Archivi categoria: Letture

“Homo da ben o’ voilu andar?”

Ricevo da Fabio Franzin e volentieri pubblico (FK.)


L’apparizione della Vergine e la parola poetica

Giornata di poesia per i 500 anni dell’apparizione mariana a Motta di Livenza

11 settembre 2010

Sala superiore de “la Loggia”

Motta di Livenza (Treviso)

Tavola rotonda, ore 10.15

Accoglienza dei partecipanti e apertura della giornata:

Saluto di padre Alfonso Cracco, Rettore del convento

e del sindaco del comune di Motta di Livenza

Introduzione alla giornata di Fabio Franzin e Sergio Momesso

Relatori:

Adele Desideri:      “La parola riprenda a fiorire” nella voce degli ultimi. Riflessioni su Laudario alla Vergine di David Maria Turoldo (Bologna, Dehoniane, 1980)

Franca Grisoni:  Letture da Passiù (Brescia, L’Obliquo, 2008)

Franco Loi: L’apparizione come epifania creatrice. L’apparizione della parola
sulla carta

Davide Rondoni:  Letture da Compianto vita (Milano, Marietti, 2003)

Moderatori:        Fabio Franzin e Sergio Momesso

Reading poetico, ore 16.30

Pierluigi Cappello, Roberto Cogo, Ivan Crico, Adele Desideri, Fabio Franzin, Franca Grisoni, Franco Loi, Francesco Tomada, Davide Rondoni

Saluto conclusivo e ringraziamento

Organizzazione e coordinamento: Fabio Franzin e Sergio Momesso

I nuovi profeti:la premiata ditta B. & M.

di Linnio Accorroni

I nuovi profeti sfoderano volti sereni e rassicuranti, di un candore quasi bamboccesco e finto-naif; volti la cui grazia angelicata è sapientemente intonata alla camicia (B.) o al maglioncino (M.) o alla polo blu notte ( sempre M.), novità assoluta questa per look sapientemente meditati ed indagati, con un’acribia degna di miglior causa, da articolesse ponderose, da estenuanti esegesi di ineffabili cronisti, capaci di riempire intere colonne discettando sul numero dei bottoncini e sulla lunghezza delle arrotolate maniche di camicia. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 10# ANNA LAMBERTI BOCCONI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei una scrittrice. Chi te lo fa fare?

E’ la cosa migliore che so fare; me lo fa fare la voglia di dare qualcosa di buono al mondo. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XIII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII)

II

Il 1939

La dittatura, come un cavallo impazzito, aveva imboccato le tragiche vie del male e precipitava verso le sue inarrestabili conseguenze. Eravamo ai prodromi del dramma che doveva sconvolgere il mondo, e intanto si viveva nell’inquietudine di sinistri presagi.

Mario era spesso richiamato alle armi in quel lontano 1939, sempre tuttavia per pochi giorni e sempre per quel pericolo di guerra che poi ogni volta risultava scongiurato per noi dell’Europa occidentale. Ma era già una continua tensione per me, che aspettavo la seconda bambina. Stavo male, anche fisicamente e soffrivo per di più nel timore che la creaturina risentisse del mio stato d’animo. Mario mi rassicurava: non dovevo assolutamente preoccuparmi – diceva – per questo.

Già dal 1o settembre 1939, annunciando la Blitzkrieg (ossia la guerra-lampo), Hitler aveva invaso la Polonia, che si difese con le cariche di cavalleria contro i carri armati e poi si era rivolto proditoriamente verso l’occidente, proseguendo rapidamente nella sua marcia, sempre vittoriosa, verso la catastrofe, purtroppo ancora lontana.

Gli Inglesi, oltre la Manica, erano decisi a resistere.

Noi avevamo dichiarato la “non belligeranza”. Qualcuno, ancora in grado di ragionare, fra i capi dello Stato maggiore delle forze armate, ma anche fra gli stessi gerarchi fascisti, cercava di persuadere il Duce a prolungarla almeno per un paio d’anni, facendogli presente la nostra assoluta impreparazione militare rispetto a quella del nostro folle alleato.

Ma invano.

E scoppiò la 2a guerra.
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“Banda randagia”, di Vincenzo Pardini

Recensione di Angelo Ricci (da qui)

Banda randagia, di Vincenzo Pardini (Fandango Libri).

