L’oggetto lo trovarono a bordo strada. Era in ottime condizioni. Come se fosse appena uscito da un negozio e qualcuno lo avesse dimenticato lì per errore.
“Unica spiegazione possibile” aveva detto Luca. “Non c’è nessun’altra ragione, per qualcosa del genere, di trovarsi qui.”
Stavano tornando a casa nel silenzio quieto delle villette a schiera quando l’avevano notato. Era sul marciapiede. Il marciapiede era sgombro e in giro pareva non esserci nessuno. “Un appoggia-cose” aveva detto Sara. “Una scultura in plastica” aveva detto Luca.
“Scultura?” aveva detto Sara, “e di cosa?” Si tenevano a braccetto. Sara aveva stretto Luca al fianco e si era messa a ridere. “A me non pare assomigli a niente.” Continua a leggere
Chandra Livia Candiani, “Versi d’asino” e altre poesie
da Versi d’asino
Mio rifugio
mia rondine senza capo né coda
puro volo;
a cosa tornare
senza casa né passo
a quali ali affidarsi
nello spazio senza lingua del limite
a quale fuoco scaldare
le mani senza corpo. Continua a leggere
Quoth the Raven:”Nevermore”. Di Liliana Zinetti
Quoth the Raven:”Nevermore” 1
Forse per il vento
che premeva ai vetri
stamattina gli oggetti avevano
uno sguardo diverso, allucinato.
La tazzina di caffè
teneva sul fondo il giorno prevedibile, eppure
una diversa luce sfarinava le ore, il quotidiano
bussava a una porta che il giorno prima,
lo giuro, non c’era. Continua a leggere
Una curiosa somiglianza
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=W-eWM-HKoWs]
Sandro Veronesi, XY, Roma, Fandango 2010:
Sangue. Sulle lenzuola, sul cuscino, dappertutto. Mi hanno ammazzata? Sono entrati mentre dormivo e mi hanno tagliato la gola? Il cuore batte all’impazzata, ho paura: ho paura di scoprire che mi hanno ammazzata. Eppure devo guardare, devo controllare. Sto bene, però, mi sento bene: potrebbe non essere mio, il sangue. E di chi è? Questo mi fa ancora più paura. Mi alzo, fa freddo. Continua a leggere
Varcare la soglia di una domanda. Di Francesco Marotta
varcare la soglia di una domanda
varcare la soglia di una domanda
rasente all’ombra che a fatica
recupera i suoi codici eccede gli argini
imponendosi torsioni di lingua
per esempio la trama discorde
che dai margini offre un sentiero
al silenzio
Da: “Esilio di voce” di Francesco Marotta (2009)
Il Capitano Mario (XXXI)
di
Maria Frasson
(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX)
La “santa libertà”
Ma venne la primavera, prorompente di vita e di speranze rinnovate. Tu, Signore, dicesti finalmente: “Basta!” Qualcuno avrebbe potuto commentare che era ora; ma non era quello il momento di scherzare. Quello era un “Basta!” grandiosamente biblico per il tuo popolo che aveva tanto sofferto e tanto pianto. La sentimmo tutti, intuitivamente, quella poderosa voce, dentro di noi. Anche i Tedeschi, avvezzi alla crudeltà, che cominciarono a fuggire.
Con la Signora Esterina perlustravamo i sotterranei del castello sorretto da enormi potentissime volte, dove pensavamo di attrezzare un rifugio nel caso che alla fine si scatenasse la ferocia dei vinti. Come quei fuochi d’artificio che alla fine sparano più forte e più in alto. Eravamo quasi divertite: pensavamo di mettere delle panche, di preparare dei cesti di pane biscottato, dei salami, delle bottiglie di acqua minerale… E intanto i Tedeschi fuggivano, spesso rubando quello che potevano, spesso senza nemmeno averne il tempo, a volte anche perdendo per strada la refurtiva nella fuga precipitosa. A volte la gente li aiutava indicando le strade e regalava loro dei viveri per compassione umana. Erano tutti fuori di casa a guardare, stupiti e felici: come se dapprima stentassero a credere, poi via via acquistavano coscienza della realtà ed esplodeva la gioia. Mario mandò ad avvertirmi un suo giovane aiutante, il quale, entrando, disse a voce alta: “Quando un popolo si desta, Dio si mette alla testa”. Mi perdoni il mio unico lettore se questa gli pare retorica, ma in quel momento sentivamo tutti così.
