Veniva l’angelo della notte
a strapparmi via gli occhi
e tu resistevi muto nell’acqua.
Ti proteggerò dalle mie stesse lacrime
sarà tua ogni parte di questo corpo
e dormirai nella piega degli arti.
Veniva l’angelo della notte
a strapparmi via gli occhi
e tu resistevi muto nell’acqua.
Ti proteggerò dalle mie stesse lacrime
sarà tua ogni parte di questo corpo
e dormirai nella piega degli arti.
Seregn de la memoria
Il circolo culturale Seregn de la memoria
presenta sabato 11 giugno 2011 ore 17,30
il cinquantunesimo libro d’artista
Nadia Agustoni
Le parole non salvano le parole
(litografia originale di Simone Fumagalli)
Sempre nello stesso ambito inaugurazione della mostra di Simone Fumagalli Continua a leggere
La Punta della Lingua 2011
POESIA FESTIVAL (VI edizione)
Ancona e Parco del Conero 14-21 giugno
Programma
3.
capisce quando la vita svacca. ne sente il crepo destro
e il sinistro. cura per questo la piaga che è sua, salta di lato.
poi la sera, in groppa al leone che è stato, sfila la calma dal chiodo
la scuce, mentre dorme, una ventina di femmine gli stira le pieghe
gli alza il livello del mare. Continua a leggere
SALA-MACCHINE
Alla fine del terzo giorno,
il fuochista
mi fasciò stretti i polsi,
con larghe corregge di cuoio.
Anche quando il corpo duro
riposa sulla panca,
io sento la tensione
e la pressione
dell’infiammazione sulla slogatura.
Ma è così, m’ha detto, che si diventa elettricisti.
Per presentarmi un po’
vengo da un paese
in cui le croci
non fanno
mai
le ragnatele
agli
angoli Continua a leggere
Il 20 Giugno del 2001 si è spento a Palermo – dove era nato nel 1910 – Pietro Tamburello.
“Pietro Tamburello – scrive Salvatore Di Marco nel numero di Luglio-Agosto 1998 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, edito in Catania (Alfredo Danese direttore) – la cui storia di poeta comincia negli anni Venti del Secolo, esattamente nel 1926 con la nascita a Palermo di quel notissimo e controverso foglio dialettale che fu il PO’ T’Ù CUNTU … nonostante avesse avuto un ruolo determinante tra i protagonisti della nuova poesia siciliana (se nel 1929 era stato il segretario generale dell’Accademia di Poesia Siciliana “G. Meli” presieduta da Giuseppe Ganci Battaglia, nel 1945 sarà il referente di Federico Di Maria nell’ambito della Società Scrittori e Artisti – il vero animatore di quel gruppo sottolineò Salvatore Camilleri nel numero di Gennaio-Febbraio 1993 della medesima rivista – e poi fonderà il Gruppo Alessio Di Giovanni e ancora nel 1956 sarà il direttore di ARIU DI SICILIA) pubblicò poco e tardi in volume i suoi versi dialettali. Continua a leggere
*
il chiaro non è la luce,
ma la sua percezione. facile
sarà allora ricordare il rosso –
una palla, un fiore, se
lo sfondo era nivale
di bianco e albedo
* Continua a leggere
di Franz Krauspenhaar
Prego per te perchè ne hai bisogno
perchè sia nuovo sogno e destino
notevole il declino declinato, fine
dei giochi veramente sporchi.
Non m’illudo di niente ma tu sei
stato amore placentare, e sei
sempre con me, come una madre
stanca, col sangue in flusso di fatica.
Prego Milano per la tua faccia
lavata, non subito, non presto,
che ci vuole del tanto di quel tempo;
ma ti spero allungata nel silenzio
e nel riposo, la coscienza più forte
nelle nostre mani bambine, nei giochi
antichi e nuovi, seri e pur sempre puri.
Gloria a te.
