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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Il silenzio che evoca Anna Rita Merico è loquace. E’ solido, denso, echeggia, talvolta riverbera. E’ come entrare in un tempio o in una grotta profondissima. Dentro questo spazio non resta che l’ascolto, quasi in preghiera, del fondo sacro che genera la parola come sorgente di ritmo vitale. Bisogna attraversarlo con calma. In Fenomenologia del silenzio (Musicacaos, 2022) vengono raccolte le poesie scritte dall’autrice dal 2004 al 2021. Al centro del livido umore/ il Minotauro ronzante/ modellava/ spargeva le mancanti vocali dell’incompiuto alfabeto. Le lettura di questi testi, centrati prevalentemente, talvolta dislocati dentro lo spazio della pagina, spesso in basso, come a misurare lo spazio, quasi che il bianco o il vuoto sia un prologo o il primo movimento della composizione, alternato a soste di poesia in prosa, è un’esperienza fisica, oltre che intellettuale. Può mancare il fiato, provare vertigine, percepire un’esaltazione dei sensi. Come di fronte ad un spettacolo maestoso della natura. A produrre questo effetto è la parola e la scrittura. Dall’urlo delle viscere una parola muta// come può tanta mancanza d’ordine/ trovare filo e ordino di trama?/ una doppia juta di sillabe si tesse/ mentre/ la parola mostra/ ancora/ solo/ la sua ombra.

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20 righe (per niente) facili

Per Marco Plebani il più alto livello di consapevolezza che la poesia può raggiungere è simboleggiato dal Decimo dan. Da qui il titolo della sua raccolta per le Edizioni La Gru (2022). Nelle arti marziali esprime il massimo livello di abilità. Ecco, mi sono domandato il perché di questa scelta. Se seguo istintivamente la stessa associazione proposta dall’autore, penso che questo livello raggiunto sia di rottura. La poesia di Plebani sloga definitivamente e pienamente il suo rapporto con la comunicazione. Il lettore può anche non esistere. E se, per fortuna, c’è, deve accettare la sfida di questa esperienza distonica. Se fosse musica, e Plebani è un musicista, il ritmo sarebbe punk, la melodia sarebbe dodecafonica.  Voglio un verso senza pause e scuse. Punto e basta. Ogni altro discorso, su metrica e poetica, è diventato del tutto inutile. Qui la poesia è puro e semplice esercizio biologico ed esperienza esistenziale. Sfinito come statua cicladica./ Defluito scarico industriale./ Automobile nera nel buio,/ buio rattrappito/ delle colline in seno./ Alla fine della neogalleria/ di Macerata qualcuno mi trovi/ come qualcosa che qualcuno ha perso/ ed ha affisso in avviso… Nell’entropia sociale del nuovo millennio Plebani costruisce con le parole la propria zattera di salvataggio.

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Frammenti di Cinema # 78

di Pasquale Vitagliano

Il gaslighting è la manipolazione psicologica di una persona. La parola ha acquistato questo significato (meno in Italia, per la verità, visto che il film di George Cukor del 1944 prese il titolo di Angoscia) a seguito del successo di un film in cui Paula (Ingrid Bergman) viene portata alla follia dal marito. Si tratta di uno dei pochi casi in cui il remake ottiene più fortuna dell’originale che porta lo stesso titolo, Gaslight, uscito nel 1940 e diretto da Thorold Dickinson, film a sua volta derivato da un’opera teatrale. Consiglio di vedere entrambi i film e poi passare ad altri due altrettanto angoscianti. Il primo è il più famoso di tutti, Rebecca, la prima moglie (1940) di Alfred Hitchcock e l’altro è stato girato dal maestro dell’espressionismo tedesco, Fritz Lang, nel suo periodo americano, Dietro la porta chiusa del 1948. Con questi titoli si traccia un percorso completo di comprensione delle relazioni tossiche, alla base delle quali si scoprono i primi, sotterranei squilibri di genere, dove, però, le donne molto spesso sono le “peggiori nemiche si se stesse”.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

