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perimetri di giardinetti gli spartitraffico
queste novene di morti in pieno gas
queste sterpaglie di storti al fatuo giro
dove nomadi con carrelli disertano
l’acqua piovana per un convoglio di deportazione.
*
Di che parlavano? Di che mai continuavano a parlare? Ah, quel conversare che sgorgava facile e schietto dalla fontana inesauribile dell’innocenza, della spontaneità, dell’ingenua gaiezza, e al quale egli non sapeva prender parte, serio e tardo com’era stato fatto da una vita di vaneggiamenti e di intuizioni, dalle introspezioni paralizzanti e dalle angosce del creare! Se n’era andato: in una crisi di fierezza, di disperazione e di magnanimità s’era allontanato di soppiatto, aveva lasciate sole le due creature; ed ecco che ora, da lontano, con quel nodo di gelosia alla gola, stava ad osservare il sorriso di sollievo e d’intesa con cui coloro salutavano la scomparsa della sua presenza opprimente.
LUNEDI’ 19 MARZO – NOVARA
Crooner Jazz Club
Via San Bernardino da Siena 13
Ore 21
SETTIMANA MONDIALE DELLA POESIA 2007
Presentazione Polo Piemontese per la Poesia
Reading poetico a cura di Peter Genito
“Di noi tre il più violento era senza dubbio Danilo. Dopotutto era stato lui a bucare la mano di quel tipo con una matita. Raffaello invece era il più sveglio con le ragazze. Ci sapeva fare. Una sera al locale se ne stava abbracciato a due, quando è arrivata una specie di modella. Le ha cacciate e si è fatto avanti con lei.
Quando oggi ho accompagnato Giovanni
alla scuola materna, lui voleva farmi vedere
i giocattoli, voleva dirmi delle cose
che c’erano nella classe, e io vedevo,
mentre li guardavamo, come erano poveri i giocattoli
e come erano sporchi anche,
e poi lui voleva che io lo prendessi in braccio
LA MERCA di Chiara Daino
Chi sono?
Dove sono!
Dove vanno.
Sottile il libro della Daino, come la protagonista, buco nero in una galassia di personaggi esangui che ha esaurito l’energia vitale e sta implodendo. Energia che attrae e respinge come un orrido che chiama al lancio di sé, dal volo allo schianto d’ossa che si sentono suonare,tinnanti gemiti rifiutati, le dita nelle orecchie per non sentire la catena e la palla del fantasma che agita nei movimenti felini, negli scatti d’ira, l’urlo muto di chi è nato a forza sbagliando il bersaglio della stella buona/bella che lo attendeva poco più in là, come se si potesse forzare una gemma a fiorire, un mandorlo a donare il suo profumo sotto la neve, senza distruggere l’universo intero.
Gianmario Lucini ci regala questi versi di un grande.
Grazie.
Poesia per la Pasqua
I
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicono: è pazzo!
SCRITTURE # 6 – Stefano GUGLIELMIN
“chi nella pietra cresce
disegna corpo e vita”
Stefano GUGLIELMIN
(Schio, 1961)
Ha pubblicato le sillogi Fascinose estroversioni (Quaderni del Gruppo Fara, Bergamo 1985), Logoshima (Firenze Libri 1988), Come a beato confine (Book Editore, Castelmaggiore 2003, premio Lorenzo Montano), La distanza immedicata / The immedicate rift (Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006) ed il saggio Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento (Anterem, Verona 2001). Suoi saggi e poesie sono usciti su numerose riviste italiane ed estere e su siti web. Collabora con “La Mosca di Milano”, con l’associazione junghiana “Convergenze”, con “Tellusfolio” ed è nel consiglio editoriale di “Opera Prima”, collana di poesia a cura di F. Ermini. Gestisce il blog Blanc de ta nuque (http://golfedombre.blogspot.com/) Continua a leggere

E’ quando cerco di afferrarti che mi faccio male,
perchè è mia la carne in cui figura
la tua leggiadra apparenza.
Di molte e letterarie grazie adorna,
Beatrice e Lolita,
e inconfessate procaci Letterine
che infestano i torpori postprandiali.
