Archivi categoria: Letture

Soprattutto grande poeta

Roma, 22 gennaio. Ore 12,05.

Vi scrivo dalla postazione che l’organizzazione del convegno “Ritratti di poesia” ha gentilmente messo a disposizione de La poesia e lo spirito.

Proprio in questo momento il Presidente della Fondazione Roma, nostro ospite, Emmanuele Emanuele, ha dato la parola al ministro dei beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, presentandolo come un ministro che, malgrado la crisi economica, riesce ugualmente a fare molto per la cultura, ma “soprattutto grande poeta”…

Ora, io capisco tutto, ma in una manifestazione di questo tipo, alla quale saranno presenti poeti laureati e non, non si può, proprio non si può definire Sandro Bondi “grande poeta” (non si può nemmeno dire che stia facendo molto per la cultura, e non so cosa sia peggio).

E’ un piccola cosa, un neo, un tic, nel grande mare dei problemi che sconvolgono quotidianamente la vita di ognuno di noi.  Ma è un segno di disprezzo verso tante persone che lavorano seriamente e duramente, sulla propria pelle, e che non cercano gloria né facili consensi. Un piccolo segno dei tempi. Brutti.

BEHIND BLUE EYES

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Tuttocchi.

E dita lunghe. Troppo lunghe. E tua madre pianse. Per come eri: uno sgorbio sputato da Schiele. Come una. Creatura aliena che covava urla in utero: sei sorta. Come la paura. Sei sorta come chi spalanca: le prime pupille. E la potenza che piange: costretta in un corpo piccolo. Troppo piccolo. Per occhi troppo grandi. Troppo freddi. E non capivi il perché delle tue percezioni e proporzioni [ sicuramente sbagliate, anche se tutti – ora – sembrano: sorridere ]. Continua a leggere

Il lavoro e i giorni.

COPERTINA STESA

[ E dall’antologia,  un racconto di Monica Mazzitelli]

Giovedì 29 gennaio, Roma
Ore 18.30 – Libreria Flexi, Via Clementina 9

Presentazione del libro a cura di Mario Desiati e Stefano Iucci
Il lavoro e i giorni
Venti racconti sui giovani, la precarietà, la disoccupazione

intervengono
Mario Desiati
Stefano Iucci
Raffaele Manica
Emanuele Trevi


Il lavoro e i giorni
Venti racconti sui giovani, la precarietà, la disoccupazione
a cura di Mario Desiati e Stefano Iucci Prefazione di Raffaele Manica
illustrazioni di Mario Ritarossi

Collana Arte e Lavoro, Pagine 160, Prezzo 14,00

Piero Sorrentino, Giancarlo D’Arcangelo Liviano, Chiara Valerio, Nicola Lagioia, Andrea Di Consoli, Monica Mazzitelli, Franz Krauspenhaar, Demetrio Paolin, Marco Missiroli, Elena Varvello, Giorgio Fontana, Barbara di Gregorio, Alessandro Leogrande, Tommaso Giagni, Angela Flori, Federica Manzon, Alberto Garlini, Carlo Carabba, Elisa Davoglio, Gaia Manzini.
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I GIOVEDI’ DI TURRO

Uno spazio per condividere ascolto e partecipazione, perché Milano ha bisogno urgente di opportunità reali di espressione per tutti. Ne siamo convinti: apriamo quindi le nostre porte per lanciare la sfida di un appuntamento fisso settimanale in cui incontrarci a fare poesia e non solo, all’insegna dello scambio e del contatto umano. Saremo protagonisti e saremo pubblico. Cresceremo mese dopo mese anche grazie alle vostre idee.
Spesso reading: poeti giovani e meno giovani, noti e meno noti si alterneranno con le loro letture-spettacolo nella sala underground che già si candida a cuore pulsante della poesia a Milano.
Altre volte letture aperte: dieci minuti ciascuno per ogni autore; per partecipare basterà presentarsi in sala mezz’ora prima dell’inizio della serata segnando il proprio nome sulla lista; una vera jam-session da club di lettura.
Ogni tanto presentazioni di libri: gli autori verranno a parlarci dei loro lavori. Continua a leggere

Il ritorno dell’incubo del diavolo – di Franz Krauspenhaar

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Eppure si tratta di onde, e di emozioni. Al caldo delle nostre casupole, stretti alle radici di pietra, stretti alle coperte di musica e di libri che leggiamo. E carezze a qualcuno. E scuoterci. Se non rimane che il freddo dei nostri scontenti. Se non rimane che il biscotto al cioccolato della prima colazione e la sigaretta della prima autopunizione. Continua a leggere

