Archivio mensile:Dicembre 2008

Stefania Nardini, Gli scheletri di Via Duomo

Stefania nardini, Gli scheletri di Via Duomo, Tullio Pironti Editore – Pagg. 109 – Euro 10,00.

** * **

di Alberto Pezzini

Bruno Morchio ( quello che ha inventato Bacci Pagano) ama sempre dire che ormai in Italia sono più gli scrittori dei lettori. Anzi, quelli che scrivono libri. Ecco perché i veri scrittori, i pennaioli capaci di sorprendere il lettore saturo, sono sempre di meno. Ecco perché una donna impastata di scrittura argentina, anzi di argento vivo, come Stefania Nardini ha scritto un libro semplicemente corale e magico. In una semplicità francescana. Un libretto corto e smilzo come uno scugnizzo. Uno schizzo sincero di Napoli. Quella di una volta. Colorata, piena di grida, inzeppata di odori che trapanano le narici facendole sbavare di desiderio, fetente. Continua a leggere→

E’ un assalto la mia vita

è un assalto la mia vita
al niente in cui siamo
al niente in cui respiriamo.
ogni cosa è deposta nella sua cesta
oggi come ieri
e corre dentro un fiume
che non arriva da nessuna parte
un fiume di polvere
che mette insieme
pietre labbra e buchi neri

La Cracovia di Wojty?a

Articolo di Giovanni Agnoloni, pubblicato per la prima volta su www.alibionline.it (sito creato e gestito da Saul Stucchi)

A Cracovia mi affaccio da una finestra che dà su cortili interni dai muri sbrecciati. Verde trascurato, cancelli semiaperti. Rami di alberi protesi come dita moribonde verso il cielo. In fondo si vede una casa dalla facciata fiamminga, che sembra una di quelle di Amsterdam. L’aria sa di foglie morte, in quest’autunno iniziato da poco. È una fragranza che mi invoglia ad uscire. Continua a leggere→

Italia De profundis, di Giuseppe Genna

 

Recensione di Valter Binaghi

Esistono scrittori, e sono i più, che sono essenzialmente narratori di miti o favole collettive: nella propria personale creazione artistica danno forma alla sensibilità ma anche anticipano le grandi svolte di un epoca e forniscono al loro tempo un linguaggio rinnovato ma condivisibile, quell’illusione collettiva che chiamiamo cultura. Che Genna non sia uno scrittore di questo genere lo ha dimostrato a mio avviso con Hitler, in cui il suo raffinatissimo artigianato non è riuscito ad andare oltre lo stereotipo del XX secolo di Hitler come incarnazione del male: libro che ho definito malignamente l’opera di uno che studia da ministro della cultura. Continua a leggere→

Lo scelbino (di Alberto Alberti)

A quel tempo si moriva a Roma, la domenica all’alba. Schiere di giovani e meno giovani che erano stati dietro una scrivania o un banco di vendita sei o otto ore al giorno per sei giorni (allora il sabato non era vacanza, neanche mezza), approfittando che le strade a quell’ora erano deserte, si fiondavano con le loro auto nuove nuove per via Nazionale o per via dei Fori imperiali, come sulla Salaria o sull’Appia, per provare il brivido della corsa. Con gli occhi di oggi, quei “bolidi” erano poca cosa. Cinquecento, seicento, millecento, tutt’al più, rara, qualche alfetta. Ma i cento, centodieci all’ora facevano paura, perché nessuno ci era abituato, e i guidatori meno di tutti. Le macchine sbandavano spesso, le frenate erano improbabili, gli scontri continui. I pochi passanti rischiavano grosso, anche quando avevano l’accortezza di stare al riparo, rasentando i muri, sui marciapiedi. Nessuno poteva prevedere dove andava a finire un mezzo fuori controllo, lanciato al limite delle sue potenzialità. Continua a leggere→

Intervista a Saul Stucchi, di Marino Magliani

Saul Stucchi collabora a Diario e dirige ALIBI Online (www.alibionline.it), un sito dedicato al turismo culturale, erede del mensile ALIBI – Per essere altrove. È presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca di Mezzago (MI), con la quale organizza incontri di letteratura, storia e attualità. Appassionato di storia antica e napoleonica, è iscritto all’Associazione Napoleonica d’Italia.

