
Me la ricordo l’ombra di quel Boeing,
che si sforzava d’essere creduta:
è stata come il simbolo del mondo
demoniaco, entrato nell’umano.
Da allora non possiamo più pensare
a una torre staccata da un’aereo.
Ma se il male è il rovescio del tuo bene,
o Cristo, se la torre non può essere
pensata più da sola, quanti voli
dovranno decollare dalla mente
sgretolata dell’uomo, prima ancora
che dimentichi il volto di mefisto.
60. Iride

Ci capitava spesso di considerare la grandezza del Progetto a cui tutti siamo chiamati. Mi tornavano in mente le parole conclusive della catechesi sulla carità, predicata da don Mario, a cui ci ispiravamo: “Questa nostra catechesi, in realtà, non può finire: la conclusione deve essere scritta con la nostra vita, perché tutti siamo stati convocati e a tutti il Signore ha prospettato il suo disegno.”
Il percorso era denso di prove, difficoltà e sofferenze di ogni tipo: una guerra all’ultimo sangue tra la luce e le tenebre, Dio e il demonio: potevamo ben dire d’averlo visto in faccia e di comprendere tutta la portata del suo potere distruttivo. Ma era proprio da qui, dall’accettare di passare per l’abisso restando fedeli, che i frutti erano giunti, e il cuore di pietra si mutava in un cuore di carne.
Sentivamo ormai nostre le parole del salmo: “ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice”. Rimanere e credere, aiutarsi reciprocamente a non indietreggiare, aspettare la chiarezza che sarebbe sopraggiunta, guardandoci dai falsi bagliori delle tentazioni: era questo il compito che il Cielo ci invitava a vivere. E questo era il contesto in cui l’intera umanità veniva immersa: profezie di provenienza diversa indicavano l’inizio di millennio come il punto preciso dello scontro decisivo tra il bene e il male. Era in corso il crollo di una civiltà che mostrava palesemente le sue falle: gli eventi previsti da più parti rappresentavano il preludio necessario all’emergere di un mondo nuovo, annunciato da un’iride di pace, come la preghiera delle lodi mattutine ci spingeva a proclamare, per tenere accesa la speranza
Scrittoio

Non lamentarti se va tutto male,
se persino chi Dio ti ha messo accanto
è sordo, muto e cieco. Queste parti
dello spazio e del tempo sono fatte
così. Ritorna dentro, non lasciarti
attirare nel buco nero pece
del demonio. Soltanto la pazienza
ha il potere nascosto, la ragione
del tutto. Guarda in faccia l’incosciente
mondo: la tua visione va al di là,
risorge dalle ceneri, dal fondo.
LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano
Requim per un luogo
(“Amatriciana” post mortem)
Rai Uno dedica un programma ai beni culturali distrutti dal terremoto nel reatino. Si sofferma in particolare su Accumoli e sul Palazzo del Guasto costruito nel XV secolo e luogo di predicazione di S. Bernardino. “Un patrimonio di inestimabile valore” lo definisce l’esperto chiamato a commentare. Concordo. Eppure lo ammetto. Non solo non conoscevo questo monumento, non conoscevo neppure l’esistenza di questa cittadina. Non credo di commettere un atto di superbia se penso che molti – purtroppo – non conoscevano il Palazzo del Guasto – e quante altre bellezze ancora disseminate in tutta Italia. Il punto è un altro. Perché il servizio pubblico non lo ha fatto prima? Perché non ci hanno fatto conoscere Accumoli e i suoi gioielli prima che la Natura la radesse al suolo? Delle celebrazione post mortem sinceramente sono stanco.
LA POESIA ITALIANA FRA SALOTTO ED OPEN MIC – tentativo di veduta panoramica
CRESTOMAZIA (novità): Vincenzo Frungillo, “Le pause della serie evolutiva”
Trascrivo qui alcune poesie da Le pause della serie evolutiva di Vincenzo Frungillo, da poco uscito per Oèdipus nella nuova collana Croma k a cura di Ivan Schiavone. (f.s.)
***
da Terre straniere
6
Veglio sui campi lasciati a maggese,
c’è chi dice che i frutti verranno dal cielo,
che i semi di tutti, appena dischiusi,
torneranno ad esser distrutti,
che non esiste un solo virgulto,
che non abbandoni il suo velo.
Ma io veglio sui campi lasciati a maggese,
sui corsetti di giovani donne,
sulla magra speranza della notte.
E vedo i cani annusare lungo i bordi,
mi chiedo cosa cerchino le loro bocche,
se siano richiami di forze nascoste.
Mi ritrovo al confine del tempo,
che a volte dimentico, a volte rinnovo.
(p. 24)
Quando l’uomo smarrisce il senso della vita

