Finché non separeremo, come il grano dal loglio, la letteratura senz’aggettivi da quella d’intrattenimento, non procederemo di un passo.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Il punto
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
L’ora che volge il disìo»
[Purg. VIII, 1]
«In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.» [Lc 9,11b-17] Continua a leggere
Poema grammaticale I, di Giuliano Gramigna
Abitazione
Dall’antologia Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza
Dall’antologia Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, alcuni esempi e frammenti:
29/02/2024
La bambina il cui padre è stato ucciso
mentre portava un sacco di farina
sulla schiena
continuerà a gustare
il sangue di suo padre
in ogni pane.
24/03/2024
E il dolore
non lascia un affamato
che raccoglie chicchi di riso
dalla terra.
Ricorda come ha raccolto i resti di suo figlio affamato
in una borsa.
Haidar al?Ghazali (2004)
15/10/2023
Il suono che sentiamo è il suono della morte che ci ha
superato per scegliere altri,
siamo ancora vivi e sentiamo il suono della morte di altri che
conosciamo, diciamo:
grazie a Dio, l’ultimo suono che hanno udito non è stato
il suono del razzo.
Chi sente il suono del razzo sopravvive.
Siamo ancora vivi fino a nuovo avviso.
18/10/2023
Le nostre foto di famiglia: un sacco di brandelli, un mucchio
di cenere,
cinque sudari avvolti l’uno accanto all’altro di dimensioni
differenti.
Le foto di famiglia a Gaza non sono come tutte le altre.
Ma erano insieme, e insieme se ne sono andati.
20/10/2023
Noi di Gaza, presso Dio, siamo martiri o testimoni della
liberazione.
E tutti noi aspettiamo il luogo in cui saremo.
Tutti noi aspettiamo, o Dio, la tua promessa veritiera.
Heba Abu Nada (1991?uccisa 20/10/2023)
[…] Essere palestinese del ’48 significa
essere il cittadino più strano del mondo,
eccoti a supplicare tutti i paesi del mondo di proteggerti
dal tuo stato
[…]
Marwan Makhoul (1979)
[…]
Rimarrò
Perché i sentieri qui nella mia patria
Scorrono con una sofferenza simile alla mia
E malgrado il sangue versato
Mi restituiscono la sensazione della vita
[…]
Dareen Tatour (1982)
Andare oltre
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Luigi Maria Corsanico legge Cesare Pavese. 8
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudio Moica

La poesia, di fronte all’imminenza di una fine – collettiva o individuale – si trasforma in un atto di resistenza e interrogazione radicale. Non importa se la catastrofe è storica (guerre, estinzioni, pandemie) o intima (la dissoluzione di un amore, il crollo di un’identità): il linguaggio poetico diventa un luogo di condensazione, dove il caos si fa significato e il silenzio trova una forma. È un gesto che attraversa epoche e culture: dai canti funebri delle civiltà antiche, incisi su tavolette per sfidare l’oblio, alle opere di Paul Celan, che trasformano l’orrore della Shoah in ritmo e metafora, fino agli haiku giapponesi, brevi come un respiro prima del vuoto. Continua a leggere
La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 7
Ci sono momenti in cui ti rendi conto che le decisioni che cambieranno la tua vita sono già state prese. Non sei stato ascoltato, nessuno ti ha chiesto nulla. Semplicemente, è accaduto. E tu, che pure eri coinvolto in prima persona, non eri lì. Ti manca qualcosa – non solo il potere di decidere, ma anche quello di dire: “Aspetta, io esisto”.
Non è solo questione di essere esclusi. È sentirsi spostati di lato, come se la tua prospettiva non contasse. È quel tipo di invisibilità che non si nota subito, ma che si deposita lentamente e cambia il modo in cui ti guardi allo specchio. Ti chiedi se sei ancora qualcuno che ha voce, oppure se sei diventato soltanto uno a cui le cose accadono.
La filosofia di Ricoeur ci ricorda che raccontarci è una parte essenziale di chi siamo. Eppure, quando la narrazione viene spezzata da scelte altrui – scelte che ti riguardano, ma di cui sei stato spettatore muto – nasce una ferita strana, fatta di rabbia, incredulità e senso di irrealtà. Come se la tua stessa vita avesse preso una piega che non riconosci più.
