Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Agnus Dei

(F. Zurbaran, 1640)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». [Gv ,29-34] Continua a leggere→

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Hermann Hesse

a cura di Giorgio Stella

Nella nebbia

Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara; adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro,
ognuno è solo.

[Traduzione di Mario Specchio]

Giuseppe Conte

a cura di Giorgio Stella

Trans-Europe-Express

Niente ora nasce e muore più, in Europa.
I treni nella notte corrono come in una
fungaia di buio, immutabile. Ci risveglia
una voce metallica che annuncia: next stop in…

La gioia della poesia era danza, amore
il viaggio del sole e delle foglie
i sontuosi eucalipti, i pini, i fragili
platani, le siepi delle famiglie fuggitive dei

fiori, padiglioni e voliere intravedute,

i parchi, i boschi: la danza aperta prima di
morire. L’amore che non ha nome, e fa rinascere.

E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. Le Bustine di Minerva di Umberto Eco

Una rilettura senz’altro salutare per farci rifiatare da pesantezze e vicoli ciechi di polemiche e informazioni distorte – su cui spesso maliziosamente sguazza la stampa italiana: non è che sia anche per questo che perde quotidianamente lettori? – è quella delle “Bustine di Minerva” di Umberto Eco: articoli apparsi dal 1995 settimanalmente – poi ogni 15 giorni – nell’ultima pagina dell’ ”Espresso”.
Il grande studioso – e romanziere per variante – faceva qui le sue riflessioni, ora serie, spesso ironiche, mai prevaricatrici, su usi, costumi e personaggi dei suoi giorni: esprimendo una scioltezza e uno humour assai rari negli ambienti accademici. (Sia chiaro, in pubblico tutti gli accademici si mostrano sorridenti, paciosi e attenti ai destini dell’umanità: poi, prova a conoscerli un po’ più da vicino…).
Queste “Bustine” sono uscite in varie edizioni: quella che ho sottomano mentre scrivo è Pape Satàn Aleppe, La nave di Teseo, 2016. Proviamo a scorrere alcuni titoli giusto per entrare nel clima: “Harry Potter fa male agli adulti?”, “Come difendersi dai Templari”, “Ecco l’angolo retto”, “Lo spazio in forma di cavatappi”, “Interrompimi se la sai già”, “Diavolo di un Aristotele”.
E veniamo, per tutte, a una citazione: “Una stagionata credenza vuole che le cose si conoscano attraverso la loro definizione. In certi casi è vero, come per le formule chimiche, perché certamente il sapere che qualcosa è NaCI aiuta chi sa qualcosa di chimica a capire che deve essere un composto di cloro e sodio e probabilmente – anche se la definizione non lo dice esplicitamente – a pensare che si tratti di sale. Ma tutto quello che del sale dovremmo sapere (che serve a conservare e insaporire i cibi, che fa alzare la pressione, che si ricava dal mare o dalle saline, e persino che nei tempi antichi era più caro e prezioso di oggi) la definizione chimica non ce lo dice”. Della serie: occhio, ragazzi! Riflettere sempre su quando, cosa e come.

Mano nella mano

Mi chiedono se ho inventato io il metodo di stare mano nella mano con Gesù o con Maria. In realtà, l’immagine è ben presente nella Bibbia. Domenica scorsa, nell’omelia, sottolineavo come nella prima lettura si ricordasse proprio questo: “Io, il Signore, … ti ho preso per mano” (Is 42,6). Siamo fragili, contraddittori, fondamentalmente impossibili: eppure, mano nella mano col Signore, tutto cambia, tutto si volge in bene.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Ora scelgono…
le ambulanze, capisci, nel giorno di Santo Stefano
quando i bambini obbediscono alle forze
con gli anni in agguato tra le pagine
non eri tu che entravi
tra le virgole del calendario
quante volte un giorno si è mostrato
come una riga rotta nel tuo respiro, quante volte hai visto la ferocia
negli occhi dei fratelli…
sollevano la lettiga
la senti questa musica, è un comando
l’universo che ti risparmia.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Cinzia Coppola (David Maria Turoldo)

