Archivi categoria: Letture

Francesco Forlani, Autoreverse

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Francesco Forlani, Autoreverse

pp. 160, l’ancora del mediterraneo, euro 13,50

Il 27 agosto del 1950, in una dimessa stanza dell’Hotel Roma di Torino, Cesare Pavese decise di togliersi la vita consegnando alla futura memoria di migliaia di lettori quel solitario e autodistruttivo simulacro che ancora oggi avvolge senza rimedio la sua figura artistica e umana. Un albergo che esiste tuttora – a due passi dalla stazione ferroviaria Porta Nuova – e che dopo quell’ultimo gesto non ha avuto molte difficoltà a tramutarsi in meta per devoti pellegrinaggi da parte di quanti in Pavese hanno voluto scoprire non solo l’artefice di romanzi e poesie intramontabili, ma anche l’essenza di un disperante e fanciullesco mito della letteratura mondiale. Continua a leggere

Sociopatico, di Roberto Saporito

Io non sopporto più la gente, non sopporto più nessuno, gli esseri umani mi danno una sorta di orticaria esistenziale, un prurito all’interno del sangue. E’ anche possibile che io sia diventato sociopatico, oppure no, non sono io che sono diventato sociopatico ma loro, la gente, tutti quanti loro sono diventati sociopatici nei mie confronti, è possibile no!

Cammino rapido, e i miei passi risuonano sull’acciottolato della strada deserta, le mie suole di cuoio delle scarpe a punta di pelle di un qualche rettile abitante di qualche deserto rendono la mia camminata ancora più aggressiva.

I diodi luminosi dell’orologio della farmacia segnano le ore ventuno e trentasette: sono in ritardo di trentasette minuti sull’orario della riunione di redazione alla casa editrice. E io non sono mai in ritardo. Continua a leggere

IL FANTASMA ESCE DI SCENA di Philip Roth

Nathan Zuckermann, personaggio letterario e alter ego di Philip Roth, ritorna sulle pagine del nuovo romanzo del celebre scrittore americano: “Il fantasma esce di scena” (Einaudi, pagg. 230, € 19, traduzione di Vincenzo Mantovani), pubblicato lo scorso anno negli Usa con il titolo di “Exit ghost”.
Un ritorno in scena per… uscire di scena. Sì, perché a quanto pare questo libro dovrebbe segnare “l’addio” del buon vecchio Zuck.
Il personaggio Zuckermann appare per la prima volta nel 1974 in “My life as a man”, dove svolge il ruolo di alter ego letterario dello scrittore Peter Tarnpool (a sua volta alter ego di Roth). La sua prima comparsa da protagonista, datata 1979, avviene nel romanzo “Lo scrittore fantasma”: qui il giovane Zuckerman rende visita al suo idolo E. I. Lonoff, affermato autore “auto-reclusosi” in una baita.
Zuckerman ritorna da protagonista in altri romanzi, tra cui “Pastorale americana” (1997) – il capolavoro di Roth – fino a “La macchia umana” (2000), romanzo da cui – nel 2003 – è tratto un film omonimo diretto da Robert Benton, con Antony Hopkins e Nicole Kidman (la parte di Zuckermann viene interpretata da Gary Sinise).
A livello di curiosità segnaliamo che Zuckerman appare anche in “La terra sotto i suoi piedi”, romanzo di Salman Rushdie ambientato in un mondo popolato da alter-ego letterari. Continua a leggere

Lisez Cases. Vite.

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Il più bel libro di critica letteraria è uscito quest’anno a maggio ed è apparso come fascicolo speciale de ‘L’Indice dei libri del mese’. Una silloge di 56 recensioni a firma di Cesare Cases che l’illustre germanista, morto nel 2005 a 85 anni, aveva pubblicato per circa un ventennio sulla rivista torinese, di cui fu prima collaboratore e poi anche direttore nel periodo 1990-1994. Ma perché una miscellanea di articoli che si occupano di libri vecchi ed inattuali va considerata come il più bel libro di critica letteraria uscito quest’anno?

