Archivi tag: Francesco De Gregori

Baci

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Vorrei scrivere di nulla, sapere
che le parole sparse per il mondo
sono sassi che affondano nel fiume
il ricordo di un bacio rifiutato
chissà perché chissà perché ti chiedi
macché non era un bacio
le avevi chiesto di fare l’amore
lei voleva arrivarci lentamente
fu allora che imparasti la prudenza
l’azzurro degli occhi non bastava
mancavano le stelle
le nuvole leggere
per fare un cielo
ci vogliono cose senza senso
per chi vuole disporre e possedere
senza capire che il segreto è solo
saper scrivere di nulla, trovare
i sassi sprofondati
nel fiume come baci ancora in volo.

81. Ci voglio credere

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Salgono la scala lentamente, per non inciampare nei gradoni e trovare le parole giuste, in un momento così difficile per l’amico e il figlio, se ne dicono tante, non capisco più nulla, sboccheranno davanti alla vasca, l’acqua apparirà come un miraggio, davanti al cunicolo che spaventa a passarci  quando è notte, Continua a leggere→

73. Sudando sangue

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Camminano lentamente lungo un muro di mattoni bianchi, confusi tra i turisti con cappelli a visiera, fazzoletti e bandierine di riconoscimento per il gruppo. Sullo sfondo, la città è una spruzzata di panna sulla torta, con candeline-grattacieli e alberi-canditi. I pensieri di Ismail e Yousef sono distanti da quelli dei pellegrini in estasi perenne. Continua a leggere→

Per sempre

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Il golfo di Sirolo è il paradiso.
L’ho capito seduto nel terrazzo
a picco sul campeggio
cosparso di conifere e bambini.
Una ferita graffia la ringhiera:
l’assenza dei tuoi occhi,
lo scatto luminoso della sedia.
Il vaporetto schiuma la sua rabbia,
una canoa ricorda la pochezza
di chi non oltrepassa
la linea della boa,
il limite alle grandi aspirazioni
di guadagnare il largo,
di capire se il Regno è la bellezza
della costa o il mare o gli occhi chiusi
che cercano i tuoi occhi, senza sosta.

62. Deviazioni

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Le canne riparano dal sole, ma non dal caldo; l’azzurro è una minaccia, soprattutto nei punti in cui lo spazio aperto si allarga per qualche cedimento, o perché meglio di così non si può fare. Le sedie in bambù – provenienti dalla Cina? – sono l’ideale per la traspirazione e il succo di tamarindo recita la parte che gli spetta. Continua a leggere→

21. Soldatini

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Non fanno in tempo ad accorgersi di nulla: l’uomo in divisa ha movimenti repentini, circolari, in modo da colpire prima l’uno e poi l’altro nei punti nevralgici, per cui cadono a terra quasi subito. Li prende a calci come sacchi di patate, sputando e urlando. Si ferma solo quando i tre non danno segni di reazione. Yoh’anan alza la testa, lentamente: vede l’agente come in una nebbia; ha i capelli corti e un sorriso ironico che non lascia trasparire sentimenti. Gli ricorda un compagno di classe che invitò a giocare ai soldatini e non è mai venuto. Forse è lui, aspettava questo giorno grigio per mostrarmi il suo disprezzo. Adesso tira fuori i fanti e i cannoni e li mette finalmente in fila, pronti a distruggere il mio battaglione poco organizzato. Cerca di cogliere un barlume di umanità negli occhi che sorridono senza più espressione, come quelli di uno squalo. Ora mi dirà che odiava la scuola ed ero io il nemico, quando non riusciva a imparare le poesie, o quando il professore, per riempire un buco, interrogava sempre lui, e non potevo suggerire perché sedevo al primo banco e sarei stato il primo a essere scoperto.
– Avete capito, disgraziati? la prossima volta sarà peggio: fatevi sorprendere ancora a parlare di Yehochoua e non ne uscite vivi. Ne ho ammazzati tanti, come voi.
Ha le mani sui fianchi; non sembra il tipo che parla per parlare. Ce l’hai fatta a venire; se avessi saputo che sarebbe stata questa la battaglia, non ti avrei invitato. Yoh’anan guarda Nathane ed Eleazar: non hanno la forza di reagire. Aspettano solo che l’uomo in divisa faccia un cenno che li lasci andare. La prossima volta vinco io, smettila di ridere; pensi di essere imbattibile, ma ti dimostrerò che noi della scuola siamo pieni di risorse.
– Ora sparite e non vi azzardate a raccontare la faccenda.
Nathane cerca i pezzi delle lenti, ma ormai è impossibile ricomporre qualcosa. Eleazar si tocca la barba, per capire se c’è ancora.

