Archivi categoria: Recensioni

Primo

Maria Masella,  Primo , Fratelli Frilli Editori,  2008

di Alberto Pezzini

Le origini di Antonio Mariani, commissario, e di Francesca Lucas, ingegnere e moglie. Forse Maria Masella non ha scritto libro più bello di questa saga familiare andando a ritroso. E’ un meccanismo strano, questo. Forse la familiarità e la consuetudine con questi personaggi è divenuta talmente profonda da consentirle di scrivere un giallo perfetto. E’ un meccanismo a scatto. Maria Masella scrive come una matematica lucidissima. Le sue trame sono ragnatele spiate al millimetro. Chissà perché certi matematici possiedono un senso fascinoso e quasi selvatico della scrittura. Nel senso che il loro spirito geometrico ha una faccia diversa, complementare. Che li completa. Mi viene in mente Gadda, oppure Ludovico Geymonat. Uomini di scienza, tutto sommato. Ma con una percezione ultrasottile della scrittura. Ed una visione lucida delle parole così come delle trame. Masella sa di Genova. Quella di casa, domestica, senza tradimenti verso un’oleografia né un manierismo che la rovini. Ci offre ritratti senza trucco. La focaccia che si mangiano Mariani e la futura moglie, è buona davvero. Continua a leggere

La demolizione del mammut – di Giorgio Nisini

di Achille Maccapani

Una rivisitazione della Speculazione edilizia di Italo Calvino in salsa laziale con gli echi dei colpi di scena tipici delle Verità nascoste o di Arlington Road – L’inganno? Benché la formazione personale di Giorgio Nisini sia certamente debitrice delle forti influenze della produzione cinematografica degli ultimi decenni, e lo si nota attraverso una scrittura ampia e nel contempo carica di emozioni fissate attraverso immagini vivide, flashback che faticosamente riemergono dalla memoria dell’io narrante, La demolizione del mammut rappresenta davvero una felice sorpresa. Continua a leggere

“Rhemes o della felicità”, di Ernesto Ferrero

Recensione di Alberto Pezzini

Ernesto Ferrero: “Rhemes o della felicità” – Liaison 2008 – pagg. 52 – euro 12,00

Questo libro nasce come la rielaborazione ampliata del capitolo Nos jours passent comme l’ombre inserito ne I migliori anni della nostra vita edito da Feltrinelli nel 2005.
Racconta dei “ritiri” che Giulio Einaudi organizzava in questa valle aspra della Val d’Aosta. Ancora oggi trascurata dalla massa più feroce dello sci di massa. Trattasi infatti di zona ancora ritirata su sé stessa, avara di espansione umana ma ricchissima di un fascino antico, finalmente ancora montano. Continua a leggere

“Soffio interrotto” di Fabio D’Aprile

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di Giuseppe Panella

L’opera prima del giovanissimo Fabio D’Aprile (è nato a Conversano nel 1983) è un testo di poesia in prosa che aspira alla natura compiuta di poemetto. In esso, come in ogni opera che vuole presentarsi con un giro di boa compiuto, le parole si inseguono con rapidità e con sospetto. Parole sanguinose, sintagmi dolorosi che consumano l’arco di una notte e che mettono in conflitto feroce un’Anima con tutta la serie dei suoi possibili interlocutori: la Sibilla, il Nome, la Madre – altrettante figurazioni esterne che servono a costituire il panorama interiore della voce narrante, a dargli cioè la possibilità di palesarsi come soggettività che si rimette in gioco e si espone al gioco dei rimpianti e delle recriminazioni. Tutta giocata all’interno di una “notte oscura”, eterna come lo è sempre l’approssimarsi della dimensione del mistico alla sua verifica spirituale, il personaggio che così si confessa, che parla e affabula forsennatamente di sé e del suo orizzonte di destino si proietta alla ricerca di una soluzione alla sua impossibilità di esistere. La sua ultima chance, allora, si giocherà a livello di parola e di sogno, di grido rabbioso e di riflessione accorata sul destino comune: Continua a leggere

Antonio FIORI – Poesie da: “Trattare la resa”

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Rina in giardino

Concerto di ronzii di calabroni
in tarda primavera nel giardino
– ricordo il sorriso e la postura
in quella sera sarda di profumi
di Rina dolce seduta al tavolino.
Non so se conoscesse i fiori
ed i misteri dell’arte del giardino
gli insetti strani o i bulbi bruni
– so solo che vendette gli anni
un giorno di nascosto
ad un bambino. Rina è così
rimane senza età, si guarda intorno
sempre un po’ svagata ed oggi è qui
nella fotografia che l’ha fissata.

