da qui
Continua a leggerePregare

Pregare è semplice. Basta dire: Signore Gesù Cristo. Il Kyrios è al di sopra di tutto: la vita non è nostra, siamo amministratori a cui si chiede di essere fedeli; Gesù, Joshua, Dio salva: è inutile cercare altre vie quando Egli ha detto “Io sono la via”; Cristo, il Messia che deve venire: qualunque attesa, qualunque desiderio, sono attesa e desiderio di Lui, l’unico che può rispondere a ciò che vogliamo, a ciò che siamo.
Giorgio Stella, Preghiera per il virus

Cristo annienta la memoria della storia
Mettici in mezzo TE alla memoria TUA
La Croce ha raccolto
Quello che la madre a un padre ha
dato un Figlio dello Spirito SANTO
Ogni uomo ha il dovere di morire per TE
Quindi l’inferno giace in pace
La notte dell’eterno amore Tuo su satana
AVANTI TE LO SPIRITO SANTO BATTEZZATO
CRISTO NOSTRO PERDONA L’OBBEDIENZA
DI TUA MADRE DIO E’ MORTO PRIMA DI TE
NELL’INFERNO NOSTRO PADRE NOSTRO
VIENICI A RIBATTEZZARE L’AMORE DELL’ANGELO
____________________________________________________
Lirico terapia. Giancarlo Majorino, Poesia della poesia

Poesia della poesia
Scrivere costa ma hai un lavoro da uomo
se appiccicato sarai all’onestà coatto
come due piedi alla terra
e diffidente
non guardando le streghe
quando passano sul manico di legno
mira dove partono
non altrimenti uscivano le V2
tra le stelle sopra Londra inquieta.
***
“Scrivere costa”: è lo sforzo che occorre per superare l’immediato, Continua a leggere
Il grido

La malattia, la sofferenza, sono momenti da condividere con il Cristo Servo sofferente eppure gioioso, che conosce il patire fino alla fine del mondo, quando ogni dolore sarà bandito dall’orizzonte di quelli che lo amano. Il Suo grido liberatorio, nella morte in croce, risuonerà una volta per tutte per chi lo ha custodito come annuncio di salvezza. Già da ora.
Giampaolo Centofanti, Habemus papam

Capitolo 1
“Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam”. Laggiù in piazza san Pietro e come sentendo milioni incollati ai media di tutto il mondo, un silenzio inusuale. È palpabile nelle luci della tarda serata una preghiera intensissima, accorata, che dura da mesi. Poi una choccante sorpresa, non segue l’ormai da molti imparato a memoria emintissimum ac reverendissimum… ma semplicemente “Dominum” e improvvisa si diffonde l’attesa di un miracolo quasi insperato. Quei pochi secondi sembrano interminabili… il protodiacono riprende la parola: “Dominum Johannes Sanctae Romanae Ecclesiae presbiterum Lon Rong, qui sibi nomen imposuit Discipulum”. Si ode un brusio animatissimo, si percepisce chiaramente la domanda che rimbalza in ogni parte del globo terrestre: “Chi è? Who is he? Quien es el? Qui est-il?”. Anche il telecronista non sa cosa dire, solo traduce: “Si tratta di un sacerdote, il nome come percepite sembra orientale”. Subito dopo il commentatore riesce ad avere notizie: “È un prete della Corea del Sud. Dovrà venire ordinato vescovo. È giunto in gran segreto ieri a Roma. Ha or ora accettato l’elezione”.
Continua a leggereLe Corbusier, un architetto per la musica. Guido Michelone intervista Giuseppe Azzarelli

Dialogo sul progetto multimediale Cité Radieuse (Città radiosa)
“La città non è solo un luogo di spazi e di forme ma, inevitabilmente, esprime la sua dimensione anche attraverso i suoni: ogni luogo ha una propria impronta acustica che riflette attività umane, relazioni col mondo e con sé stessi. L’idea di una Cité Radieuse, ideale ed utopistica città nella città, immaginata da Le Corbusier attorno all’Uomo e ai suoi bisogni, mi ha subito affascinato per il suo “umanesimo”, avvicinandomi a un mondo sonoro che possa evidenziare o accennare possibili equilibri emotivi nella poliedricità della città contemporanea.” (Giuseppe Azzarelli)
Continua a leggereAttingere
Poesia italiana del XXI secolo


Anna Maria Curci è nata a Roma nel 1960, insegna lingua e cultura tedesca in un liceo statale. È nella redazione della rivista “Periferie”, diretta da Vincenzo Luciani e Manuel Cohen; per il sito “Ticonzero” di PierLuigi Albini ha ideato e cura la rubrica “Il cielo indiviso”. Ha tradotto, tra l’altro, poesie di Lutz Seiler (La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott, Del Vecchio 2012), di Hilde Domin (Il coltello che ricorda, Del Vecchio 2016) e i romanzi Johanna (Del Vecchio 2014) e Pigafetta (Del Vecchio, di prossima pubblicazione) di Felicitas Hoppe. Ha pubblicato i volumi di poesia Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015), Nei giorni per versi (Arcipelago itaca 2019). Di prossima pubblicazione è la raccolta Opera incerta. Insieme a Fabio Michieli è direttore, caporedattore ed editore del lit-blog “Poetarum Silva.”
Continua a leggereDilemma
Yun Dong Ju, Vento Blu

