Archivio mensile:Agosto 2013

Già il dolore

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Che cos’hai – mi domandi -, sembri strano:
c’è qualcosa che non va, me ne accorgo
dalle parole rade, dalle frasi
lasciate a metà. Sì, sono felice
che questa sofferenza non sia invano,
che tutto questo nostro abbandonarci
a un Progetto più grande ci permetta
d’indovinarci dentro, di sentire
un cambio di respiro, un solo battito
anomalo del cuore. Fosse questo
soltanto il risultato, già il dolore
si calmerebbe presto, consolato.

Peppe

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Ti ho visto nella sala, tra i malati
buttati su barelle di fortuna,
tremante per carenza di respiro,
issato sul crinale dove il vento
è gelido e ti avverte che qualcosa
di grave sta accadendo. Sei riuscito
a sorridere, vincendo per l’ultima
volta la stretta di un destino noto,
da tempo. Mi hai perfino detto – come
lanciando la parola sopra un muro –
“bellezza”: da quel punto mi è sembrato
un testamento pieno di coraggio,
la prova che l’estremo tuo respiro,
nel letto d’ospedale, non si spezza.

37. Prima che arrivi l’alba

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Sei sempre in viaggio: non è questo il senso della vita? Dall’io al tu, l’hai detto tante volte; hai cercato di spiegarlo a chi si bea del proprio ego, a chi si sente prigioniero di se stesso, a chi non vuole saperne di alzarsi e di partire. Continua a leggere→

Sherazad

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Chissà se i versi che ogni giorno scrivo
– come se fosse sufficiente un solo
angolo vuoto, un’assenza legittima,
la stanchezza del molto operare
in questo caldo agosto, per perdere
il filo dipanato con pazienza,
un equilibrio sempre in discussione,
l’incanto di saperci in sintonia
con la lunghezza d’onda del respiro
di Dio – potranno prolungare ancora
Il canto dell’altezza, la poesia
che inonda di pienezza la ragione.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.50: Variazioni (gustose) sul mondo antico e sulla loro necessaria quotidianità. Letizia Lanza, “Ludi, ghiribizzi e varie golosi”, “La verità e il mito. Trittico muliebre”, “, Variazioni omeriche (e anguillesche)”

Letizia Lanza, Ludi, ghiribizzi e varie golositàLetizia Lanza, La verità e il mito. Trittico muliebreLetizia Lanza, Variazioni omeriche (e anguillesche)Variazioni (gustose) sul mondo antico e sulla loro necessaria quotidianità. Letizia Lanza, Ludi, ghiribizzi e varie golosità, Venezia, Supernova Edizioni, 2005; Letizia Lanza, La verità e il mito. Trittico muliebre, premessa di Tiziana Agostini, Venezia, Supernova Edizioni, 2010; Letizia Lanza, Variazioni omeriche (e anguillesche), Venezia, Supernova edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella

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L’interesse di Letizia Lanza per la cultura e la letteratura del mondo antico non è recente: fin dagli studi universitari di Lettere Classiche presso l’Università di Padova (poi perfezionati presso quella di Urbino), il mondo greco e latino sono stati al centro della sua abbondante e feconda ricerca critica. La raccolta di saggi del 2005, Ludi, ghiribizzi e varie golosità, rievoca fin dal titolo quelle Stravaganze letterarie e filologiche che Giorgio Pasquali aveva pubblicate fino alla morte parallalemente ai suoi preziosi studi filologici. In questo volume, prezioso per erudizione e per impegno di scrittura, non solo vengono rievocate e descritte pagine importanti della letteratura greca relative al cibo e alla sua preparazione ma viene introdotto un tema, quello del vino in relazione alla poesia, noto da tempo ma di cui solo ora si è riscoperta la fondamentale importanza per la conoscenza del mondo culturale dei “nostri antenati” (per dirla con un titolo caro a Italo Calvino).

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Un grido

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Non è così difficile, a pensarci,
anzi, sarebbe sufficiente fare
come quando si parte e non c’è verso
di fermare la corsa, di arrestare il vento
che senti scatenarsi dall’interno,
come un invito a credere nel volo.
Va bene, dici, ci provo di nuovo,
perché è impossibile salpare senza
quest’atto di fiducia, l’intenzione
di andare dove vuole Chi ne sa
più di noi senza farlo mai pesare,
arroventando il fondo del tuo cuore,
accarezzando l’ultima emozione
che strappa un grido di felicità.

