Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

40. Un’altra prospettiva

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La mia vita, ultimamente, è un paradosso. E cos’è, in definitiva, un paradosso? Secondo il dizionario, una proposizione che apparentemente, per forma o contenuto si oppone all’opinione comune o all’esperienza quotidiana. Apparentemente? Gli aspetti inconciliabili sono quanto mai evidenti, quando li si vive. Come si spiega, allora, la presenza dell’avverbio? In modo che pare, ma non è, recita ancora il dizionario. Continua a leggere→

Dave Van Ronk o Llewyn Davis: un libro e un film

Van Ronk COPERTINA
di Guido Michelone

Quanta realtà o quanta fiction nel pur bellissimo film dei fratelli Coen dal titolo A proposito di Davis Ecco che in aiuto giunge puntuale l’autobiografia di Dave Van Ronk dal titolo Manhattan Folk Story pubblicata dalla BUR di Rizzoli per l’occasione, quasi in concomitanza con uscita del lungometraggio medesimo (non a caso il tomo di oltre 400 pagine in vendita ha pure la faccetta con la locandina del film). Continua a leggere→

Silloge dell’abbandono, di Claudia Fofi

Mare
Tutte le donne felici hanno ritrovato il loro marito.
Egli torna dal sole tanto è il calore che porta.
Ride e dice buongiorno dolcemente, prima di dare un bacio alla sua meraviglia.
(Paul Eluard)

Ho scritto queste brevi poesie durante l’abbandono da parte di mio marito. Era un bisogno di trasferire in parole un dolore inaccettabile, accecante. Non solo il dolore della perdita, legato per lo più a una dipendenza e a un bisogno che in qualche modo si può rielaborare, ma anche e soprattutto per la sconfitta, così banale, così imperante oggi, del senso dello stare insieme. Stare insieme, resistere insieme, nonostante le difficoltà, per me è un vero gesto poetico oggi, quasi rivoluzionario, in un mondo che perde ogni giorno pezzetti di valore, assumendo come dato di fatto un consumismo dei sentimenti che nulla ha a che vedere con l’amore inteso come comprensione dell’altro, compassione, accettazione. Nulla dell’amore è sostituibile, ma integralmente e radicalmente la sua Verità non a che fare con compravendite e marketing. Non posso andare al negozio, guardare una vetrina e dire a me stessa: va bene, mi sono stufata, adesso mi compro un nuovo amore. Il mio non è un assunto moraleggiante, non implica un giudizio. E’ la constatazione che il fallimento della relazione è un fallimento di dimensioni epocali che partendo da individui e storie piccole diventa un fenomeno universale, che accade e che si accetta come se niente fosse e del quale si prende atto come se fosse ineluttabile.

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39. Lo sbocco

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Quella mattina mi alzai prima dell’alba, come da tempo avevo preso a fare. Pregavo e meditavo, cercando di trovare il filo smarrito chissà quando, o chissà come. In realtà lo sapevo: fu la paura della libertà, il senso di vertigine che provi quando sei su una ferrata di montagna, o ti affacci all’ultimo piano di un palazzo altissimo. Non mi fidai: temevo di cadere, e quel che temi, spesso, si realizza. Il crollo successivo dipese dall’assenza di fiducia, di autostima: m’era già capitato di lasciare una ragazza nel dubbio che l’avrebbe fatto lei. Continua a leggere→

Ci sei

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Mancava solo questo per finire.
Ho imparato a innalzare grattacieli,
cattedrali dai nobili pinnacoli,
persino ponti sospesi sul nulla;
volavo e facevo volare, come
certi aeroplani che si lasciano
dietro una scia lucente d’illusioni.
Mancava solo un piccolo dettaglio
che ho scoperto per caso, disperando
d’oltrepassare il muro che isolava
me da lei. Basta poco per trovare
la porta: ecco, un po’ più in là, ci sei.