Serve allora uno sforzo in più: riconoscere che queste esperienze non sono incidenti, ma segnali. E che la domanda “cosa ne pensi?” dovrebbe tornare ad avere valore, anche quando chi abbiamo davanti è fragile, in disaccordo, o semplicemente non allineato. Perché è da lì che si costruisce davvero una comunità: non dal consenso, ma dalla disponibilità a consultarsi.
Ci sono giorni in cui ti sembra di essere il protagonista di una commedia scritta da altri, ma senza nemmeno la cortesia di ricevere il copione in anticipo. Ti accorgi che il tuo ruolo è già stato assegnato, e non l’hai scelto tu. L’applauso finale, se arriva, non ti riguarda.
Viviamo in un’epoca in cui le decisioni sembrano arrivare dall’alto, sempre più lontane. Ma forse proprio per questo dovremmo ricominciare a coltivare il rispetto per chi ha qualcosa da dire. E chiedere, ogni volta che possiamo: “Dimmi la tua”. È lì che si misura, in fondo, la qualità umana di una società.
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 36
Perdonare
Kenneth Rexroth
di Giorgio Stella
“… quando vorrai distrarre tua madre dalla sua terribile solitudine, ti racconto cosa facevo io di solito, Che la portavo a fare una lunga passeggiata in campagna, a raccogliere fiori di campo, fermandoci sotto l’ombra degli alberi, tra l’armonia del vivido fiume e la tranquillità di Madre Natura, e io sono sicuro che lei ne sarebbe molto contenta, e che anche tu saresti felice. Non dimenticarti mai, Dante: nel gioco della felicità non usarla tutta solo per te, ma guarda appena sotto di te, al tuo fianco e aiuta i deboli che gridano aiuto, aiuta il perseguitato e la vittima; perché sono tuoi amici, sono i compagni che lottano e cadono come tuo padre e Bartolo lottarono e caddero ieri, per la conquista della gioia della libertà per tutti e per i poveri lavoratori. Così nella lotta per la vita tu scopri- rai più amore e verrai amato”.
Nicola Sacco al figlio Dante, 18 Agosto 1927
Angst und Gestalt und Gebet – Rilke Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Il peso insopportabile
(m. rothko)
«In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». [Gv 16,12-15] Continua a leggere
Giorgio Scapigliati
di Giorgio Stella
Solo il mistero dell'amore, Dio,
sia la misura della mia miseria!
Come la fonte nascosta nell'ombra,
veramente riposa
la carne l'umor suo che non mentisce l'inganno;
ma lo spirito guarda,
Ti cerca non tace.
(Misericordes oculos tuos
ad spiritum meum defige...)
Se anche la buona memoria
rimorde nel porto delle ombre,
quassù coscienza a giorno si consuma
per afferrarTi il lembo di una fibra.
I soli
Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 3. Sophia de Mello Breyner Andresen
Sophia de Mello Breyner Andresen
Poesie da Come un grido puro (Crocetti 2013)
Le fonti
Un giorno spezzerò tutti i ponti
Che legano il mio essere, vivo e totale,
All’agitarsi del mondo dell’irreale,
E calma salirò fino alle fonti.
Andrò fino alle fonti dove dimora
La pienezza, il limpido splendore
Che mi fu promesso ad ogni ora,
E nel volto incompleto dell’amore.
Andrò a bere la luce e del sole il sorgere,
Andrò a bere la voce della promessa
Che a volte come un volo mi attraversa,
E là compirò tutto il mio essere.
Cuore
Gottfried Benn
C’è un giardino che ogni tanto scorgo,
a est dell’Oder, dove la pianura è grande,
un fosso, un ponte e io che sto vicino
a trepidi azzurri lillà.
C’è un ragazzo che ogni tanto rimpiango,
che va sul lago, tra le canne e i flutti,
ancora fermo il fiume di cui tremo,
che gioia si chiamava e poi oblio.
C’è un motto su cui spesso ho meditato,
che dice tutto poiché non promette niente
l’ho intessuto dentro questo libro
sta sopra una tomba: “tu sais” – tu sai.

