La poesia di Gianni Antonio Palumbo non la trovi dentro i cioccolatini. Avresti bisogno di un’intera biblioteca di letture e di link culturali e sentimentali. Sui suoi versi, tuttavia, non trovi la polvere di libri mai aperti, ma lo sfavillio di un’ape che salta  insaziabile di fiore in fiore. Si sente che è Il tempo della carestia, questo è il titolo della sua raccolta edita da Tabula Fati (2023). Nel pieno dell’epoca postumana, abbiamo fame di umanità, pura e semplice, senza altra qualificazione. Questa è la più terribile delle carestie. E cosa sarebbe l’umanità senza cultura? Sarebbe ridotta al suo stato naturale, un gradino appena sopra la bestia.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Parto dalla fine.  E adesso di fronte a un fiore di pietra/ così ben fatto scolpito mille e mille anni fa/ non posso trattenere le lacrime,/ e questa è poesia. Sono gli ultimi versi di Viscera, la raccolta di Silvana Kuhtz (Collettiva, 2023). Mi ha fatto pensare ai morti e alle tombe senza fiori, solo con i sassi lasciati pietosamente. Gli ebrei rifuggono la natura che appassisce. I fiori muoiono. Le pietre, restano in eterno. Per altro verso, i fiori senza profumo, mi fanno pensare al piacere della scrittura affrancata dal lettore o che si fabbrica un lettore alla bisogna. Questo è il mistero della poesia che non comunica nulla e dice tutto. Scrivere è appoggiare l’orecchio/ alla morte rubare i discorsi/ che stanno sulla strada e nelle viscere.

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Frammenti di Cinema # 77

di Pasquale Vitagliano

Il prof.  Hunham (Paul Giamatti) in The Holdovers – Lezioni di vita (2023) di Alexander Payne rinnova una figura carismatica del cinema. “Bisogna cambiare il punto di vista per comprendere davvero il mondo”, questa è la lezione di un altro insegnante, il prof. Keating (Robin Williams) de L’attimo fuggente (Dead Poets Society) diretto nel 1989 da Peter Weir. A differenza di Robin Williams, Paul Giamatti non ha bisogno di salire sul banco per indicare ai suoi alunni una visione diversa da quella che diamo per scontato. Il prof. Hunman, infatti, è strabico e involontariamente ci suggerisce che per capire il mondo ci vuole uno sguardo obliquo. Il carattere catartico del rapporto con il docente, tuttavia, era stato messo già in discussione da Richard Brooks con Il seme della violenza. Inaugura la linea del conflitto docente-alunni dagli esiti (quasi) sempre edificanti che ritroviamo in Pensieri pericolosi (1996) di John N. Smith, che racconta la storia vera di LouAnne Johnson, ex marine e insegnante in una classe californiana molto complicata. In Italia questa classe viene collocata in un carcere minorile nel film di Marco Risi Mery per sempre del 1989.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Il tempo dei poeti,/ è l’anarchia della parola. Sembra questo il crinale della poesia sorgiva di Giansalvo Pio Fortunato, il quale giovanissimo esordisce con Civiltà di Sodoma (RP, 2024). Colpisce immediatamente il furore escatologico di questa scrittura. Stentorea perché tutta giovanile (e non è un difetto), la voce dell’autore attacca direttamente e senza sconti il balbettio intellettuale del minimalismo. Gli stessi poeti “prestatisi” vengono additati al “giudizio apocalittico della corte marziale della storia”.