Sulla quarta di copertina si legge: “L’uomo è l’unico animale che non sa smettere di essere violento quando cessa il pericolo”. Vero, purtroppo.
La violenza, come la gelosia, come la felicità, come il riso, sono cose tutte umane. Troppo umane, nel male e nel bene. Per averne una conferma vi consiglio la lettura di questo graphic novel, Aiuto!, uscito per i tipi di Bao Publishing da pochissimi giorni (pp. 144, euro 18). Ai testi e al layout Isaak Friedl, alle matite Yi Yang. È la storia di uno scoiattolo che in un angolo del bosco sorprende un orsetto piangente sul pelo biondo della sua grande mamma. Lì accanto c’è la testa mozza del cacciatore che l’ha uccisa. La storia, per così dire – e per come la direbbero i bambini – inizia in parità. All’incirca. Perché – per continuare a parlare come un bambino – aggiungerei che “è stato l’uomo a cominciare”, invadendo il territorio altrui. In ogni caso, lì sulla pagina, le due teste, quella dell’uomo e quella dell’animale, occupano lo stesso spazio, sono reclinate allo stesso modo, le narici solide e amare, la pelle cruenta, gli occhi sbarrati a contemplare il nulla immobile. Continua a leggere
59. Il Cristo giudice

Che gli eventi fossero vicini lo dimostrava il fatto che nei rapporti cadevano le maschere: sempre più si rivelavano i veri sentimenti, i fini celati in abitudini o proposte apparentemente benefiche e sincere. Bastava niente per creare attriti che segnavano distanze, incomprensioni che generavano silenzi e malumori. Chi poteva capire che il Signore ci trasformava in monaci guerrieri, sepolti nelle celle a pregare, a scrivere, addestrandoci alle grandi rinunce che la storia avrebbe chiesto di lì a poco? Gesù ci voleva indipendenti: sia dal successo mondano, dal plauso della gente, sia da legami affettivi sotterraneamente esposti alle leggi del “do ut des”. Il Cristo giudice della Cappella Sistina era il simbolo pregnante del nostro cammino: la mano alzata, che minacciava pene eterne, si trasformava, per noi, nel palmo aperto che mostrava la piaga, la pena dell’amore, l’offerta di una vita piena, perché colma di Dio. Ogni giorno, dunque, perdevamo pezzi di passato, ma ci aprivamo ai tesori del futuro, diventato presente. L’Emmanuele, il Dio con noi, ci prendeva per mano e ci lasciava scivolare nel mondo dello spirito, dove buono, bello, vero, tenerezza, comprensione e perdono si facevano linfa vitale che nutriva, energia che ogni giorno ci rendeva più pronti agli eventi che bussavano alle porte.
Domenico Adriano, Dove Goethe seminò violette

Domenico Adriano, Dove Goethe seminò violette, Il Labirinto, Roma 2015
di Rosa Salvia
Domenico Adriano è un poeta complesso, anche se le sue composizioni si offrono limpide alla lettura, perché qualcosa resta, nel fondo, di non detto, qualcosa di cui i versi hanno alzato un velo che non vuole scoprirsi per intero, qualcosa che costituisce il rovello segreto dell’occasione e dell’uomo. Continua a leggere
Roma a 5 stalle

Il fatto è questo: che di Agnelli senza macchia ce n’è uno. Tutti gli altri, più o meno, ci hanno i loro difetti. La politica comincia da qui: dall’ammissione che nessuno, per primo, può scagliare la pietra a cuor leggero. Se si vuole passare per perfetti, si rischia di cadere brutalmente a terra. Come si dice: dalle stelle alle stalle. Tuttavia non bisogna scoraggiarsi. In fondo, Uno che conosciamo bene non è nato in un albergo a cinque stelle, ma in una stalla come tante, visitato da pastori modesti e analfabeti. Solo se sei disposto a partire dal tugurio dell’umana condizione gli angeli proclameranno la tua gloria. Altrimenti farai la fine di Lucifero, di Dorian Gray, di tutte le luci che hanno presto rivelato un’ombra così fitta da far venire i brividi.
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 20
[youtube=https://youtu.be/PfXRgz8Tbfg]
da qui
[youtube=https://youtu.be/4wBqUDcTcgM]
da qui
Federico García Lorca
Poesie
Libro de poemas, Suites
A cura di Claudio Rendina
Testo spagnolo a fronte
Newton Compton editori
Lettura di Luigi Maria Corsanico Continua a leggere
Gauguin il selvaggio

