Archivi autore: fabrizio centofanti

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La parola ai poeti. Paola Loreto


La scrittura è la cosa più misteriosa della mia vita. Non so da dove viene, né perché viene. Non c’è un motivo al mondo perché io debba scrivere, se non che
ho bisogno di scrivere e che quando scrivo sono totalmente felice. Non voglio dire senza problemi, senza fatica, fuori dal mondo, ma immersa in un sentimento di radicale libertà e di appartenenza al mondo che rende tutto portabile, luminoso, pieno di senso. Continua a leggere→

Francesco Iannone, Cruor

 

a cura di Alberto Fraccacreta

[…]
Datemi l’ariosa ventata che
toglie l’afa dagli occhi e grandemente
vedo la pozza
ingigantire nell’onda, lo sbocco
del cratere scintillare un’altra volta.
Sono debole, perdona
le frasi semplici
dell’amore, le parole che
stringono i polsi come
le cinghie che si usano
per i matti in ospedale, sono
il sorso che non giova
alla sete, un muso
fra i cespugli, mi guardo
esistere da lontano. Ma se mi penso
vivo sento il peso di un’impronta
sulle ossa, un’eroica
avventatezza nel sangue.

Francesco Iannone, Cruor, con un disegno di Alfonso Guida, Il Ponte del Sale 2023

 

*

 

Francesco Iannone è nato a Salerno nel 1985. Ha pubblicato, per la poesia, le raccolte Poesie della fame e della sete (Ladolfi, 2011), Pietra lavica (Aragno, 2016), Prima opera del gesto (peQuod, 2022), le plaquette Le belve erranti (Nervi, 2019), Pasifae (Cervi volanti, 2020) e L’usignolo di ferro (Roundmidnight, 2020). Per la prosa, il romanzo dal titolo Arruina (il Saggiatore, 2019). Collabora con il quotidiano “Il Foglio”.

Raffaele Santoro, Poesie giovanili.


di Fabrizio Centofanti

Grazie per questa bellissima sorpresa, Raffaele, per questi versi sospesi tra preghiera e abbraccio, che poi, alla fine, è qualcosa di assai simile. La preghiera e l’abbraccio, infatti, tendono entrambi a vincere la solitudine, che rischia di pietrificarci, come la Medusa. Ho scritto l’introduzione a un libro di Lorca, ultimamente, e alcuni tuoi versi me l’hanno ricordato. Le cicale, la morte, l’anima, le chitarre dell’Andalusia, sono segnali messi lì a ricordare che la poesia nasce sempre da un’altra poesia, seppure inconsciamente. Lo sguardo del poeta è lo sguardo del bambino, di chi vede il mondo per la prima volta, anche a vent’anni. Il poeta è profeta: vede in anticipo i passi che farà, che faremo, non aspetta che il tempo scorra per dargli la forma che gli spetta. Così le dodici e otto diventano le quattro del pomeriggio del Vangelo, l’ora per cui vale la pena vivere e morire. Il tempo, la notte, sono elementi di una realtà vivente, niente a che vedere con le idee. Tutto è relazione, e quando questa si allenta, restano solo fantasmi e gelide paure. Il giovane Raffaele cerca un posto nel mondo, ma non per occuparlo, bensì per trovarvi la frequenza dell’umano, per riconoscervi la propria identità. L’idea ha senso se diventerà cantilena, musica, se trasforma e si trasforma in poesia.

*

Vorrei

Vorrei avere innumerevoli notti

per coprire la mia vita

come una coltre.

sono un minimo doloroso

sono una ferita

tenetemi caldo

avvolto

in un tempo lunghissimo.

Mag ’61

*

Raffaele Santoro, Poesie giovanili, prefazione di Paolo Borghi, postfazione di Carlo de Bac, Pazzini Editore 2022

Alessandra Corbetta, Estate corsara

a cura di Alberto Fraccacreta

Estate 2006

Così il mondo stava
nel succedersi esatto degli ombrelloni blu.
Una ragazza li attraversa con le gambe lunghe
che reggono sfacciate il senso dell’estate.
Un’altra al tavolino ordina acqua e menta,
le trecce more scese sulle spalle
e su anni uguali a frasi che iniziano con forse.
Chi le guarda beve succo d’ananas con ghiaccio
e medita qualcosa da aggiungere al ricordo
di chi ha provato a essere ma poi non è mai stata

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Valeria Ferraro, Caro vuoto

a cura di Alberto Fraccacreta

Scrivi sopra i rumori del mondo
se premono sul corpo animale
soltanto del mio buio io rispondo
allo schiudersi della rima labiale.

*

Piove sugli occhi della colomba,
sul mattino del nostro nero latte,
piove su noi che scriviamo una tomba,
e sullo sguardo vivace dei ratti.

*

Attraversare le fredde correnti
di una lingua da costruire che ti ospita
in questa estate di sogni cruenti
mentre l’anima dell’altro prospera.

*

Qui dove soltanto tutto si tiene
ai quattro muri, nella casa di ieri,
ancora si tramanda questa pena
in croci vecchie, per nuovi quartieri.

Valeria Ferraro, Caro vuoto, Il Ponte del Sale 2022

 

*

 

Valeria Ferraro è nata a Camposampiero (PD) nel 1969, vive a Venezia. Ha pubblicato i libri di poesia Il vino rovesciato, Manni, 2006, Lettera da Carlsbad, Atelier, 2010, Zoology, UNI Service, 2011, Wasurenamu, Forme Libere, 2011.