“C’è chi concede briciole/avaro/C’è chi si sbriciola/altruista/C’è chi finirà in briciole/avido/C’è chi di briciole risorgerà/azzurro…”. Sembrano uscite dal gioco lieve e combinatorio della lingua, questi versi tratti da Crono silente di Grazia Calanna (Prova d’Autore –Catania, 2011); non senza, come in questo caso, un’ironia amara. Levità, dicevamo, che percorre buona parte della raccolta, (“Fiera feccia/dà briciole/Chèto cuore/si sbriciola/Sozza melma/in briciole/Erto mèro/di briciole”; “Spaccio di specchi allo spaccio/Spaccio tempo allo specchio/Spacciati allo specchio allo specchio del tempo”; “Condizionante condizionamento lento/aria pesante/pungente/morsa la mente/duole silente”), con versi brevi senza punteggiatura, giocando con assonanze e rime, termini polisenso. Altri testi della raccolta (“Ho percorso/cieco e scalzo/un cammino/lastricato di spilli aguzzi/arrugginiti da fiumi di lacrime invisibili/versate in silenzio/Ho sempre saputo/che saresti tornata/Ho atteso/e sopportato/il peso grave dell’assenza/Sfinito ti accolgo/e sfamo il mio dolore/con il cibo della vita/che mi rendi” (Il cibo della vita); Continua a leggere
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=AdPhAKqZLqM]
da qui
Sai solo urlare – non è vero -,
se bastassero i soldi, nella vita,
da quando sei caduto sul lavoro,
la calce viva, colata sulla faccia,
perché sai, gli appuntamenti strani
non si trovano mai nell‘organizer
dei ricchi, ma i gitani, i barboni, gli alcolisti,
centrano sempre il giorno dell’incontro
fatale. Tu resisti, Pishta, io ci sarò,
anche se tutti ti daranno addosso,
quando si è fatto tardi e le finestre
si riempiono di luci artificiali,
tu solo stai seduto sotto il raggio
di un fato imponderabile
cui non mancano i giorni per tradirti.
Resisti, zingaro fratello,
pensa a tua figlia,
che scrive giorno e notte,
a tua moglie di cui non sai più il nome,
e il pianto di un bambino
nella casa di fronte ti ricorda
che il mondo ricomincia ogni momento,
lì vicino.
di Alessandro Ansuini
Le ragazze avevano preso familiarità con le sostanze nel senso
Che continuavano a infilare le mani dentro le ciotole e poi
Si leccavano le dita oppure due avamposti in là si mangiavano un’unghia e
Bisognava cominciare a rincorrerne una che fuggiva a piedi scalzi
Rincorsa dai ragni per fortuna non avevamo più sette anni quindi
Dopo un po’ si stancavano e crollavano addormentate dentro vaste
Porzioni di moquette oppure in alcuni vasi lungo la strada perché
Questa città sembra non dormire mai “per il mio compleanno
Voglio un biglietto di ritorno per la pancia di mia madre” disse
Dolcezza che invece proprio non dormiva mai e non aveva nemmeno
Sette anni “adattamento” continuava a ripetere “è che io
non mi spreco quando voi vi annoiate e scialo
Quando sono in vantaggio” diceva “ma in vantaggio su chi?”
Chiedevo io ma lei aveva cose più importanti delle risposte
Lei aveva le labbra e quelle dita bellissime e mordicchiava tutte le
Cose colorate di giallo o meglio lei asseriva di mordere direttamente
Il giallo, all’infinito, e poi c’era una sala buia o qualcuno andava a pisciare dietro una
Colonna e sparivamo, sparivamo e riapparivamo qualche tempo dopo su
Un altro divanetto, con le gambe sotto a qualche altro tavolo e l’unica
Cosa che confutava la nostra esistenza con sprezzante regolarità erano tutte
Quelle foto, e i disegni, e le cose che si incastravano ad altre cose
Che a volte eravamo noi.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=wS6IYnKlQH8]
*
Quel nostro fatidico inverno
deve essere stato un blocco
di futuro.