di Augusto Benemeglio
- Un maledetto meticcio
Eugène-Henri-Paul Gauguin, un maledetto meticcio, mezzo parigino e mezzo peruviano(per via di madre e in Perù peraltro visse in un certo periodo della sua vita), che prima di fare il pittore fece il redattore de “Le National”, giornale di tendenza repubblicana, e poi l’agente di cambio; lo si conosce , per fama , come un uomo di pessimo carattere : un omone molto forte fisicamente , violento , ubriacone e puttaniere. Nel film su Van Gogh degli anni cinquanta (protagonista Kirk Douglas) fu interpretato, efficacemente , come sempre, da Antony Quinn , che gli somigliava in modo incredibile ( due gocce d’acqua) , peraltro meticcio come il pittore , un messicano mezzo irlandese e anche lui piuttosto rissoso e donnaiolo. Continua a leggere
ESTETICA DEL MITO E SCRITTURA MITOPOIETICA IN RICCARDO FERRAZZI
ESTETICA DEL MITO E SCRITTURA MITOPOIETICA IN RICCARDO FERRAZZI in Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio, Fusta Editore, 2016.
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«Ciò che è stato storicamente, ritorna con la morte nell’ambito della natura, e ciò che è stato naturalmente ricade infine con la morte nell’ambito della storia»
(Walter Benjamin)
Questo importante libro di Riccardo Ferrazzi non si presenta con i caratteri del classico studio accademico e paludato sul mito ma come una ricerca sul campo. L’autore esamina in dettaglio gli aspetti del problema che lo affascinano e che gli competono maggiormente e poi trae le proprie conclusioni da scrittore piuttosto che da antropologo o da etnologo (come accade di solito negli studi dedicati alla natura mitica dell’immaginario collettivo o della società umana).
L’essenziale è invisibile agli occhi

È come quando ti spiegano Il piccolo principe: si impegnano, con le loro piroette cerebrali; ma più ti spiegano e meno ti convincono. Il piccolo principe, infatti, non si spiega: è lì davanti e ti guarda, ti parla, e non risponde alle domande. Ma se è lui a domandare, allora non demorde, fino a che non ha ottenuto una risposta.
Guardiamo le stelle e viene in mente lui, la sua rosa, la sua pecora con la museruola. Non sappiamo se la pecora mangerà la rosa; ma sappiamo che in qualche parte del tempo e dello spazio – o forse fuori del tempo e dello spazio – c’è un Amico a farci compagnia. E se nell’universo infinito c’è un Amico, una Persona che ti ama, e tu la ami, allora tutto è diverso. Allora puoi vedere davvero l’Invisibile.
58. Un uomo felice

