Archivi autore: fabrizio centofanti

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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 11. Vincenzo Ostuni

Vincenzo Ostuni, Faldone, ilSaggiatore, 2025

 

A marzo ultimo scorso ricevo il Faldone di Vincenzo Ostuni per una eventuale nota al libro e all’inizio di giugno mi viene chiesto per e-mail:

<<Buonasera Maurizio, novità circa Faldone di Ostuni? Ha avuto modo di leggerlo? Grazie mille e un cordiale saluto, C.>>

La mia risposta è stata la seguente: <<Buonasera, C. Per il momento ho solo dato una scorsa e dovrò ritornarci sopra con più calma più in là. È un bel faldone e non può essere liquidato con pochissimo tempo.

Per ora le dico che è opera che può essere inquadrata nel filone della neo-neo-neoavanguardia e che pertanto sarà apprezzata soprattutto da chi si rispecchia in una poetica siffatta. Risentiamoci tra qualche mese. Cari saluti M.>> Continua a leggere→

A un passo. 1

Tutto cominciò lungo la Riva degli Schiavoni, in un locale in cui parevano darsi appuntamento la creatività e la potenza narrativa di cui ancora disponeva. Quella sera realizzò che, volente o nolente, si sarebbe dedicato alla scrittura. Parlava con il prete, ma il suo sguardo cadeva su San Giorgio, il campanile che svettava su una massa compatta di edifici di cui non poteva distinguere i colori, fino all’angusto porticciolo in cui le barche rullavano l’una contro l’altra, mentre diverse imbarcazioni – gondole, vaporetti, motoscafi – attraversavano il braccio di laguna antistante. Era qui per un concorso accademico che pensava fosse per titoli, e invece era una prova scritta sul Boccaccio. Si era impegnato per principio, pur sapendo che l’esito era deciso da tempo. La sua vita era così: un fare secondo il mondo che in realtà serviva a un altro mondo, innestato nel primo in modi misteriosi. Gli tornava in mente il suo quadro preferito, in cui Gesù, nell’angolo estremo di una stanza, allungava il braccio destro puntando il dito verso una delle figure sistemate intorno a un tavolo. In molti pensavano che interpellasse l’uomo con la barba, il quale, piuttosto, indicava un giovane seduto in fondo, con l’abito dai colori vivaci, la faccia sui soldi, Matteo il pubblicano, colto nell’attimo prima che alzasse lo sguardo e e si accorgesse del Maestro che chiamava lui – sì, proprio lui, che nella vita non aveva fatto altro che estorcere denaro, odiato equamente da romani e ebrei, lui, rassegnato a vivere contando le monete, con puntiglio, con rabbia, come se l’operazione servisse a rimuovere un desiderio sconosciuto, la ricerca di qualcosa di cui non riusciva a indovinare il nome, una specie di felicità che ora – chissà come – sentiva stranamente vicina, incalzante, proprio lì, davanti a lui. A un passo.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 38

Preposizioni fantasma

«Ne I promessi sposi»
«De Il Messaggero…»

Come dovrebbe esser noto, le preposizioni ne e de non esistono.
L’uso invalso di fondere la preposizione con l’articolo del titolo («Dei Promessi sposi») per ragioni eufoniche è altrettanto immotivato che dannoso, perché
a) se diciamo «Il romanzo di La Vecchia» possiamo anche dire «La bellezza di I Malavoglia»;
b) viene indebitamente soppressa una parte del titolo (l’articolo).
Per gli stessi motivi è altrettanto insensata una soluzione come la seguente:

«Tizio ha vinto un premio per l’ignobile Allenatore».

Il titolo del libro è L’allenatore, non Allenatore. Meglio, quindi: «… per l’ignobile romanzo L’Allenatore».