Per almeno cinque motivi che adesso tenterò di spiegare. Continua a leggere

Dialoghi d’amore 3: un chiaro di luna

di Antonio Sparzani

Robert Musil

Robert Musil

 

Ulrich (in una precedente stesura Anders) e Agathe sono fratelli, in qualche versione del romanzo anche gemelli, e sono sempre più i protagonisti di quel romanzo dove nulla sembra accadere che è L’uomo senza qualità, di Robert Musil (1880 – 1942). Come si sa, fu l’opera della sua vita, rimasta incompiuta alla sua morte e del cui proseguimento possediamo vari abbozzi non ancora rivisti dall’autore con quella cura minuziosa che metteva nel portare alla stesura definitiva qualsiasi suo scritto.
Nell’edizione italiana (Einaudi, gli Struzzi 1979) il secondo volume è quello nel quale appare per la prima volta la figura della “sorella dimenticata”, che così è presentata (inizio del capitolo 2): «Non si erano abbracciati per salutarsi, ma avevano sostato cordialmente l’uno di fronte all’altra, poi cambiarono posizione e Ulrich poté esaminare la sorella; di statura stavano bene insieme, i capelli di Agathe erano più chiari dei suoi, ma anch’ella aveva la stessa profumata secchezza di pelle che era l’unica cosa che Ulrich amava del proprio corpo. Il suo petto non si perdeva in sinuosità, era invece sottile e vigoroso, e le membra parevano avere l’affusolata snellezza in cui si fondono beltà e agilità naturale.» Continua a leggere

“Po essiri” di Flora RESTIVO

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Fu dda ghiotta
di pisci
carrica d’agghia e spezzi
ddu mari di vinu e minchiati
                   chi ni sacciu…

Strata strata
truppicava nna fantasimi
nsivati di tossicu
e fumeri
sintìa ieni scaccaniari
squartariannu
caddozzi di ragiuni ancora viva…
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Grandi esploratori: intervista a Mirella Tenderini

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Mirella Tenderini è una scrittrice-viaggiatrice che viaggia attraverso i viaggi.
Sembra un gioco di parole, ma è solo un modo per rendere la ricchezza e la complessità dei suoi interessi e delle sue opere. È infatti autrice di numerose biografie sulla vita di famosi esploratori del passato, oltre che curatrice della collana di narrativa di viaggio “Le Tracce” della Casa Editrice CDA&Vivalda (ora diventata Vivalda) e traduttrice di numerose opere. Continua a leggere

Sinistra rancorosa, perché te la prendi con Roberto Saviano?

di Girolamo De Michele

«Non sono affatto un eroe. Non basta esser minacciati per esserlo. Chi vive qui, a sud, nella provincia d’Italia fa semplicemente una scelta. Io ho fatto la mia (23 marzo 2004)» . Quando scrive queste parole sul lit-blog Nazione Indiana, Roberto Saviano non è ancora l’autore di Gomorra, ma ha già ricevuto avvertimenti, minacce: due pagine pubblicate su Diario hanno suscitato l’attenzione della camorra. Non per la risonanza che l’articolo può avere, ma per aver nominato Casal di Principe. Come accadde per Pippo Fava, colpevole di aver nominato Nitto Santapaola. A Saviano si dice già che non vale «cinquemila», il vecchio prezzo in lire di tre cartucce di fucile: un modo per far sapere che invece le tre cartucce prima o poi arriveranno. Il tenente dei carabinieri che lo convoca in caserma, nel marzo 2005, non ha «mai visto un intellettuale conoscere tante “schifezze”». «Lei sa più dei miei ufficiali», dice con fare rabbioso. In una lettera agli amici di Nazione Indiana lo scrittore rivendica il senso della propria scrittura: descrivere «l’intero meccanismo e non la singola questione non la singola questione. Continua a leggere

Case di cartone

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(Case di Cartone è un libro fotografico di Max Rommel e Marissa Morelli che documenta ciò che rimane di un villaggio di sfollati del Vajont, confinato fuori Claut, in provincia di Pordenone

di Gianmario Villalta

Non ho visitato questo posto, non ho visto queste case, non ho conosciuto queste persone. Dirò quello che vedo in queste fotografie, nel vedere che offrono al mio sguardo e nell’intenzione che lo costruisce mediante una meditata regia. Mi fiderò di questo vedere, perché mi dà fiducia. Non percepisco la ricerca di originalità a tutti i costi, in queste immagini, né la volontà di ritrovare illustrata nelle immagini una propria idea; per questo ho fiducia, perché sento che la volontà di comprensione e di vicinanza chiede risorse alla forma, pure così ben studiata e conosciuta, e non è la volontà della forma – come spesso accade – a imporsi sulla materia. La vicenda di queste persone, la storia di queste abitazioni, la realtà che si espone in queste immagini non aggredisce (eppure è una vicenda ‘forte’, una pagina drammatica della storia) ma emerge con quieta potenza e, aggiungerei, con delicatezza, dalla composizione. Continua a leggere

Riflessioni di Marco Grassano sul tema dell’ambiente e del paesaggio

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Interviene oggi sul tema dell’ambiente Marco Grassano, già da me intervistato in passato per LPELS (v. https://www.lapoesiaelospirito.it/2007/12/03/un-contributo-letterario-tra-alessandria-e-il-mediterraneo) e intervenuto sul tema del viaggio alla manifestazione LA PENNA DEL MAGNIFICO (allego video) [youtube=http://it.youtube.com/watch?v=_-czyba2nsw]. Continua a leggere

