Archivi categoria: Poesia

Reclusioni #7 – di Marina Pizzi

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La ringhiera ghiotta

Attorno alla moria del tuo costrutto
ricordi la cicala che ti svolse
simile alla marea ma nato eraso
reso roso arreso errato raso reo
in coda alla perizia della cenere.
Pendulo intarsio di tutte le perdite
già prima d’imparare ti convenne
l’inchino della pena alla natura
alla ringhiera ghiotta di ogni vento
sconnesso con la schiera delle lapidi.

(Agosto 2007)

Poesia e Asilo #1 – Giovanni Pascoli

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La quercia caduta

Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!

Pendono qua e là dalla corona
i nidïetti della primavera.
Dice la gente: Or vedo: era pur buona!

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera

che cerca il nido che non troverà.

(Primi poemetti)

Reclusioni #6 – di Marina Pizzi

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chiavistello e scure sono gli orecchini
del balbettio al potere. l’amore vitreo
del girino non fa ranocchio
né la raucedine del condannato
nasce imparata. il bilico che abbracci
cigola dondola in una donna
dal nome naturale. eppure nessuno
è felice tra l’addobbo e lo sgobbo
per l’addobbo. la luna sulla biga
della scienza non bara neanche più
di amarti.

(Agosto 2007)

una poesia

bergman.jpgLa splendida mannaia ruvida
calata sui miei pascoli, sui miei passi
campo dopo campo, sul pozzo,
il luminoso pendolo errante
che manda tutto in metamorfosi:

a volte li intuisco e non mi va di restare
li prendo come bagliori in un castello in rovina
come semplici umori, il sangue il flegma e le due bili;
io che ho visto tutti i film di Bergman
li scarto al modo di fotogrammi inutili.

Ma proprio allora mi sorridono le attrici nordiche,
un giro di purosangue attorno a una fonte,
sento violini usignoli e pressione bassa
e dunque cedo e cado come a dire Entrate:
a quel punto la Morte batte i tacchi e se ne va.

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Reclusioni #5 – di Marina Pizzi

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dei bambini all’asilo i grembiulini
profumano di latte di gote
di versamenti di unguenti
di terra strapazzata ai pazzi giuochi
di fionde svelte lo scontro col cielo.
al camposanto le tombe delle gioventù
mansarde in miniatura per la sberla
ha simulacro di scampo di crono
combinato con un accatto ancora
d’àncora trinciata per sasso lapide.

(Agosto 2007)

Alessandro Seri, Quattro poesie.

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Se manca, e manca certo, qualcosa manca
l’esito indifferente dell’azione
lanciato per estetica di ribellione,
che manca un po’ di ribellione
urtando il rullare d’un tappeto
che marcia indietro e ci fa marmo.
Al più la spinta manca
alla follia del dopo curva
sotto le vesti al centro
mentre si fa distanza e vicinanza
piazza di chiesa nuova lontananza

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Matia Bazar, di Ruggero Solmi

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On the rocks around the kiosk
io vidi svanire una serata
era la neve, sulla cattedrale gotica
di riso pilaf, con rucola e gamberi
e l’aglieloglio a mezzanotte,
quando la ronda va, a piacere.
Era il momento dell’agguato
sereno, che tu ricorderai
con un sorriso in sogno. Continua a leggere→

Poesia!

di Pasquale Giannino

Stoisa – “Narciso”, catrame e pittura a olio su pavimento in legno, installazione del 1984 presso la Galleria Tucci Russo

La poesia è come l’amore. Questo pensavo mentre ero “in fila al supermercato col carrello gonfio”. Prima di me c’era una coppia dall’aria insofferente: lui, un tipo “alternativo”, l’evidente calvizie “impreziosita” da un grottesco interminabile codino, i jeans pieni di squarci griffati…

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Reclusioni #4 – di Marina Pizzi

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La gita di rondò

la gita fu un rondò di sguardi.
i sedili del pullman erano o troppo vicini o troppo lontani.
i vicini non interessavano, i lontani invece sì:
lì sedevano gli amanti possibili,
le sillabe dell’accento, accentate dall’emozione
accentuate zone di tatuaggio.
la gita finì con un nulla di fatto:
il piazzale di accesso al ritorno
parve nemico, sventrato da un bombardamento:
i saluti tremolavano nei versi giusti
ma le stigmate già si andavano aggirando
nella gattabuia di un ricordo di rimpianto.

(Agosto 2007)

“La poesia del teorema di Pitagora” di Roberto PARACCHINI

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“Non ho difficoltà a immaginare un’antologia dei più bei frammenti della poesia mondiale in cui trovasse posto anche il teorema di Pitagora”, afferma Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura in “Letture facoltative” (Adelphi). E a chi domandasse scandalizzato il “perché?”, la poetessa risponde che “lì c’è quella folgorazione che è connaturata alla grande poesia, e una forma sapientemente ridotta al termini più indispensabili, e una grazia che a non tutti i poeti è stata concessa”.

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Reclusioni #3 – di Marina Pizzi

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estate il mito delle statue
del mare reso al secchiello
della maretta dentro la conchiglia
del molo all’infinito della zattera di cielo
vestirci di un grappolo di uva
vederci dietro una tenda
pronuba dell’ombra stenta
che dà silvano il sole
cruento altrimenti
venuto a spegnerci la vista
lo sguardo al guado solo per granello.

(Agosto 2007)

Eugenio Montale (1896-1981)

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La Storia

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
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