Archivi autore: fabrizio centofanti

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Anna Lauwaert, La via del drago

La via del drago – Anna Lauwaert – Cda & Vivalda Editori 2008 – Pagg. 354 – euro20,00.

Recensione di Alberto Pezzini

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Un storia umana, profondamente degli uomini. Anzi, di un uomo e di una donna. Soltanto. Perché soli.

Soli quando nasciamo, soli quando dobbiamo affrontare e risolvere le difficoltà della vita, soli quando soffriamo, soli quando capiamo quanto soffriamo, soli infine quando moriamo. Anche se circondati da tante persone. La montagna insegna a prendere coscienza della propria solitudine…La montagna è un grande implacabile maestro. La montagna, l’oceano, il deserto… Continua a leggere→

CONCORSO NAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI SANT’ANASTASIA”

VII EDIZIONE 2008/2009

Regolamento

Art. 1 – L’Associazione “IncontrArci” di Sant’Anastasia (Napoli), con il Patrocinio del Comune di Sant’Anastasia (Ass. alla Cultura), della Provincia di Napoli e dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, indice e organizza la VII Edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”, al quale potranno partecipare tutti i cittadini residenti in Italia o all’estero (purché l’elaborato sia in lingua italiana). Continua a leggere→

America

Che strana sensazione tornare qui e trovare questa scena. Uno dei quartieri più eleganti di Roma, sempre ineccepibile, strade immacolate e prati all’inglese, ville straripanti di verde e auto di lusso parcheggiate in posti numerati. Guai a rubare uno spazio: ti ritrovavi con la fiancata distrutta; bastava un coltellino di quelli per le unghie ed erano mille euro sicuri al carrozziere. Funzionava così: tutto adorabile e aggraziato, ma se sgarravi di un niente, ti risvegliavi in galera o in ospedale. Che strana sensazione scoprire i cancelli divelti, le piante rovesciate, le colonne liberty sradicate e mutile, come reperti d’antiche civiltà. La storia cominciò nel settembre nero del 2008: tentarono di salvare il salvabile, ma la banda dei pescecani non poteva farla franca. Giocava col terrore della gente onesta, costretta a versare contributi per colmare i baratri prodotti. Ma la gente onesta insorse e scelse di affondare, pur di non non dargliela vinta a quei gaglioffi. Fu il tracollo totale. Si cominciò dalle banche americane, che fallirono una dopo l’altra. In Europa, miopi governanti si incaricarono di rassicurare le nazioni, per restare incollati alle poltrone; ma con l’ondata di debiti e finanze fantasma ci fu poco da ingegnarsi. Cominciò a scarseggiare il denaro, poi le merci, infine i semplici alimenti. Fu allora che si scatenò la furia del popolo affamato, travolgendo gli argini senza via di scampo. I primi obiettivi furono le ville straripanti di verde e di macchine lussuose dei più ricchi. Quartieri come questo si trasformarono in un deserto di macerie, come se una deflagrazione smisurata li avesse rasi al suolo. Ora che il tempo sembra essersi fermato, sono l’unico che batte queste vie, in cerca di un ricordo, di un’immagine, di un segno, per provare che qui, in un’epoca remota, ci fu qualcosa di simile alla vita.

Ripensare l’Islam attraverso l’umanesimo

di Guido Caldiron
«Come intellettuale musulmano i miei sforzi, la mia attitudine e i miei obiettivi non sono tanto il risultato della mia formazione accademica, quanto piuttosto della mia esperienza esistenziale. Ho fatto il liceo a Orano, poi l’università a Algeri. In Algeria si era in piena epoca coloniale e come il resto dei miei concittadini ero quotidianamente scosso dal confronto aspro e duro tra la cultura e la lingua francese, conquistatrici, e la mia cultura d’origine algerina (io parlo il berbero e l’arabo). All’inizio degli anni Cinquanta, frequentando i corsi sull’Islam all’Università di Algeri ero profondamente deluso dalla povertà intellettuale con cui venivano presentate la storia e la cultura musulmane. Il movimento di liberazione nazionale si opponeva alla pretesa dei colonizzatori francesi di incarnare la civiltà moderna, e insisteva all’opposto sull’identità arabo-musulmana dell’Algeria. In conseguenza di questo confronto brutale io feci allora una scelta che ha poi accompagnato il mio lavoro successivo: da un lato capire quali erano le caratteristiche di quell’identità arabo-musulmana che veniva proclamata dal movimento nazionalista, dall’altro indagare in quale misura la civiltà moderna, incarnata da chi aveva colonizzato l’Algeria, doveva essere considerata come una civiltà universale». Continua a leggere→

Mare Verticale, di Cecilia Carreri

Mare Verticale – Cecilia Carreri – Mursia 2006 – pagg. 141 – Euro15,00.