“Il dramma è Dio” di David Maria Turoldo

Io debbo essere un segno mai visto
ipostasi del non visto prima,
goccia consapevole o perla della notte,
il lucente attimo d’Iddio
che per me solamente
così si riveli e comunichi.
Unico male l’abitudine
e la scelta tragica:
discorrere invece che intuire.
E la mente si popola di idoli
e il cuore è un deserto lunare:
solo la Meraviglia ci potrà salvare
aprendo il varco
verso la Sostanza.
Allora il medesimo silenzio dell’origine
nuovamente fascerà le cose,
o eromperà – uguale
evento – il canto.

(da Il Dramma è Dio, Rizzoli 1992) Continua a leggere→

Margherita Rimi. Restitutio ad integrum

Margherita Rimi, Restitutio ad integrum Poesie 2015-2024, Venezia, Marsilio, 2025

di Gino Pantaleone

Restitutio ad integrum è un libro che assume consapevolmente un titolo esigente e non metaforico: la formula medica e giuridica non è un ornamento colto, ma la chiave di lettura di un’intera postura poetica. Le poesie di Margherita Rimi (poetessa e saggista, medico e neuropsichiatra infantile), scritte nell’arco di quasi un decennio, si muovono infatti entro l’idea della guarigione come processo imperfetto, mai definitivo, che riguarda insieme il corpo, il linguaggio e la comunità.
Come osserva con finezza Gandolfo Cascio nel risvolto di copertina, la speranza che attraversa il libro non è ingenua né consolatoria: non coincide con l’illusione di tornare “come prima”, ma con la possibilità che qualcuno – o qualcosa – torni a prendersi cura delle ferite. È una speranza vigilata, che sa quanto testa e cuore siano due blocchi esposti alla stessa violenza del mondo e che, proprio per questo, devono “tenersi d’occhio” a vicenda. Qui la poesia diventa un luogo di sorveglianza reciproca, non di pacificazione. Continua a leggere→

Sandro Penna

a cura di Giorgio Stella

La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

Uno stesso sole

di Giampaolo Centofanti

Papa Leone sabato 10 gennaio ai giovani:

Ma tante volte la solitudine esiste e molti soffrono. Allora, osservando la solitudine, Salvatore Quasimodo scrisse questi celebri versi: «Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera». [1] Quello che sembrerebbe essere un destino senza scampo, in realtà ci chiama a destarci: l’unica terra sostiene tutti gli esseri umani e uno stesso sole illumina ogni cosa. Il raggio che ci trafigge, cioè entra nelle fenditure dell’animo, non è una luce intermittente, che sorge per poi tramontare, ma il Sole di giustizia, il sole che è Cristo! Egli riscalda il nostro cuore e lo infiamma del suo amore. Continua a leggere→

Nazim Hikmet

a cura di Giorgio Stella

Montagne del sud

Sono sceso dal nord un pomeriggio in questo paese delle 
                                       [montagne del sud

vicino a me c'era una donna giovane e bianca
con gli occhi tracciati sul viso come un orizzonte azzurro 
con i capelli lisci color del fieno


sono sceso dal nord un pomeriggio in questo paese delle 
[montagne del sud 
queste montagne vivevano con gli uomini le vacche i
       camion

col suolo le mele le quercie gli abeti e già 
                             con i capelli color del fieno 
                             con la donna che è con me 
                             con le tigri e le trote
queste montagne eran coperte di neve soleggiata di 
                                     [rosso di verde scuro
queste montagne vivevano nelle pagine dei quaderni di 
                                              [scuola
nei sanatori nei magazzini di Stato 
nell'asfalto che serpeggia nei ponti di legno 
queste montagne vivevano nel sangue delle capre
                                       [selvatiche
in fondo ai laghi
e adesso c'è una donna
una donna con gli occhi tracciati sul viso come un
                                   [orizzonte azzurro
e io so già che l'orizzonte azzurro soltanto 
resterà nel ricordo di quelle montagne.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Senza preferenze

«In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

[Mt 3,13-17]

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