Archivio mensile:Giugno 2010

IL TERZO SGUARDO n.7: Accoppiamenti giudiziosi. Aa. Vv. “Foucault-Marx. Paralleli e paradossi”, a cura di Rudy M. Leonelli

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella


Accoppiamenti giudiziosi. Aa. Vv. Foucault-Marx. Paralleli e paradossi, a cura di Rudy M. Leonelli, Roma, Bulzoni, 2010

Non è ancora possibile stabilire oggi che cosa sopravviverà dell’opera di Michel Foucault. Sono ormai trascorsi fortunatamente i tempi delle sterili polemiche sul valore oggettivo della sua opera. Non è più neppure l’epoca in cui venivano apprezzati, anche in Italia, saggi francamente inutili nel loro desiderio di sottoporre il pensiero del filosofo francese a una critica tanto serrata quanto inutilizzabile (penso, ad esempio, a un libro “sbagliato”, anche se bene informato e ben articolato, come quello di José Guilherme Merquior, Foucault, trad. it. di S. Maddaloni, Roma-Bari, Laterza, 1988). La ricostruzione filologica dei suoi scritti e delle sue posizioni teoriche è ormai in via di completamento. Ma fin d’ora si può ragionevolmente sostenere che il nodo costituito dai rapporti di filiazione teorica tra Marx e Foucault sarà sicuramente occasione di un dibattito fervoroso e intenso non soltanto a livello di escussione erudita dei testi. Questa raccolta di saggi dedicata ai paralleli e ai paradossi presenti nel nodo problematico Foucault-Marx apre a una nuova e fruttuosa dimensione della riflessione in questo ambito. Frutto di un convegno tenutosi presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna il 24 novembre 2005, il libro va sicuramente al di là di una pura pubblicazione (doverosa certo ma polverosa nei risultati) degli atti di un incontro accademico.

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Il cimitero di farfalle

di Franca Mancinelli

Su un prato d’erba medica una bambina inseguiva le farfalle con le mani di retino aperte nell’aria oppure le prendeva per le ali, quando si fermavano sui fiori. Strette tra il pollice e l’indice, come un velo di zucchero colorato, avrebbe potuto mangiarle. Ma le bastava parlarci, muovendo appena le labbra o mormorando nel pensiero, fino a che queste, posate sulla spalla, non volavano più via: si erano affezionate a lei. E invece non molto tempo dopo, erano foglie indebolite e inerti. Dopo alcuni giochi in cui, come assonnate o addomesticate, rispondevano a tutti i suoi desideri, la bambina capiva che era venuta l’ora di seppellirle, nel sottoscala dove, dentro una corolla di sassi bianchi, ramoscelli incrociati e fiori mosci, si era formato un piccolo cimitero. Continua a leggere

Non resta (mondiali 2010)

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da qui

C’è il fatto che siamo italiani: oggi fa male. Ultimi nel girone più facile, otto tiri in tutte le partite, nessun guizzo, nessuna logica, nessun talento. Troppi errori: Lippi in uscita, l’esclusione di giocatori difficili, ma capaci di vivacizzare l’obitorio, l’ossatura del mondiale precedente che aveva già denunciato limiti fatali. Una disfatta voluta a tutti i costi. Non resta che il silenzio.

Il postino

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Mi trascino in basilica con la stanchezza tipica del martedì, il mal di testa che esplode puntuale dopo il lunedì d’incubazione. Hanno organizzato l’adorazione continuata nella cappella dei francesi, quella col re che fa la comunione sotto la statua della Madonna di Loreto. M’inginocchio per un po’, perché c’è un altro prete sulla mia sinistra, non vorrei scandalizzarlo; ma le ginocchia non reggono e mi metto a sedere. Il cervello è compresso nella scatola cranica come in un vestito troppo stretto, impedendo qualsiasi misticismo. Continua a leggere

L’attimo dopo – di Massimo Gezzi(Luca Sossella 2009)