Siamo esistiti una sola volta.
Se tutto deve ricominciare
come se in mezzo ci sia un respiro,
il nostro intervallo è parso un millennio.
Sos ojos mios arribbo
S’ùltima marrada ‘e sole
at isconzu s’istiu.
De sa chìgula restat su repiccu
in ùngias de saucu
e s’imprenta ‘e su càntigu sou
s’est inferchida in ispinas
de ‘ardu siccu.
Immùrinat s’istiu
in su mudor’ ‘e sas cannas
de trigu moriscu,
isbentulende ammentos.
Sos àrvures sun annuzados
che puzones chena nidu
e fintzas a beranu
no an agattare risu.
In s’ùmbra ‘e unu sàlighe
sos ojos mios arribbo
appittu ‘e dies noas
(Ripongo i miei occhi – L’ultima zampata di sole/ha disfatto l’estate.//Della cicala è rimasta l’eco/tra le unghie dei sambuchi/e l’impronta del suo canto/s’è infilzata in spine/di cardo bruciato./Imbruna l’estate/nel silenzio degli steli/di granturco,/sventolando memorie./Gli alberi sono mogi/come uccelli senza nido/e fino a primavera/non ritroveranno il sorriso.//All’ombra di un salice/ripongo i miei occhi/ad aspettare nuovi giorni.) Continua a leggere
da Graffi, Albatros, 2011.
Ritorno
Non è argento ma madre
di una cultura senza limiti
di età e di religione.
Diritti e doveri dispersi
sull’asfalto, schiacciati
dal rumore di pneumatici
in corsa.
Quanti insetti morti
sulla strada di casa,
sola.
***
todo lo que nos sirve
se extiende sobre la lengua amplia
y puntiaguda de la tarde
[R. Crisologo]
il tuo sguardo diventava astronomia
e tutto era vasto e fuori tempo e tutti
gli incubi, per un intero pomeriggio,
mi lasciarono
[M. De Angelis]
what’s the good ol Love
that doesn’t shake
your foundation?
[M. Egan]
LICENZE POETICHE
X FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA
a cura di Alessandro Seri e Licenze Poetiche
MACERATA
19>22MAGGIO 2011
conversazioni coi poeti, presentazioni di libri, letture
IL PROGRAMMA:
Carlo GASPERINO (Albertville, 11 dicembre 1913 – Parigi, 15 agosto 2000). Francese solo per nascita e per morte, Gasperino è vissuto in Italia, a Genova, ma ha abitato per brevi periodi a Parigi, e a Cagliari, Milano e Roma, mutevoli sedi di lavoro del padre. Figlio di Antonio Gasperino, marchigiano di Porto San Giorgio, ferroviere, e di Maria Conti Passini, casalinga toscana, istruita e dai nobili ascendenti, ha pubblicamente coltivato la passione per il canto e per la scultura oltre quella, segreta, per la poesia. Dall’aprile del 1937 al giugno del 1941 è corista, con voce di basso, nel Chorus Felix di Genova, per poi dedicarsi, finita la guerra, all’amata e impegnativa arte della scultura policroma con lavori in legno, giada e marmo rosa. Notato e valorizzato da Federico Seri attorno al 1970, Carlo Gasperino riuscirà pian piano ad affermarsi e a vivere dignitosamente dai proventi artistici fino alla morte, che lo coglierà a Parigi nel 2000, durante una breve vacanza con la moglie Piera Busetti. Ma il più grande evento da registrare in relazione all’arte del nostro è la straordinaria scoperta delle sue poesie nel 2010, a dieci anni dalla morte. Continua a leggere
di Franz Krauspenhaar
stasera ero deficiente guardavo fernando di leo
l’ha scoperto tarantino e io, io prima che sono
più vecchio, [ e mi rompo con ‘sti punti fermi: dio, patria, famiglia, il 68, andrea pazienza, brigitte bardot.
qualcuno fermi il 900! ] Continua a leggere