Archivi categoria: Recensioni

Manto di vita

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Pietro Pancamo, Manto di vita, LietoColle, Faloppio, 2005

di Luciano Troisio

I libriccini di LietoColle si raccomandano per l’artigianale raffinatezza della veste grafica, che allude a una cura davvero insolita, in un panorama di sciatta banalità al minimo del decoro, caratteristica di tanti editorucoli improvvisati, abili nel solleticare il narcisismo delle copiose falangi di diciottenni, ragionieri e professoresse delle medie, costretti a pagare un più o meno “modesto contributo” al fine di vedere su effimero cartaceo i loro versi. Inoltre i libretti di LietoColle hanno un’altra caratteristica positiva: non esagerano quasi mai con le pagine. Le sillogi sono plaquettes concise e in genere intense. Continua a leggere

LA RAGAZZA DI CASALMONFERRATO di Giuseppe Bonaviri

Giuseppe Bonaviri, scrittore nato a Mineo (Catania) l’11 luglio del 1924, è morto la sera del 21 marzo 2009, prossimo agli 85 anni d’età. L’avevo incontrato di recente – nel mese di maggio dell’anno scorso – presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. In quell’occasione ho avuto modo di videoregistrare alcune sue dichiarazioni (disponibili su YouTube): sono le ultime immagini pubbliche di Bonaviri. Inserisco il video di seguito a questa breve nota.
Giorno 19 marzo l’aspettavamo al Palazzo della Cultura in Via Museo Biscari, a Catania, per un pubblico omaggio organizzato in occasione della pubblicazione de «La ragazza di Casalmonferrato» – romanzo del 1954 – edito da “La Cantinella” (2009, p. 213, € 20) e curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla. Le condizioni di salute non gli hanno consentito di essere presente.
Con Bonaviri se ne va una delle ultime e più autorevoli voci del Novecento letterario italiano. Rimangono vive le sue numerose opere: tra cui il romanzo d’esordio, “Il sarto della stradalunga” (Einaudi) e “L’infinito Lunare” (ri-edito da Bompiani nel 2008).

«La ragazza di Casalmonferrato» che è uno dei primi scritti di Bonaviri, diventa anche il suo ultimo romanzo pubblicato in vita. Era già apparso una prima volta nel 1998 in appendice al volume «Bonaviri inedito» (La Cantinella), “grazie all’affettuosa amicizia di Lina” – scrivono Sarah ed Enzo Zappulla – “che, mettendo finalmente a tacere l’antica, mai sopita gelosia, ce ne ha fatto generoso dono”. Ma l’autore aveva sempre manifestato il desiderio di vedere quel romanzo autobiografico (frutto di una giovanile esperienza dell’autore) in una pubblicazione autonoma.

È possibile richiedere il volume scrivendo a: [email protected]
La casa editrice “La Cantinella” e i due curatori del volume mi hanno concesso la possibilità di pubblicarne la prefazione (potete leggerla di seguito) in esclusiva per La poesia e lo spirito. Li ringrazio di cuore.
Massimo Maugeri
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Elio Lanteri, “La ballata della piccola piazza”

Vi propongo qui uno stralcio della prefazione di Marino Magliani al romanzo di esordio dello scrittore ligure Elio Lanteri, “La ballata della piccola piazza”, appena uscito con Transeuropa Edizioni.
Segue il primo capitolo del romanzo, che (come anche la prefazione di Magliani) si può scaricare dal sito dell’Editore, http://www.transeuropaedizioni.it Continua a leggere

Galateo e coltelli nella schiena. Il romanzo del caos italiano

di Massimiliano Parente

È uno di quei libri che non solo cambiano la storia della letteratura, non solo cambiano il lettore che li legge, ma cambiano anche i libri degli altri, rendendoli piccoli, irrilevanti. Quindici anni di scrittura, quindici anni per la stesura di un lungo romanzo in tre parti, quindici anni di calvario tra gli editori: prima Feltrinelli, che ne pubblica la prima parte, nel 2001, ma non vuole la seconda. Rizzoli pubblica la seconda, nel 2003, ma non vuole la terza.