Massimo Gezzi (1976) è saggista e traduttore, docente di Italianistica all’Università di Berna e, per Edizioni Atelier, ha già pubblicato nel 2004 “Il mare a destra”.
Questa nuova silloge comprende un lasso temporale di 5 anni ( 2004-2009) ed è divisa in 5 sezioni. La prima eponima, mentre l’ultima è intitolata “Poco prima”. Così si snoda, nel flusso circolare di questi 5 tempi, un paradosso temporale che sfocia nelle forme di un congedo che non termina, di un nuovo inizio in exitu, insomma di un finale che non chiude, ma piuttosto spalanca la porta a nuove ipotesi e soluzioni che sembrano già preannunciate, con una specie di inchiostro simpatico, nelle liriche che compongono questa raccolta. Continua a leggere

Sorrisi di carta

di Alfonso Nannariello

Nella foto di Giovanna con la matrigna c’era anche mamma, che aveva solo un paio d’anni in più.

Erano vicino al mare, durante una vacanza, tutte e due curate nell’aspetto e ben vestite. Giovanna con una veste a fiori, sbracciata e con una collana, mamma con un vestito a maniche lunghe e un bel colletto bianco, come la cravatta.

Mamma sembra un agnello mansueto. Ispira dolcezza e affetto con quel corpo esile e fragile e quella spontanea e naturale inclinazione a reagire all’avvallamento dell’umore e alla debolezza.

Nel breve viaggio tra le sue foto, quella reazione la si nota spesso, a cominciare da quelle che più inclinano alla tenerezza, quella del ‘39 e quella del ‘40, di quando era con la maestra Carola in quarta e quinta elementare, e finire alle altre di quando era molto più grande fatte sotto il cielo di Roma col sole o quello piovoso di Cagliari, o da qualche altra parte in gita con i suoi fratelli.

Ha sempre solo un principio di sorriso. Nonostante si togliesse di torno le cose di ogni giorno e si permettesse qualche svago, mamma sembra sorreggere involucri, scatole e fardelli che non lasciava con il resto, a casa. Sembra portarsi dentro, quasi da sempre, più di qualche peso, qualcosa di doloroso.

La pioggia

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Sono partito con la pioggia, non si può avere tutto dalla vita. Mi faccio scivolare lo stress dalla pelle, dai neuroni, ascolto musica, cento canzoni italiane dei bei tempi. Mi sembra impossibile non rispondere a telefono, non aprire la porta, non essere chiamato, cercato, interpellato, non essere, non essere: forse è di questo che ho bisogno, fermare tutto, lasciare che il tempo si depositi nel fondo della micra, esausta per i duecentomila e passa chilometri digeriti a forza. Esco dall’autostrada, è il tratto che unisce Teramo con la Bologna-Bari. Piove a dirotto, le note di Emozioni rimbalzano sul vetro e fanno graffi sul cuore, mentre il tergicristallo fatica a sbrigare il suo dovere. Continua a leggere

Maria De Filippi (13)

di Emanuele Kraushaar

Allora: io sono uno che piace. Anche se ho le labbra molto sottili, le donne dicono che ho fascino. Così un giorno decido di partecipare al programma Uomini e donne di Maria De Filippi.
Quando vado alla prima puntata, è un appuntamento al buio: significa che corteggerò delle ragazze che non avevo ancora visto.
Ce ne sono due.
Una mi piace e non mi guarda.
L’altra non mi piace e pure questa non mi guarda.
Non mi fanno parlare mai e vengo eliminato.
Quando torno a casa chiamo mia madre.
È la prima a sapere che mi rifarò le labbra.

Corporea

Da Corporea,
il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese,

a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster e Anna Maria Robustelli,

Copertina e illustrazioni da opere di Francesca Romana Pinzari

Prefazione Liana Borghi

Le Voci della Luna, Sasso Marconi, 2009.


