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Si vis pacem, para pacem. Signore e signori, questa è la guerra!

Propongo un articolo di Marco Tarquinio uscito ieri su Avvenire, che mi sembra contenere le parole più sagge che siano state scritte o dette sugli orrori di Bucha da parte dei giornalisti italiani. Alle notizie e alle immagini degli orrori di civili inermi uccisi e abbandonati nelle strade si devono aggiungere quelle di fosse comuni, torture, stupri. E adesso veniamo a sapere anche che “Ci sono denunce di violenza sessuale da parte delle forze ucraine e delle milizie della protezione civile di Kiev”, come annuncia Rosemary DiCarlo, sottosegretario generale delle Nazioni Unite, parlando al Consiglio di Sicurezza. A prescindere dai risultati delle indagini che vengono invocate per stabilire la veridicità e la responsabilità di queste notizie e immagini, una cosa è certa: queste sono le notizie e le immagini della guerra, di tutte le guerre. Per questo l’unica voce ragionevole è quella che dice “Fermatevi!“. “La guerra è una pazzia! Fermatevi, per favore! Guardate questa crudeltà!”. Per poi lasciare alla diplomazia discutere i torti e le ragioni degli uni e degli altri e trovare gli accordi più soddisfacenti e duraturi. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Il realismo della pacificazione

Capita raramente di leggere un articolo equilibrato sulla guerra in Ucraina, che segna il trionfo dell’irrazionalismo e la Caporetto del giornalismo. Per questo sono lieto di presentare un articolo di Alfio Mastropaolo apparso su un numero speciale della rivista il Mulino dedicato alla guerra. E’ un articolo che ritengo equilibrato, con uno sguardo ampio nel prendere in considerazione i vari aspetti della situazione e pacato nella loro trattazione. Mastropaolo cerca di puntare l’attenzione sulla realtà e presenta una proposta di soluzione del conflitto in corso che combina le lezioni della storia con la risorsa del buon senso. Penso possa essere un aiuto per quelli che, oltre a manifestare nell’immediato la loro solidarietà alle vittime della guerra, sono desiderosi di capire. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. La pace non scoppia, va costruita

La guerra in Ucraina è uno di quegli eventi che rompono lo status quo e obbligano ognuno a interrogarsi con una radicalità che scompagina schieramenti precostituiti. Raramente si è vista tanta varietà di prese di posizioni tanto all’interno di ogni partito politico, quanto di ogni compagnia o raggruppamento amicale, come in questa primavera del 2022 a proposito della guerra. C’è da augurarsi che questo non si traduca in una ulteriore polverizzazione della socialità a cui già la pandemia ha dato una accelerazione, ma diventi un appello alla responsabilità personale. Come dice don Tonino Bello “Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista”. E come scrive Raffaella Molena, in alcuni pensieri che qui propongo: “la pace non è il contrario della guerra, bensì una costruzione”. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. La guerra è una modalità di relazione

“Nella sua essenza profonda, la guerra è una modalità relazionale, tra persone, tra enti, tra stati”. Così dice la mia amica Raffaella Molena. Se è così, come ritengo, la guerra dipende da una relazione in cui due o più sono coinvolti. Non capisco allora perché il partito della guerra egemone nei media gridi allo scandalo a quanto ormai molti dicono: l’invasione russa dell’Ucraina è da condannare; contemporaneamente c’è da domandarsi cosa ha portato all’invasione. Quando gli storici del futuro scriveranno la storia della guerra del 2022 in Ucraina non potranno che indicarne le cause in fattori che emergono da documenti che indico di seguito. Questi documenti dicono che la Nato ha la sua responsabilità e da trent’anni lo ripetono gli stessi politici statunitensi in dichiarazioni pubbliche. Da questa presa d’atto non dovrebbe scaturire la giustificazione della guerra, ma indicazioni su quale dovrebbe essere il lavoro della diplomazia per costruire la pace. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Accogliamo con razzismo

Straordinaria mobilitazione dell’Europa per accogliere i profughi ucraini, che sono più di 4 milioni da quando è iniziata l’invasione russa. La Commissione europea ha presentato un piano per loro. La Repubblica titola: “La svolta solidale dell’Europa: ‘Mille euro per ogni profugo e mezzi gratis per spostarsi'”. L’Italia non è da meno, sono arrivati 74 mila profughi ucraini e c’è un piano per aiutarli: 30 euro al giorno, più contributi ai centri d’accoglienza. I rifugiati non sono più un problema, si potrebbe pensare, è così semplice, basta predisporre l’accoglienza. Si potrebbe pensare a una vera svolta dell’Italia e dell’Europa e, perché no?, degli Stati Uniti. Senonché le notizie dicono anche che: africani residenti in Ucraina al momento dell’invasione non hanno lo stesso trattamento da parte di autorità di frontiera, di politici italiani, di persone che avevano dato disponibilità ad accogliere. “Che differenza c’è tra un ragazzo ucraino e un ragazzo nigeriano che vive in Ucraina? Sono entrambi esseri umani in fuga dalla stessa guerra”. (vedi qui) Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Una falsa narrazione impedisce la pace

