Archivi categoria: Poesia

Otto poesie di Antonio Sparzani

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LV. La vecchia rima (19 gennaio 2003)

Sotto gli squadernamenti
di neve e di roccia
ho cercato un simbolo vero,
la metafora di un’emozione;
non ho trovato che una breve
traccia,
un fastello di luce,
una minuscola
particella d’amore:
la vita della superficie
mi sorprende a volte per la lieve
rilevanza,
e per la battente vicinanza
ai segreti del cuore. Continua a leggere→

Yeats, Gonne & Branduardi: una poesia d’amore

maudgonne.jpgDedicata a Maud Gonne, eroina della Resistenza irlandese,
di cui Yeats era follemente innamorato.
La versione originale è del 1893. La traduzione italiana è di Luisa Zappa Branduardi,
moglie di Angelo Branduardi. Ecco a cosa mi aveva fatto ripensare
il post di qualche giorno fa intitolato Cogli la prima mela di Emilia Zazza.
E, a tal proposito, segnalo questo sito: Branduardi canta Yeats.
Per un’estimatrice di Branduardi quale io sono e per l’amore che mi lega all’Irlanda, non può non essere un Luogo, sia pure virtuale, che mi suscita emozioni infinite. In altre parole, un Luogo dell’anima. Continua a leggere→

14 uomini (La madre al figlio & La giostra)

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Oggi 15 agosto : ritrovamento al largo di Lampedusa, in acque maltesi. Sarebbero 14 i corpi individuati da un aereo Atlantic della Marina Militare. Sei i corpi già recuperati.

PALERMO – Una motovedetta della Guardia di Finanza ha recuperato sei cadaveri in mare a 50 miglia a sud di Lampedusa. Fanno parte del gruppo di 14 corpi di clandestini individuati da un aereo Atlantic della Marina militare in una zona di ricerca e soccorso (Sar) di competenza maltese. Nello specchio d’acqua dell’avvistamento si sono diretti anche la corvetta Chimera della Marina militare e un pattugliatore della Guardia Costiera. Al momento dell’avvistamento, i clandestini indossavano i giubbotti salvagente. Solo in un secondo momento l’equipaggio sull’aereo Atlantic ha capito che si trattava di cadaveri. A raccogliere l’allarme sono state la Guardia Costiera e la Finanza, che hanno dirottato nella zona una motovedetta e un guardacoste.

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Giovanni Giudici, da “Il male dei creditori”, Mondadori, 1977

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OMAGGIO A BAUDELAIRE

All’ultimo momento come sempre sopraggiunta
Nel taxi già strapieno di notte e su di me
Stipata dentro fra ilare e compunta

Ma poi bastò che di colpo lo sgangherato veicolo
Si tramutasse tutto nuovo e più grande
Con ben tre file di sedili e un nasuto ridicolo

A nome mi sembra Frigerio capo non so di chi
E subito tu da lui baciandolo sulle guance
Tutta effusiva e me lasciandomi lì

Che tuttavia non mi potevo a questo punto più tirare
Via dalla festa in quel lontano pianoterra
Dove poi ci sbarcarono mettendosi a parlare

Del giovinotto che s’era buttato
Giù dal terrazzo dello stesso palazzo
E io forse il solo che non ero invitato

Tanto che tu travestendoti a tua volta
Da neurotico mondano in odore di suicidio
Protervamente mi additavi rivolta Continua a leggere→

da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

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24.
tingere i capelli bianchi è una violenza
sul carico del tempo, sulla paura, sul limbo del soqquadro.
qua l’alunno invece s’innamora
proprio d’inganno e la questione è trita
da per sempre. quale matita correrà l’artista
per distanziarsi un poco? quale bugigattolo
infernale all’altare della paura? perché
questa finestra aperta sembra serrata
sposa di rapina? fin qui non vissi e la tovaglia
vara nel banchetto di ieri a credito. e già
conviene procurarsi cuccia e spalto
di filosofo: la gregaria morte.

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Poesie blues: Africa & Usa

Nella lirica di David Diop c’è l’anima proteiforme del continente africano.

AFRICA

di David Diop
(1927-1960)

Africa, Africa mia
Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane
Africa che la mia ava canta
In riva al fiume lontano
Mai t’ho veduta
Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo
Il tuo bel sangue nero sui campi versato Continua a leggere→

Far’ piovere la vita su di sé

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Emmy Ball-Hennings ( 1885- 1948)  non si risparmia.
Se la vita è quella, lei, che non è né meglio, né peggio di essa, se la fa andare bene: pronta ad affrontare ogni giorno così come viene.  Trovare sè stessa per EBH significa l’assimilazione totale, significa  rendersi penetrabile, senza giudicare la sorte.
Da giovane fa l’attrice nei Tingeltangel, cioè nei varieté  e la venditrice ambulante. Quando le occorrono  dei soldi, si prostituisce e ancora poco prima della sua morte è costretta a lavorare in una fabbrica di scope. Non si lamenta e cammina dritto.

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Quattro poesie di Sergio La Chiusa

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Due poesie da “I sepolti” (Lietocolle, 2005)

La caduta dei ciechi

chi l’avrebbe detto che quell’inciampo
quella caduta del primo della fila
sarebbe stata per tutti una rovina:
abbiamo sentito l’abisso a uno a uno squarciarsi
sotto i piedi la spalla amica cedere sotto la mano
e il cielo e la chiesa e la campagna fermi nel silenzio
prima e dopo il precipizio
non badano a quella frana di corpi disarticolati
come noi neppure immaginiamo l’orrore d’uova
sgusciate che ci hanno ficcato al posto degli occhi

– non dovevamo fidarci di quella guida
cieca come noi solo più sicura, presuntuosa – Continua a leggere→

Giorgio Seferis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Rima

Labbra, sciolte di quella mia passione moritura
mani, catene della mia gioventù menomante
colorito d’un viso perso nella natura
uccelli… cacce… piante

Corpo grappolo nero al sole che dardeggia
corpo,dove fai vela , ricca nave?
E’ l’ora che la sera nel sòffoco boccheggia
e frugare la tenebra m’è grave…

(Ogni giorno la vita più scarseggia). Continua a leggere→

Odisseas Elitis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
V

Se ne andarono gli occhi ma precedevano le nostre anime
Al loro incontro nei cieli
Brillò attimo puro
Ansioso tremolìo
Specchio fedele delle nostre viscere

Più in alto
Nella solitaria unità delle sue stelle
Regna la Quiete

Perchè la liberammo dal nostro corpo
Perchè la svuotammo delle nostre speranze
Perchè le portammo in voto la nostra Idea

Rigenera sentimenti

(da Orione) Continua a leggere→

Costantino Kavafis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente :
le più vicine dànno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente. Continua a leggere→