Continua a leggere
Tu chiamalo – di Franz Krauspenhaar
Abbiamo evitato il giornalismo,
il lavoro nei campi, e nei partiti
l’obitorio alle masse, e nei
bordelli per i parlamentari.
Abbiamo evitato Gay Pride
e tante oscenità, ci sembra
che tutti si accaniscano
su tutti, i laici contro la chiesa
che si accanisce all’evidenza. Continua a leggere
Nascere all’altro
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=7w17MamPY7A]
da qui
Che non sia un Natale come gli altri.
Che la poesia restituisca la bellezza,
e la bellezza possa rovesciare il mondo,
mostrarne le potenzialità,
ciò che saremmo
se ospitassimo lo spirito,
pneuma, ruach,
l’alito che anima i progetti,
genera i sogni,
a qualunque latitudine,
sotto qualunque segno,
di Dio o dell’uomo,
perché ciò che conta è amare
e, come diceva un vescovo
degno del nome,
se la fede ci fa essere credenti,
e la speranza ci fa essere credibili,
solo la carità ci fa essere creduti.
Auguri da La poesia e lo spirito.
«Holy Night (un solstizio notturno)» di Francesco Randazzo
Stava lì ad aspettare
che qualcosa accadesse
Camminava come uno
che cerca ma non sa
ancora che cosa chi
La strada come lama
a tagliare piedi e forze
Il vento un respiro prestato
Montagne di ricordi
Nessun rimpianto
Qualche sogno stanco
Sotto i passi fango
tra le mani polvere
La città insolente
alle spalle nel buio
crescente della statale
Andava spedito avanti
ma sembrava fermo
nell’oscurità intorno
Un camionista strombazzò
evitandolo Sussultò e rise
alzando il dito medio teso
È natale pensò Perché
Nessuna stella particolare
soltanto nebbia densa
E un cartellone rotto
pendeva sulla strada
tutto rosso e dorato
Lo irritò e scese giù
scavalcando il guard-rail
giù in un campo sterposo
Inciampando cadde
e rimase là seduto
a guardare niente
mentre una mucca
silenziosa sul collo
gli alitava calore
All’alba quasi
si ricordò uno smash
di John Newcombe
Un ufo un dinosauro
e quarantaquattro gatti
lo chiamarono per nome
Si alzò e riprese a camminare
Alle querce di Mamre. (Ultimo Natale).
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VHTzlgkfYCE&feature=related]
da qui
Era circa quest’ora quando ti ho sentito tossire in modo innaturale. Mi hai detto: non è nulla. Hai cominciato a stare peggio e ho chiamato il medico, Francesco; continuavi a dire che non c’erano problemi, ma ho intuito che, a quattr’occhi, gli confidavi la gravità della questione. Non volevi preoccuparmi, come sempre; anche in ospedale, hai continuato a dire che dovevo andare a celebrare, che la gente aspettava; non mi sarei mosso neanche se fosse arrivato il maresciallo Coppola coi carabinieri. Dopo una notte in bianco, ormai sembrava fatta: preso per i capelli; vuoi vedere che ce la facciamo anche stavolta? Ci vuole un anno sabbatico, devi riposare; no, rispondevi, basterà molto meno; avresti ricominciato appena uscito. Andavo e venivo, tra reparto e chiesa, finché l’infermiera, una mattina maledetta, mi ha comunicato che non andava affatto bene. Cercavo di capire cosa fosse; ti hanno portato fuori in coma, con la maschera a ossigeno. Il 30 dicembre mi ha telefonato tua sorella: Mario è morto. Col lenzuolo per cappuccio, sembravi Abramo alle querce di Mamre. Il sole dell’assurdo batteva sui nostri cuori silenziosi. Non mi sono più ripreso dal silenzio: ancora oggi, aspetto che vengano a portarmi una notizia. Mentre starò seduto all’ingresso della chiesa, nell’ora più calda del giorno, alzerò gli occhi e vedrò tre uomini in piedi, avanti a me. Correrò loro incontro e mi prostrerò a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo”.
Valentino G. Colapinto intervista FK per Liberidiscrivere.
