Era il tempo ad essere in difetto d’attenzione,
quando ci si affermava a slogan d’Eccezione
e ad una specie sempre diversa di fallimento
con prove di fatto che ammontavano a cento,
e non una a valerne, come si dice, la Pen(n)a.
Si ragionava per sottrazione e quasi a stento
sugli strati e sugli intenti da esibire alla catena,
sull’Uomo Nuovo da portare a compimento,
dando a bere Ragioni Sacrosante a non finire
e degli Opuscoli illustrati sulla gioia di morire.
Era tutto un continuo predicare e forsennare
e un ripetere la parte del diverso da annientare.
S’avanzava ancora di male in polvere, cavando
solchi neri a piacimento dalle liste dei viventi!
sospesi a mezz’aria, a rintocchi abbinati e lenti,
ridotti al solo avanzo e a ripasso d’Essenziale,
nell’attesa perfettamente numerati e riadattati,
a morire di non morire, nei secoli dei secoli
malgrado solide diete di nulla e amorevoli cure,
a morire una morte qualunque, da indesiderati!
invocando la Grande Opera di farsi compiuta,
gli scongiuri di rimando, l’altrove a cui andare
e i manuali di retorica bruta a cui genuflettersi!
Era un ritornare ad implorare digiuni e Spettri.
Ma saranno rimorsi a tratti, peggiori e dementi,
quei morti qualunque a venire lentamente a galla,
uno ad uno e passo a passo dai Limbi possenti
e presto a venire a domanda, in onore, a Parola:
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