DISPOSTI ALL’UBBIDIENZA. Fabio Ciaramelli – Ugo Maria Ulivieri, “Il fascino dell’obbedienza. Servitù volontaria e società depressa”

Fabio Ciaramelli – Ugo Maria Ulivieri, Il fascino dell’obbedienza. Servitù volontaria e società depressaDISPOSTI ALL’UBBIDIENZA. Fabio Ciaramelli – Ugo Maria Ulivieri, Il fascino dell’obbedienza. Servitù volontaria e società depressa, Milano, Mimesis, 2013

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di Giuseppe Panella

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L’obbedienza è una virtù, come lungamente ha sostenuto una tradizione di origine religiosa che parte con i Padri della Chiesa cristiana o è semplicemente l’”altra faccia” dell’ipocrisia, della pigrizia mentale e, in particolar modo, della mancanza di desiderio vitale? L’obbedienza è un fattore positivo della dinamica sociale in quanto permette alle strutture statuali di sopravvivere e operare proficuamente oppure è soltanto il nome che ha preso, in epoca moderna, la disposizione dell’eterno consenso umano all’oppressione tirannica? In che cosa consiste la “servitù volontaria”?

E’ quanto si chiedono Fabio Ciaramelli e Ugo Maria Ulivieri in un saggio denso e incisivo, ben fondato filologicamente e pieno soprattutto di inquietanti interrogativi.

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Lei se ne va. Storie del disagio mentale.

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di Raffaella De Donato

Questo libro si pone nella condizione di veicolare la scienza psichiatrica e antipsichiatrica travalicando i confini tecnicistici, di settore. Per rendere possibile ciò, più che fornire una documentazione diagnostica (esterna), avanza al lettore un ventaglio di storie affascinanti dove più che la malattia, sono le persone a stare nel mezzo di un universo alle volte inaccessibile. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.76: L’orgoglio di un poeta. Carlo Cipparrone, “Il poeta è un clandestino”

Carlo Cipparrone, Il poeta è un clandestinoL’orgoglio di un poeta. Carlo Cipparrone, Il poeta è un clandestino, Martinsicuro (Teramo), Di Felice Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Carlo Cipparrone è orgoglioso di essere (ancora) un poeta e lo si vede bene dalle pagine e dalle liriche che scrive in questo suo nuovo libro di poesie.

Nella sua Auto-introduzione poi è ardito nel precisare in modo forte e chiaro:

 

«L’autore, con sottile humour e, a volte, compiaciuta autoironia, compone consapevolmente da ‘perdente’ la sua poesia come fallimento e negazione, vivendo con discrezione la propria passione letteraria, col passare degli anni coltivata sempre più in segreto, perché capace di suscitare scandalo e irrisione, come un amore senile per una ragazza giovane e bella, qual è, appunto, fuor di metafora, la poesia. Il suo è un amore difficile, ‘proibito’, da consumare onanisticamente, sete dell’anima da spegnere in disparte. Egli non soltanto concorda con chi ritiene che “l’esistenza artistica non ha bisogno di grandi palcoscenici, anzi il suo palcoscenico preferito è la solitudine, come attesa di una comunicazione migliore, e che quest’attesa non soffre se è continuamente differita, e più la comunicazione con l’altro e col mondo viene rinviata, più migliora quella con se stessi” [Gregorio Scalise], ma condivide la teoria beckettiana che unico dovere per lo scrittore sia “andare incontro al fallimento, soccombere all’inesprimibile, e quanto più saprà avvicinarsi allo scacco, tanto più avrà svolto al meglio il suo compito”»[1].

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“La bambina pugile” a Milano

L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa cosí:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

Il 16 Aprile 2014 alle ore 18, a Milano, Chandra Livia Candiani presenta il suo libro La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore presso la Libreria Feltrinelli (via Manzoni, 12). Intervengono Giovanna Rosadini, Daniela Caselli e Dario Borso. Continua a leggere→

Nino De Vita, “Òmini”

di Manuel Cohen

De VitaSebbene non scriva versi per canzoni e non coltivi particolarmente la musicalità e la rima, un appartato, immaginiamo anche per scelta personale, come un Roversi del Mezzogiorno, lontano dai riti dell’editoria, eppure vitale autore che in questi anni ha stampato in proprio diverse suite di versi, alcune delle quali raccolte ora in Òmini, è Nino De Vita, senza ombra di dubbio uno dei massimi poeti italiani in circolazione – sul quale sono state scritte pagine critiche memorabili, tra gli altri, da Enzo Siciliano e da Emanuele Trevi. Ricorda molto e si ispira a quella lingua dell’oralità, tanto cara a Ignazio Buttitta, la cui sopravvivenza si deve in gran parte ai cantastorie che animavano le piazze e i centri abitati della Sicilia e del Sud.

