Archivio mensile:Giugno 2021

“Tra parola e mondo”, Angelo Andreotti

di Giovanna Menegùs

Tempo, silenzio-dialogo, mondo.
Questi mi paiono i nuclei del nuovo libro di versi di Angelo Andreotti, che quanto o più dei precedenti vive tutto di variazioni tenui come increspature sul pelo dell’acqua, sfumature indistinte e sommesse come le nebbie della città in cui egli è nato e risiede, Ferrara – tra gli orizzonti distesi della pianura e il respiro del Po e della laguna veneta: un paesaggio e un’atmosfera che sono anch’essi protagonisti pervasivi, sottili della sua poesia. E in Tra parola e mondo si ritrovano quella «dizione piana e meditativa», quella «fragilità e sospensione» e le «figure d’ombra», «presenze lievi e discrete» che Antonio Prete segnalava nella prefazione a L’attenzione (ed. puntoacapo, 2019).

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Criteri

Mi piace, non mi piace: oggi, più che mai, è questo il criterio delle nostre vite. Ci vuole poco a ricordare che tutta la Bibbia ci spinge verso un altro principio di pensiero e di azione: ciò che piace a Dio.

Un’ossatura per il volo, di Raffaela Fazio

Raffaela Fazio. Un’ossatura per il volo (Raffaelli Editore, 2021)

Dalla Prefazione di Giovanna Rosadini

La grammatica dei sentimenti si struttura a partire dalla relazione primaria madre-figlio, il più antico e fondante dei legami umani. […] Ecco allora che Raffaela Fazio, due volte madre e arrivata alla soglia dei cinquant’anni, ha deciso di raccogliere le poesie scritte per i figli in una silloge a memento della stagione dell’infanzia, prima che sfugga […]. 

E se molto bene è descritto, nei versi per Juliette, il “corpo a corpo che caratterizza il rapporto madre-figlia nella sua originaria indifferenziazione” (Recalcati), ad esempio in Come te o in una memorabile poesia che restituisce tutto l’incanto di una totale devozione reciproca: “Nel buio vicina /come in una stiva /ti scopro sveglia / mia clandestina. / Non m’interpelli /solo parlotti piano / mentre mi tocchi /naso guance capelli / quasi impastassi in sordina / un drago di farina” (dove il drago, incarnazione della potenza materna, è una figura friabile plasmata da mani infantili), nelle poesie per David sono presenti icone (“piccolo forziere incustodito”, “ponte levatoio”) a riprova della consapevolezza che “nel legame madre-figlio l’eredità avviene sempre sullo sfondo di un’assenza,  di una discontinuità, di una differenza già costituita” (sempre Recalcati, che in Le mani della madre ha analizzato e raccontato la maternità nell’epoca contemporanea). 

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Poesia italiana del XXI secolo

 

Doris Emilia Bragagnini è nata in provincia di Udine dove risiede, suoi testi sono presenti in  riviste letterarie, antologie e poemetti collettivi, in vari lit-blog tra cui “Neobar” e “Giardino dei poeti” dove collabora in entrambi come redattrice. Il suo libro d’esordio è “Oltreverso” (Zona 2012), seguito da “Claustrofonia” (Ladolfi 2018) segnalato al Premio Lorenzo Montano (2017 inedito/ 2019 edito), segnalato al Premio Bologna in Lettere (2019), selezionato tra i venti editi finalisti al Premio Pagliarani 2019, segnalato al Premio Umbertide xxv Aprile (2020). Finalista con “Terra Nullius” sezione – Una poesia inedita – al Premio Lorenzo Montano 2020. Finalista con “Shhhh” sezione – Una poesia inedita – al Bologna In Lettere 2021.

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Scenari

Il sorriso è importante? Sì, perché è un segno di pace, di gioia. È il Dio della pace e della gioia che distende i nervi, dà riposo alle membra, placa gli animi. Un Dio che sorride apre scenari inediti nel cuore.