Personaggi assurdi e idee divertenti
Ora, finalmente, Antonio Moresco ha portato a termine Canti del caos, che esce per Mondadori in un unico volume di mille pagine, pagate dall’editore solo ottomila euro, meno di otto euro a pagina, meno di un dattilografo. Nel frattempo, nel silenzio di chi legge e studia, sono già una dozzina le tesi di laurea scritte spontaneamente, nell’ultimo decennio, in sparsi atenei italiani, su questo scrittore nato nel 1947 e che ha esordito solo nel 1993, dopo decine di rifiuti editoriali. Il suo impatto solitario, eroico, irriducibile, sulla società letteraria italiana, è raccontato in Lettere a nessuno, pubblicato da Einaudi l’anno scorso e caduto nell’imbarazzante oblìo dei critici, i quali preferiscono accapigliarsi sulla storia della letteratura di Asor Rosa. Canti del caos è un’opera colossale, un’opera inclassificabile, una rivoluzione come lo è ogni capolavoro quando è un’opera d’arte e non un prodotto di intrattenimento usa e getta. Non lasciatevi ingannare dai recensori, da quelli come Angelo Guglielmi che lo hanno definito «un libro illeggibile» solo perché non leggono più o non sanno più leggere. Continua a leggere

Zingari di merda

di Antonio Sparzani

buche ricoperte con la paglia a Listeava

buche ricoperte con la paglia a Li?teava

È il ritornello che percorre tutto il libro – zingari di merda – flash impietoso e accorato di Antonio Moresco, resoconto di un breve ma molto intenso viaggio in Romania che Antonio ha fatto con alcuni rom, tra quelli sgomberati dalla Snia di Pavia. È un ritornello che ironicamente e amaramente ripetono gli zingari stessi, facendo il verso a quei numerosissimi italiani che li investono con questo gentile appellativo.

È un resoconto scarno e attento di un viaggio su una “vecchia BMW dalla fiancata sfondata” che Moresco compie, insieme con il fotografo Giovanni Giovannetti in alcune delle città, ma no città, luoghi, villaggi, baraccopoli, catacombe, abitate – si fa per dire – da zingari di varie etnie, Rom, Sinti, Kalé. Continua a leggere

Grotteschi e Arabeschi

Vitaliano Trevisan, Grotteschi e Arabeschi, pp.100, € 14, Einaudi, Stile Libero

Un balzo a ritroso che attraversa due secoli, l’incontro con un maestro-mostro, il contatto implosivo fra poetiche distanziate da mezzo abisso che tuttavia vogliono spingersi oltre i propri confini per fagocitarsi a vicenda in una fusione oscura, tesa, febbricitante. Trevisan che rivisita Poe, oppure Poe che raggiunge (si fa raggiungere) da un collega lontano mille-miglia-luce nello spazio e nel tempo? Ha senso porsi interrogativi sulla natura di un big bang narrativo come quello che gioca ad autoalimentarsi in questo nuovo mirabolante Grotteschi e Arabeschi? Continua a leggere

Barry Callaghan, Re delle bettole

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Barry Callaghan,
Re delle bettole,
trad. Carla Pezzini Plevano,
Cosmo Iannone Editore 2008.

«All’inizio di quel round Ernest perse la concentrazione; mi venne incontro troppo in fretta, col sinistro abbassato, e ricevette un pugno sulla bocca. Il suo labbro cominciò a sanguinare.
Era accaduto spesso. Non avrebbe dovuto significare nulla per lui. Non aveva forse scherzato con il barista Jimmy sul fatto che mi riteneva sempre suo amico mentre ero capace di fargli sanguinare il labbro? Con la coda dell’occhio aveva forse visto l’espressione spaventata sul volto di Scott. Oppure il sapore del sangue in bocca l’aveva forse indotto a voler combattere con più violenza. Fece un affondo, sferrando colpi più avventatamente. Mentre gli giravo intorno, continuavo a colpire la sua bocca sanguinante. Dovevo dimenticarmi di Scott, perché il gioco di Ernest era diventato più pesante, i suoi pugni erano più violenti del solito. Continua a leggere