Le poesie di De Vita hanno più di qualcosa di raro, di unico, nella prosodia e nel ritmo, nell’ostensione di una rara levità, nella molta umanità e nei sentimenti espressi con misura, garbo e pudore. Sono innanzitutto lunghe, articolate narrazioni, affidate a strutture di versi pressoché brevi che ruotano intorno al settenario. Da anni l’autore scrive in questa maniera, elaborando poemetti suddivisi in paragrafi, parti infinitesime di un discorso mai finito e mai pago. È come se le strutture canoniche o quelle rastremate e minime proprie di tanta lirica neodialettale squisita e preziosa, come pure di tanta versificazione in lingua, non fossero per lui bastevoli a dire il continuum di un mondo di uomini, di vicende e di ricordi. Continua a leggere→

Guido Michelone intervista il Duo Gazzana

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Natascia e Raffaella Gazzana sono due splendide ragazze, note semplicemente come Duo Gazzana, che, partite da Sora, in provincia di Roma, hanno raggiunto in breve tempo, la fama internazionale nell’ambito della musica classica, quali raffinate interpreti degli ardui repertori novecenteschi; lo dimostra il loro più recente cd dal sobrio titolo ‘Duo Gazzana’, che in copertina reca, oltre al loro, reca solo i nomi dei grandi musicisti eseguiti: Poulenc, Walton, Dallapiccola, Schnittke, Silvestrov; l’album è pubblicato nella collana New Series dalla prestigiosa casa bavarese ECM, che proietta il duo in un panorama cosmopolita, senza fare perdere a entrambe la genuinità e l’immediatezza della gioia di suonare, come si può arguire da quest’intervista, dove Natascia e Raffaella rispondono assieme o a turno sui valori della musica e su tanti diversi argomenti. Continua a leggere→

Daniele Pietrini, Zalongo

Thelma e Louise
Ci succede – ogni tanto – di incontrare poesie fisicamente insopportabili come queste, poesie che fanno smettere di respirare perché hanno la facoltà di immergerci in un lago di senso che sovverte le leggi di natura. La storia delle 57 donne del villaggio greco di Souli che, unite tra loro per le mani e ai loro bambini in un gravissimo girotondo, si gettarono danzando – a una a una a ogni giro del cerchio, sempre più stretto fino alla intatta solitudine dei morti – dal monte Zalongos per non venire umiliate nell’anima e nel corpo dai soldati turchi di Ali Pascià è di per sé corpo poetico, materia già di musiche e pitture e danze popolari. Continua a leggere→

Tre atti e due tempi, di Giorgio Faletti

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di Giuseppe Granieri

Tre atti e due tempi – di Giorgio Faletti – porta con sé il dono della leggerezza. E non è poco per un libro, anzi. Leggerezza sotto più punti di vista. Si legge in poco tempo: c’è chi lo ha letto in metropolitana, tra una fermata e l’altra, c’è chi lo ha divorato in un paio di serate, c’è – ancora – chi lo ha portato con sé, pronto a leggerlo nei ritagli di tempo. Continua a leggere→

Franca Alaimo: Lettera al lupo

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Caro Lupo,

io ti ho incontrato molte volte ed ogni volta in modo diverso. La prima volta fu intorno ai quattro anni, quando mia madre mi raccontò la storia di Capuccetto rosso. Mangiavi gli uomini. Parlavi ingannando.
Da allora mi hai fatto compagnia per molte notti invernali di vento, quando il suo fruscio mi sembrava l’artigliare delle tue zampe contro le imposte di legno della mia stanza da letto. Io non volevo essere mangiata e così mi coprivo anche la faccia con la coperta di lana e cercavo quasi di non respirare, per non farti capire che esistevo. Continua a leggere→

Non voglio partorire un corpo di plastica / di Jonida Prifti

dimestichezze protettive
premono infuori dovere protettivo

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa gonfiarsi di fiato innaturale

risiede in una minima
goccia di saliva
una forza striminzita
che si muove ruotando

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa iniettarsi di acido polare

non vedrai più l’ombra come tale
in fondo alla valle risiede un nascondiglio
dove il contorno si riempie di cotone
per sembrare animale

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa lanciarsi dentro il buco astrale

immobile la casina ondeggia fumo
dal tetto triangolare
viscida si sviscera la lumaca
attaccata al cemento
(sottostante o sovrastante?)
e inforca la sua forma
verso una porta inchiodata

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa ammalarsi e per un tossico unguento
SCOPPIARE

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Guido Michelone intervista Gianluca Mercadante

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di Guido Michelone

Gianluca, in tre righe cos’è il tuo recente libello “Caro scrittore in erba”?
Una sorta di lunga lettera indirizzata innanzitutto a me stesso, nel tentativo di tirare due righe di conti dopo aver trascorso una decina d’anni a contatto col mondo editoriale.

