Archivi autore: fabrizio centofanti

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Sei versi del Tristano e Isotta

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di Riccardo Ferrazzi

L’opera di Roma ha aperto la stagione 2016/17 con Tristano e Isotta, il capolavoro di Wagner. Forse il capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi. Per parlare di un’opera lirica (genere che fonde poesia, musica e teatro) ci vorrebbe qualcuno molto più preparato di me. Io vorrei limitarmi a ricordare sei versi del secondo atto. Continua a leggere→

75. Il tempo

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Leggere i messaggi ci faceva bene. Era come abbeverarsi allo spirito che trascende il tempo, che vede oltre la nostra precaria contingenza. Molti li ritenevano inautentici, per la loro ripetitività: sembravano banali, inutili, noiosi. Noi avevamo compreso il senso nascosto della ripetizione, la dinamica del male che si trasmette, appunto, ripetendo, replicando se stesso, il cattivo infinito in cui l’anima trova una sicura perdizione. Per questo la Chiesa esorta a recitare preghiere ritenute anch’esse inutili e banali, perché non fanno altro che ripetere: il rosario, per esempio, o la preghiera di Gesù, immortalata nei racconti del pellegrino russo. “Pregate col cuore”,  diceva Maria nei suoi messaggi: era l’antica verità dell’unione tra pensiero e sentimento, che sempre più si radicava nella nostra esperienza quotidiana. Il male del mondo si annidava nella divisione tra corpo e spirito, mente e cuore, nel rincorrere obiettivi materiali lasciando indietro l’anima, anch’essa sentita come inutile e banale, retaggio di epoche arcaiche e non più replicabili nell’oggi. Ma l’urgenza era l’adesso, come aveva compreso l’autore geniale del Vangelo di Luca, in cui riemergeva ad ogni passo proprio questa parola: oggi vi è nato un Salvatore, oggi questa parola si è compiuta nelle vostre orecchie, oggi la salvezza è entrata in questa casa, oggi sarai con me nel Paradiso. Il mondo era chiuso nel carcere del suo tempo diviso; a noi il Signore spalancava la porta dell’eterno. E questo eterno eravamo chiamati ad annunciare.

Don Chisciotte secondo Ferrazzi

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Pubblichiamo un capitolo del piacevolissimo e utilissimo libro di Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio, uscito per i tipi di Fusta Editore.

   Un parallelo fra don Chisciotte e Faust non sarebbe affatto insensato: tutti e due, seppure in modo diverso, cercano il senso della vita. Ma Faust è rimasto una creazione artistica, mentre don Chisciotte è diventato a tutti gli effetti l’ultimo mito moderno. Continua a leggere→

Cieli Celesti, di Claudio Damiani

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La poesia di Claudio Damiani è un incontro. Pensi di leggere delle poesie e invece ti incontri con il mondo, l’universo infinitamente grande e infinitamente piccolo dei suoi versi sorprendenti. C’è sempre qualcosa da scoprire, nel mondo, e quindi nella poesia di Damiani. Ti sembra di aver letto tutto, che non si possa dire più nulla – di un gatto, di un fiume, di una stella -, ed ecco che invece lui ricomincia, come nulla fosse. Un lirismo abbandonato che si riprende subito e si fa ragionamento surreale, più convincente di qualsiasi logica filosofica o scientifica. Continua a leggere→

Il Premio Camaiore 2016 al nostro Nicola Vacca

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da qui

CAMAIORE – Serata finale del XXVIII Premio Letterario Camaiore: la vittoria è andata a Nicola Vacca con l’opera Luce Nera edita da Marco Saya. Il responso è arrivato al termine dello spoglio delle schede consegnate a inizio serata dai cinquanta membri della Giuria Popolare, tratto distintivo e fiore all’occhiello di questa manifestazione, presenti in sala insieme a un numeroso pubblico.

A contendersi l’edizione 2016, oltre al vincitore/vincitrice, gli altri quattro finalisti individuati dalla Giuria Tecnica del Premio: Cristina Annino – “Anatomie in fuga” (Donzelli), Dante Marianacci – “Scenari della mente” (Di Felice), Roberto Mussapi – “La piuma del Simorgh” (Mondadori) e Silvio Raffo – “La vita irreale” (Robin & sons). Continua a leggere→

Chiara Valerio, fra storia matematica e umanità

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Breve riflessioni sul nuovo libro della scrittrice laziale

di Guido Michelone

“Questo libro, più di altri che ho scritto, è dunque una fotografia con i bordi già un po’ ingialliti. Vorrei guardarlo tra tanti anni e ricordarmi di com’ero, delle cose che ho amato e delle persone, dei collegamenti tra le une e le altre, come fossero viaggi esotici e itinerari cittadini e dite pure, come succede: Avrei potuto, avrei dovuto”: Continua a leggere→

Se sei

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È se sei disperato che capisci
la vita. Se raggiungi quell’istante
in cui appare l’immane debolezza
dell’Io, la sua nativa appartenenza
al Tu, il suo cercare l’Altro come
l’ultima spiaggia, l’unica salvezza
possibile, l’approdo dei suoi sogni.
In quell’istante vivo, decisivo,
ti accade di conoscerti per sempre,
di scorgere la Luce che ti irraggia.

Majakovskij e l’incendio delle parole

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di Nicola Vacca

 

Vittorio Strada, critico letterario, filologo e autorevole studioso della letteratura russa, si chiede giustamente che fare oggi della poesia di Vladimir Majakovskij, definito  il «poeta della rivoluzione».