Provette ed alambicchi anche noi usiamo,
genetisti autodidatti della parola
e ben sappiamo, irta di dubbi e fedi
la vita, nostra sostanza sola.

Nota: gli ultimi quattro versi costituiscono un testo autonomo, ‘Provette ed alambicchi’, della raccolta Sotto mentite spoglie( Manni, 2002)

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Revolutionary road, di Richard Yates e Sam Mendes

Quello che si può dire di Revolutionary Road, il film, in rapporto a Revolutionary Road, il romanzo da cui è tratto, è già tutto  nella seguente frase, profetica in qualche misura, di Tommaso Pincio.
A proposito del tragico fallimento del progetto di riscatto esistenziale della coppia protagonista della storia, costituito dal salvifico, ingenuo Viaggio A Parigi, Pincio, nel 2003 scrive:

La brillante idea, che inizialmente sembra restituire una parvenza di armonia e ottimismo, non farà che esasperare i problemi e condurre la coppia verso un finale da tragedia in piena in regola, un finale che anticipa di quasi mezzo secolo cose diventate oggi materia comune di prodotti hollywodiani, genere American Beauty.

E infatti. Sei anni dopo queste parole, Sam Mendes, proprio il regista di American Beauty, firma la versione cinematografica del romanzo di Richard Yates.
Ma commette un errore.

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Infinita notte – di Alessandro Zaccuri

di Guido Copes

Ci sono due modi di raccontare il mondo al tempo del Grande fratello e di Facebook. Si può rappresentare il funzionamento dei mezzi di comunicazione e delle reti sociali e la loro influenza sulle persone; oppure mostrare la realtà con la consapevolezza che si tratta, da sempre, di un sistema complesso, fortemente interconnesso e con migliaia di variabili.

Infinita notte è il racconto di un’ipotetica sessantesima edizione del Festival di Sanremo, dunque riguarda i vecchi e nuovi media, la «sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione», ma l’intento dell’autore è innanzitutto quello di mostrarci un distillato della società italiana, di cui il Festival può essere considerato «la grande metafora», ovvero «il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa» (p. 46). Continua a leggere

Ricatto perfetto

Antonio Cabrini, Ricatto perfetto, Il Filo, 2008, pp. 156, Euro 14,00.

di Alberto Pezzini

Ti aspettavi un altro Faletti. Sono quelle occasioni in cui credi che troverai dell’oro. Nascosto ed anche inaspettato. In fondo, per dirti che poi, sarà davvero stato lui a scrivere il libro ? Il dubbio è sempre tiranno in queste situazioni e titilla l’anima del recensore e/o del lettore soltanto se la qualità è superiore alle aspettative. Quindi, più che buona. Antonio Cabrini è un calciatore che sa invecchiare bene. Ha scelto di scrivere. Il risultato è un buon prodotto. L’intuizione è di quelle per cui nei gialli tiene la tensione se arriva qualcosa di nuovo sotto pelle. Cabrini si è messo a giocare a pallone, infatti, in un luogo che oggi è liso e consunto per l’uso e la profluvie di idee che ci sono state propinate. Già il fatto che si tratti di un giallo senza morti e feriti la dice lunga sulla tenuta e sulla pelle del libro. Continua a leggere

