Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

“Jeanne d’Arc e il suo doppio”: il poema teatrale di Maurizio Cucchi che dà dignità agli umili

 

di Ottavio Rossani

Nel 1989 Maurizio Cucchi ha scritto La luce del distacco, una pièce teatrale rappresentata (interpretata da Jolanda Cappi) e pubblicata nel 1990. Ora, ripreso in mano quel monologo, su sollecitazione di Pietro Carriglio (Teatro Biondo di Palermo), lo ha riscritto quasi completamente. E ne ha tratto un viaggio dentro la follia, il tormento, interiore, e la spersonificazione di Giovanna, che altro non è che una carcerata dalla mente dissociata e si immagina Giovanna d’Arco, l’eroina d’Orleans. Ma c’è di più: irrompe in scena anche Gilles de Rais, “incarnazione del male, ma anche un uomo riverito e rispettato, sempre pronto a dichiarare la sua fede”, come precisa Cucchi nella sua post/lettura. Continua a leggere→

Perdas de Fogu e Pavese

di Alberto Pezzini

Se Massimo Carlotto si impegna civilmente. E’ questa la vera scommessa di un uomo che da un’esperienza ai limiti della sopravvivenza interiore diventa uno scrittore assoluto.
Perdas de Fogu ( Ed. E/O – pagg. 159 – euro) è un poligono dove le aziende anche private possono sperimentare le armi più sofisticate per 50.000,00 euro all’ora. E’ un poligono che costerà alla Sardegna la perdita di milioni di ettari i quali verranno annichiliti dalla ricaduta dell’uranio impoverito.
E’ una sostanza molto pesante e capace di sviluppare una forza sterminata quando semina l’urto mortale. Continua a leggere→

C’è un solo italiano tra i morti di Mumbai

attentato-2-230

C’è un solo italiano tra i morti di Mumbai. Siamo tutti contenti, noi italiani. Gli stranieri, sono strani. Voglio prendere una stanza, all’albergo di Mumbai. Fare il giro della morte, sotto il fuoco incrociato. Col sangue che schizza, capire dov’è la differenza, di cui mi hanno parlato. Prenotatemi una stanza, all’albergo di Mumbai: per sapere cosa cambia, da passaporto a passaporto.
Da morto a morto.

Lévi-Strauss, non è un culto però è grande

di Tonino Bucci

Il 28 novembre Claude Lévi-Strauss compie cento anni. La patina del tempo si è posata sui suoi libri, diventati via via veri e propri classici. Tristi tropici, Le strutture elementari della parentela , Il pensiero selvaggio , solo per ricordare qualche titolo, hanno fatto epoca. Lévi-Strauss ha annunciato un nuovo modo di fare antropologia, l’ha resa a pieno titolo una scienza, l’ha adeguata al proprio antisoggettivismo. Soprattutto ha aperto la strada al metodo dello strutturalismo – ripreso dalla linguistica saussuriana – diventando l’iniziatore di una tendenza che avrebbe sedotto tutta la cultura francese. Grande scienziato, narratore suggestivo, certo. L’hanno celebrato, osannato, citato in tutte le salse. Nessuno potrà mai contestarne la grandezza intellettuale. Però è lecito anche chiedersi dove corra la sottile linea di confine tra i meriti teorici di Lévi-Strauss, il soffio favorevole delle mode di cui ha goduto e la capacità di cogliere un momento culturalmente propizio. Giriamo la domanda a uno dei più noti antropologi italiani, Luigi Maria Lombardi Satriani, docente di Etnologia all’università La Sapienza di Roma. Il suo prossimo libro sui classici dell’antropologia uscirà a breve col titolo Per una storia degli sguardi da vicino e da lontano . Continua a leggere→

Illusione di biografia di una pancia, di Marino Magliani

Era un bambino nato con la pancia, come tutti i bambini, ma lui era nato con due costole, le ultime due, che sporgevano di parecchio e visto di profilo il bambino con la pancia sembrava avere una pancia quadrata. Questo bambino ha la pancia quadrata, disse la madre al dottore.

Che la pancia fosse una pancia strana era evidente, e l’aveva confermato anche il dottore. Il bambino con la pancia da bambino non lo capiva ancora, ma quando da grande guardava le foto dell’infanzia vedeva quel bambino magro con una pancia cosí e non riusciva a capire come aveva fatto quel bambino a non accorgersene, siccome poi da grande parlava con uno che scriveva dei libri di panchine, era venuto a sapere che esistevano degli io narrativi che si perdevano e probabilmente s’erano perduti per far perdere la coscienza di quella pancia al bambino. Ma poi il bambino era diventato ragazzino, o forse era ancora bambino, e comunque aveva capito di avere la pancia, e allora non era piú bambino perché un bambino che sa di avere una pancia cosí non puó piú essere un bambino. Ed era una pancia diversa da ogni pancia, di questo s’era accorto anche lui per la prima volta, perché guardava i bambini alla spiaggia e non si riconosceva in nessuno. Era magro e i magri non avevano la pancia, era magro e aveva la pancia e i grassi avevano la pancia ma era un’altra pancia. Continua a leggere→