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di Marco Saya & Franz Krauspenhaar
“L’ho trovato prima io”, ora gli spacco la testa. Prendo un’aspirina, no un aulin, mi scoppia la testa, c’è troppa gente, lui è lì in mezzo, la cubista mi strofina la nera bellezza di una pelle sudata, cade un cubetto di ghiaccio, porfido per quel bastardo nascosto. Ora lo vado a prendere. Il dj Tony spara luci come paillettes variopinte. Sono cieco. Siamo ciechi.
Saranno forse i limiti intellettuali di un semplice cristiano non cattolico, ma non riesco sinceramente ad interpretare l’ossessione sessuofobica che affligge gran parte delle gerarchie vaticane se non come una strategia di urgenza politica derivata da quello che in antropologia è chiamato shock culturale. Premetto che non sono un laicista, non amo il populismo anticlericale di certo socialismo europeo e sono anch’io per la difesa culturale (ma non legislativa) dei valori della tradizione europea e cristiana. Vorrei comunque proporre una riflessione.
Il Maestro di zen Hakuin era decantato dai vicini
per la purezza della sua vita.
Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese,
i cui genitori avevano un negozio di alimentari.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno,
i genitori scoprirono
che la ragazza era incinta.
di Loris Pattuelli
Quest’anno René Char compie cent’anni. Era nato nel 1907 a Isle sur-la-Sorgue, Vaucluse ed è morto nel 1988 a Isle sur-la-Sorgue, Vaucluse. Di tradotto in italiano non c’è moltissimo, ma è più che sufficiente per amare uno dei più grandi poeti del Novecento. Talvolta mi chiedo in che cosa si sarebbe cimentato Rimbaud se non fosse morto di cancro. Forse in quello che ha scritto René Char, punti e virgole compresi. Uno incomincia esattamente là dove l’altro si è fermato, realizzando così la principale profezia contenuta nella Lettera del veggente. Con loro l’intera modernità si apre e si chiude, si piega e sbatacchia come una insegna di strada. Finalmente il mondo non è più impedito da nessun fraintendimento, scatto o strategia obliqua. Un pugno di versi torna a colmare la distanza che separava il mercante dal comandante, la resistenza dalla sopravvivenza. E i versi sono spesso una promessa di poesia, a volte addirittura l’unica poesia possibile.
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di Gianmario Lucini
Seppellendo giorni – gemono
al vento di libeccio;
tu non ne fai parte –
ogni passo qui sospeso,
riflette il mare, l’abbaglio del mattino,
dove siede il pescatore come un buddah
a riparare le sue reti. Ogni frutto d’arancio
che cade e sfracella sull’asfalto
è il segno di questo scomposto
inquieto silenzio
che a volte trabocca.
Si rinnova del caldo dell’estate
la nostalgia nei tempi senza nome
dolce fuggita, e poi sepolta in cuore
dalla polvere delle ere desolate.
“Catalogare i resti prima che si sciolgano […] sarà senz’altro un’operazione necrofila. Eppure essa tenta di scongiurare la maledizione che grava ormai sulla natura e sugli uomini”: così scrive il giovane poeta Enrico Piergallini (1975) ad apertura della breve raccolta Giacimenti, edita per le edizioni “La luna” a cura di Eugenio De Signoribus. Continua a leggere
È una miniera di riferimenti esoterici, una concentrazione di opposti che creano una miscela esplosiva, una costellazione di grandi simboli profondamente incarnati e tanto altro ancora questo cofanetto che raccoglie, in due volumi, una scelta delle opere di Gian Ruggero Manzoni (lungo l’asse temporale che va dal 1977 al 2003), nella bella veste grafica delle edizioni del Bradipo (via Lumagni, 23 – 48022 Lugo RA – Tel.Fax: 054533493, e-mail: [email protected]), sotto la cura precisa ed amorevole di Andrea Ponso, che illustra fin troppo bene tutti i punti di forza di questo scrittore e il senso di un’operazione che ha finalità non certo imbalsamatorie, semmai pratiche, visto che riproduce testi non più reperibili, e provocatorie, in quanto ci offre un profilo ben tornito per valutare, anzi propriamente riscattare da un’attenzione non ancora, forse, adeguata ai meriti, questo scrittore. Continua a leggere
Umberto Saba [da Cose leggere e vaganti, 1920]
La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo,
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
– mi disse – voglio uscire oggi con te”.
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.
Agli amici di questo blog; per un po’ di leggerezza