Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

25. Nell’azzurro

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Dove eravamo rimasti? Ah, sì, quegli occhi, gli occhi azzurri della laguna che mi fissano, le labbra aperte che inducono in tentazioni misteriose.
La faccia era come scolpita nella pietra, occhiali tondi e leggerissimi, mento pronunciato.
Fino ad allora mi ero tenuto su posizioni ferme, in obbedienza agli ordini provenienti d’Oltretevere. Continua a leggere→

24. Un volo folle

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L’autobus era giallo senape, coi finestrini incorniciati di verde e il tettuccio bianco latte.
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Eravamo relegati in fondo e se fosse arrivato un uomo bianco ci saremmo alzati, senza aspettare la richiesta.
Il fiore ha petali azzurri che sembrano riflettere la massa opaca del cielo. Continua a leggere→

23. Romero

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La città è ingoiata dalla nebbia, si vede ancora la statua che allunga il braccio, all’apice del pathos, una coppia che procede lentamente, una mezza facciata di palazzo rassegnata a sparire in pochi istanti.
Pensavo di trovare una situazione più tranquilla, una città di sogno, la possibilità di tornare a generare nello spirito, di ritrovarmi con la gente. Continua a leggere→

22. Il bisogno disperato

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Mi sono interrogato a lungo sulla nostra civiltà, orgogliosa della sua tecnologia.
Gli edifici a due piani, con mattoni rossicci e finestrelle a schiera, hanno scale d’ingresso e garage che di giorno sono chiusi.
La bandiera sventola felice, dico la bandiera a stelle e strisce – ma può una bandiera essere felice? Continua a leggere→

21. Luce azzurra

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Dicono che la Francia sia anticlericale.
I due pilastri fanno da guardia al viale che si sprofonda fino all’obelisco, inquadrato da due file di alberi giganti.
All’inizio, ammetto, era difficile, soprattutto per il caso dei vescovi seguaci di Pétain.
La gente passeggia, come se al mondo esistesse solo il parco, gli edifici in fondo, il leggero strato di nuvole che ombreggia i colori del tramonto. Continua a leggere→

20. Sei sicuro?

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Prima o poi, Marx si affaccia alla tua vita.
La bambina ha un viso spaventato, percorso da una smorfia, cammina veloce, la mano stretta a quella di suo padre.
Bisogna dire che è difficile capirlo veramente.
Le fiamme disegnano figure inverosimili: un orso seduto in poltrona, un lampadario sospeso nel vuoto, una donna inginocchiata, come se pregasse. Continua a leggere→

Scordarsi

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Da quanto tempo non ti dico amore.
Mi chiedo se sia giusto regalare
vita senza il diritto a proferire
la parola che conta
e senza abbandonarsi
a quell’unico sguardo che riposa.
Mi chiedo se sia giusto, Dio, pensare
per un momento
di lasciarsi sfuggire una parola
e poter dire quello che mi sboccia
dentro, come un fiore.
Mi chiedo, Dio, se hai mai guardato in viso
una donna provando il desiderio
di confessarle che, per un momento,
hai perso il filo, hai dimenticato
di sollevare il mondo,
se sei stato tentato di mandare
tutto all’aria, un giorno, solo un attimo,
il tempo di baciarla sulla bocca,
di sentire il respiro nel respiro
e se ti sei ripreso appena in tempo
per convincermi a fermarmi, pensare
alla gente che aspetta di finire,
ai disperati, ai soli, a tutti quelli
cui basta una carezza per tornare
alla vita, scordarsi di morire.

19. Quella che muore

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Era il periodo in cui nacque il movimento.
Viviamo la nostra fede in maniera schizofrenica.
Si raccomandava di guardare al mondo, di uscire dai recinti delle sacrestie.
In chiesa diciamo il padrenostro, ma fuori viviamo l’opposto.
Di raggiungere le sacche più lontane, dimenticate o evitate, essere lievito nella pasta del mondo, anche nelle condizioni più difficili, anzi, soprattutto in quelle. Continua a leggere→

18. L’aratro

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Quando arrivai, mi giocai la carta vincente, il cavallo di battaglia.
Non sai cosa significhi sedersi in fondo all’autobus, nascosti, separati dalla luce del consesso umano.
Parlai della lunghezza, della larghezza e dell’altezza.
Anche se tu, Martin, eri più in alto, il figlio del pastore, rispettato e amato dalla comunità, nel mondo alla rovescia della gente dalla pelle nera. Continua a leggere→