Franz Krauspenhaar (Milano, 1960) ha pubblicato “Avanzi di balera” (Addictions Libri, 2000), “Le cose come stanno” (Baldini Castoldi Dalai, 2003), “Cattivo sangue” (Baldini Castoldi Dalai, 2005), “Era mio padre” (Fazi, 2008), “L’inquieto vivere segreto” (Transeuropa, 2009), “Un viaggio con Francis Bacon” (Zona, 2010). Ha partecipato a numerose antologie di racconti e, per quanto riguarda la poesia, ha pubblicato fra le altre la silloge poetica “Champagne” (Feaci Poesia E-dizioni, 2006), il poemetto “Monoscopio segreto” (Feaci Poesia E-dizioni, 2007) e la silloge “Cocktail K” (Feaci Poesia E-dizioni, 2008). È stato redattore dal dicembre 2004 all’agosto 2008 del blog collettivo “Nazione Indiana”, e ha fondato, assieme a Fabrizio Centofanti, il blog collettivo “La poesia e lo spirito” nel gennaio 2007. Collabora con giornali e riviste scrivendo di letteratura e di costume. È tra i fondatori del nuovo magazine “Torno giovedì”.
La prima domanda è ovvia ma inevitabile: quanto c’è di realmente autobiografico nel tuo romanzo e quanto invece appartiene piuttosto all’autofiction, un genere ultimamente molto di moda?
È un romanzo autobiografico, ma è raccontato come una storia di fantasia. L’autofiction non mi interessa, almeno per ora. In “Era mio padre”, di due anni fa, ho raccontato la verità ma con un tono più lirico e grave. Per raccontare un solo anno della mia vita ho preferito fare qualche disegno a colori sul nero del fondo. D’altronde i grandi dolori non erano ancora arrivati, anche se una noia devastante, dovuta anche ai quei tempi, già m’incappucciava, rapendomi. Continua a leggere
Fieri e un po’ selvaggi
di Alfonso Nannariello
I – II – III – IV – V – VI – VII – VIII – IX – X – XI – XII – XIII – XIV
XV – XVI – XVII
Quella posa si perse, l’ho già scritto, dopo la fine della Grande Guerra.
Fu proprio allora che i daini scomparvero dal nostro territorio, dal bosco di Castiglione. Lo testimonia Rocco Polestra in Calitri 1897-1910.
I daini sparirono, cioè, proprio quando sembra, dalla comparazione dei ritratti degli uomini di questo periodo con quelli delle foto successive, che si sia persa quella ruvida eleganza. Continua a leggere
dono
Dono
“Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
Non c’erano cose sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele”.
czeslaw milosz
berkeley
un caro saluto di serenità a tutta LPELS
Di Corsa. Viola Amarelli
Di Corsa. Viola Amarelli
?) Di corsa, da sempre la fretta. Persino nei sogni l’urgenza di fare, concludere il cerchio. O invece è la fuga nel panico, l’angoscia da adrenalina.
?) La fiamma crepita piano fin quando trovando la strada s’impenna. D’un colpo, la vampa, un attimo che sbalza fuori dal tempo, e da sé. L’accumulo dell’energia che esplode, e riempie. Il pieno, ricade svuotato. Vorace, la voglia di prendere tutto bruciando. Forse. Anche.
?) C’è una pigrizia di fondo, un bel fare niente. Occorre innaffiare le ortensie,. Ha messo begonie, usavano ai tempi di zie e delle nonne. Continua a leggere
Giacomo Sartori, Autismi
…tutto è nato con un primo testo che ha per così dire aperto la via, e poi alla spicciolata sono venuti anche gli altri, che avevano con quel primo scritto un legame di necessità ma anche di libertà, forse di sfida aperta, proprio come succede nelle nidiate…
…i racconti escono per quel piccolo editore, che si chiama Sottovoce. Nome che mi sembra più che pertinente: è normale e giusto che i miei racconti, snobbati da chi ha molta voce, escano “sottovoce”… (Giacomo Sartori, qui)
di Michele Lupo
Sono 16 racconti questi raccolti in Autismi; qualcuno fra i lettori potrebbe già conoscerli poiché sono stati “postati” su Nazione Indiana (Giacomo Sartori fa parte della redazione in pianta stabile) lungo un intero anno.
Il libro è un trattatello di vita domestica feroce, vero e divertentissimo. Sartori vi dispiega uno humor delizioso che unisce per ossimoro acribia e svagatezza. Una scrittura tutta materica, giocata su un registro “basso” Continua a leggere
Matteo Greco: Tre poesie
Si prega di obliterare
Che cosa obliteriamo nelle stazioni?
Alla fine del giorno
Che gradino saliamo
All’inizio del cuore?
Era meglio quando scartavamo
Le sere senza assaggiare?
Era meglio quando pioveva
E ci arrossivano gli ombrelli?