1) Raccontaci come è nato e come si è sviluppato il progetto di ALIBI. Quali sono le difficoltà di lavorare a un sito dedicato al turismo e alla cultura?

La versione cartacea di ALIBI ha avuto una lunga genesi ma una vita molto breve: soltanto quattro numeri hanno raggiunto l’edicola. È stato un progetto ambizioso studiato e concretizzato da due persone (il sottoscritto e l’editore) con alle spalle diversi anni di esperienza nel settore dell’editoria. Continua a leggere→

Emily Dickinson, poem 254 – traduzione di Massimo Sannelli

 

«Speranza» è cosa alata –
Che ripara nell’anima –
E canta il canto senza le parole –
E non si ferma – mai –
E più che dolce – nel Vento – si sente –
E la bufera deve essere frusta –
Per impaurire Questa
Che riscaldò la gente –
Io l’ho sentita nella terra guasta –
Sul Mare che non c’è –
Neanche nell’Angustia
Chiese un grammo – di Me.

Questa poesia, tradotta il 12 marzo 2007, *tra buio e luce* (come tutto), non appare nel volume Emily Dickinson, *Su un Io Colonna*, La Camera Verde, Roma 2007.

Viaggi a due nell’Europa di questi anni, di Marina Tevini Torossi

viaggi

di Enrico Fraulini

Con l’avvento della televisione, che ci fa vedere ogni luogo del mondo dalla poltrona di casa, e la diffusione della rete internet, attraverso la quale possiamo metterci in contatto con gli infiniti siti in cui vengono rovesciate in continuazione tutte le informazioni possibili, quelle utili e quelle inutili, biblioteca incommensurabilmente più grande e più accessibile di quella storica di Alessandria, sorge spontaneo chiedersi il perché del moderno viaggiare. Il viaggio, nei tempi andati, quando si apprezzava ancora la lentezza, rappresentava lo spostamento della propria esistenza in altri luoghi in cui vivere temporaneamente e scoprire un nuovo modo di vivere. Continua a leggere→

Il cane di Ptosis

alejandro jodorowsky

alejandro jodorowsky

[ecco a voi un fausto presagio per il nuovo anno: vi offro questo racconto di Jodorowsky, tratto dalla raccolta Il passo dell’oca, Oscar Mondadori, 2007. a.s.]

di Alejandro Jodorowsky

Ptosis si sentì orgoglioso e ne aveva motivo: dopo studi pazienti aveva scoperto ciò che poi fu chiamato “Il cane di Ptosis”. Scoprire qualcosa di nuovo nel sacro film Notti d’amore a Bombay era praticamente impossibile.
Il popolo di Lexgopol, unico sopravvissuto alle guerre preistoriche, aveva eliminato !’immaginazione (fonte di ogni male) da molti millenni. Mediante lobotomie generali era stato soppresso !’istinto del gioco. Si era venuta a creare una razza burocratica capace di vivere senza nostalgia di cambiamenti o avventure. Continua a leggere→