Propongo un articolo di Joe Lauria, redattore capo di Consortium News, che riferisce una storia diversa da quella che ci raccontano i media occidentali. La stampa dominante dà una narrazione a senso unico dell’andamento della guerra in Ucraina, secondo cui l’esercito russo starebbe impiegando al massimo la sua forza distruttiva con scarsi risultati e, frustrato, starebbe prendendo di mira popolazione e strutture civili. Notizie trapelate dal Pentagono e diffuse da Newsweek e alcuni media statunitensi narrano una storia diversa. Se questo è vero, acquista sempre più forza la necessità di non inviare armi all’Ucraina e di perseguire la via diplomatica, nella ricerca di una mediazione di cui l’Europa dovrebbe farsi carico. Cosa osteggiata dal Congresso USA e da gruppi di potere politico ed economico che calcolano guadagni dal prolungamento della guerra. “La guerra, da millenni, è tragedia immensa e grande affare politico ed economico, ma è sempre più chiaramente anche una cartina al tornasole per capire la reale qualità e le gerarchie di voleri e di valori” (da qui). Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Ma questi vogliono la guerra mondiale!

Propongo due brevi testi: un “sogno” su il Foglio di Adriano Sofri, di cui in genere non condivido le affermazioni quando parla di guerra, però condivido questo sogno; e un apologo storico che Alessandro Dal Lago (deceduto ieri) ha ricordato nel suo ultimo articolo su il manifesto. Mi portano a condividere questi due interventi i discorsi del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina continua a chiedere ai Paesi occidentali armi, intervento della Nato, no fly zone. Mi limito a ricordare i discorsi delle ultime due settimane. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Investire in armi sporca l’umanità

Propongo dei brani di discorsi di papa Francesco, che in questa settimana ha parlato tre volte sulla guerra in Ucraina condannando in modo assoluto la corsa agli armamenti e il ricorso alla guerra come modo di risoluzione di conflitti. Anzi, dai suoi discorsi emerge sia la condanna della guerra come pazzia sia l’avvertimento che è necessario un modo diverso di governare il mondo. I media non hanno dato alle sue parole lo stesso rilievo che hanno dato ai discorsi di Zelensky o di Draghi, che negli stessi giorni esaltava l’impegno del governo italiano di portare le spese militari al 2% e di inviare armi all’Ucraina. Eppure, a stare alle statistiche, il 79,6% della popolazione residente in Italia risulta cristiano (in particolare il 74,6% cristiano cattolico). I cattolici stanno con Draghi o con il Papa? Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Siamo fatti per vivere con questo odio?

“Lo si sente, cresce, aleggia attorno noi, guadagna terreno ogni ora, ogni giorno di guerra: l’odio”. Così comincia un articolo di Domenico Quirico su la Stampa che propongo. Parla dell’odio verso i russi. Nelle nazioni occidentali infatti l’odio per Putin si sta riversando su tanti russi che non vivono in Russia. Da un giorno all’altro. Si è cominciato con il boicottare, discriminare, vietare manifestazioni culturali riguardanti la cultura russa, con il voler mettere al bando parte della nostra storia, della nostra sensibilità e della nostra cultura, da Dostoevskij a Ciajkovskij a Gagarin. (Quel Gagarin di cui ricordiamo più che mai con commozione le parole: “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.”) Poi si è proseguito con discriminazioni e manifestazioni di odio, dappertutto, dall’Europa agli Stati Uniti, contro singoli. Si segnalano anche casi di bullismo nelle scuole nei confronti di studenti russi, come questo avvenuto in un paese della Liguria. Parafrasando la risposta di Antigone a Creonte: “Siamo fatti per vivere con questo odio”? Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Cosa pensano gli italiani?