Quanta febbre ci è rimasta nelle scarpe? Continua a leggere
Codice 127ghp25 – di Franz Krauspenhaar
127ghp25
era un codice bancario, londonderry, nel fischiare inesatto delle bombe.
no, solo per dire che la banca è africana, è boliviana mentre il Che spara
e poi muore, è vietnamita mentre gli americani lanciano Corn Flakes
mortali. E’ tutto banca. BANCA. dinero santo. responsabile e subisce
inflazioni senza problemi evidenti. Banca mia banca mia godevole
troia banca, ti amo perchè sei sadica e io masochista così mi giri il culo
verso occidente, ecco, sai, l’amore è una strana combinazione di vita
e morte. traballante. sincera. cosmica nel farsi prodotto interno, (lordo.)
la banca amore. l’amore banca. ogni bancario amore. ogni amore al saldo.
anche i bancari hanno un’algida. amore verde dollaro, amore copeco, da due soldi, amore euro, impoverito
l’amore fregatura, la patacca, la svendita TOTALE. Continua a leggere
IL TERZO SGUARDO n.20: Monologo interiore e pratica della narrazione in Joyce. Laura Santone, “Egger, Dujardin, Joyce. Microscopia della voce nel monologo interiore”
Monologo interiore e pratica della narrazione in Joyce. Laura Santone, Egger, Dujardin, Joyce. Microscopia della voce nel monologo interiore, prefazione di Jacqueline Risset, introduzione di Pierre Léon, Roma, Bulzoni, 2010
_____________________________
di Giuseppe Panella*
Uno dei punti di forza della novità stilistica contenuta nell’Ulysses di James Joyce è sicuramente l’uso potente e spiazzante del “monologo interiore” come frutto più coerente della sua ricerca letteraria sullo stream of consciousness come momento di elaborazione e di costruzione dei personaggi della sua opera maggiore. L’impatto della “parola viva” sul corpo materiale della dimensione di quella scritta produce effetti di compiuta integrazione della corporeità all’interno delle possibilità espressive del dettato linguistico. E’ quindi proprio a partire dall’intuizione joyciana delle potenzialità del “monologo interiore” che il mutamento all’interno della letteratura del Moderno si esprime con l’elaborazione di stilemi originali e di nuove forme di rappresentazione delle soggettività che la costituiscono. Il “monologo interiore”, dunque, scandisce la nascita di una nuova soggettività capace di coniugare in modo esaustivo e sconvolgente parola e scrittura, testo orale e forma espressiva, voce dal profondo e sua estensione alla pagina scritta.
E’ qui vicino il luogo che avevi in nome. Di Piero Marelli
E’ qui vicino il luogo che avevi in nome. Di Piero Marelli
E’ qui vicino il luogo che avevi in nome
in parole fortunate – parla con un fiume una strada
una fotografia, se questa è la sua possibilità
di rivelarsi, anche in minima parte
nel cesto di pane e ricami
al centro della tavola – non so
se in questa casa volevi abitare
di un paese che i morti aveva dimenticato –
se le antiche, ma proprio per questo non solo
rimpiante parole, aspettano ancora
di essere vendicate – se il discreto
degli occhi dell’insonnia non ha saputo
rivelare il disegno del tappeto ormai in debito
di colori, se i figli delle favole
hanno diviso le loro voci.
Piero Marelli, La Pietra serena, Edizioni La Vita Felice 2001
La Terra Santa
Padre Burns ci ha lasciato Basil, il suo cucciolo di levriero,
mentre lui è via per il viaggio in Terra Santa.
Basil ha un nome per le gare, lo chiamano Goldfinger.
Crediamo che sia il cane più veloce di tutta Christendom.
Quando corre attorno alla casa il suo naso appare
a un davanzale prima che la coda sia sparita dall’altro,
ma se lo portiamo a Buttevant per l’allenamento
si blocca per via del ronzio che fa la lepre elettrica.
Mia madre non vorrebbe insultare un animale
in cui il prete ha riposto tante speranze,
però quando quello sradica i gigli dall’aiuola
sento che gli dice piccolo bastardo a bassa voce.
Basil continua a sfrecciare intorno a casa nostra
anche adesso che padre Burns è tornato e ha proiettato
le vedute dei luoghi santi su nel solaio degli Smart: mosaici,
e basiliche; il Getsemani, il Monte degli Ulivi.
Poi il minibus risale a nord, attraverso Giudea
e Galilea – verso Cafarnao e Cana,
l’acqua su cui Egli ha camminato e Nazareth,
dove fu Bambino. Anche laggiù c’è una basilica.
Maurice Riordan (da “The Holy Land”, 2007: la traduzione è mia)