The Cruellest Season

di Brenda Porster

“April is the cruellest month…”

Only slightly joking,
I said you were
my cruellest season Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.46: La scrittrice dimenticata e il posto delle rose. Dolores Prato, “Campane a San Giocondo”; Noemi Paolini Giachery, Le “mani tese” di Dolores.

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella


La scrittrice dimenticata e il posto delle rose. Dolores Prato, Campane a San Giocondo, a cura di Noemi Paolini Giachery, Roma, Avagliano, 2009; Noemi Paolini Giachery, Le “mani tese” di Dolores, Roma, Edizioni Graphisoft, 2008

Il nome di Dolores Prato non è mai stato molto famoso in Italia. Quando nel 1980 Natalia Ginzburg fece stampare da Einaudi, nella collana dei Nuovi Coralli, il testo, da lei curato e abbondantemente sforbiciato di Giù la piazza non c’è nessuno, il libro ebbe certamente un po’ di successo ma non poi così tanto dato che non venne poi più ristampato.

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Maria Pia Quintavalla. China

Di Nadia Agustoni

Parlando della propria opera Elsa Morante più volte accennò all’importanza di Menzogna e sortilegio, libro della costruzione del mito famigliare e non mancano nella nostra letteratura narrazioni ispirate a genealogie parentali, basti ricordare Natalia Ginzburg e a noi più vicina nel tempo Clara Sereni. China, Edizioni Effigie 2010, romanzo in versi di Maria Pia Quintavalla e ritorno alle madre e al suo mondo, si colloca in questo solco. La narrazione in versi nulla toglie in chiarezza al racconto (sei parti con un prologo), ma evidenzia ancora di più quel bordo di incertezza e assoluto dolore su cui certe vite si muovono. (1)
La morte e la vita, quest’ultima con le parole della tenerezza e con la dimensione della speranza, aprono Ospedale: “ Era questa una zona del tempo/ dove ruspe per l’aria, e macerie/ cadevano per terra come stelle fitte,/ pezzi di realtà volavano cedevano/ senza dolore: mia madre era morta […]”; Continua a leggere

Dialogo tra Cézanne, Morandi e Mondrian

di Raffaella Terribile

Le nature morte, più di qualsiasi altra opera, rivelano l’evoluzione nella concezione cézanniana dello spazio, la negazione dei valori prospettici tradizionali e l’importanza riconosciuta alla forma geometrica, elementi che saranno alla base della successiva rivoluzione operata dal cubismo con la “quarta dimensione”. L’artista desidera ricreare drasticamente una nuova immagine del mondo. Continua a leggere

“Semprevivi”( Pequod 2009) di Adelelmo Ruggieri

 

Porta Marina Viaggio a due nelle Marche dei poeti” (Pequod 2008) è un testo scritto a quattro mani da Massimo Gezzi e Adelelmo Ruggieri, dove i due poeti della Marca fermana indossavano vesti per loro non usuali: Gezzi quelli del saggista, dell’agrimensore oculato che, a dispetto della sua giovane età, mostrava di saper fornire un bilancio attendibile e composito di quella galassia densa ed aggrovigliata che è la poesia marchigiana, Ruggieri quelli del paesologo sui generis, che in prose fitte di tagli, squarci, ambienti, luoghi, rifletteva da par suo sulla relazione che s’innesta tra paesaggio e composizione formale e materiale di un testo. In fondo, quelle prose sembravano una risposta, anche se tardiva, alla domanda che era stata alla base del progetto di “Residenza”(1980-81), la trasmissione radiofonica ideata e diretta dal poeta anconetano Franco Scataglini, insieme ad intellettuali del calibro di Gianni D’Elia, Massimo Raffaeli, Francesco Scarabicchi:“ Che cosa significa essere qui e non altrove? In che modo tale esser-ci segna una scrittura o, più semplicemente, un modo di rapportarsi al mondo?”. Questa interrogazione rimane del resto aperta e viva anche nelle raccolte poetiche di Adelelmo Ruggieri: una vocazione poetica la sua che si muove all’interno di quel particolare settore della poesia marchigiana che, come sosteneva Paolo Volponi, sta nel gusto del paesaggio, nella ostentazione piana di un undertastement soffuso di un elegante pudore , “di una riserva verso le cose nominate come se la loro nominazione coincidesse con la paura di guastarle”. Continua a leggere

Joyce Carol Oates: la spietatezza della narrazione come unico risarcimento alla crudeltà.