Giobbe

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Fino a quando? si chiedeva il profeta.
Ingenuamente, forse, perché il fondo,
con Dio, non è mai fondo a sufficienza:
se c’è qualcosa che deve morire
e invece è ancora in piedi, stanne certo,
prima o poi morirà. Ma un po’ alla volta,
a fuoco lento, lasciandoti il tempo
di struggerti fino all’ultimo grammo
d’infelicità.

Leggere a San Valentino

In un bacio saprai tutto COPERTINA
Già molti giorni prima di San Valentino (14 febbraio) le librerie italiane rinnovano le proprie vetrine facendo sfoggio di libri sull’amore o di volumi appositamente dedicati dalle case editrici a ogni tipologia di innamorati desiderosi di festeggiare la loro ricorrenza anche mediante una buona lettura. Continua a leggere→

Il Dio violento

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La lotta tra bene e male, presente nell’uomo e nella donna di ogni tempo, si colloca nel cuore della Bibbia. L’interpretazione teologica, dai Padri della Chiesa in poi, legge in questa luce la violenza riscontrabile nel Primo Testamento. “E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armagheddon” (Apocalisse 16,16): sono mobilitate tutte le potenze del cielo e della terra, per la scelta di campo decisiva. Il Calvario sta lì a dimostrare che la violenza, in questa guerra, non è mai diretta verso l’altro, ma viene spenta in se stessi, proprio come nell’offerta del profeta di Nazaret. La sua rivoluzione propone una vittoria su di sé, sul proprio io incapace di fraternità, perché l’altro non sia soltanto rispettato, ma riscattato e restituito alla sua originaria dignità.

Per Antonello

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Mi domandi il perché di un Dio violento,
e di come possa accogliere l’alto
tradimento, palese violazione
del politically correct, del manto
steso sui conflitti forti, gli impicci
storti della vita vera, non l’altra,
fabbricata per compiacere tutti,
per sdoganare l’io coi suoi capricci.
Mi trovi incerto, amico, nel risponderti:
dovrei augurarti di scoprire dentro
i tuoi giorni quel male che è impossibile
strappare, la radice velenosa
scorrettamente immessa dal nemico
nella terra promessa: se qualcosa
riuscirà a sradicarla dovrà avere
la stessa potenza, scatenare
la stessa guerra. Perché te lo dico?
A rispondere è solo l’esperienza.

Eppure

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Sai quando il tempo cambia
e sembra che esca il sole,
e già ti appresti a mettere da parte
la giacca che t’ingombra,
l’ombrello che ti pesa,
i sentimenti grigi dell’inverno,
con la corte maligna dei presagi
tristi? Già pregusti la fetta azzurra
di cielo (al di là della vetrata),
il merlo che s’arrampica sul palo,
condottiero che pianta la bandiera
sul punto più elevato della rocca
nemica. Eppure già senti lo scroscio
disonesto, il funesto temporale
che infradicia i pensieri, fino a sera.

Achille Giovanni Cagna

FOTO Achille_Giovanni_Cagna
Achille Giovanni Cagna
Un omaggio all’autore del classico Alpinisti ciabattoni
con Giuseppe Zaccaria, Margherita Oggero, Bruno Gambarotta
(a cura di Guido Michelone)

All’Università Avogadro del Piemonte Orientale, nella sede di Vercelli (Facoltà di Lettere) viene di recente presentata una nuova iniziativa editoriale: Le Edizioni di Storia e Letteratura (Roma), grazie al Comitato Edizioni Gobettiane e al Centro Studi Piero Gobetti (Torino) stanno riproponendo il catalogo della case editrice fondata dal giovane studioso Piero Gobetti (1901-1926), giornalista, intellettuale, politico vicino a un nuovo liberalismo, stroncato dalle manganellate dei fascisti. Tra le varie iniziative si segnala la ristampa anastatica degli anni Venti di tre romanzi del grande scapigliato vercellese Achille Giovanni Cagna (1847-1931): Alpinisti Ciabattoni, Provinciali, La rivincita dell’amore, che tre piemontesi illustri, nonché valenti scrittori, illustrano in un dibattito di grande spessore culturale (come riportato quasi integralmente). Continua a leggere→