In prima traduzione italiana
Yun Dong Ju
VENTO BLU
(Cielo,vento, stelle e poesia)
Ensemble Editrice, 2020 (collana Erranze diretta da Gezim Hajdari)
Nota di lettura di Annamaria Ferramosca
Vento Blu è libro appena edito nella pregevole collana Erranze di Ensemble Editrice e accoglie in raccolta completa le poesie del poeta della resistenza coreanaYun Dong Ju.
Una pubblicazione che riempie un vuoto oggi non più ammissibile nella lacunosa diffusione italiana della poesia di spessore dell’Est asiatico. Ed è merito, oltre che dell’attenta casa editrice, della giovane studiosa di Letteratura Coreana Eleonora Manzi l’aver tradotto e dilatato con questo libro l’opera del giovane poeta resistente, morto in prigionia a soli 27 anni nel 1945 durante il periodo della dura colonizzazione giapponese, appena prima della liberazione del paese. Un’opera di un poeta amatissimo nella sua terra, che appare straordinaria per la profondità di scavo interiore e per la singolare limpidezza di linguaggio.
Continua a leggereAvere o Essere
Frammenti di Cinema # 33

I disaster movies sono uno dei generi più esplorati dal cinema, almeno a partire dalla metà degli anni ’70. E’ probabile che la crisi petrolifera ed economica, più che la guerra fredda, abbia influito sulle paure apocalittiche degli spettatori e così sulla scelta dei registi e dei produttori di esorcizzarle assecondandole. In realtà, il primo film di genere è La distruzione del mondo (Deluge, Il diluvio) diretto nel 1933 Felix E. Feist. Sono trascorsi, però, appena quattro anni dal il Crack del 1929. Tratto da un romanzo inglese del 1928 racconta la fine del mondo a causa di una serie di disastri naturali. Nel 1973 George A. Romero, vero e proprio padrino di questo filone, lo inaugura (altri considerano Airport ’70 il primo film del genere, ma non si tratta di un disastro “collettivo”) con La città verrà distrutta all’alba (The Crazies). A causa di un incidente, il Trixie, un’arma batteriologica che fa impazzire gli esseri umani inducendoli alla violenza, si diffonde nell’ambiente mettendo in pericolo la vita degli abitanti. Il film che, però, ha consacrato il genere, è Meteor (1979) diretto da Ronald Neame, con Sean Connery e Martin Landau tra i protagonisti. Questa volta siamo in piena “guerra fredda” ma le due super-potenze mettono in comune i loro sforzi per impedire, grazie al lancio di missili, la collisione con la terra di un asteroide. La fonte del film, direi non a caso, non è un romanzo di fantascienza ma un vero progetto sperimentale, chiamato Project Icarus.
Riccardo Ferrazzi recensisce Mascarò, di Haroldo Conti

“Mascarò” è, dopo “Sudeste”, il secondo romanzo di Haroldo Conti che appare per i tipi della casa editrice Exorma.
È l’ultima fatica letteraria di Conti che, non molto tempo dopo averla conclusa, fu sequestrato dai sicari del dittatore Videla, giunto al potere con un colpo di stato, tragico contraccolpo alla discutibile gestione di Juan Domingo e Isabelita Peron.
Al testo del romanzo è opportunamente premessa una prefazione di Gabriel Garcia Marquez: spoglia, giornalistica e proprio per questo impressionante cronaca degli ultimi giorni di libertà per Conti e la sua famiglia, seguiti da una desolante trafila di indiscrezioni filtrate attraverso il vergognoso silenzio sulle torture e sulla morte inflitta allo scrittore.
Continua a leggereLuigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 33
La Speranza
Buona lettura 25: “Non finirò di scrivere sul mare”, di Giuseppe Conte
Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
—
Un viaggio fonte di visioni, avventure, ricordi. Un modo di vivere il mare che diventa possibilità di tempestiva e sottile consonanza con le reazioni interiori di chi ne scopre i molteplici impulsi.
Il mare, “l’amico immenso della luna”, “libero per i liberi” e “preghiera degli innocenti”, mare “sirena” e mare “amore”, mare “sacro”, “divino”, “padre e madre”, “altare”, “ossessione”: una fecondità di scambi prodotta dal ritmo delle vicende ondose, capaci di distrarre dal silenzio e di continuare senza interruzioni tra i malinconici affanni del poeta che tenta di carpirne i segreti, le vibrazioni interne del figlio che ricorda l’infanzia, le ansie dolci e amare di chi vorrebbe veder esaudite le proprie preghiere.
Perché è la potenza di ispirare finemente i diversi stati d’animo che rivela quanto sia profonda la penna di Giuseppe Conte in Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori).
Continua a leggereCio che è
Nothing is far di Robert Francis ( USA, 1901-1987)
Nothing is far
Though I have never caught the word
Of God from any calling bird,
I hear all that the ancients heard.
Though I have seen no deity
Enter or leave a twilit tree,
I see all that the seers see.
A common stone can still reveal
Something not stone, not seen, yet real.
What may a common stone conceal?
Nothing is far that once was near.
Nothing is hid that once was clear.
Nothing was God that is not here.
Here is the bird, the tree, the stone.
Here in the sun I sit alone
Between the known and the unknown. Continua a leggere
Riccardo Ferrazzi, Essere e tempo

Scoprii di essere uno scherzo di natura il giorno del mio diciannovesimo compleanno. A dir la verità, non posso escludere di aver commesso qualche stranezza anche da bambino, magari per evitare uno scappellotto o un’indigestione o una caduta dal sesto piano; ma di queste eventuali esperienze non ho ricordi. Non so che dire: può darsi che la mia facoltà non fosse ancora sviluppata. Ciò che non dimentico è l’inizio di una strada che, ormai, ho percorso troppe volte avanti e indietro.
Continua a leggere