Non si è smentita J. C. Oates: al Festival Letterature di Roma 2010 ha letto un pezzo (il primo capitolo del suo nuovo romanzo in corso di scrittura) che celebra il filo rosso della sua durissima, splendida narrazione. Settantadue anni ben portati e ben vissuti, con decine di romanzi pubblicati negli Stati Uniti e tradotti in quasi ogni lingua, centinaia di racconti, e poi ancora saggi (molti sulla boxe), poesie, pièce teatrali, sceneggiature. Prolifica e grande artigiana della scrittura, la sua visione del mondo è sempre dalla parte dei deboli, a cominciare dalle donne. Non si fa incantare dalle supposte conquiste della donna occidentale e continua a procedere spedita nel denunciare abusi e soprusi vissuti ogni giorno, con un occhio femminile e femminista sul mondo, implacabile nel fotografare la società statunitense per quella che è.
Uno dei suoi romanzi più famosi, “Blonde”, biografia romanzata di Marylin Monroe che sta per diventare un film interpretato da Naomi Watts, è abbastanza paradigmatico del suo lavoro: la bellezza manipolata, lo sfruttamento della debolezza, il senso di falso potere della donna bella che non si sa amare e per questo diventa schiava dell’uomo, disposta anche a fingersi stupida pur di piacere. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.44: Un requiem per tutti. Francesca Ruth Brandes, “Trasporto”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Un requiem per tutti. Francesca Ruth Brandes, Trasporto, Faloppio (Como), LietoColle Edizioni, 2009

Al termine di questo breve ma intensissimo “libriccino da collezione” di poesie (così definisce le proprie pubblicazioni il suo meritevole editore), si trova una LEGENDA che merita di essere riportata per intero:

«Trasportare, trasportarsi, migrare. Con il corpo, alla ricerca della terra, o comunque di un luogo in cui mettere radici. Con la testa, in quell’impercettibile sfasatura che chiamiamo indagine sul senso delle cose.

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Colazione con Mick Jagger

Colazione con Mick Jagger, Nathalie Kuperman, Del Vecchio Editore 2010 pp. 96, euro 12 – www.delvecchioeditore.it

Segue il comunicato stampa.

Nathalie vive da sola in un appartamento a Parigi. Aspetta Mick Jagger per la colazione.

Lo aspetta dal giorno in cui a otto anni ha subito una violenza sessuale.

Abbandonata dal padre, rimasta sola con la madre, è lei la voce narrante di Colazione con Mick Jagger: breve romanzo confessione di Nathalie Kupermann, scrittrice francese, molto nota in patria, che viene presentata per la prima volta in Italia da Del Vecchio Editore.

Il corpo sensuale di Mick Jagger, icona del rock degli anni sessanta, diventa l’oggetto dell’amore di Nathalie, il sostitutivo a tutte le sue mancanze. Mick a volte appare, altre volte invece non si fa vedere e lascia Natahalie da sola nella cucina. Lui è il motore dell’evasione. Il primo mattone di una realtà che Nathalie costruisce attorno a vuoti della sua giornata. Nella tenerezza di quel rito mattutino – Nathalie si sveglia prima di tutti per preparare la colazione – si scopre il suo reale bisogno di affetto.

La musica dei Rolling Stones accompagna il racconto. É il tentativo di evadere il ricordo di una violenza. Ma tutto è ormai compromesso. Per Natahalie di tredici anni, come per la donna che adesso vive sola in un appartamento a Parigi e sente che qualcosa l’ha separata da tutto.

Una romanzo intenso e poetico di una scrittrice che indaga fino in fondo le ferite dell’anima.