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giorgio Moio

Sòvere (1)

un tempo siamo stati anche felici
in cui non avevamo niente
dietro le barricate per difenderci
dal chiaro di luna nel mare
a litteram a libitum
nel marettil nel mutibil
zampillanti tra gli assilli
di dolore e un treno in partenza:
cu ’o tiempo e cu ’a paglia
con l’imprudenza e l’insavietà
s’ammaturano le sòvere
ma cadono dall’albero nel fango

(1) sorbo, albero da frutto

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 4. Soren Ulrich Thomsen

Soren Ulrik Thomsen, Vivo (Donzelli 2004)

Esiste una nave con le luci spente,
un libro aperto
sul silenzio.
Non c’è scorciatoia per il mondo
nel primo mattino
mentre la pioggia cade
c’è un uomo,
che sono io,
nella cucina gelida.
Ma nemmeno una strada
per uscire dal mondo.

* Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Pietro e Paolo
la Chiesa plurale
[At.12,1-11; 2Tim 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19]

La memoria congiunta dei Santi Pietro e Paolo ci impone una riflessione sulle caratteristiche di una chiesa, dall’apparenza compatta e granitica, ma che, in realtà, è matrice di sfaccettature e sfumature non secondarie che costituiscono il vero volto della comunità cristiana. Continua a leggere→

12

Arianna Galli. Inediti

Arianna Galli 
Biografia:
Nata a Brescia il 29 marzo 2002, ma cresciuta a Milano, scenario principale delle sue opere, Arianna Galli è una poetessa, critica letteraria e cinematografica, illustratrice italiana di origini francesi. Dopo la maturità Classica, si è laureata presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore in Lingue e Letterature Straniere, con indirizzo in Cinema. È autrice dei libri di poesia “Non c’erano fiori” (Ladolfi Editore) e “Il Deserto di Milano” (Edizioni Ensemble) e collabora come critica letteraria e cinematografica per le riviste Studi Cattolici e Satisfiction e come giornalista di moda per la rivista Falcon Magazine. Le sue poesie sono state tradotte in varie lingue (inglese, francese, spagnolo e portoghese), comparendo sia su riviste letterarie internazionali (Incertain Regard Revue, Revista Kametsa, Revista Vislumbre, Eufeme) che nazionali (tra cui l’edizione cartacea de La Repubblica, Il Corriere della Sera e Il Giornale di Brescia; Poesia del Nostro Tempo; Il Fatto Quotidiano; Fara Poesia; Brescia Oggi; Interno Poesia; Alma Poesia, Rivista ‘900 letterario; Atelier Poesia, Poesia di Crocetti; Poesia e lo spirito). Non sono mancati i contatti con il mondo della musica: nel 2021, la sua poesia “Piano Notes” è stata scelta per introdurre il festival pianistico internazionale Lej Festival e nel 2023 è stata scelta dal Comune di Sirmione come poetessa per omaggiare Maria Callas in occasione del centenario della sua nascita. Continua a leggere→

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Ricordo 4

Il Ricordo 4   Di chi è la memoria?

 

   Omero, Borges, Nietzsche. Autori dissimili che pescano nello stesso mare, quello della memoria, e a volte, con calcolato disdegno, rigettano in quel mare i pesci presi all’amo. Partiamo da loro. Anzi, no. Partiamo da Proust. Ci sono “ricordi che appaiono improvvisi, come il rumore del campanello del cancello della casa di campagna di Combray, descritto da Proust nelle ultime pagine del Tempo ritrovato. Dove era stato, quel ricordo, per tutto il tempo in cui lo scrittore non se n’era ricordato?”.  Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un ) mondo, a cura di Rita Pacilio. Gavino Angius

Da un poema intitolato “X”

1
Sfilarono gli stivali scalcagnati. Finite le gole da tagliare, un orto e un pozzo, male che vada scale e pennellesse. Reimparavi imprecando gli agi di coperte e materassi. Sfiato di flauti, un sogno. Motivetti, cosce avvinghiate. Accontentati, amico.

Uomini verticali gli eredi, sbarazzeranno cantine e armadi fino all’ultima lametta, e un click nostalgico dell’accendigas. Setta di codificatori bene in carne, dopo aver seminato lo spicciolo ritroso, cifra e talismano, tareranno di nuovo il contrappeso alle bilance. Continua a leggere→