Archivio mensile:Dicembre 2008

Marjam, di Carlo Cannella

Ogni mattina alle sei Marjam è all’hotel Palace, a riordinare la cucina e a preparare le colazioni. Quando i clienti lasciano l’albergo sparge del trattamento antiacaro sulla moquette della hall, quindi pulisce e riassetta le camere. Lavora otto ore di seguito senza fermarsi mai. La retribuzione è a forfait, non ha diritto a contributi e prevenzione sanitaria.

Appena finisce va a salutare il signore e a chiedergli se la vuole. Se il signore ha voglia la prende nel suo ufficio, una stanza con armadi bianchi e belle piante grasse dai fiori rossi. Lui può chiederle di tutto, lei deve fare tutto. Se è brava può portare a casa del latte e un po’ di carne, che Marjam avvolge in un foglio di carta stagnola e nasconde nella borsa. Dopodiché esce a passo svelto, senza guardarsi intorno, perché fuori ha come l’impressione che tutti la osservino, e che ogni sguardo sia un raggio di fuoco in grado di incenerirla. Continua a leggere→

Beni a perdere

I GUARDIANI DEL MERCATO IN NOME DELL’ IMPRESA
BENI A PERDERE

Mentre i media continuano a veicolare l’idea che si tratta di un incidente di percorso, la crisi economica sta mettendo a nudo il progressivo declino dell’egemonia occidentale nel mondo
di Ugo Mattei

L’Occidente è in recessione, il che significa stagnazione e arresto della crescita. Di per sé potrebbe trattarsi di un semplice arresto ciclico, ed anzi buona parte dei media «ufficiali» cercano di veicolare questa idea. Uno, due anni di «vacche magre»; qualche modifica istituzionale nella regolamentazione del capitale finanziario; una nuova «Bretton Woods», come ormai si usa dire, e il modello capitalistico, fondato sulla liberal-democrazia, tornerà ad essere il miglior sistema possibile. Secondo altri osservatori, potremmo invece trovarci di fronte ad un crollo sistemico, paragonabile a quello che ha travolto il modello sovietico. Entrambe le prospettive sono compatibili con il fatto che la leadership dell’Occidente sia perduta e che il G8 sia soltanto un brutto ricordo (non si sa se ci attenderà un G20 o un G14). Continua a leggere→

La Russia: questa compagnia comica, di Andrea Sartori

L’Uchebnuyi Teatr di San Pietroburgo è una cassetta di legno antico, scheggiata da una ragnatela di crepe irregolari che ne reticolano l’involucro e le pareti interne. Qui va in scena, da circa sette anni, l’allegoria d’una Russia che dal Medioevo è giunta sino a noi con i suoi rattoppi, le sue velleità e le sue nobili speranze. Komik Trest è il titolo dello spettacolo diretto da Vadim Frison a cui ho assistito una sera di fine novembre, in una platea fitta fitta di spettatori, come spesso accade nei tanti teatri della città, in qualunque momento dell’anno.

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L’assenza di Fabrizio

Avviso tutti i lettori di questo blog che Fabrizio Centofanti, responsabile del blog, per qualche giorno probabilmente non potrà collegarsi al sito, né quindi postare alcunché, poiché sta in ospedale ad accudire don Mario, il sacerdote con cui Fabrizio vive e che Fabrizio cura comunque sempre dalla mattina alla sera, oltre a fare tutte le migliaia di altre cose che il suo ministero gli prescrive. Credo che tutti ci auguriamo che questa situazione si risolva per il meglio, ma previsioni ora è difficile farne. Grazie a tutti.

Diritti e Rovesci

di Ida Dominijanni

SALVATORE SENESE: SE LA LIBERTÀ CAMBIA DI SEGNO

1948-2008, le rose e le spine di un sessantennio di diritti umani fra norma e controspinte.La svolta degli anni Novanta nel mondo globale, quando cade il tabu della guerra e i diritti vengono impugnati con le armi contro il diritto.

«Un anniversario alquanto ipocrita, senza un bilancio serio dello stato in cui i diritti versano e senza un’analisi vera del perché siamo a questo punto». Così Salvatore Senese, giurista, presidente del Tribunale permanente dei popoli, intellettuale da anni impegnato sulla frontiera della realizzazione del programma della Dichiarazione universale dei diritti umani stilata nel ’48. Un bilancio serio e un’analisi vera, del resto, comporterebbero una rivisitazione della lunga storia, tutt’altro che lineare e progressiva, dei diritti nel mondo, fra proclamazioni formali, resistenze e contraddizioni reali. Una storia intrecciata a doppio filo con quella dei rapporti fra l’Occidente e il resto del mondo, e, per gli ultimi decenni, con le dinamiche della globalizzazione e le loro conseguenze sulle relazioni e il diritto internazionali. Dunque cominciamo proprio da qui. Continua a leggere→

Il quaderno di geografia di Pinocchio, di Nadia Agustoni

Stupirsi d’essere così contenti
e cominciare a prendersi cura
della felicità.