I confini mobili della sovranità

I confini mobili della sovranità
Lo Stato della globalizzazione

Un’intervista con Saskia Sassen, in Italia su invito de Il Mulino e alla vigilia dell’uscita del suo ultimo libro Territori, autorità, diritti. Il mutamento dello stato nazionale e l’emergere di una terra di nessuno «né globale né locale» dove si sviluppa l’azione dei movimenti sociali

di Benedetto Vecchi

Un testo ambizioso quello di Saskia Sassen su Territorio, autorità, diritti tradotto da Bruno Mondadori (pp. 596, euro 42. Quando il libro uscì negli Stati Uniti ne scrisse Sandro Mezzadra il 3 Febbraio 2007). Ambizioso perché l’autrice si pone due obiettivi: da una parte spiegare la formazione dello stato moderno; dall’altra cercare di definire i contorni e le forze operanti in quel processo che vede lo stato-nazione essere uno dei maggiori protagonisti della globalizzazione, all’interno però di un paradosso: rimanere un protagonista rinunciando ad alcuni aspetti della sovranità nazionale. Continua a leggere→

L’assistente sociale, di Andrea Sartori

 

Maria Grazia ha fatto del suo essere donna un mestiere. Ella è donna, e di ciò vive, guadagna. Non è tuttavia il guadagno il suo obiettivo, semplicemente non può fare a meno del suo corpo e degli affetti di cui esso è intessuto, di quella peculiare mistura di professionalità e distesa regolarità biologica che testimonia con il suo esserci sin da quando era studentessa, e s’apprestava ad apprendere un lavoro.

Maria Grazia è di poco al di là dei quarant’anni, e non ha ancora abbandonato l’idealismo dei primi tempi. Non ha dismesso, cioè, la pretesa di rimodellare l’umanità dei suoi simili in difficoltà proponendo la ripartita geografia dei propri sentimenti come rimedio al disagio, alla malattia, al dolore. Istruita attorno ai vent’anni sulle tecniche dell’intervento sociale, della diagnosi, del progetto educativo, ha via via maturato la coscienza, e la capacità, di implementare quelle tecniche tramite il vigore delle proprie immagini, delle proprie proiezioni, della forza del proprio sentire. Continua a leggere→

IL POTERE della Rete

INTERVISTA CON MICHEL BAUWENS

La cooperazione tra pari come alternativa all’economia capitalista. Una pratica sociale che si diffonde come un virus e che aggira e si sottrae alle situazioni di conflitto con il potereAUWENS
Tiziana Terranova

Michel Bauwens è considerato, a ragione, uno dei guru di Internet per le sue capacità di cogliere alcune tendenze sociali presenti nella Rete che hanno la capacità di rompere le barriere dello schermo e condizionare così la realtà al di fuori del web. Nato in Belgio, filosofo è considerato uno dei teorici della «economia politica della produzione peer», cioè di quell’attitudine a scambiarsi informazione, musica e video che caratterizza la rete e che sta cambiando profondamente la realtà. Infatti Bauwens, dilata molto il concetto di peer to peer, includendovi tutte quelle attività relazionali che caratterizzano il World wide web, ma anche quelle forme di cooperazione e condivisione che avvengono al di fuori del cyberspazio. E non è un caso che uno dei testi più noti è Peer to peer and Human Evolution. L’incontro con lui ha fornito l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte della rete e ciò che nel mondo anglosassone è chiamata network culture, cioè quell’accumulo di elaborazioni e e riflessioni su come la rete e le forme di vita lì insediate stanno cambiando la realtà. Continua a leggere→

Lo sguardo del re

dore

Il primo libro che ricordo è un’enorme bibbia illustrata da Dorè: mi prendeva l’ansia per le distese di morti, le carneficine che portavano alla luce mostri assopiti quando sei bambino, eppure già in agguato, perché la vita è affrontare un mostro dopo l’altro, anche se da adulti fingiamo che tutto vada bene con aria da vecchi marinai. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle donne che tagliavano teste con spade smisurate, dalle scene di battaglia in cui il re contemplava la valle piena di corpi dall’alto del suo carro, coi cavalli fumanti pronti a scattare a un suo comando. Mi chiedevo cosa fare, piccolo e indifeso, in mezzo a un’umanità violenta e inferocita. All’improvviso appariva una pagina diversa dalle altre, con una donna, nuda, che brandiva un frutto e lo porgeva a un uomo dai capelli lunghi, nudo anche lui, e decisamente interessato. Cosa poteva attrarre in quella mela e cosa nascondeva il gesto misterioso della donna? La scena mi strappava ogni volta al rumore delle stragi, come se in mezzo alla violenza ci fosse un angolo di fuga dall’assalto dei mostri: restavano lì, nella pagina accanto, ma adesso ero io a respingerli o a evocarli, rifugiandomi dalla donna con la mela in mano, che inchiodava l’uomo a un desiderio sempre più potente e, sembrava, sempre irrealizzato. Crescendo voltai pagina, i mostri diventarono compagni di strada abituali, e il frutto misterioso restò nell’angolo dei sogni irrealizzati, o colti per un attimo, con l’ansia di sottrarre l’attenzione a qualcosa d’importante: una vita da salvare, una mano tesa verso te, piccola e indifesa di fronte allo sguardo impassibile del re ritto sul carro, in cima alla collina. Un re duro e solitario, come il timore antico che non cede mai, dalla bibbia illustrata di Dorè ai mille libri che arrivarono con gli anni, tra le distese dei morti e il risorgere dei mostri sulla pagina aperta, ancora oggi, sotto lo sguardo smarrito di un bambino.