«Viole(n)t Red», di Laura Costantini e Loredana Falcone

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Se fossi un ufficio stampa e dovessi lanciare questo libro metterei in evidenza che a dar vita a un noir dalle tinte così fosche e dalle immagini così crude sono due donne che scrivono insieme da più di trent’anni. E la loro è una scrittura che procede decisamente per immagini, una scrittura che potrebbe senza dubbio essere usata come sceneggiatura. Alcuni passaggi di Viole(n)t Red evocano sequenze de Il silenzio degli innocenti, Basic Instinct, e anche Vestito per uccidere – celeberrimo film di Brian de Palma. Lungi dall’essere un pout pourri confusionario, il noir di Laura Costantini e Loredana Falcone mostra la struttura solidissima di un impianto classico che esalta la chiarezza senza nulla togliere al mistero. La scelta della storia si rivela vincente: attorno all’intreccio ruota una serie di personaggi di cui, all’inizio, emerge solo la punta dell’iceberg di una vita di tragedie, speranze, desideri e paure. E che, man mano che si prosegue, acquistano uno spessore sempre maggiore, coinvolgendo il lettore fino all’ultima pagina.
Perché quando pensi di aver capito tutto, Costantini e Falcone – e vorrei sottolineare che questo è il loro primo noir – riescono a sorprenderti. Continua a leggere

The Wrestler (o degli anni Ottanta)

 

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Meglio chi sta e resiste

(R. Pagnanelli)

 

 

Arriverà forse il giorno in cui un filosofo, una teorica della cultura o tutto uno team di antropologi, architetti e culturologi riusciranno, in un’unica zampata intellettuale, a mettere insieme i contras addestrati dalla CIA, i polpettoni di Judith Krantz, Freddy Kruger, la teoria delle superstringhe, l’amaro Ramazzotti, le spalline imbottite, certe barre di controllo a Chernobyl (per non parlare del CAF, Alì Agca e il Betamax) e a spiegarmi finalmente gli anni Ottanta.

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IL RUOLO DEI GATTI: la storia di un uomo disilluso. Lettura di Martina Calluso

 

 di Martina Calluso

 “Il ruolo dei gatti” (di Felice Muolo; Azimut; pp110; Euro 10,00) è un romanzo piacevole. E’ una storia bizzarra, che coinvolge al suo interno personaggi altrettanto stravaganti. Il protagonista, Franco Narracci, un uomo di quarant’anni, racconta la sua vita, scava all’interno delle sue disillusioni ideologiche, dei suoi amori perduti, delle sue amicizie e del suo lavoro di (quasi) direttore d’albergo.

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LA TANA DEGLI ALBERIBELLI di Marino Magliani

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di Francesco Sasso

Questo La Tana degli Alberibelli (Longanesi, Milano 2009), che esce proprio in questi giorni in libreria, è il sesto romanzo di Marino Magliani.

Vi si narra delle indagini di un giovane olandese, Jan Martin, inviato da un’agenzia europea antifrode in Italia. Siamo in Liguria, nelle terre di Ponente. A Bruxelles si sospetta che i fondi europei per costruire un porto turistico, il più grande del Mediterraneo, siano stati dirottati altrove.

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La distrazione

di Antonio Sparzani

"I passeri raccolgono invece le forze...."

Il 27 febbraio scorso alla libreria Odradek di Milano sono stati presentati i due recenti libri La distrazione di Andrea Inglese e Autoreverse di Francesco Forlani. Di quest’ultimo si è qui già parlato, e dunque vorrei accennarvi qualcosa del primo, che ho finito di leggere con vero piacere, e senza potermi distrarre, da pochi giorni.