Le basi morali di una società arretrata

di Alfio Squillaci

Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, Bologna, Il mulino, 2008

Ritorna in libreria, con una nuova prefazione di Arnaldo Bagnasco, dopo oltre un trentennio dalla sua seconda edizione italiana del 1976, il libro di Edward C. Banfield.
Nella metà degli anni ’50 del secolo scorso, il sociologo americano Edward C. Banfield raggiunse un paese del nostro Mezzogiorno e vi si installò con la moglie e la prole per un periodo di nove mesi. Il paese era Chiaromonte (PZ) e divenne Montegrano nella “finzione sociologica”. Banfield fece molte domande in giro, somministrò questionari, redasse la sua ricerca… insomma ci studiò come se fossimo una tribù di irochesi.
Bardato degli strumenti tipici delle indagini “sul campo” della sociologia (questionari, test, tabelle ecc) ma in effetti con la mente presa dalle idee “chiare e distinte” del Tocqueville della Democrazia in America, Banfield compara inizialmente Montegrano a St. George (Utah, USA). Nota che a St. George c’è tutto un pullulare di attività associazionistiche che perseguono scopi che vanno al di là dell’interesse materiale ed immediato del proprio nucleo familiare: nuove adesioni per la Croce Rossa, raccolta di fondi curata da un’associazione tra professionisti e dirigenti per costruire una nuova camerata della locale scuola media, raccolta di iscrizione per la difesa antiarea in caso di attacco straniero… Continua a leggere

“Un dramma in Livonia”, di Jules Verne

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

“Un dramma in Livonia”, di Jules Verne (a cura di Giuseppe Panella e Massimo Sestili) Altrimedia Edizioni, € 16,00

Un dramma in Livonia: un inedito di Jules Verne (Nantes, 1828- Amiens, 1905), l’autore de “Il giro del mondo in 80 giorni” e “Ventimila leghe sotto i mari”. Un libro del 1904, che non conoscevamo e che ci può sorprendere. È edito da un piccolo editore, Altrimedia Edizioni, che balza all’attenzione generale con una pubblicazione di qualità. Il tutto a cura e per la traduzione di due professori e scrittori, Massimo Sestili (docente presso una Scuola Media Superiore di Roma) e il “nostro” Giuseppe Panella (che insegna alla Normale di Pisa).
Quale miglior occasione per una chiacchierata in compagnia, o se vogliamo un’“intervista di gruppo”, neanche fossimo in videoconferenza? Continua a leggere

«Come pagina bianca», di Pasquale Esposito

comepaginabiancadi Gaja Cenciarelli

Se dovessi riassumere nella forma più breve possibile il romanzo di Pasquale Esposito lo definirei un alfa privativo.
A cominciare dal titolo, si percepisce la centralità dell’assenza, del vuoto come cardine della narrazione: eppure le pagine di questo romanzo sono tutt’altro che bianche. Talmente densa è la storia, talmente ricca di riferimenti e testimonianze, che il mondo creato dalla mente e dalla scrittura della voce narrante non può non avvolgere chi legge, lasciandogli addosso quella seconda pelle costituita dagli interrogativi che solo i libri ben costruiti sanno sollevare.
Il narratore è internato in un ospedale psichiatrico, e per conservare la percezione di sé scrive lunghissime lettere alla donna amata in cui le racconta la sua vita, il suo passato, le sue speranze, tutto quanto ha fatto di lui l’uomo che è e che vorrebbe essere.
Non conosciamo il nome del protagonista, ma conosciamo bene la sua vita, il suo passato, il suo presente. Continua a leggere

Il tredicesimo invitato – di Fernanda ROMAGNOLI

Fernanda Romagnoli, Il tredicesimo invitato (1980) Libri Scheiwiller, 2003 (I ediz., Milano, Garzanti, 1980).

Testi

Ritratto

Certo che lo conosco:
sul libro, in frontespizio, bianco-e-nero
viso tutto concesso all’allegria,
che in un’ombra comincia a intimorirsi
del suo solstizio. Continua a leggere

Articolare la sofferenza: il caso di Fritz Zorn, di Andrea Sartori

Pubblico di seguito, con leggere modifiche, parte del saggio Patire l’individuale. Sofferenza come critica in Löwenthal, Zorn e Žižek, che apparirà in «La società degli individui», anno XII, 2009. I passi sono tratti dal libro di Fritz Zorn, Marte. Il cavaliere, la morte e il diavolo, Gabriele Capelli Editore, Mendrisio 2006 (già Mondadori, Milano 1978, e prima ancora, nell’originale tedesco, Kindler Verlag, München 1977). In questa versione ho omesso, per facilitare la scorrevolezza della lettura, l’indicazione delle pagine. Ringrazio la redazione de «La società degli individui» per aver acconsentito all’estrapolazione.