Lévi-Strauss, non è un culto però è grande

di Tonino Bucci

Il 28 novembre Claude Lévi-Strauss compie cento anni. La patina del tempo si è posata sui suoi libri, diventati via via veri e propri classici. Tristi tropici, Le strutture elementari della parentela , Il pensiero selvaggio , solo per ricordare qualche titolo, hanno fatto epoca. Lévi-Strauss ha annunciato un nuovo modo di fare antropologia, l’ha resa a pieno titolo una scienza, l’ha adeguata al proprio antisoggettivismo. Soprattutto ha aperto la strada al metodo dello strutturalismo – ripreso dalla linguistica saussuriana – diventando l’iniziatore di una tendenza che avrebbe sedotto tutta la cultura francese. Grande scienziato, narratore suggestivo, certo. L’hanno celebrato, osannato, citato in tutte le salse. Nessuno potrà mai contestarne la grandezza intellettuale. Però è lecito anche chiedersi dove corra la sottile linea di confine tra i meriti teorici di Lévi-Strauss, il soffio favorevole delle mode di cui ha goduto e la capacità di cogliere un momento culturalmente propizio. Giriamo la domanda a uno dei più noti antropologi italiani, Luigi Maria Lombardi Satriani, docente di Etnologia all’università La Sapienza di Roma. Il suo prossimo libro sui classici dell’antropologia uscirà a breve col titolo Per una storia degli sguardi da vicino e da lontano . Continua a leggere

Unwritten books

unwritten_booksGeorge Steiner ‘ I libri che non ho scritto’ Garzanti 2008
Com’è la vita sessuale di un sordomuto? Con quale frequenza e rispondendo a quali stimoli si masturba? È vero che solo essi hanno la possibilità di vivere in modo autentico il rapporto erotico-amoroso, perché il silenzio in cui vivono li libera dagli odiosi condizionamenti proposti dalla rovinosa fraseologia erotica e sessuale dei media e dalla proliferante diffusione della pubblicità di massa? Sarà possibile costruire una literacy del XX secolo, una specie di Quadrivio della contemporaneità, basato su matematica, musica, architettura e biogenetica, interfacciate grazie ad un computer in grado che fa collaborare virtuosamente questi quattro regni tanto contigui e tanto incomunicanti? Che cosa prova un autore di tragedie sapendosi contemporaneo di Shakespeare e Marlowe? Perché, se la morte ha un odore, gli animali la percepiscono in anticipo? È vero che chi fa sesso con un animale non fa altro che tentare di ricongiungersi con una realtà perduta, replicando un comportamento assai comune tra i nostri antenati? Perché, se guardiamo negli occhi uno scimpanzé, ci sembra d’essere davanti ad uno specchio triste che ci accusa? Che cosa prova un tennista quando sa di dover giocare ( e perdere) contro Federer a Wimbledon ? Perché l’eclisse delle privacy nella società postmoderna rappresenta la versione aggiornata e corretta dello stupro? Che successe ai bambini di Beslan quando il terzo giorno, poiché ormai stavano morendo di sete e non riuscivano neppure più a fare pipì, cominciarono chiedere aiuto a Harry Potter, dopo essersi rivolti per due giorni inutilmente a dio ‘onnipotente’? Continua a leggere

La scrittura come pellegrinaggio circolare

Conversazione con Tahar Lamri (Festival Azioni Inclementi, Schio, 2008)

A cura di Enrica Tabarroni

Ripropongo un’intervista a Lamri rilasciata in occasione di un Festival letterario-teatrale della scorsa estate. L’intervista è già uscita sul sito di Trickster, rivista online di Studi Interculturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, diretta da Enio Sartori (qui).

Enrica: Ne l’ “Avant-propos” a I sessanta nomi dell’amore affermi che per te «…la scrittura rappresenta un pellegrinaggio circolare». Quindi attualizzando il tempo della narrazione al presente stesso della scrittura, mostri attraverso tale apertura del testo il divenire delle molteplici identità plurime che i tuoi racconti mettono in scena, uscendo in questo modo da una loro rischiosa seppur a volte quasi inevitabile chiusura in stereotipi e luoghi comuni. In questo modo il cammino della tua scrittura resta aperto: infatti, ripiegandosi su se stessa, rendendosi cioè contemporanea al narrato, fuoriesce da sé aprendosi all’altro che infinitamente la attraversa. Non a caso affermi che la tua scrittura «rappresenta l’eterna perdita della mia propria identità». Vorrei chiederti se fosse possibile spendere qualche parola in più circa le potenzialità di questa scrittura che sembra pretendere la rottura con il continuum al quale tendenzialmente aderisce il testo scritto. Quindi in che senso la scrittura ricostruisce di volta in volta nuovi spazi abitativi proprio a partire da un fuori-luogo in cui consiste la condizione dello scrittore migrante. Continua a leggere

