Archivi autore: fabrizio centofanti

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Il cammino dell’uomo

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Ci si doveva arrivare, prima o poi. Martin Buber ha scritto un libro intitolato Il cammino dell’uomo, sul passaggio dall’io al tu. Un percorso difficile, che comporta la vittoria, sempre parziale, sulle proprie ossessioni e compulsioni, sulla deriva della vita quando cade nelle trappole dell’egotismo. Se il cammino s’interrompe, non restano che vicoli ciechi, dove qualunque falsità si contrabbanda per esperienza umana.

Vacuità (riformismo?)

di Beppe Sebaste

“Oggi il fascismo significa, come ha scritto qualcuno, che alla fine vincono solo le parole. Parole orfane di fatti, svuotate di senso: basta pensare alla parola “libertà”, triturata nella casa, o nel polo, omonimo. Ma è il caso anche della parola “riformismo”, e degli aggettivi ad essa correlati, che riempie le bocche e i discorsi di Berlusconi e dei suoi portavoce: loro sono i riformisti; coloro che si oppongono sono i conservatori…” (mio articolo su l’Unità, 12 maggio 2002).
Leggo oggi su Repubblica che Ilvo Diamanti, nella sua rubrica “Bussole”, scrive che “riformismo” è una parola vecchia, anzi perduta. Io lo avevo scritto nel 2002, ecco, quanto sia e fosse vacua e priva di significato, cioè da buttare. E citando – questo lo avevo dimenticato – il “manifesto” politico – “comunista e consevatore” – del grande Antonio Delfini. Oggi, mi sembra vacuo perfino parlarne, di riformismo, nella voragine di senso che ogni giorno si allarga… (Partito dell’amore? Ci sarebbe da scendere in piazza solo per difendere questa parola).

pubblicato su Il Blog di Beppe Sebaste

Come sempre (Rosarno)

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Una storia dove si perde facilmente il filo, in cui convergono nodi inestricabili: la miseria, i conflitti sociali e religiosi, lo sfruttamento e il razzismo, la malavita e il ruolo opaco delle istituzioni. Sullo stesso palmo di terra si accavallano azioni e reazioni di Stato e ‘ndrangheta, associazioni a delinquere e gruppi che promuovono una cultura della legalità. Chi vincerà? Per ora i più deboli si sottomettono ai più forti, come sempre.

Il massacro dimenticato. Intervista a Gérard Noiriel

(migranti)


Il massacro dimenticato.
intervista a Gérard Noiriel, a cura di Fabio Gambaro
in “la Repubblica” del 7 gennaio 2010

«Il più grande pogrom della storia francese contemporanea. Un emblema della xenofobia di tutti i tempi». E’ in questi termini che Gérard Noiriel presenta «il massacro degli italiani», vale a dire la
terribile caccia all’uomo che il 17 agosto del 1893 si abbatté sui nostri immigrati impiegati nelle saline d’Aigues-Mortes, in Provenza. Una giornata di follia collettiva e di violenza feroce che fece 9
morti accertati, oltre cinquanta feriti e una quindicina di dispersi i cui corpi non vennero mai ritrovati. Continua a leggere→

Il cielo sulla terra

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La messa è finita, andate in pace. All’uscita una raffica di colpi. Avrebbero fatto meglio a stare dentro, a rifugiarsi nel rito che anticipa l’eterno. Gli orientali definiscono la liturgia il cielo sulla terra. In cielo non si muore, Dio ti concede il privilegio di vivere per sempre. Quaggiù è diverso: quando lasci il cielo sulla terra devi andare in pace, pronto a farti massacrare.

Intervista a Francesca Genti. Di Guido Tedoldi

(Francesca Genti. Poesia)

Intervista a Francesca Genti
di Guido Tedoldi.

Ciao Francesca,
di seguito nel testo trovi 3 domande che mi sono venute in mente dopo aver assistito al tuo reading del 15 ottobre all’Arci Turro. Non te le ho poste in quella sede perché, alla fine di un impegno durato tra una cosa e l’altra più di un’ora, mi è sembrato che avessi voglia di rilassarti più che di parlare (ancora e ancora) della tua arte. E poi per il motivo che porre domande scritte permette a me di essere più preciso e profondo, e a te di rispondere in maniera più pensata.

