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Lirico terapia. Conceicao Lima, Frammenti poetici.

Frammenti poetici

Dopo l’ardore della riconquista

non cadde manna sui nostri campi.

 

E nella dura traversata del deserto

imparammo che la terra promessa era qui.

 

Ancora e sempre qui.

Due isole indomite da dissodare.

Il cippo da innalzare

con l’insepolta nudità dei nostri pugni.

 

Emergeremo dal canto

come dal suolo emerge il giovane granturco

e nudi, interi recupereremo

la trasparenza del tempo iniziale.

Puri ritorneremo ad abitare la poesia e la chiarità

perché la parola risorga e il sogno non si perda.

 

Ricuperare la trasparenza iniziale: chi non ha nel cuore questo sogno?

Lirico terapia. José Craveirinha, Voglio essere tamburo.


Voglio essere tamburo

Il tamburo è vecchio di gridare

Oh, vecchio Dio degli uomini

Lasciami essere tamburo

Corpo e anima solo tamburo

Solo tamburo che grida nella calda notte dei tropici.

 

Non fiore nato nel bosco della disperazione

Non fiume che scorre verso il mare della disperazione

Non lancia temperata al vivo fuoco della disperazione

E nemmeno poesia forgiata nel dolore rosso della disperazione.

 

Niente.

 

Solo tamburo vecchio da gridare alla luna piena della mia terra

Solo tamburo di pelle conciata al sole della mia terra

Solo tamburo scavato nei duri tronchi della mia terra.

 

Io

 

Solo tamburo che spezza l’amaro silenzio della Mafalala

Solo tamburo vecchio da sedere alla festa della mia terra

Solo tamburo perduto nelle tenebre della notte perduta.

 

Oh! Vecchio Dio degli uomini

io voglio essere tamburo

e non fiume

e non fiore

e non lancia per ora

e nemmeno poesia.

Solo tamburo che echeggia come la canzone della forza e della vita

Solo tamburo giorno e notte

notte e giorno solo tamburo

fino alla consumazione della grande festa dei negri!

Oh! Vecchio Dio degli uomini

lasciami essere tamburo

solo tamburo!

 

Una poesia aperta a tutti i significati. Impossibile non pensare cosa vorremmo essere noi. Come vorremmo essere.

Lirico terapia. Bartolo Cattafi, Cautela.


Cautela

Bastarono quattro o cinque lampi

sparati tra nuvole d’argento

a stendere secca l’estate.

Con l’orecchio appiattito contro il suolo

ascolti il sopraggiungere dei tonfi

d’uccelli maturi sotto i colpi

di marroni di mele

cotogne ed il franare

d’un alto inverno con nuvole con piogge.

Calzando cauta lana come fanno

i piedi clandestini degli dei

vai dietro alla porta

del Fato per sapere

che decreto borbotta

che botta ti prepara.

Immagini che guidano verso un esito di diffidente incertezza: come non riconoscervi anche solo un momento passeggero  della nostra vita?

Lirico terapia. Gonzalo Rojas, Al silenzio.


Al silenzio

Oh voce, unica voce: tutto il vuoto del mare,

tutto il vuoto del mare non mi basta,

tutto il vuoto del cielo,

tutta la cavità della bellezza

non basta a contenerti,

e anche se l’uomo tace e questo mondo crolla

oh maestà, tu mai,

tu mai potresti smettere di stare dappertutto,

perché ti avanza il tempo e l’essere, voce unica,

perché ci sei e manchi, e sei quasi il mio Dio,

e sei quasi mio padre quando sono più oscuro.

Tra il silenzio e Dio c’è parentela stretta. Nella Bibbia la presenza del divino si identifica in una voce di silenzio sottile. È qui che si genera lo spirito, non bisogna sprecare le occasioni.

Lirico terapia. Fina García Marruz, Ormai anch’io sono insieme agli altri.


Ormai anch’io sono insieme agli altri

Ormai anch’io sono insieme agli altri

che dicevano guardandoci, con aria

di sì tenue tristezza «Su, giocate>>

per allontanarci. E nella penombra bella

delle panchine serali del parco

di che parlavano, di’, e chi erano?

Superiori, come dei, facevan pena.

Si somigliavano molto quando lenti

ci guardavano distanti, come un gruppo

di alberi uniti da un giorno d’autunno.

 

Ormai anch’io sono insieme agli altri

di cui ci prendevamo gioco a volte,

lì come dei tonti, così stanchi.

Noi, i piccoli, noialtri che nulla

possedevamo, guardavamo, senza vederli,

quel loro modo d’essere tutti d’accordo.

 

Ed ora

che ho camminato lenta fino alle panchine

per riunirmi con loro lì per sempre,

ormai anch’io sono insieme agli altri,

i più grandi d’età, i malinconici,

e come sembra strano, non è vero?

