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ipotesi di nenia il dondolio dell’amàca
che non c’è. dormi vestito per recupero
di tempo che chissà.
potresti amare un vagito al sorriso
che non c’è. il canticchìo dell’alba
bara anzitempo.
(Agosto 2007)
MANIE, PAROLE E FANTASMI.
Recensione di Michelangelo Cianciosi
Vorrei mettere subito le mani avanti. Non è facile parlare de La mania per l’alfabeto. Potrei cominciare, dando una vaga idea di quella che è la trama, dicendo che il primo romanzo di Marco Candida è la storia di Michele, un ragazzo che ha ventiquattro anni, un lavoro precario in una ditta produttrice di asfalto, una ragazza di nome Savemi e, soprattutto, un’ossessione con cui è difficile convivere: quella per la scrittura.
Tratto da http://societe.splinder.com/
Ho scritto, or son due dì, un commento ad un post dedicato a Paolo Nori, scrittore, sul blog de La poesia e lo spirito (https://www.lapoesiaelospirito.it). Nel detto commento mi sono permesso di dire che secondo me Paolo Nori, che pratica narrativa, crea prodotti di intrattenimento di livello medio/ buono.
L’altra sera, che era la quinta volta in una settimana che litigavamo, sono tornato a casa e per la quinta volta in una settimana mi sono messo a cucinare per la mia cena. Mentre tagliavo una melanzana con un grosso coltello ho visto, con i miei occhi, due occhi dentro la melanzana che lacrimavano sangue.
“NOTTETEMPO”
Mostra di poesia o Poesia in mostra,
Edizioni di Latta, Libreria Rizzoli, Milano,
dal 01 al 22 Settembre 2007.
“Nottetempo” è una iniziativa nata da un’idea di Adalberto Borioli, Maria Gabriella D’Agostino e Mirna Miglioranzi per dare visibilità e voce a quei poeti che sono milanesi e anche a quelli che vivono e lavorano in questa città da molto tempo.
La visibilità di questa iniziativa è offerta da un’esposizione, una sorta di Poesia in mostra o Mostra di poesie, che si terrà all’interno della libreria Rizzoli, Galleria Vittorio Emanuele II. Continua a leggere
Peter Johnson ( USA, 1951)
Pretty happy
I have no siblings who’ve killed themselves, a few
breakdowns here and there, my son sometimes talking
back to me, but, in general, I’m pretty happy.
And if the basement leaks, and fuses fart out when
the coffee machine comes on, and if the pastor beats
us up with the same old parables, and raccoons over-
turn the garbage cans and ham it up at 2 o’clock in
the morning while some punk is cutting the wires on
my car stereo, I can still say, I’m pretty happy.
Pretty happy! Pretty happy! I whisper to my wife
at midnight, waking to another night noise, reaching
for the baseball bat I keep hidden under our bed. Continua a leggere
CONTRO MONTE
Dove ultima delle mie pene
Soligo fosca si cementa
al suo monte sdegnato dal cielo,
dove il fiume sussulta
e tenta col vano meandro
liberarsi dal melmoso autunno,
più vicino al tuo volto
al tuo corpo embrionale aspro del sole:
là mi riscuoto, là rovescio la vita
mia, sonno infetto di terra,
là sei, vera pietra e vera terra
che arresta e stringe al muro i paesaggi;
e la fuliggine delle alluvioni
invola contro monte il mezzodì.
(Elegia e altri versi)

Se vi ricordate, nel 2000 il tenore fu investito dallo scandalo fisco poi patteggiò col ministro di allora, Ottaviano Del Turco, in diretta tv come fosse un ‘eroe’ (sconcertante!).
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“La poesia è di per sé scandalosa, di per sé rivoluzionaria, la poesia è “di per sé”. Continua a leggere
Meraviglia!!! Finalmente il book’s qualit-o-meter sta per diventare realtà !!!
Già da qualche tempo negli ambienti letterari della Est Coast si rumoreggiava che il fantastico oggetto di cui ha parlato l’indimenticato e indimenticabile H.P. Lovecraft fosse sul punto di trasformarsi in strumento reale.
Certamente gli intenti di Lovecraft erano burleschi quando citava, tra le ricerche dei laboratori della prestigiosa Miskatonic University, anche lo studio di una macchina atta a misurare la qualità letteraria di un libro. Forse fu mosso a questa trovata dalla consapevolezza che le proprie opere non fossero stimate per il loro reale valore letterario (e difatti vedasi i riconoscimenti post-mortem).
Ebbene, ci ha pensato la raffinata Long Island Lector’s Review a svelare in anteprima mondiale che dai laboratori di un’università degli States (il nome è ancora top-secret) sta per uscire un prototipo di quello che è stato già battezzato come book’s qualit-o-meter
Non c’è nessuno per la strada, ed è strano, visto che è un sabato sera d’estate. Non ci sono nemmeno macchine parcheggiate. Non c’è né il chiarore dei fari, né il rumore del traffico in lontananza. Tutto appare immoto e lineare, semplice da assorbire con gli occhi e le orecchie, e spaventoso.
I lampioni alti spuntano, dritti, dalle siepi di bouganvillee e lo seguono mentre percorre fino in fondo il viale che lo porterà a casa di Barbara. Gli sembra strano, tutto questo vuoto, tutto questo concentrato di assenze.