Il 22 marzo il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi ha parlato in Parlamento dopo il discorso in videocollegamento di Volodymyr Zelensky: armi all’Ucraina e aumento delle spese militari, Ucraina nella UE, rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell’Ue e della Nato. Non è escluso l’invio sul fronte sud-est europeo di militari italiani. Si parla di 250-500 soldati in Bulgaria per rafforzare l’azione di deterrenza della Nato. Chiuso l’accordo, invece, per l’invio di 250 uomini in Ungheria. Malumori in Parlamento e nello stesso Governo. Ma cosa pensano gli italiani? L’unanimismo a favore dell’invio di armi dei media rispecchia quello che pensano gli italiani? Continua a leggere→

Giuseppe Fidone, I cedri d’Aprile a san Giorgio

Giuseppe Fidone, I cedri d’Aprile a san Giorgio
di Giorgio Morale

È un buon romanzo, I cedri d’Aprile a san Giorgio (Intermedia Edizioni 2021), che Giuseppe Fidone ha scritto per trasmettere una memoria. D’altra parte, non sono le Muse protettrici delle arti figlie di Giove e della Memoria? Lo dichiara l’autore nell’Introduzione: “Io sono stato testimone di alcuni di questi fatti: gli ultimi accaduti. Gli altri, quelli precedenti li ho sentiti raccontare da uno che sapeva cosa vuol dire raccontare!”. Si potrebbe pensare che questo dichiarare il romanzo come un racconto di un racconto sia l’equivalente dell’espediente del “manoscritto ritrovato”, ma Fidone in una presentazione pubblica del libro ha affermato trattarsi veramente di una storia che un familiare gli ha raccontato con la preghiera di assicurarne la trasmissione. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Sedete e contrattate

Propongo una poesia di Primo Levi che penso esprima il sentire dei più in questo momento. Con il passare di giorni è un lento sfinimento, con il bombardamento continuo degli eserciti e delle notizie di cui si fa fatica a distinguere il vero dal falso. Con il susseguirsi di immagini che, vere o false, sono rivolte ad aizzare l’odio e ad amplificare la guerra. Con le lacerazioni personali che suscita il senso di impotenza della ragione davanti alla forza. Con la difficoltà a trovare un senso univoco che impedisce di avere le stesse vedute a persone che hanno condiviso esperienze e formazione. Con la narrazione dominante che al contrario tenta di imporre il pensiero unico mettendo in ridicolo  coloro che deviano dal coro.  Oggi o domani, la soluzione non può che essere questa: sedete e contrattate. La pace si fa con i nemici. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Dall’Ucraina e dalla Russia appelli per la pace

Anche nei luoghi in cui si combatte ci sono segni di rifiuto di questa guerra che andrebbero ascoltati e amplificati. Ad esempio in Ucraina c’è chi pensa che “La pace in Ucraina e nel mondo possa essere raggiunta solo in modo nonviolento. La guerra è un crimine contro l’umanità“: è  Yurii Sheliazhenko, l’autore dell’appello che propongo di seguito. E in Russia ieri la trasmissione televisiva del comizio di Putin che avrebbe dovuto mostrare al mondo l’appoggio popolare alla guerra in Ucraina è stata interrotta, dando origine a diversi interrogativi. D’altra parte questo non è il primo segnale contro la guerra in Russia, dall’appello di migliaia di studenti, laureati, insegnanti e personale dell’università di Mosca a manifestazioni collettive o personali. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Da Nobel a Zelensky.

Questa notizia mi lascia incredulo: un gruppo di politici europei chiede di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, per supportare il popolo ucraino che resiste all’invasione russa. Certamente resistere all’oppressione è un diritto inalienabile dell’uomo, però Alfred Nobel nel suo testamento indica come destinatario del Premio per la Pace la “persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Non ci sono già troppe armi in giro?

Propongo un’intervista al generale Claudio Graziano, Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, alla trasmissione televisiva Mezz’ora in più di domenica 13 marzo, con un commento di Giovanna Lo Presti che evidenzia dei vuoti di memoria del generale. Il generale poi chiedeva più fondi per le spese militari, e tre giorni dopo la Camera ha dato il via libera a larghissima maggioranza all’ordine del giorno della Lega che chiede di portare al 2% del PIL i costi della difesa: 13 miliardi in più per spese militari. Così si passerebbe da 25 a 38 miliardi annui, 104 milioni al giorno. Eppure nel 2020 l’Italia ha speso l’1,4% del PIL per la difesa, dato superiore sia alla media dell’Unione europea (1,3%) sia a quella della zona euro (1,3%). Senza contare che nel territorio italiano ci sono 120 basi Nato e Usa più 20 basi segrete USA. L’aumento delle spese militari italiane è parallelo a quanto succede in Germania e in Francia e in linea con la crescita  da 25 anni a questa parte delle spese militari mondiali, che nel 2021 hanno raggiunto la cifra di 2.030 miliardi di dollari. Non ci sono già troppe armi in giro? Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Potrà questa bellezza salvare il mondo?