Caro Franco

Caro Franco,
ho finito di leggere Vento forte tra Lacedonia e Candela, partecipe della rabbia e della pietas leopardiana del tuo sguardo e colpito dal quadro socio-politico che ne emerge: assalto devastante al territorio, cemento selvaggio sulle campagne, demolizione del Belpaese, nessuna azione umana che ponga riparo a disastri naturali come quelli del terremoto, incuria quando non colpa e complicità degli amministratori, latitanza dello Stato, menefreghismo della popolazione, emigrazione e abbandono come unica soluzione, desolazione di chi resta. Continua a leggere

UNITA’ DI LUOGO, di Carlos Vitale

(Testi di Carlos Vitale, tradotti dallo spagnolo da Marino Magliani)

I

Nozioni di realtà
Occorrono troppe vite per farne una.
Eugenio Montale

Il cacciatore si apposta
Misura tempo e distanza
Il bersaglio succede alla morte
ed è la morte Continua a leggere

Quid de nocte?

di Anna Maria Curci
cappella-sistina-profeta-isaia

I fili che legano chi è in costante ricerca sono tanto insondabili quanto tenaci. Qualche giorno fa ricevo, in forma di augurio, versi che si imprimono nella mente e nel cuore per la loro severa bellezza e che ripropongono con urgenza l’interrogativo “Sentinella, quanto resta della notte?”. Giungono come un invito esplicito a vigilare e riaccendono una domanda che in realtà ronza in testa da tempo, esattamente da quando l’emergenza si è fatta cifra del viver quotidiano, nella dimensione individuale così come in quella collettiva. Due giorni dopo, Fabrizio Centofanti pubblica su La poesia e lo spirito l’articolo di Ugo Mattei, apparso su “Il manifesto” del 2 dicembre 2008, I guardiani del mercato in nome dell’impresa. Beni a perdere. L’interrogativo si ripropone in altra forma e per un altro ambito dell’esistenza. La domanda, stavolta, riguarda anche l’affidabilità delle “sentinelle”. Il segnale è ora chiaro: non posso sottrarmi alla ricerca e comincio a sfogliare le tre edizioni della Bibbia che ho tra i miei scaffali. Sono precisamente la Bibbia di Gerusalemme, con una presentazione di Gianfranco Ravasi, una Bibel in tedesco a cura della Deutsche Bibelgesellschaft – e che comunque prende le mosse dalla traduzione di Lutero – e la Bibbia in lingua corrente nella traduzione interconfessionale; il brano in questione è Isaia, 21, 11-12: Continua a leggere

Licia Cardillo Di Prima. Eufrosina

di Mauro Mirci

copertina_eufrosinaLa storia di Eufrosina Valdaura Siracusa, dama del XVI secolo protagonista di alcune vicende di sangue e d’amore, sembra fatta apposta per essere raccontata in un romanzo. Sciascia le dedica alcune pagine ne “Il mare colore del vino” e le intitola, appunto, Eufrosina. La dice “giovane e bella certamente, molto probabilmente sciocca e crudele, poca gioia ebbe e diede nella sua breve vita; e fu anzi, nel destino degli altri e nel proprio, un farfalla di morte“. Nello stesso breve saggio, richiama le parole di un altro letterato autorevole, Stendhal, che di Eufrosina scrisse, anche se solo per registrarne l’uccisione per mano dei due figli di Lelio Massimo, suo marito in seconde nozze.
Già nel saggio “Un amore di quattro secoli fa” (che chiude a mo’ di appendice il libro di cui parleremo tra poco) Licia Cardillo mostra di essersi lasciata affascinare dalla relazione tra Marco Antonio Colonna, maturo viceré ed eroe della cristianità a Lepanto, ed Eufrosina, maritata a Calcerano Corbera, figlio di don Antonio, barone del Miserendino. Personaggio importante, quest’ultimo, sia, all’epoca dei fatti raccontati, per rango, sia narrativamente, per le conseguenze che il suo arresto e la successiva morte, porteranno a Marco Antonio Colonna. Il quale, per poterlo trarre in arresto, dovette chiedere all’inquisitore Diego de Haedo di sospendere il nobile dal privilegio di familiare dell’Inquisizione. Il viceré dovette addurre pretesti svelatisi tali dopo l’incarceramento per debiti di Don Antonio, e ciò gli attirò l’ira dell’inquisitore. E proprio all’iniziativa dell’inquisitore si deve la caduta in disgrazia del viceré, che costretto a recarsi a Madrid per giustificare il proprio operato direttamente al sovrano, non vi giungerà mai, morendo a Medinaceli, scrive Sciascia, “con sospetto di veleno“. Continua a leggere