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KADDISH PROFANO PER IL CORPO PERDUTO di Francesca Mazzucato

Kaddish profano per il corpo perduto (Azimut, 2008, euro 12,50, pagg. 200)
recensione di Leandro Piantini

Questa volta Francesca Mazzucato è andata a Budapest, dove ha conosciuto i libri di Imre Kertèsz. La scrittrice bolognese è sempre alla ricerca di luoghi che la ispirino, la riscaldino, le diano il la per continuare l’avventura della sua vita, la scrittura. Francesca l’ho conosciuta di persona una sola volta ma conosco bene la narratrice. Essa ama raccontare, anche soltanto di se stessa, di quello che la sua persona proietta dovunque la vita la porti. E forse non per narcisismo ma perché a un certo punto la Mazzucato ha capito che per soddisfare la sua passione per la scrittura doveva soprattutto fare leva su se stessa, sul proprio personaggio, reale o immaginario che fosse. Questo la calma, la fa stare bene, e allora le bastano carta e penna, il tavolino di un bar, e il piacere è assicurato. Continua a leggere

La vita bassa

di Alfio Squillaci

Alberto Arbasino, La vita bassa, Adelphi, Milano, 2008, pp.113, € 5,50

Per leggere con profitto Alberto Arbasino occorrono alcune “dritte”. Innanzitutto essere avvisati che il suo testo è nei fatti un ipertesto, e questo molto prima dell’avvento di Internet. Si aprono sulla sua pagina infiniti link (ecfrasi, divagazioni, collegamenti, intersezioni) a tutto il sapere e l’immaginario dell’Occidente, da Petronio a Petrolini e oltre, che non sempre è agevole seguire nelle sue connessioni logiche; alcuni di questi link seriali sono solo dei puri elenchi – fascinosi e ipnotici come quelli delle genealogie del Vecchio Testamento o il catalogo delle navi degli Achei nel libro II dell’Iliade-, oppure frutto di concrezioni e moltiplicazioni mentali velocissime, elaborate in frazioni di secondo come in Google. Se non si conosce l’HTML del suo linguaggio si rischia di vedere una pagina di “codici” senza senso, una farragine di segni e punti interrogativi come nelle URL interne delle pagine di Internet estratte, coi search dei motori di ricerca, dai siti dinamici dotati di enormi data base. Il tutto sorretto dalla tesi fatta propria da Arbasino che “tout se tient” e “only connect”. Continua a leggere

Il mercante di utopie, di Anna Sartorio

Recensione di Alberto Pezzini

Il mercante di utopie (La storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly) – Anna Sartorio – Sperling & Kupfer – pagg. 273 – euro 17,00

Questo è un libro scritto con dei sogni. Nel senso che Anna Sartorio ha usato qualcosa più simile ad una bacchetta magica che ad una penna. O ad un computer. Per i giri delle frasi, e per le parole che ci sono nelle pagine. Le parole, si sa, sono come pietre. Oppure rune dentro cui scavare e cercare un significato alternativo. Come guardarsi dentro un sogno, appunto. In un’altra dimensione. In uno specchio fatto di tradizione, colline, terra da mangiare quasi, e sogni. Oscar Farinetti non è persona normale. Nel senso che non è uomo di terra e basta. E’ uomo di nuvole, spiriti che arrivano da lontano, ed una dose enorme, ma enorme di fantasia. Accanto al fiuto terragno per gli affari c’è una zona molto profonda da cui Farinetti deve trarre le sue visioni. Nasce come elettrodomesticaro ma già con qualcosa che lo divora da dentro. Sartorio ci parla di una scimmietta che sta tutta una vita a cissare (in piemontese cissa chi ti tormenta) l’uomo, quasi fosse il suo daimon, un minuscolo spiritello capace di indirizzare Farinetti sempre verso nuovi lidi. E’ uno spirito inesausto il suo, che non si accontenta mai di dove è arrivato. Ricorre addirittura a dei binocoli ad infrarossi per cercare di bruciare la concorrenza. Continua a leggere