Il volume si apre con una ripresa di alcune poesie già contenute in Bilico; ma la prima, che non era contenuta nella vecchia raccolta, ha un incipit di grande intensità:

Vita, Non posso non raccontare la mia storia.
Chiamo questo: calamità autobiografica.
Doversi fare una storia, andarla ad estrarre
come una scheggia, tra i tessuti fragili
della pelle, a rischio di

sbriciolamento. Continua a leggere

«Femmina De Luxe», di Elisabetta Bucciarelli [Edizioni PerdisaPop]

bucciarellifemminadi Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori

L’idea di una recensione scritta a quattro mani non è peregrina quanto può sembrare a prima vista: abbiamo entrambi assistito alla presentazione romana del romanzo di Elisabetta Bucciarelli, abbiamo conosciuto di persona l’autrice, abbiamo ascoltato il dibattito che ne è seguito – interessante come capita di rado in occasioni del genere.
Ci siamo poi confrontati sul contenuto del libro – e anche sulla forma: elemento importante e da non trascurare. Il formato della collana è in un certo senso vincolante per la lunghezza del romanzo. Ci sono intrecci e personaggi cui ci si affeziona e che si vorrebbe non ci abbandonassero tanto presto. Succede proprio così con Femmina De Luxe, centoventotto pagine dense di umanità nell’accezione più positiva del termine.
Sesso, cibo, la “perfezione” dei corpi: questi sono gli argomenti cardine del romanzo di Elisabetta Bucciarelli. Una storia che è una telecamera ad alta definizione, e che l’autrice utilizza sapientemente per scavare nelle pieghe più oscure dell’animo umano. Perché le dicotomie tra dentro e fuori, tra pieno e vuoto, tra apparenza e sostanza sono i puntelli dell’intreccio. Uno iato che sembra incolmabile. Continua a leggere

Dostohegel

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Il titolo sembra uno di quei racconti in poche parole che tanto piacciono ultimamente: Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere. In realtà il pianto di Dostoevskij risale ai giorni tra la fine del 1849 e l’inizio del 1850, al momento della sua deportazione in Siberia. Durante la traversata degli Urali, di notte, con le slitte bloccate da una tempesta di neve, lo scrittore si rende conto che il passato è dietro di lui e che ad attenderlo c’è soltanto «il destino misterioso» della Siberia. Piange, perché capisce che nulla sarà più come prima e perché intuisce che è giusto così. Il destino, quando è autentico, è sempre misterioso. Continua a leggere

Strambo confronto fra Drago Jan?ar e il primo Boris Pahor

di Sergio Sozi
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La Slovenia non confina con l’Italia, con noi, proprio quanto il mare non bagna Napoli.
La Seconda Guerra Mondiale invece ci ha invasi entrambi, anche se spesso in maniera diametralmente opposta, anche a giudicare dalla sensibilità degli scrittori sloveni che ne hanno trattato: una maniera che esala in primis dalle scelte linguistiche e dall’età dei due autori di cui parliamo (Drago Jan?ar, nato a Maribor nel 1948, e Boris Pahor, Trieste 1913) e parallelamente dal punto di vista cronologico in cui l’ultima guerra viene da costoro inquadrata o adombrata (Jan?ar la adombra, Pahor la vede postea): se Aurora boreale (Bompiani 2008) di Drago Jan?ar sta pressoché tutto nel 1938, La villa sul lago di Boris Pahor (scritto nel 1952, tradotto da Nicolodi solo nel 2002) si sviluppa entro tre giorni di un aprile del 1948. Continua a leggere

PRESTO TI SVEGLIERAI. Intervista a Francesco Costa

In quali circostanze potresti uccidere qualcuno?
Conosci qualcuno che sarebbe disposto ad uccidere pur di realizzare i propri sogni?

Due domande che emergono dalla lettura dell’ottima commedia noir di Francesco Costa Presto ti sveglierai” (Salani, euro 13, pag. 222) ambientata a Napoli.
Un giorno come un altro, Stefano “sparisce”. La moglie Laura, un’insegnante quarantenne, lo cerca disperatamente. Le viene detto che la camorra lo tiene in ostaggio e che se vorrà salvarlo dovrà uccidere Roger Morris, avvocato americano a Napoli, ultimando un “lavoro” che avrebbe dovuto compiere il marito. Questa è l’idea-forza del romanzo. Ne discutiamo con l’autore.