Ci sono abissi nelle nostre anime, dai quali ci si può ritrarre solo con raccapriccio. Ci sono lati oscuri nelle nostre menti, che noi stessi rifiutiamo di vedere. E’ necessario che qualcuno ci prenda per mano e, con il potere della parola, ci ponga di fronte a tutto quel bagaglio di orrore che alberga nella pieghe della nostra vita quotidiana. Come Virgilio con Dante, così Vincenzo Pardini ci guida in un viaggio inquietante. Ed è un viaggio che, da inquietante, diviene lentamente metafora della nostra vita. C’è un messaggio chiaro in questi racconti, tra queste parole. Tutto si tiene, tutto ha una storia, tutto ci costruisce e ci identifica. Anche gli aspetti dell’orrore bestiale che si nasconde in ognuno di noi. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 8# DAVIDE NOTA

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Mi piace. Come mi piace andare al fiume.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Non odio nessuno, non mi sono simpatici i fighetti, i somelier dell’arte e i moralisti che non sanno voler bene agli errori. Amo le persone in grado di sbagliare con generosità e che poi sono diventate mie amiche.

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Penso di poter valere molto in potenziale ma non mi sento di aver dato ancora nulla di importante e questo spesso è un dolore con cui sto lottando e che spero di uccidere prima di morire. Continua a leggere

Amerò quelle gambe anche quando saranno vecchie e scarne e con tutti i peli bianchi

In ritardo di circa un anno rispetto alla piuttosto infuocata polemica che rese vivace l’estate del 2009, ho ripreso in mano Principianti, il volume che raccoglie la versione originale dei racconti di Raymond Carver che, mutilati di un buon 60% costituirono la prima e celebrata raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981), che avevo iniziato a leggere proprio in concomitanza con la querelle accesa da Carla Benedetti e proseguita da altri.

Già un anno fa mi ero fatto un’idea piuttosto chiara della questione, tanto da averne scritto un appunto che rimase lì, fra le note del mio palmare, senza che lo riprendessi più in mano. Il fatto è che allora non avevo qui con me (in Sicilia, dove passo le mie vacanze) il libro “ufficiale” e dunque l’impossibilità di fare confronti mi aveva frenato. Poi l’inverno è trascorso senza che ritrovassi l’impulso di verificare la qualità e la quantità dei tagli subiti da Carver da parte del suo editor Gordon Lish, cosa che ho quasi casualmente potuto fare in questi giorni.

Mi ero fatta un’idea, dicevo, grazie alla lettura dell’epistolario Carver/Lish riportato in appendice nel volume dell’Einaudi. La lettura comparata delle due edizioni dei racconti di Carver me l’ha confermata. Il lavoro di Lish sui racconti di Carver lo si può serenamente definire un atto di violenza.

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Il Capitano Mario (XII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI)

L’estate con i cugini

Trascorrevamo la villeggiatura estiva in Val d’Intelvi con i cugini di Como, carissimi, con i quali andavamo d’accordo perfino sulle reciproche, inconsapevoli date delle gravidanze che iniziavano, tanto la prima quanto la seconda, singolare appuntamento, sempre a distanza di quindici giorni. Quando visitai la Carmen col suo piccolo (il primo figlio), nato nella notte, ricordo che mi disse, con le parole del cuore: “Maria, è una gran cosa!” e ci abbracciammo con lacrime di gioia. Italo, il cugino-fratello, condivideva con la stessa espressione sul viso, con lo stesso velo sugli occhi. Anticipo per me della stessa esperienza imminente.

Altrettanto doveva avvenire alla nostra seconda maternità.

È strano come fra Italo e Mario si fosse stabilito a prima vista un rapporto di reciproca simpatia, di comprensione, di fraternità, pur fra due uomini diversi per età, orientamento professionale e consuetudine di vita. Io ci pensavo con gioia, essendone il fulcro convergente e con gratitudine per questo ulteriore dono celeste.

Quando i due cuginetti, Carla e Giuliano, non camminavano ancora, stavano sempre insieme nello stesso box, oppure nelle reciproche carrozzine, affiancati, ed erano naturalmente al centro dei nostri affetti e dell’ammirazione dei villeggianti.