La carità delle parole

di Saverio Simonelli

Sto leggendo Il Libro di Mio fratello dello scrittore basco Bernardo Atxaga, cinquantasettenne, un’attività collaterale di giornalista, in ogni caso unanimemente la voce più autorevole di quello spicchio d’Europa. Dice: uno scrittore basco, e subito chi ascolta immagina passamontagna e bandiere di rossi accesi, bombe annunciate e sequestri; al limite una natura impervia e aspra, coste rocciose da contendere al vento. C’è poi il rischio che un’attenzione frettolosa, come accade per tutte le minoranze lo assimili, Atxaga, ai tanti, troppi obiettivi di una ricerca snob, forzatamente alternativa, a caccia dell’eccezione di prammatica al mercato piatto dei best seller.
Penso a questo aprendo la copertina e subito mi imbatto in una poesia d’epigrafe che inizia con un titolo che mi insospettisce per la sua convenzionalità: Morte e vita delle parole. Ci siamo, mi dico, mi attende la solita menata nostalgica e ombelicolare dell’ennesimo relitto d’Europa. Continua a leggere

“Giorni manomessi” di Roberto CECCARINI. Recensione di Antonio FIORI

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Roberto Ceccarini
Giorni manomessi
L’Arcolaio, 2008
Prefazione di Giacomo Cerrai

Meglio non ci poteva introdurre, Giacomo Cerrai, alla poesia di Roberto Ceccarini, a questo suo tentativo di “misurare per quanto possibile il mondo, organizzarlo quel tanto che basta a renderlo percorribile…di dare un nome alle cose, rimontandole, con un atto di speranza e di fiducia che i giorni manomessi non siano infiniti”(dalla Prefazione). Cerrai ben soppesa il ‘noi’ ed il ‘tu’ della prima sezione, quella dedicata alla guerra partigiana, la guerra sparita, trovandoli entrambi spersonalizzati, abitati da un anelito di oggettivazione, senza alcuna intenzione “di appropriazione indebita del vissuto” altrui, laddove lo stesso padre del poeta è presente con estremo pudore. Ma sottolinea anche “una identità a volte perplessa, a volte impotente”, presente nelle altre sezioni, certamente le più private e liriche della raccolta.
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(S)troncare e sopire N.2 Rosa Matteucci “India per signorine”

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L’India è, da sempre, tante (forse troppe) cose insieme: luogo mitico delle origini culturali e antropiche del mondo, l’alfa e l’omega di un’ alterità riottosa, indifferente alla mole di stereotipi ed interpretazioni che non decifrano mai la sua insondabile originalità, l’ombelico dell’altrove dove passato e futuro si sovrappongono vertiginosamente, lo stupefacente Anus Mundi del mondo globalizzato. Troppi odori, troppi colori, troppa sovrabbondanza di razze-religioni-lingue-tribù-folclore per non essere ammaliati da questa specie di Luna park dell’esotismo permanente, accessibile ormai anche a prezzi di saldo. All’interno della storia letteraria italiana, la peregrinazione in India costituisce poi un vero e proprio topos narrativo, tanto che appena 2 anni fa per Avagliano è uscito, a firma di Alida D’Aquino, un importante saggio “L’io e l’altro. Continua a leggere

Pazzo di Vincent

di Ade Zeno

Hervé Guibert, Pazzo di Vincent, Playground, pp.80, € 8

Traduzione di Maria Grazia Ruspoli

Bello come un dio in bianco e nero ospitato nel corpo leggero e tagliente del ragazzo che in pochi anni – quelli che partono dall’esordio letterario per interrompersi all’improvviso con una morte ferocemente prematura – scriverà trenta libri, quasi tutti di narrativa, seducendo un pubblico vastissimo, Hervé Guibert è approdato in Italia tardi, tardissimo anzi, soltanto grazie ai testi ultimi, pressoché postumi, vale a dire quelli (pur splendidi, meravigliosi) ai quali aveva affidato il difficile compito di raccontare il proprio calvario, l’avventura definitiva, lo scontro selvaggio destinato al fallimento tra il suo corpo e una malattia orribile, il virus maledetto che nei primi anni Novanta fu battezzato “peste del secolo”. La trilogia dell’aids, composta da Lettera a un amico che non mi ha salvato la vita, L’uomo dal cappello rosso, e Le regole della pietà, arrivò dalle nostre parti solo in virtù della sua riconducibilità a un tema tutto sommato di moda in cui il morbosismo e le umane affezioni nei confronti della morte che rendono ciascuno di noi – consapevolmente o meno – spettatore necrofilo, trovarono terreno fertile per un successo editoriale tanto vigoroso quanto prevedibile, clamore comunque destinato a spegnersi in breve tempo, considerata la natura passeggera di ogni evento mediatico. Continua a leggere