La discussione in rete (e non solo) sulla rete sta negli ultimi giorni tornando ad agitare i pomeriggi afosi di chi ancora non è riuscito ad andare in vacanza. Internet continua a essere la nuova frontiera, il grande universo rigirato che vive dietro gli indici cliccanti di milioni di persone. Il buco del coniglio è uno schermo sempre più piatto, dove a detta di molti si potrà scendere sempre più in profondità, con orizzonti e confini tutt’ora impossibili da delineare. È una vera e propria ‘corsa all’ovest’ dove alle terre si sostituiscono i ‘domini’ e dove ognuno, come nella migliore tradizione pionieristica, può crearsi una nuova identità a cavallo della quale rifarsi un’altra vita.
Si cercano regole. Si parla di buon senso. Regole e buon senso che difficilmente potranno essere trovate, se pensate sulla base dei parametri del mondo, cosiddetto, reale. La prima regola del mondo-internet, infatti, è che non pare esserci distinzione tra reale e immaginario, in una sorta di paradossale ricostituzione delle tre unità aristoteliche secondo la quale tutti possono essere (quasi) chiunque, in (quasi) ogni luogo e (quasi) nel medesimo tempo. Continua a leggere
Il dono della notte, di Emilio Coco
di Luca Benassi
Nel 1911 la rivista La Voce rifiutò la pubblicazione di un intervento di Umberto Saba dal titolo “Quel che resta da fare ai poeti”. Lo scritto, ritrovato fra le carte del poeta e pubblicato nel 1959, inizia rispondendo, senza preamboli o giri di parole, alla questione posta dal titolo: “ai poeti resta da fare la poesia onesta.” Continua a leggere
L’isola e il sogno
Paolo Ruffilli, L’isola e il sogno, Roma, Fazi, 2011
di Pasquale Vitagliano
Più la nave si avvicinava alla costa e di meno si coglieva l’insieme. (…) le tinte ambrate, il pallido verde, i granulosi grigi sbiaditi del risorgente mattino. Perché mai gli piaceva vegliare le ore cristalline del l’alba? (…) Nella sua vita, del resto, era riuscito a dormire così poco… E, anche dormendo, non sapeva davvero cosa fosse il riposo. (…) Alla vista dei luoghi, per Nievo scattarono netti i ricordi. L’odore denso e grumoso che inebriava l’intera città: gelsomini, aranci, mirti, cedri, oleandri. Continua a leggere
53. Giochi
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dxz2UfCYtQk&NR=1]
da qui
C’è un contrasto suggestivo tra la sala dell’albergo-ristorante e la città antica che appare al di là della vetrata. Due epoche, due mondi che si studiano, come gli occhi di Avigail e di Ismail, seduti al tavolo coi bicchieri di cristallo e un mazzo di fiori bianchi che lanciano un appello profumato. Continua a leggere
Christine Koschel, Nel Sogno in bilico.
Da “Kamen'”
È stato pubblicato in questi giorni il volume di Christine Koschel, Nel sogno in bilico, a cura di Amedeo Anelli, per i tipi di Mursia, nella collana Argani diretta da Guido Oldani. La nostra redattrice Christine Koschel è fra i maggiori poeti tedeschi del Secondo Novecento; nel risvolto di copertina Guido Oldani scrive:”Si vive con un dizionario di alcune decine di parole. Tutto al contrario per Christine Koschel; lei sa che il poeta è una piccola isola in un oceano di termini, da cui pescarne pochi, e ad uno ad uno, con la fatica della lenza, usando per esca il proprio animo, perché il cesto si colmi lentamente, apertis verbis, e solo quando occorra veramente. Continua a leggere
Silvana BARONI – Ciliege e bot
Con tutti gli amuleti cuciti sul vestito
di Alfonso Nannariello
Quando nacqui io non si usavano più. Qualche tempo prima, invece, per vincere ansie, paure e qualche satanasso, le donne portavano appese al petto come scongiuri zampe di lepre o di coniglio, forse anche di tasso.
Col tempo questi ciondoli furono sostituiti da altri d’argento, d’oro o di corallo, detti manùzz. Le manine facevano il gesto delle corna o quello della fica. Al loro posto poi furono messi corni e croci, rimpiazzati a loro volta dall’arsenale delle virtù: croce, àncora e cuore, simboli di fede, speranza e carità, che rimasero amuleti, per quanto teologali.
Le zampe di lepre o di coniglio forse si mettevano da adolescenti per non far esplodere con una qualche scusa tutta un’energia che si sentiva dentro percorrere confusa. Quelle di tasso avrebbero dovuto dare forza, tenacia e resistenza.
Forse proprio per avere quel sangue freddo, quello necessario a soffocare con fermezza focolai di resistenza partigiana dentro il proprio cuore, le donne si ornavano di corallo rosso. Più rosso e freddo di quello di draghi, di pesci e di lucertole. Anzi più di quello rappreso davvero e duro come sasso, come quello dei pietrificati di Napoli nella cappella San Severo.