Il gessetto consumato

alberto-manzi

L’Italia era Alberto Manzi, una figura scura e seria che scriveva alla lavagna. C’era da fidarsi: parole misurate, un’aula sobria da cui mandava messaggi senza sottintesi. Persino Febo Conti appariva cristallino, domande chiare, l’aria di chi non perde tempo, perché un gioco può insegnare qualcosa sulla vita. Gianni e il magico Alverman erano più criptici, ma non si nascondevano dietro il velo del mistero: lo offrivano come un gesto solidale, un ingrediente complesso, ma ugualmente genuino. Carosello era pura finzione, stemperata tuttavia nello sguardo ammiccante di Calindri o nella trasparenza surreale di Carmencita amore mio. L’area inviolabile era la TV dei ragazzi, come la messa, o la partita in bianco e nero la domenica (un tempo solo, quello con più gol). Ogni tessera corrispondeva alla tessera vicina, in un disegno che ti configurava come uno in mezzo agli altri, uno degli altri. Cos’è successo dopo? Perché le immagini, oggi, tracciano solchi giganteschi fra un tassello e l’altro del mosaico? Cara Italia, dov’è finita la lavagna, la figura scura che parlava con mitezza, le lacrime per il ritorno a casa di un cane che si chiamava Lassie? Il disegno si è perso, la pioggia ha ingoiato anche l’ultimo rimpianto, come un gessetto consumato e ormai inservibile.

(versione audio)

Silvia Nirigua, La metà di tutto

SILVIA NIRIGUA, La metà di tutto, Padova, Sartorio, 2008, pagg. 112, 10 euro.

Silvia Nirigua (nom de plume) è fra le scrittrici più nascoste d’Italia. Non esistono, che si sappia, sue foto; non si ricorda una presentazione di suo libro e c’è traccia solo di un suo intervento alla famigerata rubrica radiofonica Fahrenheit, un paio d’anni or sono. A gennaio 2007 andò in scena, a Padova, la riduzione teatrale di Un quarto di me, suo primo racconto romanzo, pubblicato con Meridiano Zero nel 2006; e, narrano le cronache, in quell’occasione l’autrice era presente. Facendo le ormai inevitabili ricerche su Internet, si trova una sola intervista, risalente anch’essa a 2 anni fa, centrata per lo più sulla differenza sessuale e risalente in ogni caso a giugno 2003, data dell’uscita di Trema, fanciulla, trema, suo primo lavoro semiclandestino. Se l’extratesto è, a prima vista e come in questo caso, mancante, soccorre il testo, che in questo caso ne è sovrabbondante. Continua a leggere→

Pausa al bordo della strada

di Alessandro Ansuini

Trasportato da una notte terrestre dalla brezza ispirata di un sogno, trovata e spaurita che rimase una pausa al bordo di una strada, contenente di tutto anche me sotto la radura, cielo senza intermittenza e dorato di un paese montagnoso straordinario. Persino senza osservare potrei percepire il bagliore, gli angoli e le facciate dei colossal da sciogliere, i chaos di abbigliamento e la luce vivida riflettente di molte piogge, che si trovano in qualche luogo sotto o dietro di me. La mia anima è stata assorbita da una sensazione di iridescenza, della libertà e delle altezze divine, ed ho levato i piedi all’infuori come una fiamma di piercing. E quanto gelosamente, senso di custodia da sottoscala contro l’alito della bellezza gigantesca che mi aveva circondato, quella, quella fiamma di sofferenza, era il centro esatto del paese della mia nascita. Continua a leggere→

Non c’è casa, più – di Frank LONETTI

casalonetti1Non c’è casa, più, pensa F. E non c’è più mio padre, perso andato mancato defunto morto il nove marzo di quest’anno, mio padre che viveva qui nella casa, mio padre dunque, mio padre, mio padre e la malattia, la sua catastrofe, la mia seconda catastrofe, il suo inizio e la sua fine…
Non c’è casa più, pensa F, e ora ricordo, e ricordo che lui all’inizio non mi sembrava così diverso da prima, anche se sbottava talvolta e imprecava sono malatooo-o e si sconfortava, e la sua malattia sembrava stagnare sembrava starsene acquattata, e però esisteva in effetti, lì fra le sue cose là fra il suo guardaroba elegante, là fra i suoi pacchetti di sigarette e le radioline per sentire le partite, e là dentro la scatola di ottone con gli accendini persino, Continua a leggere→