Aveva fatto un sogno del genere, qualche notte prima. Un sogno che era rimasto a circolare nelle sue vene e dal quale non era riuscito a disintossicarsi.
Non ricorda, non è certo che Barbara lo abbia invitato a unirsi a loro, ma lui ci va lo stesso: conosce tutti da vent’anni, è il tassello mancante.
Di una semplicità intonsa e spaventosa, gli pare quel tragitto. Vorrebbe evitare di toccare l’asfalto perché il tic-tac delle scarpe sul selciato è una specie di macchia.
Mentre cammina si vergogna. Si sente osservato, denudato, deriso.
Invece, nessuno lo vede. Non c’è nessuno per la strada.
Stranamente quella paralisi rende irriconoscibile un tragitto che di solito potrebbe fare anche a occhi chiusi.
Sono anni che non vede Barbara e gli altri. L’idea di affrontare il Cambiamento nei loro visi e nei loro corpi lo sbalestra ma prosegue.
Non ha portato niente con sé, nemmeno una bottiglia di vino, o un dessert. Spera che lo accolgano senza considerarlo uno sfacciato, minimizzando su – o ignorando – questa sua mancanza.
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cornucopia dell’ira la poesia
nudità del pio blasfemo
modo del duttile per un mondo di spranghe
ghetti di animi alla forca.
le poesie le leggevi con la torcia
ti hanno ucciso per ebetudine
per la giuria del dopo cenere.
c’è quaggiù un arso campionato
padrone di soldatesca ed esca viva
sconforto di pane alle parole in fondo.
(Agosto 2007)
Sí, sembrerebbe proprio di sí; la gelosia è “nata” in Persia o, per lo meno, nei Paesi dell’Oriente. Non stiamo parlando della gelosia in senso proprio, ossia di quello stato d’animo caratteristico delle persone che, a torto o a ragione, dubitano della fedeltà e dell’amore dell’amato o dell’amata.
Stiamo parlando di quel marchingegno di legno (o di ferro), composto di stecche intelaiate trasversalmente e inclinate, che si mette nelle finestre per lasciare passare l’aria e la luce e non esser visti da occhi indiscreti; in altre parole stiamo parlando delle persiane, oggi sostituite dalle serrande. Le persiane, chiamate anche “gelosie”, hanno una stretta relazione con la… gelosia, donde il nome, appunto.
Questi serramenti che consentono a chi è dentro di guardare fuori senza esser visto, sono stati inventati proprio per motivi di gelosia: per “proteggere” le donne che sono in casa dagli sguardi degli uomini. Le gelosie orientali (i prototipi, potremmo dire) erano fisse, quindi non si potevano aprire; molto spesso erano di pietra e chiudevano ogni porta della casa.
Le persiane arrivate a noi dal lontano Oriente sono state impiegate – come abbiamo visto – per motivi diversi dalla gelosia, oseremmo dire per ragioni piú “civili”, anche se ne ricordano il nome. A questo punto, però, sorge spontanea la domanda: la gelosia è solo persiana?
Mezzogiorno
Gli ulivi s’inclinavano al passaggio:
bande di tronchi plurisecolari
carnevali di rami d’argento
ferivano l’aria nuova di carta da zucchero
la scottavano di vecchiaia condannata a figliare Continua a leggere
Venerdì 7 settembre 2007 – ore 18:00 Luigi Metropoli presenta la raccolta Album feriale, liriche di Maria Pia Quintavalla Milano rassegna Estate nei Chiostri dell’Umanitaria – Pomeriggi nei Chiostri – Poesia Duemila (via Daverio, 7) http://estate.umanitaria.it
Dare forma di sé; immagine – in qualche forma del mondo – della propria sostanza. Non di ciò che si perde ma di ciò che chiede di essere conservato. Questo può avvenire nella forma dell’arte, che è quella che più sintetizza, che più conserva.
Rappresentarsi. Specchiarsi in qualcuno, in qualcosa. Specchiarsi è parlare, riportare l’immagine e fermarla. Qualunque cosa essa sia. Lo chiedono gli spiriti buoni e quelli cattivi. Vedo adesso degli occhi che già conosco. Accanto a questa donna c’è una bambina down. Le immagini che passano dal finestrino non si fissano ma lo chiedono. Continua a leggere
Suicidio dei vecchi
Sono molti i vecchi che si uccidono. Il tenore di ottant’anni, ospite della casa di riposo “Giuseppe Verdi”, non è il solo. Sui giornali queste storie parlano spesso di mancate pensioni, di povertà e di solitudine. Pesanti fantasmi che fanno desiderare la morte anche a un vecchio. I giovani lasciano i vecchi sull’altra riva: ma ci sono ragioni ancora più profonde: la non partecipazione sociale e spirituale nella vita dei vecchi. Il perché di queste ultime tragedie? E’ una domanda che ammette una colpa: la mancanza di “equilibrio” non è sempre in chi si uccide, ma in chi ha lasciato, anche senza accorgersi, la scelta della morte a qualcuno.
Salvatore Quasimodo, da “A colpo omicida” e altri scritti, a cura di Gilberto Finzi, Mondadori, 1977
Tratto da http://merlincocai.splinder.com/
In tutti gli esseri umani il bisogno di evadere dalla piatta quotidianità è inestinguibile, e si sazia con la fantasia. Ai bambini che non hanno ancora imparato a leggere si raccontano le fiabe. Poi subentra Verne. Per gli adulti c’è Kipling.