha interminabile bisogno di definizione, quando non le usa per incidere sulla memoria del lettore e asportare i sedimenti del superfluo, di ciò che viene accettato per abitudine, solo per abitudine. Continua a leggere→

Grotta di Shanidar, 37º 05′ N 43º 52′ E

Negli anni Cinquanta un gruppo di ricercatori della Columbia University scoprì in una grotta sui monti Zagros alcuni scheletri di uomini vissuti suppergiù quarantacinquemila anni fa. Uno dei ritrovamenti attirò subito l’attenzione e fu oggetto di studi specifici: si tratta di un maschio deceduto all’età di circa quarantacinque anni, un’età considerevole, a quanto si sa delle aspettative di vita dell’epoca. Continua a leggere→

Estate di lettere – Tahar Lamri

Tahar Lamri, Schio (VI), Fabbrica Alta. Azioni Inclementi – IX edizione Festival “Da lontano. La scrittura e il dispatrio” – Domenica 27 Luglio 2008

Prima che Dio creasse Adamo
Si dice che abbia creato tutte le anime della sua discendenza.
E si dice che Dio abbia fatto girare queste anime intorno al suo trono per trecentosessantamila anni.
Si dice che all’inizio ciascuna anima girava da sola cantando le lodi del Creatore.
Si dice poi che, vuoi per il tipo di canto, vuoi per gli sguardi scambiati, le anime cominciarono ad aggregarsi.
E poi, si dice che quando Dio le buttò nel libro dei singoli destini per farli nascere fratelli, padri e figli, conoscenti e amici, si dice che ciascuna anima di quelle che si erano aggregate girando intorno al Trono debba incontrarsi con le altre, almeno una volta nella vita, anche se abitassero emisferi opposti del cosmo.
Si dice che la simpatia non è altro che il ricordo di quell’incontro intorno al Trono.
Si dice che l’antipatia deriva dal non incontro degli sguardi nel pellegrinaggio delle anime intorno al Trono.
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Burma-Shave, Tom Waits


From: errepi
Subject: proposta finalizzata
Date: Sunday, March 21, 2007 8:36 AM
To: Pierpi
Pierpi,
Posso finalmente spedirti il manoscritto. In questi due mesi ho modificato parecchie cose e ridotto il numero di pagine.
Rispetto al nostro scambio di messaggi di dicembre, devo confessarti che ho tanti dubbi in più. In Italia si pubblicano troppe cose inutili, e la mia, temo, sarebbe una di più.
Quando avrai tra le mani l’opus, discuteremo del tuo… ehm… onorario.
Cordialmente,
Roberto Paranzo Continua a leggere→