La vita è luminosa se puoi vivere
senza pensare che gli altri abbiano ragione.

Burattino è essere sufficiente a se stesso.
I fili sono parte del burattinaio, non entrano
nella vita del burattino perché egli o ella
è l’intensità dell’infanzia che non sa cosa
ci sia oltre e non può far di se stesso una
politica o uno scopo utilitaristico, perché
il burattino sa che la geografia – scienza o
materia da lui prediletta – è un’indagine
della potenzialità, un’evocazione fantastica
e umana. Continua a leggere→

Teddy Bear

 

teddy-bear-zaccuri

«Come può un uomo nascere quando è già vecchio?

Può egli entrare una seconda volta

nel grembo di sua madre e nascere?»

Giovanni 3,4

 

Alla fine le hanno dato il permesso di portare uno dei giocattoli nuovi. Uno solo. E che non ci siano pezzi da perdere, istruzioni da dimenticare, parti che si rovinano. Giulia non ha detto niente, non ha neppure accennato un capriccio. “Siamo fortunati, almeno a Natale…” ha detto papà. È che lei aveva già deciso, prima ancora che iniziassero a farle tutte quelle raccomandazioni. Dalla nonna porterà l’orsacchiotto di peluche, bello grande, come aveva chiesto nella lettera, e con il pelo marrone chiaro, il muso che sorride, la scritta “Teddy Bear” sul bavaglino. “Si chiama così?” ha chiesto Giulia, e la mamma le ha spiegato che in America tutti gli orsacchiotti si chiamano Teddy Bear, poi uno può dare a ciascuno il nome che più gli piace. Continua a leggere→

Metamorfosi di Pinocchio – La vendetta di Carlo Collodi

Ipotesi sui moventi che spingono Pinocchio a una ipercinetica refrattarietà alla stasi, portandolo a non perdurare mai nello stesso stato. Una nuova edizione nei Millenni Einaudi, illustrata dagli splendidi e inquieti disegni di Lorenzo Mattotti

di Ivan Tassi

Scriveva Italo Calvino nel 1981, in occasione del centenario di Pinocchio, che la fiaba di Collodi è in grado di generare nella fantasia dei lettori immagini di straordinaria potenza: «ogni apparizione si presenta in questo libro con una forza visiva tale da non poter più essere dimenticata». È forse anche per questo motivo che le avventure del burattino di legno, fin da quando apparvero per la prima volta a puntate sul «Giornale per i bambini», furono accompagnate dalle illustrazioni. Dal 1881 ad oggi, sono state circa duecento (in media più di una per anno) le edizioni illustrate che si sono susseguite in una varietà di realizzazioni sorprendente e inesausta. Continua a leggere→

Francesco Pecoraro: “Questa e altre preistorie”

preistorie1

Nel “Moby Dick” di Melville Tashtego è un ramponiere pellerossa purosangue, discendente da una antica stirpe di cacciatori ormai estinta. Nella Rete, Tashtego è il nick-senhal di Francesco Pecoraro e del suo blog (www.tashtego.splinder.com). In effetti, molti dei testi inseriti in “Questa ed altre preistorie”, uscita nella prestigiosa collana Fuori Formato curata da Andrea Cortellessa per Le Lettere, nascono per il blog. Selezionati e raccolti nella forma-libro, non perdono però né l’originaria scorbutica intolleranza, né la ruvidezza antimetafisica ed anticonsolatoria. I pezzi che compongono questo libro assemblano così una mappa della Distruzione e del Caos, una geografia storico-politica dell’Apocalisse e della Catastrofe. Unico contravveleno a tanta disperazione sta nell’ “opporre al caso una forma praticabile di narrazione che non produca un effetto cosmetico, ma indichi implacabilmente il punto dolente ed immedicabile, la catastrofe che accade e si ripete attraverso i tempi senza consolazione né conciliazione possibile” come scrive Silvia Bortoli nella prefazione. C’è un’opposizione binaria e centripeta che regge il mondo: cultura/natura, misura/caos, flusso/confine, disordine/struttura. Pecoraro la perlustra con ossessiva analiticità indugiando, nell’ultima sezione, ad osservare con trasognata stupefazione la vita segreta dei nostri antenati (pesci, crostacei, molluschi). Lì risiede l’indicazione cifrata di un salvifico modus vivendi. Continua a leggere→

Un milione

signor_bonaventuraQuella che segue è una querela culturale (no, non una querelle, proprio una querela). Io desidero qui e ora querelare il Sig. Franchini Antonio per diffamazione a mezzo stampa, in ordine all’articolo pubblicato in data 21 dicembre 2008 sul supplemento Domenicale del Sole 24 Ore.
Questi i fatti.