[l’immagine è tratta da qui]
52. Date loro
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=5KMOM8M-Lig&feature=related]
da qui
Da questa prospettiva si vede tutta la città: le mura chiazzate come un formaggio andato a male, le case ammucchiate le une sulle altre come frammenti di un grande minestrone, la bottiglia di vino del campanile bianco, il gelato al limone della moschea di Omar.
– E’ la prima volta che leggo qualcosa dal quaderno, una frase colta per caso, mi si è inchiodata nella mente. Continua a leggere
IL TERZO SGUARDO n.32: Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, “All’ombra del gatto nero”
Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, All’ombra del gatto nero, Milano, Mursia, 2011
_____________________________
di Giuseppe Panella*
Apparentemente il gatto nero e le sue vicissitudini non sembrerebbero il soggetto adatto per una ricostruzione così a vasto raggio della cultura occidentale (fa eccezione il bel saggio che ricostruisce Il grande massacro dei gatti, opera di Robert Darnton, un pregevole storico dell’Illuminismo che rievoca questo episodio realmente avvenuto a Parigi a metà del Settecento). Eppure Marina Alberghini è riuscita, attraverso una vertiginosa carrellata che parte dall’antico Egitto e finisce praticamente ai giorni nostri, a trasformare la figura del gatto in una sorta di magico psicopompo che accompagna gli uomini e la loro esistenza dagli albori della loro storia fino ad alcune delle sue manifestazioni più recenti. Continua a leggere
In horas
Segnalo il Festival di avanguardie artistiche interdisciplinari “In Horas” (Luserna San Givoanni, Torino), il 25 e il 26 giugno, nella cui cornice ci saranno dei reading e delle performance di musica elettronica di Luca “Kremo” Baroncinij, scrittore connettivista ed editore di Kipple Officina Libraria (nonché, al suo interno, co-curatore, con Sandro Battisti e Francesco Verso, della collana connettivista “Avatar”).
Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, “Il Tempo salvato”
Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, Il Tempo salvato, prefazione di Luigi Fontanella, Piacenza, Blu di Prussia, Editrice, 2010
_____________________________
di Giuseppe Panella*
Posto sotto il segno salvifico di una citazione beckettiana (da En attendant Godot – p. 49), Il Tempo salvato di Ivano Mugnaini, scrittore pisano e già autore di molti testi in verso e in prosa, si confronta con la necessità di utilizzare il tempo che rimane della vita nella prospettiva di un suo riscatto mediante la poesia.
Considerare il Tempo come il nemico da sconfiggere durante la propria esistenza non è certo possibile ma non ci si può neppure affidare ad esso in modo totale, rinunciando a cercare una via di scampo o provare a gestirne l’angoscia e la sua prorompente volontà di azzerare ciò che è già accaduto confinandolo nell’oblio.
51. L’elemento umano
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=jCGecYRRF-0&feature=related]
da qui
Sono di nuovo qui, davanti a un quadro che ha il centro in un cerchio di fuoco, perché torna così spesso questa immagine? una striscia di sole circondata da nuvole al tramonto, con i raggi come braccia, o parole, le braccia e le parole di Yehochoua, che ora si tendono verso Magdalenne, cosa vedi sopra la città? Continua a leggere
Passaggi tra le righe caravaggesche di Mario Lunetta
_____________________________
Più il corpo è potente più la mente è libera.
Spinoza
Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima.
Mao
Leggere Invasione di campo. Proposte, rifiuti, utopie (Lithos, Roma 2002), e Depistaggi /fra critica e teoria (Onyx Editrice, Roma 2010) di Mario Lunetta – poligrafo lo dice Francesco Muzzioli che cura una nota a “Invasione di campo” – è come trovarsi, compagno “alieno”, davanti la devastante bellezza delle opere di Caravaggio: gli squarci lasciati dall’ascia della dialettica dello scontro tra luce ed ombra, i taglienti cromatici (variamente graduati e incrociati) che fanno terra bruciata, giustamente, di ogni camuffamento sublimante dei corpi offesi, quasi ai crocicchi dell’ingiuria, con tutto il peso e lo spessore della verità nuda della loro umana e terrena materialità.
Donato Salzarulo, “Meteo”: le previsioni della poesia

Una lettura di Meteo di Andrea Zanzotto
di Donato Salzarulo
1. Innanzitutto il titolo. Tratto di filato dalle note rubriche televisive di previsioni del tempo. Ma anche ME-TEO, ME-DIO, conoscendo il presupposto teorico di base della ricerca zanzottiana che, a partire da La Beltà, istituisce il significante come produttore e depositario in proprio di senso. Evidente l’intento di instaurare un legame tra l’atto poetico e quello scientifico-conoscitivo del fare previsioni. Poesia come meteorologia, quindi. Come presa diretta, dal vivo, live delle alte e basse pressioni affettivo-sociali, dei loro nuclei di condensazione, della loro distribuzione, dei loro moti e precipitazioni. Continua a leggere
Non temere. Versi come consolazione : Poesie scelte di Hilde Domin
La voce della poetessa Hilde Domin (1909-2006) ci giunge da tempi remoti: versi apparentemente semplici, essenziali, colmi di esperienza vissuta. Poesie di vita e di morte, di gioia e di dolore che con un tono laconico, quasi sottovoce, girano intorno agli eterni temi della poesia.