79. Quel che resta e quel che manca

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Cosimo vede tre letti, alla sua destra. Due medici – o infermieri, o portantini? – si sbracciano intorno alla seconda postazione: la soglia tra la vita e la morte è labile, in un posto come questo. E’ il motivo che gli fa sembrare tutto così vero, anche se le immagini che coglie sono indistinte, torbide, sfocate? Continua a leggere→

INTERVISTA A FRANCESCO DALESSANDRO (di Carmelo Pinto) (seconda parte)

(da qui)

– E il riferimento a Sotto il vulcano di Lowry, al quale accenna Gianfranco Palmery nella testimonianza che accompagna la riedizione de L’osservatorio?

Ah, sì… c’è anche quello, il riferimento ai dodici capitoli di Sotto il vulcano, uno dei libri che più amo, insieme a Lord Jim di Conrad.

– Dicci qualcosa di più sulla terza parte di Lezioni di respiro, quella sull’infanzia. Perché quel titolo, La sirena-infanzia, per esempio?

L’infanzia è naturalmente poetica, mitica, perché leggendaria, cioè il più delle volte immaginata; ovvero trasfigurata da una memoria imperfetta perciò fantastica. Nel titolo, l’uso del kenning (che è un procedimento sintattico-retorico tipico dell’antica poesia anglosassone) vuole accentuarne il carattere mitico attraverso il legame con un termine, “sirena” (l’infanzia “sirena del tempo”, secondo Rebora), che nel nostro immaginario rappresenta il fascino dell’inganno o del pericolo e della possibile perdita di sé: tornare all’infanzia non significa regredire fino alle radici della persona? Magari per comprenderne le conseguenze future, le sue prospettive… Continua a leggere→

57. Rose

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Marco prenota una stanza d’albergo per muovere le acque e cercare un approccio diverso con la città che non riesce a possedere e da cui, forse, si sente rifiutato. Entrato nella hall, è subito tentato di tornare sui suoi passi: si sente soffocare in mezzo al legno massello, alle tende bianche e marroni gonfie e pesanti come la sua testa, le lampade dalla luce abbagliante, l’esplosione di rose che si affacciano da un vaso di vetro o di cristallo, la donna bionda dell’accettazione che parla a telefono con voce bassa e seducente e si accorge del tentennamento, perché termina in fretta la conversazione e gli rivolge il sorriso più cordiale. Continua a leggere→

54. Lotta

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La posizione di Teodora e Olivia non è delle più comode: la gamba destra della prima (che indicheremo con T) è irrigidita sullo stomaco dell’altra (O), che cerca di afferrare la caviglia sinistra di T sotto la propria schiena inarcata il più possibile, stretta com’è in una specie di tenaglia; la mano destra di T stringe il polso destro di O, piegato su se stesso nel tentativo di svincolarsi dalla morsa; un ricciolo a forma di S cade dalla fronte di O e va a congiungersi perfettamente col cerchio dell’occhio semichiuso per lo sforzo; la mano sinistra di T fa pressione sulla spalla destra di O, temporaneamente impossibilitata a muoversi. Continua a leggere→

53. Fiori

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Cloe ripensa a quando, sdraiata sul divano con l’ultimo romanzo, affondava nel mondo incantato delle righe nere, assaporava il contrasto tra la monotonia delle pagine uguali e i fuochi d’artificio dell’intreccio, le svolte improvvise, i cambi di ritmo, gli agguati alle attese del lettore. Continua a leggere→

50. Zingari

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Il dottor Cavedagna sta scartando l’involucro argentato del Lansoprazolo con cui si sveglia ogni mattina. Gli altri allungano la mano per accarezzare il coniuge o l’amante; lui si limita a stringere il gastroprotettore, che gli richiama alla memoria le contrarietà di fronte alle quali lo stomaco non regge. Continua a leggere→