Chiamate


Quante volte chiamiamo Gesù, ma quante volte viene senza che l’abbiamo chiamato. Se facessimo il conto, la seconda evenienza sarebbe molto più frequente della prima. Dio non si fa mai battere in generosità.

10

Nascere


Gesù ci ha donato il Suo Cuore. Il Cuore di Dio. Sarebbe bello rendersi conto di quello che succede, vivere un attimo di lucidità e vedere oltre, leggere dentro, provare meraviglia. Allora nasceremmo.

10

Rossella Pretto, La vita incauta

a cura di Alberto Fraccacreta

Glasgow

 

C’è un’aria di ferro nell’alba fredda che tenta di farsi largo tra le strade bagnate di Glasgow. Devo raggiungere la sua tomba, quella che si dice sia la sua tomba. A Iona, St. Columba Abbey, estrema propaggine scozzese. Al di là di Oban, al di là dell’isola di Mull, dopo lo stretto braccio di mare che lambisce Fionnphort. 

Scesa dall’albergo, ho raggiunto il bus che mi ha portato a Queen Street Station. Non sono entrata da George Square su cui si affaccia l’imponente ed elaborato municipio di Glasgow progettato dall’architetto William Young, ma da Dundas Street, una stradina abbastanza stretta e occupata dai lavori in corso in cui sfioro il buongiorno di alcune persone che emettono piccole nuvole di fumo denso. Continua a leggere→

Sorprendente


Se davvero credessimo che ogni cosa fatta agli altri la facciamo a Gesù, la vita cambierebbe. Perché è così difficile pensarlo? Per la diversità, i difetti, le ferite? Dio è sempre più di tutto questo, niente può separarci dall’unità con Lui, dal Suo amore sorpreso e sorprendente.

Luisa Puttini Hall, Fireflies in the Wood. Selected Poems

a cura di Alberto Fraccacreta

Manca la memoria del quando
il ricordo è rimasto tra i fiori
immobili nel vano di finestra
complici del nostro incontro
Non sapevo che agape
volesse dire amore
ma gli agapanti sorridevano
benevoli
– ne sono certa
al mio stupore d’iniziata

*

I no longer recall
when the memory settled
amid the flowers in window box
unmoving accomplice to our meeting
I was unaware that agape
meant love
but the agapanthus smiled
benevolent
– I’m certain
at an initiate’s astonishment

Luisa Puttini Hall, Fireflies in the Wood. Selected Poems, translated by Susan Burns, Gradiva Pubblications 2023

 

*

 

Luisa Puttini Hall, poetessa e narratrice, è nata a Milano, ma vive a Firenze, dove è stata traduttrice, insegnante d’inglese, si è occupata di scambi culturali e di educazione ambientale. Ha un forte legame con la Gran Bretagna per professione e matrimonio. La raccolta poetica Un mare di lucciole, interamente dedicata al suo viaggio di vita insieme al marito David, segue la pubblicazione di Giorni d’inedia e d’abbondanza (Masso delle Fate 2007), Isole e Terre (Mobydick 2011), Non è tempo di pettirossi (La Vita Felice 2016), Alberi maestri (La Vita Felice 2019) e del romanzo di carattere ecologico-fantascientifico Allergia (Mobydick 2013), quasi una premonizione dell’attuale pandemia. Le sue opere hanno ottenuto premi e riconoscimenti, tra cui il “Buonarroti”, il “Firenze Europa”, il “San Domenichino”, il “Città di Recco” il “Sigillo di Dante” e il “Lorenzo Montano”. È socia del Pen Club Italiano.

Perdenti


Pensiamo se Gesù fosse il migliore Amico, l’Amico più potente, e si potesse stare con Lui, semplicemente: ci sarebbe qualcosa di meglio? Chissà perché scartiamo le soluzioni più efficaci e ripieghiamo su quelle più perdenti.

La parola ai poeti. Lamberto Garzia

LA COMBINE O ALLEGORIA DELL’ ATTUALE POESIA

 

Il non ancora pece, ma quasi: delle mie divinità (non eroi o semidei) che, pur giacendo in terra, non si erano prodotte in astute o necessarie metamorfosi: divinità in terra, quindi: fino al  6 aprile 1987,Caesars Palace , Las Vegas: mai in me un declinare di entità supreme così repente; un fulmine che mi abbuiò gli occhi per pochi istanti, ma l’anima per un lungo lasso di tempo. 

  L’aringo, l’anello quadrangolare all’esterno del Palace, nel suo parcheggio: indizio, presumibile, che non si era a spettacolo di fronte ai monti Olimpo ed Otri e divinità darsi battaglia con pietre e frecce di fuoco; un cartone animato antidiluviano e quasi a tartaruga nel proiettato, prima dell’avvento dinamico di Walt Disney, simili a quelli che vedevo al cinema dell’Oratorio Don Bosco: sgraziati, involontariamente comici, irreali nell’irreale narrato, ma intanto ci credevo e con qualcuno di loro, facendomelo fratello, contro altri ci combattevo, mitizzavo, e dardi incandescenti verso il nemico nel dormiveglia, la sera; quando ancora ci credevo. Continua a leggere→