Finalmente una buona notizia: i dipinti prestati dall’Ermitage alle Gallerie d’Italia e a Palazzo Reale di Milano e alla Fondazione Fendi di Roma potranno restare in Italia fino alla fine programmata delle mostre. L’Ermitage aveva richiesto in anticipo le opere perché “In base alla decisione del ministero russo della Cultura tutti i prestiti in essere devono essere restituiti dall’estero alla Russia” e “l’Ermitage è un museo statale che dipende dal ministero della Cultura”, aveva scritto il direttore del museo di San Pietroburgo Michail Piotrovsky. Il ministro della cultura italiano Dario Franceschini aveva constatato che è “evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite” (vedi qui). Adesso il ripensamento reintroduce “buona volontà e benevolenza” nelle relazioni culturali. Nel dare la notizia il direttore generale del Museo Ermitage commenta: “Ripetiamo sempre che i ponti della cultura si fanno saltare in aria per ultimi. Ora è venuto il tempo di proteggerli”. E se non saltasse nessun ponte? Continua a leggere→

Franco Acquaviva, Cinque poesie inedite

Sono lieto di presentare cinque poesie inedite di Franco Acquaviva, attore, regista, drammaturgo, poeta. Come poeta ha pubblicato due libri: Teatro nelle fibre del corpo (Giuliano Ladolfi Editore 2016) e Strategia della sparizione (Giuliano Ladolfi Editore 2020). A seguire una mia nota sui testi e una nota biografica dell’autore.

Era la donna in nero tra le case
avvolta in un collo di nebbia crollava
su tutta la notte intorno, vaporava Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Che parli la politica

Propongo due articoli che ritengo vadano integrati. Un articolo, uscito oggi su il Foglio, è una testimonianza di Olesia Ostrovska-Liuta, direttrice dell’Arsenale dell’arte a Kyiv. L’articolo è coinvolgente e mostra i disastri che fa la guerra, ogni guerra, distruggendo  palazzi e beni personali ai quali sono legate le nostre radici. La mia considerazione è che esso suscita una forte reazione emotiva. Una risposta immediata può essere aiutare i civili che soffrono e fuggono dai luoghi di guerra. La risposta strategica può essere di due tipi: o far parlare le armi (con tutte le scelte intermedie che precedono questo passo) o intraprendere una lucida azione politica. Lo evidenzia il secondo articolo che propongo, di Lorenzo Guadagnucci, uscito anch’esso oggi su Volerelaluna. Come scrive Guadagnucci. “Pensiamoci. Forse oggi in Ucraina c’è bisogno proprio di questo: di intelligenza politica, di pensiero, di iniziativa diplomatica, di una regia internazionale che impedisca ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi: un imbarbarimento bellico che renderà sempre più difficile un’intesa diplomatica fra le parti; un’escalation militare senza ritorno”. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. La Russia vista da B.Akunin

Propongo un articolo di Paolo Nori uscito oggi su il Foglio, che contiene un’intervista a Boris Akunin, il quale oltre che un bravo scrittore si rivela un brillante conversatore. Propongo questo articolo per vari motivi: quanto scrive Nori nella sua premessa sulla discriminazione della cultura russa in questi giorni è del tutto condivisibile; i versi del grande poeta russo Velimir Chlebnikov che Nori riporta sono splendidi; l’intervista ad Akunin presenta parecchi spunti di riflessione, anche se per me non è del tutto condivisibile. Akunin afferma che “non capisce il motivo per cui uno stato democratico non può entrare nelle alleanze nelle quali vuole entrare”. Certamente in linea di principio questo è vero, anche se come sappiamo ci sono stati accordi che questo non sarebbe successo e il fatto che succeda causa tensioni e guerre. Ma se vogliamo parlare in termini di principio, io auspico il superamento di qualsiasi alleanza militare, visto che le armi, se ci sono, prima o poi vengono usate.  Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Legittimare un linguaggio di guerra è legittimare la guerra

Riccardo Luna sul giornale la Repubblica commenta la notizia che sia su Facebook sia su Instagram saranno permessi messaggi ostili nei confronti dell’esercito e dei leader russi. “A causa dell’invasione dell’Ucraina, siamo tolleranti verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole sui discorsi violenti come ‘morte agli invasori russi'”, ha confermato Andy Stone, capo delle comunicazioni di Meta, casa madre delle due reti sociali. Riccardo Luna avverte: “Uno dei possibili effetti della violenza è di farci diventare violenti” e esorta a “Non smettere di provare a capire”. Legittimare un linguaggio di guerra è legittimare la guerra. Continua a leggere→