L’elemento notevole delle tue poesie, e che mi sembra interessante al punto da parlarne su LaPoesiaELoSpirito, è che alcune di esse raccontano storie. E queste mi sono sembrate le più riuscite. Altre, invece, descrivono sensazioni, e quelle mi sono sembrate più convenzionali…
…Ehm, forse è meglio che io faccia un passo indietro. Continua a leggere→

Corte marziale (soldatesse in Iraq)

http://www.youtube.com/watch?v=MphJDjv1HBw

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Fa uno strano effetto, come tutte le direttive che toccano diritti inalienabili. Immagino le coppie che si abbracciano con l’idea della corte marziale, m’interrogo su quanto una visione di giudici arcigni possa avere risvolti afrodisiaci. Ma è il lavoro, lo stipendio, la vita, anche se il rischio di lasciarla lì è forse pari a quello di rimanere incinta.

Leggenda incontrastata (i Simpson)

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Difficile indovinare le ragioni del successo. Originali, certo, con un linguaggio disinvolto e sfuggente a ogni sorta di censura; il tratto umano e alieno nello stesso tempo, con l’improbabile colore giallo, onnipresente; gli sguardi assorti ed ebeti, corrucciati e malinconici, sinceri fino alla provocazione intollerabile. Cosa avranno i Simpson per essere la leggenda incontrastata che trionfa da vent’anni? Evocano i fantasmi dell’inconscio o riproducono solo fedelmente ciò che siamo diventati?

Magnificat. Poesie di Cristina Annino

(Com’eravamo. 2002 Cristina Annino)

Magnificat

 

Tinto fino alle gambe d’un

combusto odore di gas, l’occhio

sinistro rigido di pensiero

mescolato a formiche.

E’ tanto

sfatto di sé, pieno, vuoto

stanco con

spartiti nello spazio

minimo. Vorrebbe

farla finita, ma prende in

mano- biglietto d’ingresso

o tessera del pane- il

talento che ha e lo

mostra nell’intento

carnivoro di mangiare. Mangia.

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Magi strati (epifanie)

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Il tempo passa, le strutture culturali diventano obsolete se non si aprono alle coordinate ultime, la tradizione rischia di ammuffire e ridursi a materiale da museo. Anche l’inossidabile presepe potrebbe trasformarsi in un cimelio del passato se non si spalancasse all’avanzare del presente, alle ansie, alle attese, agli strati ultimi dei fatti. Guai se Betlehem, la città del pane, diventasse una scorza rafferma e inacidita. Sarebbe una scomunica late sententiae, lanciata dalla vita, l’unica gerarchia che non ammette repliche.

Rossella Tempesta

Giri e giri di parole

giri intorno a noi stessi

alle nostre solitudini sodali

giri intorno al palo

a cercare il chiarore,

il bianco oscurato

dalla gran mareggiata di cose.

Più bianco, più luce, Amore mio.

E girare solo dentro al chiostro

dei tuoi denti, vorrei.

Perfezione del bianco.

Dicono che morendo

la si incontra, una larga

luce bianca. Continua a leggere→

L’inferno sono gli altri

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Le riunioni di condominio, confidavo a un amico, sono i luoghi più aggressivi di associazione umana. E’ lo spazio vitale difeso con i denti, la propria idea di convivenza che si scontra con quella degli altri. La guerra non nasce tra diversi, non è l’ideologia o il colore della pelle, né la quantità di ricchezza distribuita ingiustamente. E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto, l’inferno sono gli altri, come scriveva Sartre.

C’è tempo (ha ragione chi ha fame)

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Qualcuno raccomandò di raccogliere gli avanzi, perché non andassero perduti. Un valore simbolico, dice l’esegeta, nel senso che chi credeva non sarebbe stato abbandonato. Ma il pane stesso può essere un simbolo nell’unica preghiera che Gesù ha insegnato ufficialmente: dacci oggi il nostro pane, come dire, quello che basta, non chiediamo oltre. Da noi invece ne avanza a tonnellate, e nessuno lo raccoglie. Sarà un simbolo anche questo? Quale preghiera potrebbe risolvere il problema? Fa’ che i fornai di buona volontà producano lo stretto necessario, noncuranti delle smorfie dei clienti. Il cliente non ha sempre ragione. Ha ragione chi ha fame e forse non sa che in qualche posto del mondo si getta ciò che salverebbe la sua vita. Perché non ne parliamo, perché non risolvere presto questo assurdo? C’è tempo, dice qualcuno, c’è tempo.