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Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 6 # RICCARDO FERRAZZI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Omammamia! Mi tocca raccontarti la storia della mia vita! Fino a quarantacinque anni ho fatto il bravo ragazzo che lavorava e si ulcerava le pareti dello stomaco per la carriera; poi è successo qualcosa (tu sai che cosa) e, guardandomi allo specchio, mi sono detto: ma sai che della carriera non me ne frega un accidente? Ed è stato poco piacevole rendersi conto di aver passato la parte migliore della vita a rincorrere un falso scopo.

Beh, cosa puoi fare quando senti sotto i piedi la botola che si apre? Frughi nel passato per cercare di aggrapparti a una passione sincera colpevolmente messa da parte. E così ho fatto. Sono andato in cerca delle cose che avevo, un po’ troppo frettolosamente, mandato in soffitta. Appena ho aperto la porta del solaio mi è venuta incontro la scrittura.

Oggi per me non c’è niente di più gratificante che imbattermi in uno spunto, lasciare che mi intrida fino a cambiare la percezione della vita, e lavorarci sopra fino a sviluppare una storia. Mi piace, mi fa sentire vivo, mi dà (immagino) lo stesso piacere che provavano gli scultori di una volta (quelli che lavoravano il marmo con martello e scalpello), in tutte le fasi della lavorazione, dall’invenzione fino al limae labor et mora.

Produco relativamente poco proprio perché continuo a lavorare sui miei testi per anni, e probabilmente non lo faccio perché ne abbiano bisogno, ma perché mi piace, perché in quel momento non ho altri spunti, o perché mi sento in the mood per la revisione piuttosto che per la creazione. Continua a leggere

Nessun problema.

Devo acquistare una macchina usata.
“Non dovrebbe essere un problema” penso.
Negli ultimi otto anni mi sono servito di macchine usate senza alcun tipo d’ inconveniente. Ho fatto più di duecentoventimila chilometri, attraversato catene montuose, parcheggiato per ore di fronte all’oceano in burrasca, salito e ridisceso gli infiniti vulcani spenti della città in cui abitavo (Auckland ndr) e mai che un problema mi avesse fatto rimpiangere la scelta.
Macchina usata, in buone condizioni, affidabile, economica. Niente di meglio in questi tempi di crisi, per chi come me è disoccupato e ha bisogno di un’auto. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XI)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X)

PAVIA

Io ero arrivata a Pavia – come dissi – il primo marzo di quell’anno. La città mi era sconosciuta, e poiché mi sentivo estranea ai colleghi e mi trovavo a disagio nei viavai dell’albergo, andai, memore del mio “Sacro Cuore” di Padova, a chiedere provvisoriamente asilo ad un pensionato universitario annesso ad un collegio.

Mi fecero attendere in un salotto, dove mi aspettavo di incontrarmi con un’arcigna, anziana direttrice. Arrivò una giovane, su per giù mia coetanea; “La direttrice?” chiesi. “Sono io” fu la risposta. Immediata simpatia reciproca. Le esposi il mio caso: la conversazione si protrasse per più di due ore, e alla fine eravamo (e restammo) amiche. Oltre a Giuliana – la direttrice – al pensionato incontrai un’altra, ancora più cara amica, una sarda: Carmina, allora assistente del Prof. Jucci di Zoologia, più tardi cattedrattica lei pure, a Sassari. Due amiche, subito: la vita mi sorrise, era come trovare il ramo dorato tra le fronde scure, nell’incerta luce dell’alba.

Intanto cercavo casa. Quante strade dovetti percorrere, in quel marzo piovoso, nella città sconosciuta! Trovai finalmente la dimora. Era una vecchia casa dall’aspetto civile, ma tanto vecchia e in tali condizioni d’abbandono, che dovetti lavorare molto per rendere accogliente quella che doveva divenire la nostra prima casa di sposi. Due anni dopo ci trasferimmo in un’altra migliore, con le finestre aperte sull’ampia Piazza Ghislieri e sul campanile della Chiesa di S. Francesco, inghirlandato ad ogni primavera dal garrulo stridio delle rondini. E fu questa che ho sempre nel cuore perché accolse per 12 anni le vicende centrali della nostra vita: le più intensamente vissute.
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Da Sylt – di Franz Krauspenhaar