Fu vera gloria? Il naufragio di Vladimir

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Il naufragio di Vladimir, di Norma Rangeri (il Manifesto, 26 novembre 2008)

Dalla Muccassassina, locale romano simbolo della trasgressione, all’Isola dei famosi, cuore televisivo del conformismo popolare, passando per il Parlamento. È la parabola, davvero spettacolare, di Vladimir Luxuria, ieri deputato transessuale di Rifondazione comunista, oggi metafora incarnata del vertiginoso precipizio di un comune sentire. La sua è la classica vittoria di Pirro, il successo di chi alza la coppa del trionfo come fosse la bandiera rossa del transgender mentre in realtà sventola le mutande di Valeria Marini (messe come fascia per i capelli) nella pantomima che la incorona per meglio annullarne l’identità. Continua a leggere

Ritratti salentini e gallipolini, di Augusto Benemeglio

di Luigi Scorrano

 

Intriga il titolo della raccolta: Ritratti salentini e gallipolini. Perché quella differenziazione? Salentini non bastava? A volte no. E perché? Perché anche Augusto Benemeglio è innamorato della salentinità, ma è ancor più innamorato di una salentinità specifica o particolare o di taglio anticonvenzionale quale poteva trovare nei gallipolini. Gioca così, all’interno di queste pagine, un’apparente opposizione, che è solo rilievo d’un più accentuato tratto in un carattere comune, di una sorta di impeto che solo alla ‘gallipolinità’ è concesso. Per spiegarmi dirò che nei gallipolini (in ispecie in quelli che il libro registra) c’è come una componente mitica che ad altri non è data: un di più di coraggio, di animosità, di voglia di confronto, di prontezza intellettuale. D’altro ancora. Continua a leggere

Intervista a Massimo Maggiari: itinerari del mondo e dell’anima

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Massimo Maggiari, ovvero un altro modo di rapportarsi al cosmo, all’anima delle cose e all’energia dei luoghi. Il suo percorso di poeta e studioso passa attraverso i sentieri del mondo, e costeggia e si immerge ancora una volta – come la settimana scorsa abbiamo visto con Davide Sapienza – nell’immenso seno del Nord. Continua a leggere

Senza luce, di Luigi Bernardi

senzaluce«Fabbricare i gusti del pubblico è una faccenda pericolosa: distorce la visione delle cose, capovolge le cause con gli effetti, crea ogni sorta di alibi. E chi lo fa spesso vive soltanto in funzione degli alibi che riesce a raccattare, con la stessa disinvoltura con la quale raccoglierebbe i punti spesa dei supermercati, getterebbe il pacchetto di sigarette vuoto alla fermata dell’autobus […]. Fabbricare i gusti del pubblico è la negazione dell’arte, della stessa cultura: è tirannia mascherata dalle pretese del mercato, qualcosa di così assolutamente ostile da chiudere ogni via di redenzione».
Ho letto tutto di Luigi Bernardi che, per me, non è precisamente un estraneo, ma una persona dalla quale ho avuto la fortuna di imparare molto. È vero: Luigi e io siamo amici. E questa, dunque, sarà una recensione difficile ma sincera.  Continua a leggere

Dylan Thomas: una biografia

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Paul Ferris “Dylan Thomas”, Mattioli 1885,2008, pag.450,euro 22.
Un fermo-immagine di sublime teatralità: solo così poteva congedarsi dalla scena del mondo l’artista vissuto all’insegna della più pura e totale dissipazione di sé medesimo, perseguita con l’accanimento da gran cerimoniere istrionico della dépense, emulando Edgard Allan Poe e preconizzando John Belushi. Continua a leggere

Casa Bianca: Ma non è una redenzione

di Judith Butler

Pochissimi di noi sono immuni dall’euforia di questo momento. I miei amici della sinistra mi scrivono che provano qualcosa che si avvicina alla «redenzione», oppure che «il paese ci è stato restituito» o che «finalmente abbiamo uno di noi alla Casa bianca». Naturalmente, come loro, anch’io mi scopro travolta dall’incredulità e dall’eccitazione, perché il pensiero che il regime di Gorge W. Bush sia finito è un enorme sollievo. L’idea di Obama, un candidato nero riflessivo e progressista, muta il quadro storico e sposta il terreno politico. Proviamo però a ragionare attentamente su questo terreno mutato, anche se adesso non possiamo conoscerne appieno i contorni. Continua a leggere