Omero e Tiger Woods

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Ci vuole una predisposizione, senza dubbio. Mi colpirono precocemente i giornali che investivano capitali ed energie per inseguire un vuoto che non ho mai decifrato fino in fondo. L’unica spiegazione è l’assenza di significato della vita, per cui si cerca nel vip il successo mai arrivato a coronare i propri sforzi. Lei o lui sono gli eroi di cui si seguono le gesta passo dopo passo, fra trionfi e capitomboli. Un tempo si leggevano o ascoltavano l’Iliade e l’Odissea; oggi ci si accontenta dei tracolli del primo milionario incappato in riviste demenziali e paparazzi.

Due poesie. Di Daniela Monreale

(temporale)

inediti

 

PRIMO GIORNO D’ESTATE

 

…del quale si parlava da più giorni con affanno,

e come un corno ciclonico lo inchiodasse

a basse latitudini.

Il nero e il gorgo sono tornati,

col vento in poppa e sulla battigia proboscidi,

in tivù lo raccontano, insieme a meduse e sirene.

 

I corvi radunano temporali, dal vetro

sboccia una grata di lontane stanze,

e io mi godo la decadenza che si aggrappa,

pandemica,

al ricordo del mare.

 

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Valzer

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Naturalmente, è solo un’impressione. Si dice, volgarmente, dalla padella alla brace, ma altre definizioni calzerebbero per la situazione in cui ti vieni a trovare certe volte. Candidamente, sogniamo un mondo in cui ognuno faccia la sua parte, niente di più o di meno, semplicemente la sua parte. Poi ci svegliamo, e ci accorgiamo di voler restare soli, lavorare il doppio o il triplo, pur di non scoprire lo sfacelo che si palesa intorno, il valzer degli aiuti inutili che ci servono su un piatto d’argento. Hai ancora la forza di tirare la volata, ma non sai più per quanto, questa volta.

Claudio Damiani in Sognando Li Po

di Alessandra Palombo

Claudio Damiani ha definito, in una dedica autografa, “vagabondaggi virtuali” il suo viaggiare verso, con e in Li Po in Sognando Li Po (Marietti 2007), silloge nella quale il poeta canta la vita del grande poeta cinese, dialoga con lui e, talvolta, in lui ed in altri poeti cinesi, si immedesima.

Il titolo , tratto dal secondo testo della raccolta, a sua volta è ripreso da quello di due poesie che il poeta Tu Fu scrisse nel 758 quando Li Po era sulla via dell’esilio. 1Ed è proprio con l’Addio tra i Li Po e Tu Fu che Damiani inizia questo suo originale viaggio “ virtuale”: Continua a leggere→

L’abito.

( Figure)

L’abito

[ Racconto pubblicato sul sito www.risveglio.net : buddismo con la b minuscola]

Se apri il tronco d’un ciliegio non trovi fiori, ma la brezza primaverile fa spuntare miriadi di boccioli.

Ikkyu Sojun

Una volta, una famiglia ricca invitò Ikkyu a un banchetto. Ikkyu vi giunse vestito da mendicante. L’ospite, non riconoscendolo, lo cacciò via. Continua a leggere→

Prima di avere il tempo (buon anno)

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Perché sarete ricompensati nei cieli.
Questa frase può generare equivoci. Come se la ricompensa fosse un al di là non meglio precisato. Che errore fatale. Matteo, da buon ebreo, non osa  pronunciare il nome santissimo di Dio. Vuol dire che la vita è data a chi la cerca. Dio la dona qui, e ora: è lui il cielo, lui la ricompensa. L’uomo è ricompensa a se stesso quando scopre che la vita è nell’offrire vita.
Buon anno, se ci regala questa ricompensa: sulla terra, tra i nostri problemi, nel mezzo delle nostre speranze. Lascio questa piccola cosa, un testamento povero, se dovessi morire prima di avere il tempo di trasmetterlo.

Disperata sintonia (l’anno nuovo)

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Ultimo giorno dell’anno: è tempo di petardi e fuochi artificiali, di tappi di spumante o di champagne che volano portando con sé improbabili speranze. La svolta è segnata dal chiasso e dall’oblio, come se il rumore soffocasse l’onda lunga di un vuoto sul punto di esondare. La vocazione dei botti, oggi, è più complessa: coprire altre possibili esplosioni, fuochi altrettanto artificiali, ma ancora più distanti dalla vitalità genuina del creato. In mezzo a tanto strepito proporrei una serata di silenzio, per capire quale sia la lunghezza d’onda con la quale val la pena di cercare un’ormai disperata sintonia.