 

Il passaggio dall’infanzia alla vecchiaia è descritto dalla Marruz in modo magistrale: nel volgere di pochi versi, si consuma una vita.

“Tra parola e mondo”, Angelo Andreotti

di Giovanna Menegùs

Tempo, silenzio-dialogo, mondo.
Questi mi paiono i nuclei del nuovo libro di versi di Angelo Andreotti, che quanto o più dei precedenti vive tutto di variazioni tenui come increspature sul pelo dell’acqua, sfumature indistinte e sommesse come le nebbie della città in cui egli è nato e risiede, Ferrara – tra gli orizzonti distesi della pianura e il respiro del Po e della laguna veneta: un paesaggio e un’atmosfera che sono anch’essi protagonisti pervasivi, sottili della sua poesia. E in Tra parola e mondo si ritrovano quella «dizione piana e meditativa», quella «fragilità e sospensione» e le «figure d’ombra», «presenze lievi e discrete» che Antonio Prete segnalava nella prefazione a L’attenzione (ed. puntoacapo, 2019).

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Lirico terapia. Rainer Maria Rilke.


da
Sonetti a Orfeo

1,3

Un dio lo può. Ma un uomo, dimmi, come

potrà seguirlo sulla lira impari?

Discorde è il senso. Apollo non ha altari

all’incrociarsi di due vie del cuore.

 

Il canto che tu insegni non è brama,

non è speranza che conduci a segno.

Cantare è per te esistere. Un impegno

facile al dio. Ma noi, noi quando siamo?

 

Quando astri e terra il nostro essere tocca?

O giovane, non basta, se la bocca

anche ti trema di parole, ardire

 

nell’impeto d’amore. Ecco, si è spento.

In verità cantare è altro respiro.

E un soffio in nulla. Un calmo alito. Un vento.

La poesia è un’arte difficile, divina. Come dirlo meglio di Rilke? I versi scritti dal genio sembrano far parlare da sola la realtà.

Lirico terapia. Giovanni Giudici, Preliminare di accordo.

Preliminare di accordo

giugno 1968

 

Tuttavia un minimo d’impostura è necessario mi disse.

La verità non coincide con la saggezza.

Stanno contro il disordine alcune regole del gioco.

Sii grato al rituale. La verità ti divora.

 

Hai ragione si aspettava che rispondessi.

Recitiamola pure la farsa del ragionevole.

Anch’io ripeterò che tutto non si può avere

pronto a morire purché non crolli il letto dove muoio.

 

Ma anche per me era l’ultima occasione che restava.

E prima di sottoscrivere solo chiedevo se in cambio

dell’accettare quel molto di finzione che diceva

un minimo di verità sarebbe stato compatibile.

Giovanni Giudici tocca leve sensibili e, diremmo oggi, politicamente scorrette. Qui il tema è quello di una verità negata, al punto che è possibile sperare solo in un minimo residuo, un livello di semplice sopravvivenza. Al lettore cogliere lo spessore del dramma, che diventa universale.

Lirico terapia. Maria Luisa Spaziani, La via Crucis.

La via Crucis

La bronchite stanotte mi trasforma

in una quercia carica di neve.

Crocifissa alla terra con radici

di debolezza e brividi,

sento i rami che grevi si curvano

sotto il peso di mille cristalli.

Conobbi un giorno un ragazzetto, molto

piú malato di me. Continua a leggere→

Lirico terapia. Anna Achmatova, Venezia


Venezia

Colombaia dorata sull’acqua,

tenera e verde struggente,

e una brezza marina che spazza

la scia sottile delle barche nere.

 

Che dolci, strani volti tra la folla,

nelle botteghe lucenti balocchi:

un leone col libro su un cuscino a ricami,

un leone col libro su una colonna di marmo.

 

Come su di un’antica tela scolorita,

il cielo azzurro fioco si rapprende…

ma non si è stretti in quest’angustia,

e non opprimono l’umido e l’afa.

Come parlare di Venezia? Come definire l’indefinibile? La Achmatova lo fa da par suo, con risultati che ciascuno di noi può giudicare secondo i suoi parametri.

Lirico terapia. Giorgio Caproni.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.

Poi, non ricordiamo piú

né da chi né che sia.

Soltanto, ne conserviamo –

pungente e senza condono –

la spina della nostalgia.

***

Senza parere, Caproni mette nero su bianco un dato d’importanza capitale: siamo dono. Solo qui si trova il senso della vita, che porta con sé la possibilità di essere felici. Al di fuori di questo, c’è solo nostalgia.

Lirico terapia. Georgy Adamovic. Ci sono senza dubbio strane parole


Ci sono senza dubbio strane parole

Ci sono senza dubbio strane parole,

Non sono invenzioni, né deliri.

