Archivio mensile:Febbraio 2014

33. La nicchia

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da qui

Riflettevo sul dubbio del Battista riguardo al messianismo di Gesù. Se vacillò un profeta come lui, vuol dire che nessuno può scampare al tarlo dell’insicurezza. Persino Gesù, nel Gat Shemanin – il pressoio per l’olio – provò a chiedere al Padre di cambiare il suo destino. Compresi come il dubbio sia una specie di test per smascherare la struttura resistente a Dio: agendo su di me, il peccato mi rendeva complice di chi continuava ad insidiarmi nonostante i rifiuti, le ritirate strategiche, la miriade di segnali che emettevo per chiarire quali fossero le mie intenzioni. Solo così si spiega la resa senza condizioni, malgrado gli sforzi eroici della volontà. L’incapacità di tradurre in azione la scelta razionale era il mio cruccio più angoscioso. Potevo spiegarmi, da questa prospettiva, la potenza del peccato originale: un morbo che circola nel sangue e che solo un miracolo può neutralizzare. In questa fase, attendevo inquieto le e-mail che m’inviava; temevo l’eterno stillicidio del “niente da fare, sei sempre nello stesso punto”. Avrei voluto rinunciare, ammettere d’essere inadatto a questo genere d’impresa. Anche lei dava segni di stanchezza, scoraggiata dall’assenza di progressi decisivi. Se i messaggi si facevano radi, se vedevo assottigliarsi il filo che Qualcuno aveva teso fra noi due, ne deducevo che si fosse arresa, delusa dal partner impotente di fronte a una realtà troppo complessa. Ero tentato di chiudermi anch’io in un mutismo irreversibile, di scavarmi una nicchia di cinismo e noncuranza, pur di sottrarmi al turbamento. Ripensavo all’elefante di peluche sul balcone dell’EUR, al bambino che sperava di trovarvi un improbabile conforto per la sua solitudine inguaribile. Sarei mai sceso in strada? Avrei deciso, un giorno, di affrontare quel male alla radice?

Fabrizio e il silenzio di Mahler

Mahler
di Augusto Benemeglio

1. La sottile voce di silenzio

Nelle mie consuete navigazioni su Lpels ecco La shoa, le tre teste di maiale e la Nona sinfonia di Mahler: è quella che amo di più, – dice Fabrizio, – soprattutto il quarto tempo, uno dei più meravigliosi adagi che siano stati mai composti, un lentissimo non ancora trattenuto. E’ il suono del silenzio. Continua a leggere→

Le vite sbobinate di Alfredo Gianolio

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Un libro sui generis: trentasei pittori naif che raccontano se stessi

di Guido Michelone

C’è, nella storia della cultura italiana degli ultimi cent’anni, una linea surreale incline a un gusto naif e al contempo a un forte senso naturalista, che, nel dopoguerra ad esempio s’avvicina persino al neorealismo: è la cultura che si esprime soprattutto nella pittura, nella poesia e nella narrativa in quell’area della pianura padana, in cui il fiume Po lambisce città e paesi dell’Emilia, della Romagna, della Lombardia. Continua a leggere→

Settanta volte sette

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di Silvia Angeli

Erano ormai sette anni che Giorgia non faceva visita alla tomba di famiglia: prima c’era stato il rifiuto, poi il dolore, poi l’imbarazzo. Infine la stanchezza.
A una scusa era succeduta l’altra, e pian piano tutti avevano semplicemente smesso di pretendere la sua presenza, anche i morti.
Per lei l’intera liturgia della visita non aveva senso: puzzava d’ipocrisia e pentimento tardivo, nonché di una superstiziosa forma di assicurazione per il futuro. Continua a leggere→

House of card e Orange, le storie sul web per la rivoluzione di Netflix

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di Massimo Cerofolini

Fino a qualche anno fa, la medaglia che vantava era quella di aver messo in ginocchio Blockbuster con i dvd a noleggio consegnati a domicilio. Poi è passata sul web, prima offrendo un catalogo di film, musica e videogiochi da seguire in streaming on demand, su richiesta, poi producendo in proprio alcune delle serie televisive più belle e acclamate degli ultimi anni: per esempio, House of cards, con Kevin Spacey, Arrested Development e Hemlok Grove, nominati agli Emmy Awards del 2014, dove hanno vinto tre importati riconoscimenti. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.66: Una lunga stagione di morte. Serena Penni, “Silenzio”

Serena Penni, SilenzioUna lunga stagione di morte. Serena Penni, Silenzio, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella

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La protagonista del secondo romanzo di Serena Penni[1] non tace affatto – il silenzio come condizione felice dello spirito non le si confà molto, anzi per nulla.

Non solo ma la donna non si ferma mai ad ascoltare il silenzio da cui sostiene di essere circondata ma lo rompe continuamente, lo riempie di parole, lo affolla di ricordi e di voci (da questo punto di vista ricorda Desideria, la protagonista del romanzo del 1978 La vita interiore di Alberto Moravia, un autore quest’ultimo che Sandra Penni conosce molto bene[2]).