17. Parigi o cara

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Il fascino ti entra dentro, come un profumo o una musica: la città ha le sue dita, che toccano le corde più sensibili.
Mi venne in mente il profeta Isaia nel momento in cui dice eccomi, manda me. Io non chiesi nulla e rimasi allibito quando appresi la notizia.
Le chiese ricamate all’uncinetto, la torre che sfida il cielo come una bestemmia, le piazze sospese tra nuvole e fontane. Continua a leggere→

16. Credi nel destino?

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Non era facile fare la scelta giusta: Nord e Sud, la terra dei ricchi e della libertà e la terra della schiavitù, dell’odio razziale.
Mi sarebbe piaciuto parlare con papà, me l’hanno ucciso che avevo dieci anni, ero un bambino, quante cose ci saremmo detti, quanto sarei cambiato e come sarebbe il mondo, se fosse ancora qui. Continua a leggere→

15. L’unica eresia

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Dovrei raccontare quella storia orrenda.
C’è un uomo seduto in terra, con le gambe rinsecchite, la faccia tumefatta, lo sguardo fisso sull’apparecchio fotografico: che vuole dire? Ha ancora la forza di comunicare?
Il lavorio per i permessi di soggiorno, il tentativo di salvarne il più possibile coi salvacondotti vaticani, la mobilitazione per sostenere i ricercati con aiuti materiali di ogni tipo. Continua a leggere→

14. Cosa avevano le tue parole

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Bisognava decidersi. Lessi tutti i libri su quella che sarebbe stata la mia scelta, l’unica possibile.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di amore, un messaggio di verità.
Fui conquistato dalla sua orazione, i brividi percorrevano il corpo, li sento ancora adesso. Continua a leggere→

13. Una domanda

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Di tutti, quello che m’inguaiò di più fu Boris, re di Bulgaria.
Le damigelle sono in fila, a scala, coi vestiti bianchi e in testa corone floreali.
Com’ero finito lì? Tutto, piuttosto che in ufficio.
Il sovrano era coperto di medaglie e guardava di sottecchi alla sinistra. Continua a leggere→

12. Sugar Hill

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– Poi, dovrei parlarvi di Harlem.
– Cosa successe, lì?
– Fu durante l’esodo al Nord, dove chiamavano le industrie, mentre al Sud tutto ristagnava.
Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo questo.
– E perché proprio a Harlem? Continua a leggere→

11. Una carriola

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Quando mi destinarono al dicastero, ebbi una fitta al cuore. Un prete da ufficio non l’ho mai capito.
Si vede una parete bombardata, piena di ferite, come un uomo fucilato in strada.
Pensai di rinnovare, organizzare in modo più agile il mastodonte irrigidito.
Un uomo in giacca e cravatta si mette le mani nei capelli: cosa è successo? C’è un motivo per cui tutto va in rovina? Continua a leggere→

10. Mi vide il mondo

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Avevano una brutta abitudine e nessuno si opponeva.
Chi sarà questo che parla di vittoria, e dice che è più importante della vita?
Eravamo soldati, combattevamo insieme. Hai presente? Bombardamenti, pattugliamenti porta a porta.
Diceva che era una causa, un’avventura. Continua a leggere→

9. Vero?

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Avrei voluto lavorare sempre col mio vescovo, così diverso rispetto all’immagine imperante della Chiesa.
C’è una folla, un corteo, una processione, i lampioni sono vedette che scrutano la notte, grondante di luci blu, bianche, come un pezzo di universo visto attraverso il telescopio.
Come era approdato nella mia città? A volte succedono cose che non spieghi con la logica comune, intrighi che causano quello a cui vorrebbero sottrarsi. Continua a leggere→

8. Un milione di volte

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Il problema è che non ci si accordava; movimenti opposti si facevano la guerra: chi propendeva per la mediazione, chi per la violenza e poi le delazioni, i tradimenti per ottenere un favore, un privilegio.
Ricordo la grande marcia, impavida, perché non si sa mai come andrà a finire. Continua a leggere→

7. Il cerchio del silenzio

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Che dire del papa appena eletto? Si capì subito l’aria che tirava: a farne le spese fu il movimento che predicava il nuovo, scavava nella fede per trovarne gli agganci con la storia.
La libertà è un boccone amaro da mandare giù, soprattutto quando è unita alla retta intenzione, vero, Ernesto?
Eppure il papa precedente si era sporcato le mani con la società, lui che per primo fu graziato dalla mannaia inesorabile del potere temporale. Continua a leggere→