Mi viene freddo appena

Odo la parola “ultimo”.

L’ultima ora. Quale immenso giardino!

L’ultima sera. O, quale fiamma!

Come i pioppi frusciano sinistri

Con rami neri trasparenti…

È vero che certe parole, in certi momenti, fanno nascere sensazioni vitali, apparentemente contraddittorie (mi viene freddo, quale fiamma!). L’unione degli opposti è una chiave imprescindibile per capire la vita.

Lirico terapia. Giovanna Bemporad

Veramente io dovrò dunque morire

Veramente io dovrò dunque morire

come un insetto effimero del maggio,

e sentirò nell’aria calda e piena

gelare a poco a poco la mia guancia?

Più vera morte è separarsi in pianto

da amate compagnie, per non tornare,

e accomiatarsi a forza dalla celia

giovanile e dal riso, mentre indora

con tenerezza il paesaggio aprile.

O per me non sarebbe male, quando

fosse il mio cuore interamente morto,

smarrirmi in questa dolce alba lunare

come s’infrange un’onda, nella calma.

***

Cos’è la morte? Consumarsi fisicamente? O piuttosto la fine delle relazioni, delle speranze? La poesia ci interroga, ci scuote dall’ovvio.

Lirico terapia. Vicente Huidobro, Arte poetica

Arte poetica

Che il verso sia come una chiave

Che apre mille porte.

Cade una foglia; qualcosa passa in volo;

Quanto guardano gli occhi sia creato,

E l’anima di chi ascolta resti a tremare.

 

Inventa nuovi mondi e cura la parola;

L’aggettivo, quando non dà vita, uccide.

 

Siamo nel ciclo dei nervi.

Il muscolo pende,

Come un ricordo, nei musei;

Ma non per questo abbiamo meno forza:

Il vero vigore

Risiede nella testa.

 

Perché cantate la rosa, o Poeti!

Fatela fiorire nella poesia;

Solo per noi

Vivono tutte le cose sotto il Sole.

 

II poeta è un piccolo Dio.

***

Può la poesia creare un mondo parallelo? Può il poeta sfidare la creazione, proporre una sua alternativa? Questi versi pongono interrogativi inquietanti ma, come sempre, utili per capire chi siamo.

Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Ormai.


Ormai

Ormai la primula e il calore

ai piedi e il verde acume del mondo

 

I tappeti scoperti

le logge vibrate dal vento ed il sole

tranquillo baco di spinosi boschi;

il mio male lontano, la sete distinta

come un’altra vita nel petto

 

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio

qui volgere le spalle.

***

È possibile che si apra una frattura tra noi e il mondo? Che il paesaggio sia qualcosa di estraneo, lontano, di cui, semplicemente, “cingersi”? Lasciamoci interrogare, come sempre.

Lirico terapia. Elicura Chihuailaf Nahuelpan, Su questo suolo abitano le stelle.

Su questo suolo abitano le stelle

in questo cielo canta l’acqua

dell’immaginazione

oltre le nubi che sorgono

da queste acque e questi suoli

ci sognano gli avi

il loro spirito – dicono – è la luna piena

Il silenzio il loro cuore che batte.

***

Un ritorno alle radici che invita anche noi a fare lo stesso: da dove veniamo? Quando abbiamo vissuto la nostra vera nascita? È lì che abitano le stelle, è lì che il silenzio è il cuore che batte.

Lirico terapia. Fabio Pusterla, Breve omaggio a Plutone, II.

Breve omaggio a Plutone, II

Perché la pioggia, perché il vento e le pianure 

notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua 

che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché 

non c’è tregua, o domani. Soltanto

le sbarre, la gabbia di un io.

L’inferno è non essere gli altri,

guardarli passare e sparire nel niente: 

un posteggio che piano si svuota, 

il cantiere del vento.

***

L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

Lirico terapia. Elio Fiore

D’improvviso mi sei apparsa 

in questa stanza, madre. 

Mi hai sorriso mentre continuavo

a scrivere, accanto alla tua foto 

di giovinetta. Camminavi sicura, 

poi mi hai detto: «C’è disordine 

in ogni dove, sei un bibliotecario,

ricordati di togliere la polvere 

dai libri». Poi, sei andata in cucina

e ti sentivo cantare come un tempo,

mentre preparavi la cena; 

Io, ho continuato a scrivere,

sentendo la tua cara voce

sognando che tu mi venissi a dire:

“Vieni, è pronta la cena!”.

All’alba, mi sono svegliato 

con le braccia sul tavolino, solo 

con la tua foto eterna di giovinetta.

***
Una delicatissima immagine di amore filiale, questa di Elio Fiore. Ci sono archetipi talmente potenti e profondi che non hanno bisogno di interpretazioni: sono lì, sempre sorprendenti e necessari.