Una domanda tutt’altro che impertinente se si pensa che la poesia majakovskiana è colpevole di aver esaltato una rivoluzione criminosa.

Vittorio Strada dà una risposta che non si può non condividere: bisogna fare di Majakovskij non il poeta della rivoluzione, ma una vittima della rivoluzione, un giullare tragico del nuovo Potere. Continua a leggere→

Luigi Maria Corsanico legge Konstantinos Kavafis

[youtube=https://youtu.be/3st-sDzk63A]

da qui

Konstantinos Kavafis
(Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933)
ITACA
traduzione di Filippo Maria Pontani, 1961
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie – Gymnopedie No.1
(Orchestrated by Debussy)

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l’emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell’Egitto,
a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

La solitudine delle anime pure

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di Michele Caccamo
Sullo svantaggio, sulle presunte normo doti e sulla ragazzina di Taurianova

[Michele Caccamo interviene in relazione alla nota vicenda dell’adolescente esclusa dalla gita scolastica]

E accade che d’improvviso si salga sulla nave nera, e poi si finisca anche nelle budella che si rivoltano negli uomini. Specie quando la nostra accuratezza è prossima allo zero; quando le anime pure si presentano di punto vestite e con lunghe code di seta, dinnanzi alla nostra regolarità.
E accade che quelle anime le lasciamo cadere, per come si lasciano cadere i discorsi: nell’indifferenza. E accade che poi le riversiamo nella difesa della mente, contagiandole. Continua a leggere→

Piacere e dolore

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Io non cerco il piacere, io non fuggo
dal dolore, per cui sono felice
quasi senza volerlo, anzi, senza
minimamente fare delle cose
per esserlo, ma esserlo così,
quasi per sbaglio, quasi per un caso,
sapendo che nel caso ci sei Tu,
con la tua sporta piena di Sorprese.

Cioran tra paradossi e divagazioni

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di Nicola Vacca

Esce per la prima volta in italiano Razne, l’ultimo libro scritto da Cioran in lingua romena. Fino a questo momento il libro non conosceva altre versioni oltre a quella romena.

Lo pubblica Lindau con il titolo Divagazioni (a cura e tradotto da Horia Corneliu Cicorta?) e rappresenta un evento letterario unico visto che il libro non è stato edito in altre traduzioni, né in francese, né in altre lingue,

Il libro rappresenta lo spartiacque nella produzione letteraria di Cioran che abbandonerà per sempre la sua lingua madre per quella francese.

«Il libro che presentiamo ai lettori italiani è la traduzione del volume Emil Cioran, Razne, a cura di Constantin Zaharia (Humanitas, Bucure?ti, 2012), comprensiva dei relativi apparati critici (prefazione, nota all’edizione e varianti testuali). Continua a leggere→

Vittorio Sereni (1913-1983)

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In me il tuo ricordo

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

[da Frontiera] Continua a leggere→

Le Favolesvelte di Valeria Bianchi Mian tra poesia e fiaba

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di Guido Michelone

Valeria, ci parli brevemente di Favolesvelte?

Nel 2014, dal primo giorno di Gennaio al Capodanno successivo, ho dato vita al blog omonimo: trecentosessantacinque filastrocche, poesie, storie scritte e illustrate da me. Si è trattato di un esercizio letterario e artistico davvero certosino. Durante la performance di Favolesvelte, sono stata notata da Giancarlo Caselli di Golem Edizioni, il quale si è offerto di pubblicarmi. Dopo aver eliminato i post dal blog ho fatto nascere il libro in versione cartacea, raccogliendo in quelle pagine circa duecentocinquanta elaborati. I disegni sono stati da me riprodotti in bianco e nero per esigenze di stampa. Continua a leggere→

74. Silenzi

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Eravamo convinti che la verità sarebbe emersa con naturalezza, come un fungo dopo la pioggia, alla fine di un percorso in cui chi aveva una percezione realistica della situazione avrebbe sofferto l’incomprensione della maggioranza, trascinata dalla corrente irresistibile dei media.
Il Signore avrebbe utilizzato anche questa attenzione ai temi della fede, per quanto strappati all’alveo naturale della Tradizione, per risultare più graditi al palato dei lontani.
Gli eventi preannunciati sarebbero serviti a riportare all’essenziale: la violenza di cui parlavano le profezie avrebbe ricondotto cuori e menti all’essere, alla chiave della profondità, con cui si sarebbero schiuse le porte del mistero.
Solo Gesù avrebbe potuto descrivere il Regno dei cieli come un ladro, che arriva quando meno te lo aspetti: il mondo avrebbe scoperto che ci si può assicurare su tutto, ma non sulle sorprese riservate dalla vita a chi se ne ritiene il legittimo padrone. In molti si sarebbero trovati a mani vuote, privati delle loro illusioni, fomentate, purtroppo, da autorevoli fonti religiose. Ma c’era ancora tempo per tornare al bello, al buono, al vero; per riscoprire le antiche e nuove verità di un Dio che non scende a compromessi con le voglie del mondo, ma vuole riscattarle dalla loro inconsistenza. C’era ancora tempo, ma i messaggi mariani dicevano che occorreva fare in fretta, e che proprio per questo chi sapeva, non avrebbe dovuto più tacere.

Violenza è

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La violenza non è nella pistola,
o nel laccio che stringe intorno al collo;
non è nella benzina che dà fuoco
o nella forza bruta che violenta.
La violenza è la fine dei tuoi sogni,
pensare che non abbia un ponte il mondo,
gettato verso l’Alto; rassegnarti
a vivere lontano dal tuo cuore
che batte per un dono, e per nient’altro.