Recensione di Alberto Pezzini

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Non è che mi sono fissato. Ma se leggete L’oceano di Mare Verticale vi conviene fare un passo prima – in libreria – e comprarvi Mare Verticale. Ossia il giro d’Italia a bordo di un Mumm 36, una barca da regata, anzi da corsa, senza fermarsi. Facendo una puntata a Corfù ed in Croazia. Anche questo è un libro per sognatori costruttivi, cioè per gente che dei propri sogni sa veramente cosa fare. Continua a leggere→

Da quando sono entrato in politica

Da quando sono entrato in politica non credo più in niente. Ne ho viste troppe: la verità rovesciata in menzogna, la programmazione del falso, l’eliminazione violenta di ogni ostacolo, la ruberia elevata a comandamento. Non so perché continuo a stare qui; c’è una forza che mi attrae, ma non riesco a darle un nome. La sera, quando torno a casa, cerco invano di distendermi. Qualcosa mi consuma gli intestini, e lavora dentro, contro di me. Mi passano davanti le immagini di persone che credono in noi, che ci hanno messo la faccia, e in qualche modo la vita. Se c’è un Dio, ce la farà pagare. Ogni tanto leggo il vangelo: mi spaventa quella cosa che chiamano Geenna, dove sarà pianto e stridore di denti. Vedo gente disperarsi, mentre noi ridiamo per come siamo capaci di infinocchiare il mondo. Penso che Dio, se c’è, ci punirà  per questo: per non esserci commossi di fronte al debole che crolla, fra le nostre risate. Eppure Dio me lo immagino con la faccia di Rutger Hauer. Ecco, Dio è un santo bevitore, che ha bisogno di stordirsi per reggere ogni giorno il male del mondo. Vive sugli argini spogli del lungofiume, col vestito logoro e la camicia gualcita. Beve, mentre noi ridiamo. Non credo più in niente, da quando ho visto Dio dormire su una panchina, con la bottiglia che gli pendeva da una mano. Da quando sono entrato in politica, ho capito che lui dorme ogni notte sui giornali, con gli occhi azzurri pieni di lacrime, nell’eterna umidità del lungofiume.

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Poesia festival ’08 con poeti, cantanti, attori in sette comuni modenesi

Da domani 25 fino al 28 settembre la poesia invade i borghi antichi di sette comuni modenesi. Grandi nomi declameranno versi che hanno fatto la storia della poesia: da Giuseppe Conte a Luciano Erba, da Neri Marcorè a Roberto Vecchioni, da Tiziano Rossi a John Giorno e Ed Sanders. Con la partecipazione di Suzanne Vega, Anna Bonaiuto, Carlo Cecchi, Kim Rossi Stuart, Alessandro Preziosi e molti altri artisti. Oltre 30 eventi in quattro giorni. Continua a leggere→

La società della paura rinuncia alla libertà

Intervista a Zygmunt Bauman

di Benedetto Vecchi

La produzione di scarti umani è una delle industrie del capitalismo che non conosce crisi. E sono proprio quegli esclusi dalla società ad essere indicati come l’origine dell’insicurezza. Un’intervista con lo studioso polacco.

Lo sguardo mite di Zygmunt Bauman si accende ogni volta che si posa su un uomo o una donna che parla a voce alta con un telefono cellulare. E così lo guarda divertito, pensando forse che oltre alla paura e all’amore anche la privacy è diventata liquida. A Roma per partecipare ai lavori del World Social Summit sulle «Paure planetarie», lo studioso di origine polacca è curioso di capire cosa sta accadendo nel nostro paese. Paese che ha cominciato ad amare con la lettura, molti anni fa, dei romanzi di Italo Calvino e di Antonio Gramsci. Autore prolifico, a chi gli chiede come sta procedendo il suo affresco sulla globalizzazione Bauman risponde che procede, anche se è convinto che occorre modificare alcune parti del disegno, perché la globalizzazione sta cambiando pelle, senza però nessun ritorno al passato all’orizzonte. Teorico della modernità liquida, attualmente sta studiando come in un mondo dove tutto è diventato fluido e dove l’individualismo sembra essere l’alfa e l’omega delle società contemporanee, il bisogno di stare in società si stia facendo largo seppure con difficoltà. Continua a leggere→