Crash. Un giorno spezzato nel cuore di tre donne.

altalenadi Giulia Chieffo

Scheggia I

Sforbicio nell’aria.
L’altalena mi spinge sempre più in alto, fin quasi a sfiorare le foglie verdi che incorniciano il cielo con le punte delle scarpe. Salgo, scendo, irrompo nell’Uno della luce d’estate. Staccandomi dal sellino mi protendo verso il mondo prima di essere risucchiata indietro, nelle voci senza tempo dei bambini. Continua a leggere→

33. La nicchia

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Riflettevo sul dubbio del Battista riguardo al messianismo di Gesù. Se vacillò un profeta come lui, vuol dire che nessuno può scampare al tarlo dell’insicurezza. Persino Gesù, nel Gat Shemanin – il pressoio per l’olio – provò a chiedere al Padre di cambiare il suo destino. Compresi come il dubbio sia una specie di test per smascherare la struttura resistente a Dio: agendo su di me, il peccato mi rendeva complice di chi continuava ad insidiarmi nonostante i rifiuti, le ritirate strategiche, la miriade di segnali che emettevo per chiarire quali fossero le mie intenzioni. Solo così si spiega la resa senza condizioni, malgrado gli sforzi eroici della volontà. L’incapacità di tradurre in azione la scelta razionale era il mio cruccio più angoscioso. Potevo spiegarmi, da questa prospettiva, la potenza del peccato originale: un morbo che circola nel sangue e che solo un miracolo può neutralizzare. In questa fase, attendevo inquieto le e-mail che m’inviava; temevo l’eterno stillicidio del “niente da fare, sei sempre nello stesso punto”. Avrei voluto rinunciare, ammettere d’essere inadatto a questo genere d’impresa. Anche lei dava segni di stanchezza, scoraggiata dall’assenza di progressi decisivi. Se i messaggi si facevano radi, se vedevo assottigliarsi il filo che Qualcuno aveva teso fra noi due, ne deducevo che si fosse arresa, delusa dal partner impotente di fronte a una realtà troppo complessa. Ero tentato di chiudermi anch’io in un mutismo irreversibile, di scavarmi una nicchia di cinismo e noncuranza, pur di sottrarmi al turbamento. Ripensavo all’elefante di peluche sul balcone dell’EUR, al bambino che sperava di trovarvi un improbabile conforto per la sua solitudine inguaribile. Sarei mai sceso in strada? Avrei deciso, un giorno, di affrontare quel male alla radice?

Fabrizio e il silenzio di Mahler

Mahler
di Augusto Benemeglio

1. La sottile voce di silenzio

Nelle mie consuete navigazioni su Lpels ecco La shoa, le tre teste di maiale e la Nona sinfonia di Mahler: è quella che amo di più, – dice Fabrizio, – soprattutto il quarto tempo, uno dei più meravigliosi adagi che siano stati mai composti, un lentissimo non ancora trattenuto. E’ il suono del silenzio. Continua a leggere→

Le vite sbobinate di Alfredo Gianolio

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Un libro sui generis: trentasei pittori naif che raccontano se stessi

di Guido Michelone

C’è, nella storia della cultura italiana degli ultimi cent’anni, una linea surreale incline a un gusto naif e al contempo a un forte senso naturalista, che, nel dopoguerra ad esempio s’avvicina persino al neorealismo: è la cultura che si esprime soprattutto nella pittura, nella poesia e nella narrativa in quell’area della pianura padana, in cui il fiume Po lambisce città e paesi dell’Emilia, della Romagna, della Lombardia. Continua a leggere→