Chiara Castellani, “figlia di Maria Vittoria e Domenico Castellani”, come lei stessa specifica con precisione quasi anagrafica nel romanzo[3], parla continuamente con se stessa e monologa con una frequenza impressionante ricordando con insistenza ossessiva i momenti cruciali del suo passato.

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“La frattura” di Giovanna De Angelis

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“Finalmente” ho pensato quando ho avuto qualche mese fa la bozza del romanzo di Giovanna De Angelis. “Per fortuna”, ho aggiunto.
Ero certa che avendo saputo sempre trovare parole così giuste per gli altri, ne avrebbe avute anche per sé, per (con) quel suo mondo turbolento e appassionato dentro, a volte grumoso, rabbioso, e anche libero, retto, ironico, smascherante. Tutti i re erano sempre nudi per Giovanna, nessun ossequio, solo Veritas; quella che ho trovato qui.

Mi aspettavo un buon romanzo, qualcosa che avrei letto con occhi velati e indulgenza, con una dolcezza che l’avrebbe probabilmente irritata. Questa idea è durata un soffio, neanche un paio di pagine. È finita perché “La frattura” è Letteratura, non altro. Continua a leggere→

31. Sarebbe sceso

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da qui

Credevo sempre d’avercela fatta: pregavo, m’impegnavo a non ripetere gli errori, soprattutto gli atteggiamenti seduttivi, gli sguardi, le parole di troppo, l’armamentario logoro che partiva in automatico ogni volta che una donna riusciva a fare breccia. Continua a leggere→

Vivalascuola. Asini e carrozze

Si succedono appelli in difesa della cultura umanistica, dell’insegnamento della Filosofia, della Geografia, della Storia dell’Arte, della Educazione Musicale. Appelli in difesa del liceo classico (qui, qui). Il sapere non specificamente aziendalistico sta sparendo dalle nostre scuole? E la ministra Carrozza cosa dice? Leggiamo il suo Atto di indirizzo 2014 e troviamo ancora: digitalizzazione, potenziamento dell’istruzione tecnico-professionale, raccordo dei sistemi di istruzione, formazione e lavoro. Inoltre: un anno in meno di scuola, e comunque una scuola per imparare a lavorare, una scuola fatta di stage e tirocini! La scuola della “alternanza scuola-lavoro” che piace tanto a Confindustria! A chi giova la diffusione di un’idea di sapere rivolto esclusivamente al profitto? A chi il potenziamento dell’analfabetismo? Poniamo il problema a partire dal libro di Nuccio Ordine L’utilità dell’inutile su cui riflette Donato Salzarulo.
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Gesù era un narratore (e anche un marinaio)

vangelo libro
di Alessandro Zaccuri

Da quando lo conosco, Fabrizio Centofanti è sempre in vantaggio di un libro. Uno è convinto di aver appena ricevuto il suo ultimo titolo e subito ne spunta un altro, fresco di stampa. È un’officina inesausta, un laboratorio che non chiude mai per ferie. I preti, in effetti, in ferie non ci vanno, specie quelli come don Fabrizio, che il carisma delle periferie lo hanno coltivato con convinzione anche prima che il concetto godesse della pur meritata popolarità. Continua a leggere→

Ci manchi, Claudio

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Questo è il prologo

di Federico Garcia Lorca

Vorrei lasciare in questo libro
tutto il mio cuore.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissuto ore sante.

Che pena quei libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
e lentamente passano! Continua a leggere→

5 poesie d’amore

poesie

di Max Ponte

***

E poi ci sono i baci anarchici

ci sono dei baci normali e poi
e poi ci sono i baci anarchici
la seconda tipologia è quella
è quella che più rappresenta la
la purezza della labiorazza
che si esprime in tratti attratti
che si rovescia in estati urbane
anche il lunedì o a targhe alterne
se li tieni troppo in prigione
rovesciano rovesciano tutto
hanno delle ottime ragioni
forse è meglio slinguarle
e quindi ci son baci normali
e poi ci sono i baci anarchici

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Chiunque cerca chiunque di Francesco Forlani. Una rilettura

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La mia copia è la numero 37/200, con tanto di tessera, foto e dedica. Ho creduto subito in questa originale proposta di self-publisching quando venne lanciata dal suo autore con la richiesta di prenotazione di una delle 200 copie che poi sarebbero uscite con le Editions Communiste Dandy. La prima opa (offerta-pubblica-di-acquisto) letteraria. Ho letto dunque il romanzo di Forlani prima ancora della successiva e fortunata edizione con la pugliese Laterza, e il nuovo titolo Parigi, senza passare dal via. L’operazione editoriale, in un mondo, quello letterario, che ho imparato a conoscere come chiuso, gretto e immorale almeno quanto quello politico, meritava una menzione speciale iniziale. Anche per riconoscere il valore etico e creativo dell’autore che in questo mondo si muove con la leggerezza di un trovatore, ma anche con lo spessore di uno scrittore di altri tempi.
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