O Roma o morte

Arriviamo di sera, stanchi e accaldati. Ci sediamo su una panchina vicino al Colosseo, che ci guarda sornione con cento occhi neri e incavati. Tiro fuori una lattina di birra, e gli altri due un panino col formaggio. Finalmente un po’ di riposo, pensiamo. In quel momento, dall’altro lato della strada, due figure in divisa ci vengono incontro. Uno di loro mi scruta attentamente e mi dice: Qui non si bivacca. Gli replico che non stiamo bivaccando, stiamo solo mangiando, ma lui insiste: Qui non ci potete stare. Non credo ci sia molto da discutere. Guardo i compagni e faccio loro segno di alzarsi. Gli uomini in divisa sono soddisfatti, controllano i nostri movimenti con un sorriso di sbieco. Il Colosseo, intanto, ci sbircia con le sue porte aperte, accoglienti. Penso: Le case, in paradiso, devono essere così. Bevo birra camminando con gli amici, che mangiano con gusto il loro panino. A un tratto, si avvicina un gruppo di ragazzi, teste rasate e abiti neri. Avete una sigaretta? Noi non fumiamo: gli offriamo la birra e un pezzo di panino, ma non sembrano gradire. Uno dei miei amici viene afferrato per il bavero: Stronzo, chi ti credi di essere, zingaro di merda. Lui risponde che non crede di essere qualcuno, ma il ragazzo dalla testa rasata non lo molla. Anzi, all’improvviso, gli sferra un calcio al basso ventre. Il mio amico si accascia con un grido soffocato. La gente che ci passa accanto non si ferma: ha fretta, o non si vuole immischiare. Un altro ragazzo vestito di nero mi sferra un pugno in pieno volto. Io penso al mio campo, a mia moglie che mi ha detto: dove vai, torna presto, lo sai che ho bisogno di te. Sento un calcio che mi colpisce al fegato, e un altro alla testa. La lattina di birra sta colando lentamente davanti alla mia faccia, sul selciato. Alzo la testa, vedo il Colosseo con le porte spalancate. E’ il paradiso, penso. Ora viene san Pietro, con le sue chiavi pesanti. No, san Pietro non ha chiavi, dovevo immaginarlo. Non servono chiavi in una casa senza porte.

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Silvana Ghiazza e Marisa Napoli, Le figure retoriche

Silvana Ghiazza e Marisa Napoli, Le figure retoriche. Parola e immagine, Zanichelli, Bologna, 2007

di Pietro Pancamo

Malalingua, certo. Ma non già nel senso, seppur nefando, di megera pettegola pronta ad esibirsi in calunnie sistematiche e torrenziali. Bensì in quello (molto più drammatico, se vogliamo) di idioma ormai corrotto, debosciato e marcio che – smarrita la retta via per colpa di giornalisti ignoranti o intellettuali fasulli – cerca, dannoso e nocivo, di svilire senz’appello (sia di smantellare vigliaccamente) la buona grammatica di un tempo (e la ricchezza lessicale di una volta). Continua a leggere→

Caro vecchio neon

Caro Vecchio Neon

Una tre giorni di letture e presentazioni dedicate a

David Foster Wallace

martedì 28, mercoledì 29

giovedì 30 ottobre 2008 – Firenze

Libreria Feltrinelli, Melbookstore,

La Cité Firenze, Tan-Gram

ed altri soggetti del territorio (in via di definizione)

“La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompareuna volta che capite quanto di rado pensano a voi.”“Nei tempi bui, quello che definisce una buona opera d’artemi sembra che sia la capacità di individuare e fare la respirazionebocca a bocca a quegli elementi di umanità e di magia che ancorasopravvivono ed emettono luce nonostante l’oscurità dei tempi.” Continua a leggere→

Cani, camosci, cuculi ( e un corvo)

di Alberto Pezzini

Mauro Corona, Cani, camosci, cuculi ( e un corvo) “, Mondadori 2007 ,pagg. 275, euro 17,50.
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Per me è stata un’esperienza a tutto tondo. O, meglio, è stata finalmente un’emozione che mi fa battere il cuore ogni volta in maniera diversa.
Come una di quelle belle donne metà streghe e metà di coscia scoperta – e Corona sa descriverle bene anche perché è uomo che vive e soffre anche nella carne -, questo libro sa prendermi al laccio.
Sono anni che vorrei incontrare Corona. E’ l’ultimo poeta incantato dei boschi. Deve avere avuto, forse da bambino, sopra la sua testa ricciuta, un incantesimo silvano. Qualche creatura notturna deve sussurrargli all’orecchio parole di alberi, rugiada, ambra e vipere gentili. Continua a leggere→

Io sono Obama

Non accadrà, forse, perché sono nero. Eppure la ritengo una fortuna. Sono il nuovo, e la gente ne ha bisogno. Io sono Obama: è quanto basta per cambiare l’America, perché è l’America che vuole trasformarsi, uscire dalla pelle di una diafana guerra per ritrovarsi nera, come una notte in cerca di riposo. Non mi chiedete perché sono vincente: è l’America che sogna di vincere dopo tanti fallimenti, e se un soldato non è più un eroe è perchè i pompieri hanno fatto di meglio, e le loro anime ancora si affannano a spegnere le fiamme di Ground Zero. Sono uscito dalla crisalide del tempo per volare su parole che gremirono le piazze e accesero i cuori di gente d’ogni razza. Sono giunto nel momento in cui l’ansia era all’apice, cosicchè il mio viso, il mio corpo, la mia voce, furono la proiezione di un intero paese. Non chiedetemi come ho fatto a salire sul palco, io, giovane e nero: ho solo preso tra le mani il cuore dell’America e l’ho issato sul ponte della nave, ora che il vento ha riattaccato la sua corsa e tutto è come sempre è stato, come la brina all’alba di Manhattan – hevel hevelin –, come la candida scia sul fiume Hudson.