Quali sono per te le finalità di questo libro?
Le ho scoperte strada facendo: da scrittore, e da giornalista, mi sono avventurato lungo un percorso, quello editoriale, disseminato di trappole, disillusioni, figure grottesche e situazioni paradossali. Descrivendo tutto ciò nel mio libro, ho finito con l’analizzare senza filtri, e semmai con un pizzico d’ironia, uno dei possibili destini di un possibile scrittore, privo dell’armatura necessaria a parare i colpi, che non mancheranno di certo e arriveranno, anzi, in abbondanza. Continua a leggere→

Il Vangelo secondo Fabrizio

vangelo di fabrizio
Il Vangelo è uno di quei libri che si possono leggere per tutta la vita: ogni volta contiene qualcosa di nuovo. È la forza dei “classici”, che diventano tali proprio perché contengono verità che la storia non falsifica, verità poliedriche che in ogni circostanza si mostrano da un punto di vista insospettato.
Ma così come nella mutevolezza della Storia esistono delle costanti, anche nella perenne rilettura del Vangelo si possono scorgere linee di tendenza. Da tempo ormai (e sarebbe interessante indagare perché) l’accento è posto sulla umanità di Cristo. Continua a leggere→

Letture amiche (con sorpresa): Chiedi scusa alla guerra, di Alessandro Morbidelli

csagPer la serie letture amiche oggi parlo di un libro speciale, che mi sento onorata di aver letto così precocemente. In che senso precocemente, viene da chiedersi? Lo spiegherò in seguito. Intanto vanno detti titolo e autore. Si tratta di “Chiedi scusa alla guerra”, di Alessandro Morbidelli.
Il romanzo è il seguito del fortunato noir del 2010 “Ogni cosa al posto giusto” pubblicato da Robin Edizioni, ma in qualche modo può essere letto anche come libro a sé. I riferimenti alla storia precedente si spiegano in parte nel dipanarsi della trama; io però consiglierei la lettura di entrambi, nell’ordine di scrittura. Continua a leggere→

L’allegoria comunista del poeta Emilio Piccolo

Emilio Piccolo

Emilio Piccolo

a Emilio Piccolo

non sempre chi va via va via

tu andandotene sei rimasto

a.c.

L’allegoria comunista del poeta Emilio Piccolo

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di Antonino Contiliano

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È vero, la globalizzazione capital-neoliberista ha cambiato molte cose. Nessun stile di vita, singolare e sociale, dentro e fuori i confini di ciascuno popolo, è rimasto indenne. In questo passaggio, – che, tra XX e XXI, ha toccato strutture e sovrastrutture modificandole profondamente, – se da un lato rimangono costanti i rapporti di identità e potere del capitalismo egemone, dall’altro, a fronte dell’avanzare della comunicazione di massa, gestita dai nuovi media e “nuovi intellettuali collettivi organici” – tv e www –, il linguaggio e il pensiero della cultura e della ricerca critica, pur perdendo i vecchi punti di riferimento, aprono altre prospettive di revisione e progettazione. Il rullo compressore dell’azione neoliberale e ipermoderna ha impoverito ogni linguaggio; ogni segno e parola hanno perso la profondità per far spazio agli algoritmi della velocità digitale, piegandoli solo ai mercati e ai conti dei costi e ricavi di classe, alle identità dequalificate e degradanti dell’omogeneizzazione della finanza e dei salotti dell’audience. La logica dello scambio e della valorizzazione capitalistica, rivoluzionandosi, ha cambiato sola forma. La sostanza è rimasta invariata; anzi si è fatta più triste e perversa: la liberalizzazione, e non solo per caso, si è trasformata in una gabbia elettroinformazionale di disciplina e controllo più pervasiva e diffusa che mai.

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Nel crudele aprile

aprile

Nel crudele aprile
il mio flusso di coscienza
è quello di api inebriate
che prendon fiordi per fiori.

Nel crudele aprile
potrei inviare
milioni di e-mail
con allegati pineali
fra i palloncini d’elio
del borgo medievale.

Nel crudele aprile
l’oblio è attaccato
dal polline e le scene
risalgono alla superficie.

Nel crudele aprile
gli smartphone
son poca cosa
davanti al verde trasparire
delle foglie al sole.

Nel crudele aprile
potrei esser colto
da amor fulminante
e finire al pronto soccorso.

Nel crudele aprile
interrogo la statua
della “Fontana dei Mesi”
e lei mi dice di smetterla
e di pensare a maggio.

Il crudele aprile
è stato accusato
di scarica barile
e aggiotaggio.

Max Ponte, 20/04/2013

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