44. Eroi di guerra

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Cloe e Brice Cento si abbracciano, ma viene il momento in cui l’estasi fisica deve lasciare spazio alla parola pacata, al dialogo, al progetto. Il futuro immediato è fuori discussione: un ricovero urgente in ospedale, il Sant’Eugenio, che Brice ha frequentato in lungo e in largo per le vicissitudini di un amico ustionato gravemente. Continua a leggere→

Nonostante noi (Viva l’Italia)

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Da dove cominciare se non dal fuoco e dai graffiti,
dalle prime scoperte messe in comune
con stupore, all’evoluzione degli Etruschi,
alle guerre in grande stile fra Cartaginesi e Greci, alle fortune
dell’arte e del governo democratico, la civiltà
che solo adesso inizia a sprofondare
per l’incuria dello Stato. Roma
cambiò la geografia e la storia, i sette re, la repubblica, Continua a leggere→

27. Una pietra sopra

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Cesare sta studiando i documenti rintracciati nella posta elettronica di Teodora e Cavedagna. Difficile resistere alla tentazione di metterci le mani, orientando il racconto nella direzione più plausibile, avvincente, originale. E’ un fanatico dello scenario: il cinquanta per cento di una storia, pensa, è determinato dal fondale; lo spazio della rappresentazione, con la serie di dettagli che contiene, è un generatore formidabile di eventi, di svolte, di sorprese. Continua a leggere→

83. Imbecille

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Difficilmente Saulo riuscirà a prendere sonno sulla panca del reparto ospedaliero. In mezzo al pavimento brillano ancora i pezzi di vetro esplosi per lo sparo della Smith & Wesson. Di incipit non ne può più: li ha passati in rassegna quasi tutti. Il primo pensiero che si affaccia alla mente riguarda la situazione delle patrie lettere così come gli appaiono dalla sua prospettiva limitata ma, si potrebbe dire, pura. Continua a leggere→

82. In una sola notte

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Maria è pensierosa: da tempo le sembra che la vita sia fatta di pezzi che si possono prendere e spostare a piacere, perché si adattano a una situazione, ma anche a quella opposta. L’idea le è venuta dopo l’ultima profezia di Andreas: i tre uomini potevano essere indifferentemente personaggi di un romanzo o sicari di una scuola di scrittura e sono diventati il simbolo di un’operazione che le sembra di compiere ogni giorno, mettendo insieme le esperienze del passato e del presente, confrontando i bordi delle tessere di un mosaico variabile a seconda delle scelte che si fanno: Continua a leggere→

38. Da bambino

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Maria comincia a preoccuparsi: è giusto che la campagna contro le scuole di scrittura diventi una guerra di tutti contro tutti? E’ impossibile una collaborazione che metta insieme le varie posizioni, prendendo il buono e scartando l’inutile e il dannoso? Potrebbe uscirne una guida geniale, con l’estro dei grandi autori e la disciplina dei maestri navigati, iniziati a ogni segreto della narrazione. Decide di rivolgersi a un critico-scrittore, uno dallo sguardo vigile sui due versanti dell’arte e del pensiero. Sfoglia l’agendina e trova il nome: Gabriele Fontana Di Trevi. Le viene da sorridere, immaginandolo come la sorgente cui attingere la soluzione tanto attesa. Compone il numero sul telefonino: Continua a leggere→

9. Il peccato originale

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Da un po’ di giorni, Leopoldo ha in mente questa frase: “Se non fossi uno scrittore, vorrei essere Dio, che non ha scritto nulla”. Non sa chi l’abbia detta, e forse non l’ha detta nessuno; eppure, non sa come, se la trova sempre lì, e non riesce a liberarsene. In effetti, pensa, è curioso: pare che Gesù non abbia scritto nulla e forse non sapeva neanche scrivere. Sembra che i più grandi personaggi non abbiano vergato un rigo. Che la scrittura sia un ripiego per figure minori? Chi scrive si trascina un bagaglio di sconfitte e frustrazioni, mentre il saggio si occupa di vivere, impegno non indifferente? Continua a leggere→

3. La parola fine

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La crisi del romanzo è visibile anche nel proliferare di metodi, scuole e corsi per insegnare a scriverlo. Mi vengono in mente meccanismi curiosi, come il munirsi di carte che dovrebbero suggerire temi e svolte nella narrazione. Niente di nuovo, naturalmente: solo tra i contemporanei, si potrebbe citare il Calvino del Castello dei destini incrociati, costruito con una combinazione di tarocchi. Continua a leggere→