In data [omissis] la casa editrice Mondadori ebbe a pubblicare il romanzo dello scrittore, esordiente, Giordano Paolo, dal titolo La solitudine dei numeri primi. Dopo aver fatto incetta di noti premi letterari il libro si avvia (così si dice) a vendere la sua milionesima copia. Continua a leggere→

Come cristallo, di Lucia Saetta

( Lessi queste prose nelle Edizioni Feaci, mi parvero calme, con quella luce che fa l’acqua dei torrenti, luce di cielo. Alcune erano proprio prose siderali, raccontavano di stelle e di spazi, di polvere cosmica. Grazie dunque all’autrice, Lucia Saetta, e a Giovanni Monasteri, editore di Feaci.
Marino Magliani. )

Da Come cristallo, di Lucia Saetta

(Scritto) nel nome

È stato facile: ho detto che volevo prendere una boccata d’aria fresca, ne ho diritto anch’io, e me la sono svignata. Continua a leggere→

Buon Banale

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da qui

Vorrei dirti: buon Banale. Ma è il compleanno di uno giustiziato iniquamente: la memoria di uno sporco mondo, che sopprime il povero; in fondo, natale è la festa di chi resta, di chi ha torto. Il nato è morto, ma porge l’altra guancia: risorge solo se vuoto la pancia dai cenoni e la riempio di sogni, delle facce dei poveri, di propositi buoni. Buon natale se decido, finalmente, di cambiare canale, di crocifiggere come un malfattore tutto il buon banale. Se decido di amare, solamente.

Le “Simmetrie” di Elio Pecora

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di Fabrizio Fantoni

“E’ una stanza il corpo: / nido-cella-recinto. / Abito in cui bastarsi, / da non potersi assentare un istante. / Gabbia d’ossa e di arterie, / di dove assistere al mondo”.

Con questi versi Elio Pecora introduce il lettore ne La Stanza, poemetto che apre la sua ultima raccolta di poesie dal titolo: Simmetrie (Modadori, 2007). Una silloge che rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso poetico iniziato dall’autore nel 1970 con La chiave di vetro.

In Simmetrie il corpo mai sazio e mai quieto, sede di attese e delusioni diviene il punto di partenza di un lungo e travagliato itinerario esistenziale in cui l’autore coglie e fissa lo scorrere della vita nel suo svolgersi. Sono momenti di vita reale, “lacerti di un mondo spiato, intravisto da un occhio corto” quelli che Pecora descrive riuscendo, attraverso soluzioni stilistiche diverse, dal poemetto al frammento, dalla lirica alla prosa, a rappresentare la quotidianità nella sua elementare e naturale dignità. Continua a leggere→

Nella notte sanguigna dei lampioni

untitled-1983di Laura Costantini e Loredana Falcone

Ci risiamo. Come si fa a costruire una metropolitana in una città dove basta infilare un dito nel terreno per trovare un reperto archeologico? Siamo indietro con i tempi. Chi glielo dice adesso al geometra? Mi faccio largo tra gli operai curiosi e snocciolo tre bestemmie delle mie. I cunicoli mi mettono ansia e l’idea di infilarmi lì sotto proprio a fine turno… Accendo il faretto sul casco e cerco di non pensare che sono ingrassato e che il cunicolo è ancora solo un abbozzo. Giuro che se lì sotto non c’è la tomba di Augusto, mi faccio i cazzi miei e faccio spianare tutto.
Terra umida e grassa, Pietrisco. Fuori trenta gradi e qua sotto mi cago sotto dal freddo. Peggio di una catacomba. Ma dove l’hanno visto ‘sto sarcofago? Qualcosa mi cammina su per il polpaccio. Lo so che è solo un’impressione. E poi il pericolo non viene mica da ragni, scarafaggi o topi. Però prude, cazzo! Mi strofino e sento qualcosa di umido: una poltiglia di ragno mi impasta i peli, che schifo. Mi pulisco con una manciata di terra mentre continuo a muovere la testa per illuminare il più lontano possibile. Se mi hanno fatto scendere qua sotto per niente se la vedono con me. Altro che turni di riposo. Li faccio scavare pure il giorno di Ferragosto. Continua a leggere→