In un clima di violenza e confusione, come riscoprire la bellezza dell’uomo, evocata da don Mario nell’atto di fede da lui scritto? La negatività sembrava avere il sopravvento: le notizie di attentati e omicidi si moltiplicavano, cresceva la precarietà nel mondo del lavoro, e i valori fondamentali si disgregavano in un soggettivismo senza limiti.
Il mondo occidentale provava a opporre i suoi valori in risposta alla furia distruttiva, ma di quali valori si trattava? Cosa spingeva persone cresciute nella nostra civiltà, e spesso apparentemente integrate, a lasciare tutto per ciò che ritenevano un ideale tanto alto e attraente da indurli a giocarsi la vita?
La crisi in atto sembrava riferirsi a qualcosa di profondo, alla stessa identità dell’essere umano, alla domanda eterna sul senso delle cose. Un vuoto di valori a cui l’Occidente in declino non era più in grado di rispondere. E come avrebbe mai potuto farlo? La mentalità materialistica non intercetta la realtà ricca e complessa che caratterizza l’essere: corpo, mente e spirito sono dimensioni peculiari, e ciascuna richiede specifiche risposte. Trascurarne una sola compromette l’integrità del tutto. La parola chiave era “persona”. Era questo il bagaglio che don Mario ci lasciava: un’antropologia che univa i valori fondanti dell’essere umano con le virtù teologali, ossia fede, speranza e carità. Un uomo può essere felice – sosteneva lui – solo quando, a partire dai valori umani, arriva a dire dal profondo: io credo, io spero, io amo. Era questo che avevamo ricevuto, e che avremmo trasmesso a un mondo più che mai disorientato.
Lettera da Berlino
di Stefanie Golisch
Il centro di accoglienza di Marienfelde, a sud di Berlino, ha una lunga tradizione.
Creato negli anni ‘50 dello scorso secolo per dare un tetto alle migliaia di tedeschi dell’est in fuga dalla Germania comunista, oggi è popolato da profughi di tutto il mondo.
Con ben 700 posti è una delle strutture più grandi nel territorio, destinata soprattutto alle giovani famiglie.
Infatti, la prima cosa che si nota quando si entra in questa piccola città nella città, è la presenza dei bambini.
Quale luogo migliore per realizzare un progetto fotografico dedicato alle loro storie?
L’idea della mostra Neue Welt (Nuovo mondo) è del gallerista Gunter Haedke, le foto sono di Edith Held.
Nell’arco di quasi un anno, e con l’aiuto degli operatori sociali del centro, sono entrati in contatto con i bambini e le loro famiglie, cercando di conquistare quel minimo di fiducia necessario alla realizzazione del loro progetto. I bellissimi ritratti della mostra, rigorosamente in bianco e nero, non sono quindi degli snapshot, ma il risultato di un lento processo di avvicinamento, un tentativo, si potrebbe dire, di amicizia, che per ogni bambini si concretizza in una foto e una breve intervista, dando spazio alla massima eterogeneità delle vedute. Continua a leggere
Inerzia #9: il piano inclinato di Galileo
di Antonio Sparzani
Non si può riprendere il discorso che avevamo interrotto qui a proposito di Newton senza soffermarsi sull’opera di Galileo (Pisa 1564 – Arcetri 1642), che ebbe l’onere – e soprattutto l’onore – di prestare il suo nome, presso i posteri, al cosiddetto principio d’inerzia.
Se Galileo abbia o no formulato completamente il principio d’inerzia, quello poi ufficializzato da Newton nei Principia, è stata materia di ampie e contrastanti discussioni. Le interpretazioni della sua opera sono state davvero molteplici nella storia del pensiero occidentale, da Koyré a Duhem, da De Santillana a Koestler, da Maier a Geymonat, da Drake a Feyerabend e a Barbour. Per non dire poi dell’evoluzione della riflessione galileiana dagli scritti giovanili ai Discorsi.
Io qui vorrei darvi conto di un momento particolarmente felice del suo argomentare, Continua a leggere
Guido VIALE. Lavorare tutti, italiani e migranti.
Da. il manifesto
L’Italia, la parte più bella e più vera del suo territorio e delle sue comunità, si sta disfando. Manca la manutenzione, quella ordinaria e quella straordinaria. I danni e le vittime, i lutti e i costi provocati dall’ultimo terremoto ne sono solo l’ennesima conferma. Con venticinque milioni di abitanti che vivono in zone ad alto rischio sismico, niente è stato fatto né predisposto per prevenire tragedie e devastazioni, che a detta di tutti i geologi, avrebbero potuto essere evitate. Ma dove non arrivano i terremoti, o in aggiunta ad essi, provvede il dissesto idrogeologico: in parte provocato dall’abbandono di terre, insediamenti e attività non sostenuti da interventi pubblici per garantire tutto quello che potrebbero dare al resto del territorio; in parte, ma soprattutto, provocato dalla cementificazione selvaggia: sia quella abusiva (e figuriamoci se una costruzione abusiva rispetta le norme antisismiche!); sia contrattata o promossa direttamente da “autorità” che avrebbero l’obbligo primario di salvaguardare il territorio e invece lo svendono per “salvare” i bilanci; sia imposta dall’alto, con quelle Grandi Opere contro cui si battono (per ora senza successo, con l’eccezione della Valle di Susa) le comunità locali. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 19
[youtube=https://youtu.be/wN0UytRitXM]
da qui
[youtube=https://youtu.be/d6v65pq5okU]
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Federico García Lorca
Libro de poemas
Altra canzone
1919
(Autunno) Continua a leggere