Quella mucca pazza degli Stati Uniti d’America

«L’improvviso impeto con cui il desiderio di andare a vedere se le iniziali da me incise più di vent’anni prima nello sportello di uno dei gabinetti nel bagno dell’Art Building fossero ancora lì, l’improvviso e inatteso e irresistibile impeto che mi aveva pervaso con tanta urgenza appena sceso dal taxi, davanti al dormitorio, con Lenore, era una cosa agghiacciante».

di Guido Caldiron

Quando la mattina del 14 settembre di quest’anno è arrivata la notizia che David Foster Wallace si era impiccato nella sua casa di Clermont nel sud della California, al dolore si è unita rapidamente la consapevolezza che l’America stava perdendo uno dei suoi maggiori geni letterari. Si è capito subito che se n’era andato uno degli interpreti più lucidi e autentici di quella perpetua ricerca di sé che sembra essere una delle caratteristiche principali della migliore letteratura statunitense. Continua a leggere

Compra e getta il godimento impossibile del consumismo

Se il desiderio di cose sempre nuove si fermasse, il capitalismo morirebbe di sovrapproduzione. E’ solo promettendoci continuamente una felicità che passa per gli oggetti ma non si raggiunge mai, che il sistema sopravvive.
Quindi non solo l’atto del comprare ma quello del disfarci di cumuli di merci caratterizzano la nostra inquietudine.

In libreria “Consumo dunque sono” di Zygmunt Bauman

di Tonino Bucci

Nella sinistra ci sono due anime che da sempre si confrontano. Una è la tendenza al produttivismo, l’idea che quanto più si sviluppano le forze produttive tanto più il futuro dell’umanità tende al meglio. L’altra è la cultura della sobrietà e della critica al consumismo. Lo slogan della decrescita, coniato dall’economista Serge Latouche, ha avuto negli ultimi anni una certa fortuna politica perché è apparsa l’unica alternativa possibile al dramma dell’inquinamento ambientale. Per i sostenitori della decrescita la società sarà costretta in futuro a consumare di meno se non vorrà distruggere le basi materiali e ambientali della propria riproduzione. Continua a leggere

Nick Cave & The Bad Seeds – We Call Upon The Author (to Explain)

Ok, il pezzo non è musica che scali le classifiche, ma Nick c’ha carisma da vendere e sa il fatto suo come compositore di testi. Questo è esilarante. Ma (attenzione!) è un’incazzatura sulle idiozie e sui mali del mondo che non risparmia nessuno (occhio ai primi due versi). (traduzione in fondo)

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Siamo i Fangio della cultura che non paga #2

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=xoimATBQXfA]

BLOB DELL’IMBECILLITA’, DELLA MANCANZA DI SOLIDARIETA’, DEL CINISMO.

di Franz Krauspenhaar

[Prima di Natale ho pubblicato su Nazione Indiana un pezzo che forse avrete letto. “Siamo i Fangio della cultura che non paga.” Lo potete eventualmente leggere o rileggere qui. Qui su Lpels pubblico ora un blob folle e disperato di interventi particolarmente demenziali – a mio, ma certo non solo, siamo in tanti- modo di vedere. Un parata di interventi “mostre”, scritti da “mostri letterari” e anche umani, gente che, se fosse minimamente spettacolare, sarebbe stata forse cinematografata da Dino Risi in una versione “intellettuale” del suo famoso film sul cinismo civico, e non solo, degli italiani. Non cito gli “autori”, non separo un intervento dall’altro: leggete tuto come una poltiglia indifferenziata di cazzate sulla cresta dell’onda di merda che ci affogherà. FK] Continua a leggere

Francesco Pecoraro: “Questa e altre preistorie”