Il cannocchiale del tenente Dumont

Il cannocchiale del tenente Dumont, di Marino Magliani, L’orma Editore.

di Riccardo Ferrazzi

 

Nella massa dei gialli e dei noir che ingombrano i banchi delle librerie i romanzi di Marino Magliani hanno sempre spiccato per un particolare tono introspettivo (Quattro giorni per non morire, Quella notte a Dolcedo e Prima che te lo dicano altri, solo per citarne alcuni). Oggi Magliani abbandona le storie di genere e ci mette di fronte a una vera opera d’arte, la più impegnativa che sinora abbia affrontato.

Innanzitutto per la tematica. La diserzione, o il rifiuto dell’acquiescenza, era già presente più o meno sottotraccia nelle opere che ho già citato, ma qui, nel Cannocchiale del tenente Dumont, diventa il centro di ogni discorso.  Continua a leggere→

Gëzim Hajdari: In Italia ho sempre vissuto

In Italia ho sempre vissuto
nei quartieri popolari e malfamati,
sporcizia, immondizia e squallore,
abusivi, ladruncoli disperati,
in mezzo alle lucciole provocanti,
bianche, nere e gialle,
accanto ai papponi arricchiti,
vestiti con le camice strette
vistosamente sbottonate,
agli ex condannati per l’ennesima volta,
agli arresti domiciliari
e spacciatori spietati,
consumatori senza denti in bocca
insofferenti di sniffare
la dose della felicità. Continua a leggere→

Difetti

A volte i nostri difetti ci scoraggiano. È pesante portare gli stessi carichi, per anni. Gesù lo sa, e ci invita ad avere la certezza che il Suo amore è più forte di ogni peso, che il Suo giogo è leggero, anche nei casi disperati.

Frammenti di Cinema # 40

Il cinema è donna. Le icone femminile prevalgono su quelle maschili. Marilyn Monroe batte senz’altro James Dean. Rarissimi, e generalmente brutti, sono i film del tutto privi di figure femminili. Anche quando lo stereotipo ha prevalso, ed effettivamente ha prevalso per lungo tempo, la donna nel cinema è sempre stata centrale, magari “oggetto” del desiderio come Gilda-Rita Hayworth, eppure vero motore di ogni azione. Non è un caso che proprio Marylin è tra le prime dive del cinema a ribellarsi al suo modello ne Gli spostati di John Huston del 1961, sceneggiato da Arthur Miller. La scena del cavallo domato con violenza a Stagecoach non è che la parabola del suo drammatico destino. E poi c’è Vienna-Joan Crawford in Johnny Guitar di Nicholas Ray (1954), la prima eroina LGBT nella storia del cinema.

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La forza

L’amore si moltiplica. Cerchiamo la forza in palestra, negli integratori, nei trucchi del self help. Ma la forza sta nell’amore che si stratifica giorno dopo giorno, connettendoci con Dio. La sorgente che zampilla per la vita eterna, il seme divino, sono lì, in attesa che noi ce ne accorgiamo.

