La poesia indigena latino americana ci riserva sorprese come queste. Non è difficile intuire lo spessore di una tale comunione con la natura, apprezzare la trasparenza del cuore di fronte alla bellezza del creato. Abbiamo bisogno, ogni tanto, di immergerci in questo sguardo vergine, capace di riconciliarci con la terra.
La vita di Alejandra Pizarnik è avvolta in un mito oscuro, per certi versi indecifrabile. Gli ultimi studi hanno messo in evidenza la complessità della persona e dell’opera, non riducibile a un unico piano di significati. Credo bastino questi pochi versi per capirlo. Versi di una bellezza inquietante, magnetica. Le risonanze al lettore, come sempre.
Con te; ma anche ciò ch’io dico, Signore, è giusto.
Perché prospera la vita dei malvagi? E perché devon
Tutti i miei tentativi nella delusione terminare?
Se tu fossi mio nemico, o tu che sei mio amico,
Come potresti, mi domando, peggio di così schiacciarmi
E ostacolarmi? Oh, gli sciocchi e gli schiavi del piacere
Guadagnano di più col loro ozio di me che spendo
La vita, Signore, per la tua causa. Guarda sui boschi e le colline
Come ora spuntano folte le foglie! Come tornano a vestirsi
Di prezzemolo, guarda, e vento fresco le accarezza;
Come gli uccelli costruiscono – e io no, non costruisco,
E mi sforzo, eunuco del tempo, ma non produco un’opera che duri.
O tu signore della vita, alle mie radici manda pioggia.
***
C’è un’eco dei salmi biblici in questa poesia di Hopkins, che descrive il contendere dell’uomo con Dio, raffigurato, nell’Antico Testamento, con l’icona della lotta fra Giacobbe e l’Essere misterioso (Gen 32, 24-34). Ciascuno di noi può ritagliare, entro questi versi, i segni della propria personale “contesa”.
Annotato in margine a un libro di astronomia di Padre Eusebio Kino
Ma allora
se la bellezza del sapere si nasconde
e tenui galleggiamo nell’etere
dalle chimere astronomiche solcato
a che pro cercare in tanti libri l’errata vanità mondana?
Tutto sapremo dello spazio sensorium di Dio e della sua misura
Qualcosa in più sapremo di certe passioni
Forse tutto dei venti
e dei climi
Meno dell’indicibile
tanto sospirato
Cosa conta sapere? Màrgara Russotto ci mette davanti a una domanda in apparenza banale, ma che non cessa di provocarci, se glielo consentiamo. Consciamente o inconsciamente, siamo tutti alla ricerca “dell’indicibile / tanto sospirato”.
Cosa dicono alla nostra vita questi versi? Ognuno può leggervi la propria parabola, dalla carne allo spirito, dai sensi esterni ai sensi interni. Ma, come sempre, la poesia dice di più: cosa sono quelle fronde e quei fiori? Che significato ha quell’appassire? Sono uno spazio vuoto in cui ciascuno può mettere al vaglio la sua vita.
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