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Nel “Moby Dick” di Melville Tashtego è un ramponiere pellerossa purosangue, discendente da una antica stirpe di cacciatori ormai estinta. Nella Rete, Tashtego è il nick-senhal di Francesco Pecoraro e del suo blog (www.tashtego.splinder.com). In effetti, molti dei testi inseriti in “Questa ed altre preistorie”, uscita nella prestigiosa collana Fuori Formato curata da Andrea Cortellessa per Le Lettere, nascono per il blog. Selezionati e raccolti nella forma-libro, non perdono però né l’originaria scorbutica intolleranza, né la ruvidezza antimetafisica ed anticonsolatoria. I pezzi che compongono questo libro assemblano così una mappa della Distruzione e del Caos, una geografia storico-politica dell’Apocalisse e della Catastrofe. Unico contravveleno a tanta disperazione sta nell’ “opporre al caso una forma praticabile di narrazione che non produca un effetto cosmetico, ma indichi implacabilmente il punto dolente ed immedicabile, la catastrofe che accade e si ripete attraverso i tempi senza consolazione né conciliazione possibile” come scrive Silvia Bortoli nella prefazione. C’è un’opposizione binaria e centripeta che regge il mondo: cultura/natura, misura/caos, flusso/confine, disordine/struttura. Pecoraro la perlustra con ossessiva analiticità indugiando, nell’ultima sezione, ad osservare con trasognata stupefazione la vita segreta dei nostri antenati (pesci, crostacei, molluschi). Lì risiede l’indicazione cifrata di un salvifico modus vivendi. Continua a leggere

Le “Simmetrie” di Elio Pecora

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di Fabrizio Fantoni

“E’ una stanza il corpo: / nido-cella-recinto. / Abito in cui bastarsi, / da non potersi assentare un istante. / Gabbia d’ossa e di arterie, / di dove assistere al mondo”.

Con questi versi Elio Pecora introduce il lettore ne La Stanza, poemetto che apre la sua ultima raccolta di poesie dal titolo: Simmetrie (Modadori, 2007). Una silloge che rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso poetico iniziato dall’autore nel 1970 con La chiave di vetro.

In Simmetrie il corpo mai sazio e mai quieto, sede di attese e delusioni diviene il punto di partenza di un lungo e travagliato itinerario esistenziale in cui l’autore coglie e fissa lo scorrere della vita nel suo svolgersi. Sono momenti di vita reale, “lacerti di un mondo spiato, intravisto da un occhio corto” quelli che Pecora descrive riuscendo, attraverso soluzioni stilistiche diverse, dal poemetto al frammento, dalla lirica alla prosa, a rappresentare la quotidianità nella sua elementare e naturale dignità. Continua a leggere

Silvia Nirigua, La metà di tutto

SILVIA NIRIGUA, La metà di tutto, Padova, Sartorio, 2008, pagg. 112, 10 euro.

Silvia Nirigua (nom de plume) è fra le scrittrici più nascoste d’Italia. Non esistono, che si sappia, sue foto; non si ricorda una presentazione di suo libro e c’è traccia solo di un suo intervento alla famigerata rubrica radiofonica Fahrenheit, un paio d’anni or sono. A gennaio 2007 andò in scena, a Padova, la riduzione teatrale di Un quarto di me, suo primo racconto romanzo, pubblicato con Meridiano Zero nel 2006; e, narrano le cronache, in quell’occasione l’autrice era presente. Facendo le ormai inevitabili ricerche su Internet, si trova una sola intervista, risalente anch’essa a 2 anni fa, centrata per lo più sulla differenza sessuale e risalente in ogni caso a giugno 2003, data dell’uscita di Trema, fanciulla, trema, suo primo lavoro semiclandestino. Se l’extratesto è, a prima vista e come in questo caso, mancante, soccorre il testo, che in questo caso ne è sovrabbondante. Continua a leggere

L’esperienza di lettura di Infinite Jest e dei libri lunghi in genere

di Ezio Tarantino

Nell’edizione Fandango Libri, Infinite Jest di David Foster Wallace è lungo 1.307 pagine, più 127 di note, scritte in un corpo più piccolo del libro vero e proprio (come se le note non lo fossero, ma questo aprirebbe una discussione che vi risparmio).

Un libro di questa mole pone dei problemi evidenti: di trasportabilità, maneggevolezza, fatica fisica, imbarazzo (tutti ti guardano strano sulla metropolitana, anche se è solo di poco più voluminoso delle Cronache di Narnia – che in effetti nessuno legge, sulla metropolitana) e infine ansia di prestazione (quante pagine devo leggere al giorno per non avere la sensazione di stare svuotando l’oceano con un bicchiere?).
Ma i veri problemi sono di ritmo interno alla storia e rapporto con i tempi di lettura.
Mi spiego.

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