roma è sopravvalutata milano è un tugurio, prima o poi un albergo pio, ci sarà don verzè, sylt ci sono andato per relax claus dieter paga la noia stava distruggendomi, stavo per fare, cosa, sì,  ubriacarmi di birra, tutto il giorno, in spiaggia
torno più bianco di prima
firenze è una sindrome di stendhal
a berlino si chiacchiera, a salisburgo ruppi rompei rompai bicchieri di cristallo in un ristorante torreggiante, annemarie la zia rideva, a praga mai stato fanculo, new york è hancock basta la parola, nel maine c’era uno squalo di nome roy scheider, roma è una cloaca inventata da victor cavallo, il prezzemolo è la rucola, la rucola è il pomodoro pachino, a sylt speravo di togliermi di dosso l’italia, invece mi sono fatto avvolgere da “persona” di bergman, l’infermiera ventsettenne e l’attrice muta le vedevo tra le dune. una angoscia fulminante, dovete credermi. roma è un cesso, soprattutto il pieno centro, giornalisti, puttane d’alto bordo, caciottari ripuliti. milano è una sagoma, piena di buchi del culo sparati da decenni di malaffare. a kolding ci stetti bene, guardavo derrick in tv doppiato in danese. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani.#5 FERNANDO CORATELLI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

È una domanda cui da tempo cerco risposta. Spesso mi sveglio al mattino, mi guardo allo specchio e come novello Travis Bickle ripeto: “You talkin’ me?”. Ovviamente è l’io scrittore che risponde all’io uomo che gli chiede perché fai lo scrittore.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Direi che fra gli amori ce ne sono vari – da alcuni immancabili classici (Cervantes, Baudelaire, Dostoevskij, Camus, Gombrowicz ecc.) a altri più contemporanei, fra cui DeLillo, Auster e Marías. In Italia citerei Cappelli.

Alla voce odi, invece, annovererei Salinger, Wallace (ebbene sì non mi è mai piaciuto, o non quanto viene osannato) e un poco di autori italiani che più che odiare trovo assai noiosi. Ma c’è un’autrice di cui fatico a leggere anche solo tre pagine di seguito: Isabel Allende. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 4# FRANCESCA TINI BRUNOZZI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittrice. Chi te lo fa fare?

Le mani, che non stanno ferme.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Carlo Emilio Gadda / Alessandro Baricco

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Una cifra.

Grazie per la  risposta articolata… Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue).

Grande invenzione dell’uomo. Continua a leggere

Il Capitano Mario (X)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX)

L’IMPERO

La sera del 9 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini proclamava all’Italia in festa la vittoria e la fondazione dell’Impero “riapparso sui colli fatali di Roma”.

Quella sera, con la mia amica Carmina ascoltavamo la radio stando sul terrazzino sotto un limpido cielo stellato. Fu un’emozione esaltante. E non fu cosi solo per noi giovani, ma per tutti gli Italiani. Il giorno dopo Ugo Oietti, uno dei più quotati giornalisti-scrittori, ne scrisse, mi pare, sul Corriere della Sera, un articolo bellissimo, intitolato “Notte sull’Impero”. Ricordo, tuttavia, che mentre noi due commentavamo il giorno dopo la nostra felice impressione con l’amica Giuliana, che era figlia del direttore del giornale locale, persona assai colta ed autorevole che io stimavo molto, ci sentimmo dire da lui, in tono pacato: “Eppure ricordatevi che questo è il principio della fine”. Parole che allora mi stupirono: parole profetiche, ma anche ora mi chiedo: come mai tanta lungimiranza? E in quel momento? Il fatto è che noi allora eravamo giovani e non potevamo capire.
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Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 3 # GIANRUGGERO MANZONI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

L’essere certo che la scrittura, come poi l’arte in genere, può essere un’arma al pari di una pistola o di un bazooka se usata come si deve e se chi maneggia tale strumento è un uomo credibile… almeno in questa convinzione mi sono allevato e mi hanno allevato. Continua a leggere

Quando la testa è in vacanza [3]. “Honeymoon”: il miele industriale di J. Patterson.