(versione audio)

Salviamo Saviano dal suo personaggio

di Tonino Bucci

Chi è Roberto Saviano? L’autore di Gomorra, certo. Ma chi può distinguere ormai il libro dall’immagine pubblica del suo autore? Saviano ha scritto cose sacrosanti, quand’anche non delle novità assolute. Ne può dubitare solo chi nega l’esistenza della camorra. Ma la fortuna del libro è a ogni modo legata al personaggio pubblico nel quale si è trasformato il suo autore. E se Roberto Saviano fosse diventato
suo malgrado, prigioniero dei media, prigioniero della retorica bipartisan, prigioniero della costruzione
di un mito contemporaneo La domanda se la pone Alessandro Dal Lago. Anzi ne farà l’oggetto di un intervento (titolo eloquente: “Santo Saviano”) a un convegno che si terrà la prossima settimana alle porte di Roma,“ Il senso dei rifiuti” (venerdì e sabato a Monteporzio Catone, via Cavour 6). Con lui ci saranno anche Guido Viale, Marco Fratoldi, Beppe Caccia, Bruno Moroncini e il gruppo della rivista filosofica Kainos (Aldo Meccariello, Vincenzo Cuomo, Gabriella Baptist, Stefania Astarita ) Continua a leggere→

Il fasciocomunista

di Pasquale Giannino

“Pasquale, guarda che figata quei jeans!” mi fa Marco. “Me li voglio comprare. Che fai, vieni anche tu?” Provo ad entrare nel negozio: c’è una musica che mi spacca i timpani, mi sembra di impazzire. Il mio amico va da una commessa, le indica il modello… io mi affretto verso l’uscita. Corso Buenos Aires è gremito, come ogni sabato a quest’ora: sciami di sbarbatelli che indossano tutti la stessa divisa: quei pantaloni dalla vita ultrabassa che vanno tanto di moda, quelli che lasciano le chiappe di fuori (non ricordo quale dei loro idoli stramilionari sia stato a lanciarli); fiumane di adulti alienati nei loro comodi abiti borghesi; frotte di giovani dai vestiti sobri e la pelle scura, lo sguardo velato di malinconia. Sono le diciotto e si sta levando una lieve brezza, la mia giacca di pelle nera è troppo leggera: tiro su lo zip e sollevo il bavero. Una donna sui quarant’anni mi punta gli occhi addosso, poi dice al compagno: “Hai visto quel ragazzo? Deve essere un fascista”. Continua a leggere→

Altri abbozzi per *Prometeo*, di Massimo Sannelli

«il principio delle opere è la mente»

se c’è. il suo fine è non avere limiti.

le sorelle e i fratelli

guardano queste cose?

*
un giorno avrete visto

che un uomo esce dall’acqua

vivo. è il nuovo spettacolo

io vedo. quello è un vivo,

dentro l’acqua; e fuori

osserva i panni andati,

ma sono asciutti – *è morto* –

allora è morto, è vivo

anche lui. anche lui

è morto. perché è andato?

e no, c’è ancora è ancora

vivo. che cosa c’entra?

[fervore, ansimando, esagerato]

…

che cosa c’entra? allegro!

la mia pace è con te!

[*moderandosi*]

oh. una sirena in una

parte di mare grida

è lui è lui èeh

è lui, è lui e ritorna
l’uomo. figlio dell’uomo,

non vuoi restare in vita?

figlio della smarrita!

e tu, senza il tuo simile.

Un’offesa alla vita

di Carlo Cannella

Quando mi chiedono perché ho sposato Anna, rispondo “per pietà”. Oppure “per avere una buona opinione di me”. Dipende dall’umore del momento. Il fatto è che lei ha un aspetto volgare privo di qualsiasi attrattiva. Inoltre hanno dovuto amputarle una gamba, e questo genera negli altri dapprima una curiosità istintiva, poi un senso di fastidio, infine la paura di contrarre la malattia più intollerabile di tutte: l’infelicità. Ma non è questo il punto. Da quando la conosco, Anna è sempre stata infastidita da una vocina interiore che lei chiama “il mostro”. Se le chiedi quando ha sentito “il mostro” per la prima volta non sa risponderti con precisione. “Da bambina” dice. Le sue parole invece le ricorda bene, perché non è mai stato ricco di fantasia, il mostro, e nemmeno dotato di estrema eleganza nei discorsi. No. Le ripete sempre le stesse cose: “c’è qualcosa di sbagliato in te, sei malriuscita”, questo le dice. Il risultato è un senso di spossatezza che la consuma giorno dopo giorno, come legno sulla fiamma. Continua a leggere→