La Domin, come lei stessa testimonia, è arrivata alla poesia quasi per caso. Infatti racconta di aver scritto i suoi primi versi subito dopo la morte della madre, quando si trovò in esilio insieme a suo marito – e grande amore della sua vita! – lo studioso e scrittore Erwin Walter Palm. Di origine ebraica, all’inizio della seconda guerra mondiale Domin aveva dovuto lasciato la Germania, trasferendosi dapprima in Inghilterra e, successivamente, nella Repubblica Domenicana, dove sarebbe vissuta per quattordici anni, prima di tornare in Germania nel 1954. Continua a leggere
La Multa
All’incrocio c’è la pantera della stradale con una preda fra le fauci. Mi fermo allo stop, con religioso scrupolo, e osservo.
L’incrocio in questione è di quelli strategici, più centro che periferia, ma nel cuore della città sembra improbabile che possano verificarsi grosse mancanze da parte degli automobilisti. Il traffico congestionato limita le follie di piloti in delirio di onnipotenza.
In questo punto tuttavia ci sono una pista ciclabile, a ostacoli, un senso di marcia obbligato, segnalato da una freccia bianca in campo azzurro nel tempo diventata invisibile agli esseri umani, una rotatoria che sembra stare antipatica ai più e che quindi viene di regola snobbata, e un passaggio a livello per trenini fantasma transitanti per gli stessi binari delle auto nelle ore di punta. Non bastasse, nel quartiere dimora stancamente la sede dell’azienda sanitaria locale, uffici e ambulatori. L’umanità sofferente e affaccendata ogni giorno si reca all’appuntamento con una burocrazia che, nel tentativo di essere generosa, spesso è solo kafkiana.
Insomma, volendo, qualcuno un’occasione di peccare, automobilisticamente parlando, la potrebbe sempre trovare. Continua a leggere
Anna Maria CURCI – Inciampi e marcapiano
“Non si può scrivere/per salvarsi l’anima./Lei, data per persa, passa avanti e canta” è scritto nell’esergo di Maria Luise Kaschnitz, che apre la raccolta di Anna Maria Curci “Inciampi e marcapiano” (Lietocolle, 2011); mentre di quest’ultima leggiamo: “Ormai soltanto questa m’è rimasta/la libertà del folle, del giullare./Col cranio raso o le trecce da rasta/non può, non sa far altro che cantare” (Narrenfreiheit). Non si scrive dunque “per salvarsi l’anima”; il poeta, come il folle, canta perché “non sa fare altro che cantare”. Continua a leggere
Presentazione de “Il bambino che sognava i cavalli”, di Pino Nazio
Alla biblioteca Liber di Roma, mercoledì 22 giugno alle 17,30 viene presentato il libro di Pino Nazio Il bambino che sognava i cavalli – 779 giorni ostaggio dei corleonesi (Sovera Edizioni)
Dal 7 giugno scorso il libro di Pino Nazio dedicato alla storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, si può trovare anche nei 107 punti vendita dell’Unicoop Tirreno. Una iniziativa che risponde non tanto a una esigenza commerciale, quanto a quella di fornire un supporto alla diffusione di una storia drammatica e –per certi versi- dimenticata, come quella che ha avuto come protagonista un ragazzino di appena 13 anni. Anche per questo la sezione soci della Coop Laurentino ha organizzato una presentazione alla biblioteca Liber di Roma (supermercato Coop – via Laurentina, 748), mercoledì 22 giugno alle 17,30. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 200
Un giorno mi sveglio e trovo tutto di una perfezione eccessiva, altamente sospetta. Ne indago pertanto le cause, e in primo luogo constato che i colombi, che lordavano i balconi le strade le auto e contro cui si è combattuto vanamente a lungo, sono completamente scomparsi.
Continua a leggere
Volontà, desiderio – di Franz Krauspenhaar
Vorrei essere il masso, il gradino e l’atlantica sedia,
il materasso, il divano tuo rosso e la ciliegia dei seni
scollinati dalle mani dei due bracci e braccioli sfiniti.
Vorrei essere di saliva sulla tua lingua, vorrei essere le tue mutandine, le tue scarpe, vorrei essere il tuo reggiseno
e le tue calze, per avvolgerti e salire fino allla tua femminilità, scavezzacollo, mistura e aria di nembi verso atlantico, e scortecciarle, e reggerne le foglie eterne. Continua a leggere