Giulio da un anno non è più con noi

di Antonio Sparzani

Mi sembra ancora incredibile di non potergli più telefonare con le domande più bizzarre e di non poter più offrirgli a casa mia quei dolcetti che spazzava via in un secondo, mentre si discuteva di Feyerabend (che lui mi insegnò ad amare) piuttosto che delle strane conseguenze della relatività speciale. Giulio Giorello era guarito, così diceva il tampone, dal covid, che non so come avesse fatto a prendere, ma la sua salute era minata già da altro e non ce l’ha fatta. Si era sposato (per la prima volta nella sua vita) tre giorni prima di morire, con Roberta Pelachin, della quale è da poco uscito un bel libro: La trappola delle emozioni — dal caso Phineas Gage (1848) alla terza guerra (2048), Mimesis 2021. Ho visto Roberta al funerale, stravolta e ancora incredula: sono stati proiettati, lì al funerale laico, degli spezzoni che mostravano Giulio in alcuni eventi pubblici di dibattito, ironia e competenza. Una cosa straziante. Io gli ho scritto due giorni dopo la morte qui, dove sono arrivati vari commossi commenti.
Dirigeva con fantasia e spregiudicatezza la collana “Scienza e idee” di Raffaello Cortina, Milano, riuscendo così a far pubblicare libri non solo di filosofia della scienza o di matematica, che erano le sue discipline accademiche ufficiali, ma altri, anche suoi del tutto “fuori linea”, da Topolino alla mitologia di Gilgamesh, sempre però con qualche arguto aggancio filosofico o comunque di sapienza anche spicciola. Non so cos’altro dire se non raccomandare di leggere i suoi libri e di guardare su youtube i filmati che lo riguardano.
A partire dal 12 giugno il Corriere della Sera vende con La Lettura una raccolta di suoi interventi, a cura di Antonio Carioti. L’ultimo in ordine di tempo è un’intervista a tre, curata da Annachiara Sacchi, con Elliot Ackerman, Sergio Harari e Giulio del 7 giugno 2020. Giulio è già formalmente guarito dal covid, ha il tampone negativo: alla domanda: “professor Giorello, lei come si sente dopo la sua battaglia? Diverso o come prima?”
Risposta: “La mia sensazione, dopo essere stato toccato personalmente dal virus, è di ottimismo, di speranza. Forse in questo sono cambiato.”
Una settimana prima di morire.

Penso proprio che valga la pena di dedicargli un po’ di tempo.

Bent to the earth di Blas Manuel De Luna (USA,1969)

They had hit Ruben
with the high beams, had blinded
him so that the van
he was driving, full of Mexicans
going to pick tomatoes,
would have to stop. Ruben spun

the van into an irrigation ditch,
spun the five-year-old me awake
to immigration officers,
their batons already out,
already looking for the soft spots on the body,
to my mother being handcuffed
and dragged to a van, to my father
trying to show them our green cards.

They let us go. But Alvaro
was going back.
So was his brother Fernando.
So was their sister Sonia. Their mother
did not escape,
and so was going back. Their father
was somewhere in the field,
and was free. There were no great truths

revealed to me then. No wisdom
given to me by anyone. I was a child
who had seen what a piece of polished wood
could do to a face, who had seen his father
about to lose the one he loved, who had lost
some friends who would never return,
who, later that morning, bent
to the earth and went to work. Continua a leggere→

Pane

Per essere vivi, servono tre cose: la pace, l’amore e l’umiltà. Quando ne parlo, la gente annuisce: sente che lì c’è un segreto. Perché l’io va in direzione contraria: orgoglio, risentimento e antagonismi, il pane quotidiano. Un pane che avvelena, invece di nutrire.

VOCI: “Lockdown” di Andrea Gruccia

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? In La metrica italiana, Beltrami scrive «versificazione è un concetto tecnico, che riguarda i tipi di discorso dotati di certe caratteristiche formali, mentre “poesia” è un concetto estetico, sentito come diverso da quello di versificazione fin dalle più antiche teorie estetiche che hanno avuto importanza nella cultura occidentale» (Beltrami, 2011, p.13).

Noi cerchiamo la poesia con la p minuscola. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine. (f.s.)

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Al di là

La vocazione dell’essere umano è superarsi. Tutto ciò che resta al di qua è destinato a perire. La morte è il destino di quanto non conosce l’oltre, il passare all’altra riva. Partire, rischiare sulla fede, sono i verbi che esprimono l’essere se stessi.

“L’isola dei topi”, Alberto Bertoni


La lingua

Come quel nonno mai incontrato
vedrai che morrò soffocato
da un nòcciolo di pesca

E tu soffocherai sulle mie labbra
lingua che parli la ferita
tragica e perversa,
romantica e vitale,
molto più grande
del mio corpo incapace di migrare
dove l’aria è della migliore
sfumatura verderame, Continua a leggere→

Cosa fare

Cosa fare, in questo mondo? Abbiamo tante ambizioni e attività. Gli obiettivi ci incalzano, li inseguiamo o li perdiamo di vista, sempre con l’ansia di non avere tempo, di fallire. Chissà se capiremo mai che una cosa sola è necessaria: amare il prossimo per amore di Gesù. Solo lì c’è la gioia, lo Shalom.