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Fenomenologia di un buco nero

di Alessandro Ansuini

 

“La poesia tiene in un pugno
Quello che la narrativa custodisce
In un grattacielo.”

Anonimo

“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.”
William Burroughs

Una polaroid. La giri con la mano. C’è una data. Guardi di nuovo la fotografia. Non hai mai scelto nulla di tutto ciò. Fuori piove. La temperatura si è abbassata. L’inverno. Metti su un disco di John Cage. Appoggi la polaroid dove l’hai trovata. Sopra una pila di cose poco umane. Continua a leggere→

Massimo Sannelli, da Prometeo

 

[*pausa: stanchezza e crollo di Prometeo*]

—

quanto è grande la luce
del cielo, io la supplico.
quanto è veloce l’aria
sulle ali, io la supplico.
e supplico anche il mare
e la terra, che è madre
di ogni vita, e invoco
il sole il sole l’occhio
che vede tutto il mondo.
sole, terra, cielo, mare
guardate cosa soffro
per mano degli dèi:
eppure [*pausa*] sono un dio. Continua a leggere→

Possiamo immaginarla luccicare nella luce del mattino

di Maria Grazia Calandrone

 

I bambini non hanno organi interni
sono aquiloni
pula
palloncini
etere nelle filze della carne
e catene di ossa
abbandonate sull’altare
di una riva
sono strutture invase dal vento, sono abbandonati
alla incomprensibile bellezza di una specie
che vuole essere toccata dal sole sebbene il sole sia una cosa mortale e abbia una massa
che si riveste di mattino e sboccia
dal costato
bianca e funzionale come un’opera.

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Per l’anima bianca che ci sorregge e le romantiche rose
per ciò che lentamente si corrompe
e interrompe il suo sonno apparente
tra i manipoli verdi di sole
per quest’angelo dai calcagni d’oro
che prende
dai serbatoi
– dai mulini
e dalle legnaie
nel fumo che si alza dalla terra scavata
mentre sente arrivare lo scontento
e sopporta lo stesso
misterioso sorriso
delle fruttifere
per il legno da fuoco che porta il contagio
tra i filari
distoglici dal fatto della morte:
il corpo è nulla
che pensa all’infinito,
melo nel sole
che si versa sul cuore della terra
a corpo libero
con l’ossido dei rami,
la ruggine
e la materia robusta
di insetti dai corpi luminosi e immortali.

Alitalia

La città s’allontana sempre più, i miei pensieri si staccano da terra, volano, ora hanno la consistenza delle nuvole, nessuno può inibirli o deviarli. Sono io che guido, nella libertà dei diecimila metri, nel silenzio rotto solo dalle rade parole del secondo o dall’incursione rapida della capocabina. Penso, dunque sono, e qui nessuno può venirmi a dire in che direzione orientare le mie idee, sono io che ho in mano le leve dei comandi. Dei comandi, non del comando, in cui non ho mai creduto. Perché il pensiero è vero solo se è dialogo, disponibile a incontrare, a trasformarsi. Mi sento unito a chi lotta con me perché non siano sempre gli stessi a decidere per tutti, perché la voce abbia un’eco, e non solo a quest’altezza irraggiungibile. La città è un punto nero che svanisce, là in fondo, con le energie distruttive o liberanti, con il potere che calpesta i sogni e si accampa all’origine di pensieri e desideri. Questa volta non dirò di sì, a costo di perdere tutto, di trascinare le persone care in un volo folle e senza meta, in una corsa senza più pilota. Laggiù nessuno comprende la mia testarda decisione. Pensano che sia condizionato da poteri occulti. Ma dentro di me so bene che è il volo decisivo, e se lascio la presa il mondo che ho sognato si allontanerà come il punto nero in cui è ridotta la città, le energie contrarie formeranno un vuoto d’aria in cui saremo tutti risucchiati. Guardo il mio secondo: chissà cosa pensa. Ha tre bambini che gli chiederanno, forse, di comprargli l’ultimo modello di giocattolo. Il mio si è rotto, e non si trova nessuno che possa ripararlo.

versione audio