Come se Dio

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Peccato non avere sempre a mente
l’amore che esorcizza ogni paura,
dimenticare troppo facilmente
che c’è un respiro in ogni situazione,
lo spirito che geme per sfondare
i confini segnati, i muri grigi
delle paure arcaiche di bambini,
i traumi, le violenze, gli abbandoni
che scavano fossati nei silenzi
cattivi, nell’orgoglio che rinuncia
a tutto pur di avere la ragione
armata del potere, nonostante
che questo voglia dire solitudine,
perdita secca di ogni bene, amaro
trionfo dell’io sul tu, come se Dio
non avesse creato ponti invece
che palizzate, argini, recinti,
per ricordare a chi è distratto come
si debba attraversarli, ora o mai più.

Tra crisi e utopia – di Giovanni Nuscis

Da il manifesto sardo:

La crisi attuale – economica, di democrazia, di attacco ai diritti fondamentali, con lo scollamento di istituzioni e partiti dalla volontà e dai bisogni reali dei cittadini – ha prodotto due reazioni significative: l’elevata  astensione dal voto nelle recenti elezioni politiche e amministrative e il diffondersi di forme di lotta dal basso, in Sardegna e nella penisola.  Il terreno di battaglia è quello della difesa di beni comuni irrinunciabili, come la salute e l’ambiente (per l’inquinamento di centinaia di migliaia di ettari di territorio), la terra e il paesaggio (che le multinazionali della speculazione energetica vorrebbero strappare all’agricoltura e alla memoria storica della comunità), i beni demaniali (che si vorrebbero dismettere per fare cassa), il lavoro (che non c’è, e origina ovunque drammi e forme di protesta). Continua a leggere→

Settimo giorno

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Fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Da questa luce opaca della piazza
vedo passare le svolte, i tormenti,
le intuizioni improvvise, i tanti segni
che svelano il cammino passo passo,
come fosse una marcia nel deserto,
un esodo felice dall’io vecchio,
ormai inservibile, legato ancora
alla bruttezza orrenda del peccato,
nel punto esatto della fede in Te,
dove si vede, come in uno specchio,
quella lama di luce del futuro
che col settimo giorno è già arrivato.

Prêt(re) à porter

pret(re) a porter

di Barbara Pesaresi

Una evidente continuità lega Guida pratica all’eternità, Prêt(re) à porter e Non superare le dosi consigliate, di Fabrizio Centofanti, vuoi per gli argomenti trattati, i personaggi, la forma breve del racconto e la prosa sobria, priva di fronzoli. Ciascun libro nasce dall’innesto di dettagli, di note scritte a margine, provenienti da quello precedente. Ma questa è una peculiarità che riguarda tutta l’opera di Centofanti. Continua a leggere→

COMICI RANDAGI – chiacchierata con Orazio Caruso

di Massimo Maugeri

Ecco un buon libro per chi ama in egual modo la narrativa e il teatro: “Comici randagi” (Sampognaro & Pupi) di Orazio Caruso. Si tratta, infatti, di un romanzo che si specchia in una pièce teatrale, sia per quanto concerne la struttura, sia per la trama, ma anche per i contenuti e per lo stile adottato. La storia è imperniata sul rapporto speculare tra due fratelli, sull’amore per il teatro (che diventa “metafora di salvezza”) e sul “Sogno di una notte di mezza estate” di shakespeariana memoria. Ne parlo con l’autore…

– Orazio, come nasce “Comici randagi”?
I libri non nascono tutti allo stesso modo. A volte è l’intreccio che si presenta nitido alla mente, magari mentre si guida su vecchi tornanti di campagna o si è appena svegli. A volte è un personaggio che bussa alla porta e vuole essere raccontato. La prima immagine di “Comici randagi” è quella di Eugenio che corre lungo la strada che costeggia la scogliera tra Catania ed Aci Castello. È così che è nato questo romanzo: un regista teatrale che corre lungo una strada di mare mentre sta per piovere.

– Che rapporto hai con il teatro?
Il teatro è un fantastico strumento per mettere a fuoco i nodi dell’esistenza, una lente di ingrandimento che rende evidente ciò che ad occhio nudo sembra appena accennato. Come in un esperimento di fisica, una porzione di vita viene isolata e scandagliata in tutti i suoi aspetti.
Il teatro è anche un grande gioco che, attraverso la finzione, fa emergere particolari verità.