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Da luoghi profani di Elisabetta Destasio Vettori, Les Flâneurs Edizioni 2023

di Monia Gaita

Da luoghi profani di Elisabetta Destasio Vettori, uscito in un’elegante edizione per i tipi di Les Flâneurs, è il resoconto umano di chi rifiuta di stanziarsi in un campo, in un cuore, in un nome, eppure anela ad occuparne il cerchio, farne dimora, soglia di marmo decorato non soggetta a scalfitture.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Malgrado la scelta di tre icone (i chiodi, la flagellazione e il cuore sacro) a scandire tempo e spazio di questa raccolta, La carne (2017 – 2023) di Carlo Ragliani è una cristologia disincarnata. Della via crucis resta il segno e la carne che si fa simbolo del destino di tutti noi poveri cristi. Non moriremo/ abbastanza/ da smettere/ di sperare/ infine. Alfa e omega alla fine si ricongiungono. Non c’è niente da fare. Funziona così. Per forza naturale più che filosofica. La fine è per ciò stesso un inizio. Il dolore finisce per insaporire ogni altro momento della nostra vita che si sia affrancato da esso. È un corpo a corpo permanente che racchiude il senso della dualità della nostra esistenza. Sarà per questo che i chiodi sembrano degli spermatozoi. Non baciamo/ la terra/ perché noi/ siamo la terra.

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Frammenti di Cinema # 76

Chi è Frankenstein? La creatura o lo scienziato? È facile fare confusione. Ci avete mai fatto caso? Il rimando di Poor Things (2023) di Yorgos Lanthimos è chiaro. Tuttavia, questa singolare sineddoche non si ripete. Lo spettatore non fa confusione tra l’artefice (Willem Da Foe) e la creatura (Emma Stones). In questo caso accade una novità. La creatura si trasmuta in creatore di un’altra. Anzi, sarebbe meglio dire che la vittima prende il posto del carnefice. Con questa lettura il tema del percorso di autocoscienza di genere acquista, a dire il vero, un tono pessimista e cinico. Infatti, più che al processo sessuale, è a quello creativo che bisognerebbe fare attenzione. Non mi sembra, infatti, casuale un altro richiamo, quello agli autoritratti interiori di Frida Kahlo.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Se la poesia può essere usata come un martello contro il senso comune, la nuova raccolta di Nicola Vacca, Il libro delle bestemmie (Marco Saya, 2023), alza il livello dello scontro. Il bersaglio sta in alto, in un qualche cielo, nel cielo cartaceo di tutti nostri umani dogmatismi. Il bersaglio contro cui lanciare l’offesa è (un) Dio. Questo mostro non ha niente di trascendente, spirituale o misericordioso. E’ un Dio capovolto, il Dio che l’essere umano s’è fatto nella storia a propria immagine e somiglianza, come scudo della propria fragilità e saetta della propria impotenza. Insomma, è un Dio odioso. Tanto più orrendo, a guardarlo in faccia in questi giorni spietati. Questo Dio è pienamente immanente. Di questa immanenza incarna la forma più orribile. Il Dio di Vacca è in-manis, immane, bestiale, troppo umano.

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VARIAZIONI Arti visive e poesia a Castel Sant’Elmo di Napoli

Torna “VARIAZIONI – tra parola e immagine”, il festiva che unisce arti figurative e poesia con le nuove tecnologie, stavolta in uno scenario altamente suggestivo come Castel Sant’Elmo – Museo del Novecento a Napoli.

Organizzato e supervisionato da Marco Amore, presidente della Altre Voci Società Cooperativa Sociale, nel corso degli anni il festival ha beneficiato di significative collaborazioni, tra cui quella con la Fondazione Morra Greco e l’Accademia Mondiale della Poesia di Verona (Unesco), oltre al sostegno di figure autorevoli del panorama editoriale, come Alessandro Canzian di Samuele Editore, responsabile della sezione dedicata alla poesia.