– Come definirebbe, in breve, questo suo nuovo libro?
Si tratta di una black comedy ambientata nel caos della Napoli di oggi, fra camorristi ed emergenza rifiuti, e cortei contro i nomadi, in cui boccheggia una certa Laura, insegnante di storia dell’arte, nella quale si può identificare chiunque di noi abbia ancora un po’ di sale in zucca e tremi all’idea che l’intero paese vada allo sbando.
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Islabonita di Nico Orengo

E con questo fanno 20. Venti sono i libri pubblicati da Nico Orengo in 40 anni: dall’ormai raro E accaddero come figure (Feltrinelli, 1969) a quest’ultimo Islabonita (Einaudi, 159 pagine, 18 euro). La cadenza è regolare: Orengo produce 1 libro ogni 2 anni, d’ingombro raramente superiore alle 200 pagine. La misura prediletta è tuttavia anche inferiore: gliene bastano infatti poco più di 150 pagine per reinventare ogni volta nuovi paesaggi, affollare le trame di personaggi, mescolare nostalgia e sarcasmo, umana comprensione e ferocia dello sguardo. Il padre Vladi, lui pure scrittore ma soprattutto uomo di cinema, gli deve aver trasmesso il gusto per la regia e, più ancora, per il montaggio, arti nelle quali Orengo eccelle. Continua a leggere

“Acasadidio” di Giorgio Morale

di Francesco Sasso

Vale la pena, innanzi tutto, di fermarsi su Giorgio Morale, scrittore siciliano, ma che da anni lavora e vive a Milano, schivo, profondamente classico per sensibilità e per intelletto, che sa tenere in prodigioso equilibrio gusto e partecipazione civile, senso del concreto e rigore poetico. Ha esordito tardi nella narrativa, nel 2005 con Paulu Piulu (Manni), romanzo in cui, tra i ricordi idealizzati di giorni felici, egli evoca un irraggiungibile mondo di pura bellezza, invoca l’unica speranza: l’infanzia dell’uomo. Di tutt’altra specie è il nuovo romanzo Acasadidio (Manni), da pochi giorni in libreria.

Acasadidio è una sorta di romanzo intimo e di denuncia. Ambientato nella Milano di questi anni, racconta due storie intrecciate fra loro: la vita occultata di un importante Centro di volontariato che fa soldi con il dolore degli immigrati, trovando loro lavori impossibili, e dirottando in altri lidi i finanziamenti pubblici; e la vita privata di una donna trentaquattrenne che scopre d’essere incinta e decide di portare avanti la gravidanza nonostante l’amante l’abbia abbandonata.

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Una “morte privata”

L’esordio di Ade Zeno

di Andrea Cortellessa

“Che ne sappiamo noi oggi della morte/ nostra, privata, poeta”. Così cominciava, negli anni settanta, Oggetti e argomenti per una disperazione, di Elio Pagliarani. E dello stillicidio di una disperante “morte privata” tratta il convincente esordio narrativo intitolato proprio Argomenti per l’inferno (edito da No Reply, Milano, pp. 124, € 10), di Ade Zeno, men che trentenne così battezzatosi poeta performativo – nelle spiazzanti azioni post situazioniste del gruppo sparajurij – videomaker e teatrante d’assalto di Torino. Continua a leggere

“Un dolore senza fissa dimora” di Adriana LIBRETTI. Recensione di Pasquale Vitagliano

Adriana Libretti, Un dolore senza fissa dimora, Atì Editore, Milano, euro 15,00

Ci sono persone che mettono le cose a posto, anche senza volerlo. Nella propria vita e in quella degli altri. Senza fare grandi cose, in modo talvolta neppure percettibile in apparenza. Angela Fiori è una di queste. Lo è così tanto da trasformare un terribile e rimosso amore molesto nella struggente storia di un padre perduto e ritrovato. Riscoperto, malgrado un dolore segreto e indicibile. Un dolore nato senza fissa dimora, che però Angela riporta a casa, dove placarlo nell’abbraccio caldo di uno strappo esistenziale ricucito, di una vita pacificata. Continua a leggere