– Perché hai scelto come “fil rouge” del romanzo il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare? Continua a leggere→

Intero

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Appesi sulla costa, nell’azzurro
che ci ha visto cullati dall’incanto
di una bellezza pura, irraggiungibile
agli artifici e ai trucchi del serpente
e i suoi emissari; chiamati ad amare
un Progetto pensato nei dettagli
dalla mente di Dio, anzi dal cuore:
soltanto aprendo il nostro sull’abisso
del rischio calcolato, del timore
previsto e prevedibile, del fiato
sospeso per la spada che separa
il bene e il male, la menzogna e il vero,
decisi a ritentare la fortuna,
anzi la fede in chi ci ha letto dentro,
in chi ha visto affacciarsi da qui sopra
il sogno bello di un amore intero,
vivo, tra il Magnificat e la luna.

Indistruttibile

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C’è un punto all’orizzonte in cui s’incontrano
finito ed infinito: più lo guardo,
più mi convinco che il nostro arrancare
su sentieri difficili sia un modo
per prepararci all’attimo del volo,
in cui l’onda del tempo e dello spazio
saranno un nodo solo, un lungo abbraccio
del cielo e della terra, l’impressione
esatta che l’intrico di cui scrivo,
quel labirinto fitto, inestricabile,
la fitta al cuore che ti prende quando
ti pare tutto perso, per l’inganno
del nemico di sempre, solo allora,
nel nucleo incandescente dell’amore,
sarai di nuovo vivo, indistruttibile.

Dominique Villa, Inconcreti Furori

tempesta

di Augusto Benemeglio

1. L’arte suprema della parola

Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici ( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”) , versi funebri , grotteschi , satanici , apocalittici , talora arcaicizzanti ( “Prima di tutto sopraggiunse la ruina” , “Tutto, tutto affonda” , “Inconcreti furori”, “Nei freddi tramonti azzurri” ) di Dominique Villa dobbiamo oscillare tra il medioevo( i ritmi le scansioni e le rapide scariche elettriche di un Cavalcanti) e il nostro tempo, dove il Nobel di qualche anno fa , Imre Kertèsz , ci dice che la vita è un sogno lontanissimo e assurdo , ma non lo dice alla maniera di Calderon della Barca, né di Primo Levi , bensì della realtà delle cose di oggi , delle cose del nostro vecchio mondo occidentale che è in disfacimento, anzi in “Liquidazione” . Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.49: Tracce del passato nell’ incertezza del presente. Letizia Lanza, “Tracce”

Letizia Lanza, TracceTracce del passato nell’ incertezza del presente. Letizia Lanza, Tracce, Pianteda (Sondrio), Edizioni CFR – Poiein, 2011

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di Giuseppe Panella

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E’ un esile mannello di liriche brevi quello consegnato da Letizia Lanza al titolo assai significativo di Tracce, quasi a significarne il carattere minimale e purtuttavia emblematicamente inciso nella polvere sollevata dal Tempo. Riprendendo il titolo di una precedente raccolta dell’autrice, Poesie soffocate del 2005 e la loro auto-definizione, sofferta ma sicuramente anche ironicamente consolidata, di “balbettii”, Gianmario Lucini, il prefatore-editore di questa nuova raccolta, scrive con un certo piglio (e con autorevole competenza e conoscenza dell’argomento da lui trattato):

“Anche l’espressione sembra essere più sicura, più consapevole del suo movimento, del luogo verso il quale vuole procedere. Il “balbettio” sembra rendersi consapevole, si articola, tenta, sempre rimanendo fedele alla sua antica ispirazione, che è così connaturata con la formazione culturale della nostra autrice. Ma anche l’ispirazione sembra portarci, caparbiamente, al mondo fantastico dell’antichità, le stesse immagini, le figure di misteriosi personaggi come la fanciulla “ittiocaudata”, espressioni poetiche che riportano alla cultura classica, come “marmoree membra”, “virgineo incanto” e persino una “falcea luna” che sembra messa lì come dea mediatrice tra il passato e il presente“ (p. 6).

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Rendez-vous

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da qui

Non manca molto, credo, al rendez-vous
previsto già da un anno, come vuole
Colui che tutto può. E nel frattempo
si prega, si perdona, si sprofonda,
a volte, nella melma del dolore.
Di questo tempo ci ricorderemo,
un giorno, quando il mondo sarà quello
che avevamo sognato, e le ferite
saranno versi tristi ma preziosi
della poesia di Dio, dell’ombra, in fondo,
lasciata lì dal lembo del mantello.