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Frammenti di Cinema # 75

di Pasquale Vitagliano

Nella “zona di interesse” non si vede passare la storia. Dunque, è lo spazio indolore dell’indifferenza. Questa è l’idea che sta alla base de La zona d’interesse (2023) di Jonathan Glazer, vincitore dell’Oscar come migliore film straniero. Svuotata di ogni significato etico, cinematograficamente si tratta di una “trovata”. Di uno spiazzamento. L’etica resta di lato e resta importante. Come si può parlare di orrore senza farlo vedere? Questa è la domanda di partenza. Esclusivamente estetica. Quante volte abbiamo visto le immagini terribili dell’Olocausto? Rischiamo l’assuefazione. Quante volte abbiamo visto le immagini dell’assassinio di JFK ad Atlanta il 1963? Peter Landesman ha inseguito la stessa idea di Glazer? E l’ha, appunto, trovata. In Parkland del 2013 entriamo nel pronto soccorso dell’Ospedale. Partecipiamo al disperato e inutile tentativo di rianimare il presidente degli Stati Uniti. Ma non una volta (ri)vediamo le immagini dell’attentato. Il punto di vista è del tutto fuori campo, nello sguardo involontario di Zapruder sui cui occhiali intravediamo il riflesso di ciò che ha filmato.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Non è facile recensire un libro come Tra papaveri e lattine (diddo, 2022) di Annarita Zacchi. Apprendo dalla breve nota biografica che è morta in questo stesso anno. Anzi, no. È facile scrivere di questa poesia che ci fa scoprire una voce viva e autentica. È riuscita a trasfigurare il dolore della malattia in arte pura. Non ho esagerato. La malattia non è affatto un caos calmo. Lo può raccontare suo marito. Leonardo Gandi, il quale ha pubblicato postumo il libro. Eppure, nei versi di Annarita si viene accompagnati nella prima notta di quiete. Questa è la potenza della poesia. È viva sempre. Fa vivere ancora l’esperienza esistenziale della poeta. Non leggiamo versi che invocano pietismo, non sono un’inchiesta sul dolore, non vogliono portare una testimonianza estrema del corpo. La sua poesia vive, semplicemente, nel luogo e nel tempo che le è stato concesso. Non sono queste solo parole. Provate a leggere. Nei suoi versi vibra la sua voce, risuona poeticamente esatta e laconica. E condurremo una lotta/ con gli uomini lupo/ in camice bianco/ sapendo già l’esito/ (…) se questo sia lo spazio/ di luce in cui abiteremo. D’altro canto, la poeta è già altrove. E ci ha lasciato in mano la sua poesia. Di cos’altro parliamo, quando parliamo di poesia?

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Poesie di Francesca Pellegrino

L’ebanista

Come un pezzo di legno sto

un pezzo di legno di albero

impassibile e lento e

un milione di foglie per ingannare i secoli

giocando a tre carte con le stagioni.

*

Rivelazioni

Ormai è inevitabile come il

respiro, qualcosa che faccio

ed esisto: ingoio e

trabocco, ingoio e trabocco.

All’infinito. Sempre e soltanto

ascoltando l’eco delle lancette

sbattere fortissimo

contro il muro.

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La poesia è un atto gnoseologico

di Monia Gaita

Se ci chiediamo che cos’è la poesia, una delle risposte potrebbe essere: la poesia è un atto gnoseologico, cioè un modo per conoscere il mondo. Che cosa conosciamo con la poesia? Non solo il mondo visibile, quello in cui siamo immersi e che vediamo con gli occhi, ma anche quello non visibile, il mondo immateriale o spirituale che esploriamo e scrutiamo con gli occhi interiori, gli occhi della coscienza e del cuore. Dunque, la poesia si insedia in due territori: quello che investiga e celebra i gesti concreti, e quello affidato alla capienza e all’arbìtrio dell’immaginazione. Nei versi i due ambiti si intersecano in una sorprendente gamma di sfumature in cui l’autore non solo relega sé stesso e la propria visione soggettiva, ma deve anche uscire da sé stesso e spogliarsi dell’involucro limitante e limitato dell’individualità.