[Avvertenza: in questo post si riporta una frase degli autori del romanzo e un sistema per attaccare bottone su cui vorrei il parere di qualche gentile lettrice. Grazie in anticipo per i vostri commenti.]
Dire che la trama di questo romanzo sembra presa a piè pari dal dimenticabile film La vedova nera del 1987, non basta a squalificarlo. Anche se il calco è notevole. C’è pure l’immancabile tresca tra l’assassina e il poliziotto, peraltro più originale nel film, dato che si trattava di un approccio saffico tra dark lady (la molto perturbante Theresa Russell) e investigatrice (la poco perturbante Debra Winger).
Comunque, c’è da colmare container con i libri di autori-madonnine consacrati dalla critica assai più che Patterson, libri assolutamente mimetici di film, filmetti e telefim. Ma non è questo il punto. Per quel che conta il mio parere, sono piuttosto d’accordo con chi sostiene che le storie sono sempre quelle, ciò che importa è come le scrivi.
E’ curioso semmai constatare come il topos della crudele cacciatrice di uomini trascini sempre un intenso sfruttamento commerciale. La mantide bella e seducente quanto avida e spietata è un’ottima macchina da soldi per editori e produttori. Quasi quanto lo psicopatico predatore sessuale.
In Honeymoon la protagonista si chiama Nora. Gli uomini che incontra, naturalmente solo fessacchiotti miliardari, se li pappa in insalata, quasi alla lettera, dato che prima arraffa i loro bot e poi li accoppa preparando manicaretti conditi con un veleno che non lascia tracce. Continua a leggere

“Su per balze e in anfratti” dell’Appennino alessandrino

Articolo di Marco Grassano
(da Alibi Online)

Su per balze e in anfratti d’una solitudine dura
su valli deserte ormai
se non per l’attraversamento orizzontale e infinito
di farfalle…
(Attilio Bertolucci)

L’Appennino è forse, almeno col sereno, la parte più bella della Provincia di Alessandria; senz’altro, è la più incontaminata, più ricca di biodiversità. Per questo ci si è permessi di denominare questa porzione di territorio Appennino piemontese, così come esiste l’Appennino emiliano di Bertolucci. Si è però ben consapevoli che la cultura e la Storia lo legano alla Liguria. Di ceppo ligure sono i dialetti che si parlano in Alta Val Curone, in Val Borbera e fino all’Ovadese. “Ligure” è aggettivo che contraddistingue la toponomastica, in molte località (Cantalupo Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure…). Liguri erano le popolazioni, anche da prima della colonizzazione romana. Continua a leggere

La traversata dello Stretto

Di Anna Mallamo [Mangino Brioches]


Lo Stretto salpa al mattino presto, o forse ancora di notte: il giorno non arriva da est e non è per davvero luce, il giorno sale come un fumo o una combustione spontanea di particolari ciottoli rosa, un vapore d’acque ferrigne, una vibrazione insopportabile che anima le lingue di terra, i vortici di sale, i pontili. Lo Stretto si disancora lentamente e comincia la sua massiccia navigazione, in senso longitudinale, attraverso il mediterraneo. Continua a leggere

L’Insonnia Scòzzarica. Pregio o malattia?

di Linnio Accorroni

A Verucchio c’è un signore che, pur auto esiliatosi da anni nella quiete delle colline vicino a Rimini, continua a sfornare una serie impressionante di progetti: libri, racconti, schizzi, illustrazioni, farneticazioni, tavole di fumetti. Una congerie sempre commestibile originata da un’inquietudine virile che non lo ha abbandonato mai (leggersi “Memorie dell’arte bimba” e il diario di battaglie “Prima pagare, poi ricordare”, rigorosamente nell’ordine). Questo signore è uno dei pochi autentici sovversivi della penna e della tastiera rimasti in giro, uno “storico e dirompente autore di fumetti e romanzi acidi”, un artista che fa sbrilluccicare gli occhi, infiammare la mente ed ulcerare quel poco che è rimasto vivo ed eccitabile in noi (visitare il suo http://manualedellartebimba.blogspot.com/ , o cercarlo su Facebook, per un ulteriore giro di risate e frustate). Come resistere alla tentazione di intervistarlo a proposito della sua ultima raccolta di racconti intitolata ‘Filippo Scòzzari e l’insonnia occidentale’ ( Coniglio edizioni, 14,50 euri spesi benissimo)?

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