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Con chi dialoga Vito Davoli in Carne e Sangue, raccolta pubblicata nella collana Poeti della Vallisa, Tabula Fati, 2022? Dio, un amore, un doppio, la poesia stessa? “È vero che quel tu può anche non essere sempre riferito all’oggetto amato, ma anche a sé stesso, come in una conversazione intima”, scrive Daniele Giancane nella prefazione. In effetti, lo specchio è molto presente nel testo. Anche se la riflessione quasi mai è fissa e fedele. Invece, è mobile e deformante. Davoli ci rende testimoni dei movimenti di una persona che, alla maniera di Ingmar Bergman, deve ricomporre i frammenti che essa stessa ha materializzato. Cocci di specchi barbagliano di luce/ petali rossi e magenta con me/ come su tomba etrusca. La scrittura di Davoli trasmette una sensazione di formazione permanente. Ci trattiene sulla soglia di un evento che ci cambierà la vita. Anzi, è in bilico su questa linea.

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Cerco il tuo volto, poesie di Paola Meroni

Da Cerco il tuo volto, Signore, Prometheus, Milano 2023, di Paola Meroni

 

DONNE SULLA VIA DELLA CROCE

 

«Gesù, voltandosi verso le donne, disse:

“Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me,

ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.”»

(Lc 23, 28)

Donne, tue compagne,

sorelle, amiche,

quante colpite nell’anima e nel corpo,

violate nei sogni più sacri.

Pietre, insulti,

disprezzo, macerie, abbandono,

deserto di solitudine

senza più oasi di preghiera.

Quante in fila ad attraversare

distese e montagne,

fardelli pesanti sulle spalle e sul cuore,

speranze appassite dal sole.

E Tu, Signore, che tardi

a interrogare ancora i farisei,

a fermare la loro mano

dal crimine atroce.

Posa il tuo sguardo sul loro viso,

attendi quei piedi sulla via del Calvario,

lascia la tua traccia sulla sabbia,

che riapra il futuro, curi i peccati.

*

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Frammenti di Cinema # 74

I primi alieni nella storia del cinema appaiono ne Il Viaggio sulla luna del 1902 di Georges Méliès. Ma sulla terra arrivano negli anni ’50 con un capolavoro di B-movie. Il primo è Ultimatum alla Terra del 1951 di Robert Wise. A parte il remake del 2008, si tratta del capostipite del filone che immagina una guerra tra mondi.  La guerra dei mondi (2005), infatti, si chiama uno dei film che Steven Spielberg, il regista più attratto di tutti dagli extraterrestri. Independence Day (1996), invece, combina questo genere con il disaster movie, fino all’apoteosi dell’attacco alieno alla Casa Bianca. Gli effetti speciali, tuttavia, non scalfiscono la straordinaria stilizzazione di altri due film degli anni ’50. Plan 9 from Outer Space del 1959 di Edward D. Wood Jr., consacrato da Tim Burton re dei B-movie; e quel cult che è L’invasione degli ultracorpi diretto da Don Siegel nel 1956.  E’ la prova di quanto più potente sia l’immaginazione rispetto alla tecnologia, malgrado l’ingenuità delle forme, e grazie alle paure implicite di un’epoca (gli anni della corsa allo spazio).

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20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Anno Domini 1981: muore Montale, nascono i Metallica. Questo è il tempo culturale che scandisce Donato Di Poce nel suo nuovo, spiazzante ma seducente lavoro. Ed è un tempo fuori dal coro, controcorrente, dissonante ma non disarmonico. E’ un tempo poetico. Poesia/Eresia (la sovversione non sospetta dei poeti eretici, outsider e underground), Eretica, 2023. Per Di Poce, dunque, la poesia è una forma di eresia. Per corollario ogni espressione che metta in discussione il comune senso dell’arte è per se stessa poetica. Cos’è questo nuovo libro del poliedrico Di Poce? Già rispondere a questa domanda significa porsi fuori da un canone. Saggio, antologia, innesto o ibridazione? Anche nella sua veste editoriale il testo è disarticolato, ma sempre coerente, al punto da farmi venire in mente una fanzine. Poi, non ultimo, c’è il contenuto.

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