Chi non crede prega?

 

di Alida Airaghi

Chi non crede prega? Forse sì, più spesso di quello che si pensa. Può pregare per un’abitudine assunta durante l’infanzia, per paura, per disperazione. Può pregare – come probabilmente fanno quelli che Hermann Hesse definiva “die Suchende”, coloro che cercano –, nella speranza di essere ascoltato. 

O, come suggeriva Giorgio Caproni in un suo insuperato e troppo poco ricordato poemetto del 1964, Lamento (o boria) del preticello deriso, “prego … non, come accomoda dire / al mondo, perché Dio esiste: / ma, come uso soffrire / io, perché Dio esista”. Continua a leggere

La bellezza


Capita spesso di distrarsi, durante le preghiere: ci si scopre a pensare a tutt’altro, con un poco d’imbarazzo. Basta niente per concentrarsi su qualsiasi altra cosa; di fronte, per esempio, alla bellezza della luna. Vabbè, ma chi l’ha fatta?

DALLE MEMORIE PARZIALI VERSO UNA MEMORIA GLOBALE E CONDIVISA 

di Fabiano D’Arrigo

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Nella convinzione che il Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, debba andare oltre lo spazio dell’ufficialità commemorativa e favorire una Memoria storica consapevole e condivisa, ritengo che siano da valorizzare tutte le occasioni di approfondimento sui temi legati alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei, dei deportati politici, di quelli militari e degli italiani da parte del regime totalitario nazista del terzo Reich.

La legge italiana, istitutiva del Giorno della Memoria, recita: “La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio… ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare… la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che… si sono opposti al progetto di sterminio… ed hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Quindi sostanzialmente i deportati politici e militari nei campi nazisti.

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La parola ai poeti. Daniela Pericone

Scrivere è sostare sulla soglia, vivere sull’orlo di qualcosa che si intravede, si intuisce e mai del tutto si coglie, se non a tratti e per frammenti. La poesia non è che un modo di percepire il mondo, di “sentire” la realtà, che è mutamento, movimento, relazione tra dentro e fuori, tra l’io e l’altro da sé. È un’attitudine con cui in qualche modo si nasce, tuttavia da coltivare e affinare, con pazienza e dedizione, in solitudine. 

La mia scrittura proviene da una consuetudine con la parola tramandata. Da lì ha preso forma ed è emersa la mia misura interiore, che è contigua al silenzio: la parola poetica, con la sua concisione e il suo ritmo, la sua capacità di racchiudere nello spazio circoscritto del verso un’amplissima varietà di suoni, idee, visioni, di intuizioni palesi e di sensi reconditi. È di Pound una delle definizioni più efficaci: «La poesia è linguaggio caricato di senso al più alto grado possibile».  Continua a leggere

Una poesia di Gino Rago da “I platani sul Tevere diventano betulle” (2020)

di Giorgio Linguaglossa

Il linguaggio poetico di Gino Rago preferisce gli «stracci». Il linguaggio poetico della «nuova poesia» preferisce gli stracci.

Quando si sale su un podio, qualsiasi podio, la Musa fugge a gambe levate. Questo principio Gino Rago lo vorrebbe scolpito nel marmo.

Ormai per fare poesia ci dobbiamo rivolgere al rigattiere, al robivecchi e, possibilmente, alle discariche abusive che spuntano come funghi dal territorio disastrato di questo paese. Penso che dobbiamo falcidiare tutti i cippi, funerari o meno, tutti i podi, tutte le stele e le colonne di marmo, la poesia la dobbiamo fare con gli stracci sporchi, togliere tutte le superfetazioni, tutte le lucidature, tutti i detersivi… «ciò che rimane lo fondano i poeti» diceva Hölderlin, appunto, prendiamo il poeta tedesco in parola: ciò che rimane dalle discariche delle parole è poesia… Continua a leggere

Le parole della scienza 2: dal consolato alla funzione

2 Consoli dell’antica Roma


di Antonio Sparzani

Qui la prima puntata di questa ricerca. Voglio ora considerare un’altra parola chiave in tutta la matematica ma anche nella scienza e nella vita più in generale. E poi questo verbo considerare è così bello perché contiene le stelle – sidera – , il verbo è infatti identico alla sua forma latina considerare, e fu usato in una prima fase dai marinai che intendevano (e giustamente) guardare attentamente le stelle per orientarsi e soppesare bene la rotta da seguire. La parola però di cui voglio chiedere a certe stelle è funzione.
Per capire una nuova idea occorre soppesarla a lungo, bisogna arrivare a mangiarla, cantava Gaber, bisogna guardarla da tutti i lati possibili, aprirne la storia, e quindi provare a usarla. Se quindi mi metto a seguire la storia della parola scopro che anche qui occorre ricorrere al latino (per non andar più lontano) e seguire poi quella serie di slittamenti di significato — cui anche la matematica ha contribuito – che hanno portato al significato moderno.
Tutto parte dal verbo latino fungor, Continua a leggere

Poesia italiana del XXI secolo

Simone di Biasio nasce a Fondi (LT) nel 1988. È dottore di ricerca in Pedagogia presso l’Università Roma Tre e insegna all’Università di Cagliari “Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza”. Giornalista culturale, collabora con Doppiozero, L’indiscreto, Minima&Moralia, Antinomie. È tra i fondatori dell’Associazione “Libero de Libero”, di cui ricopre la carica di Presidente, e ideatore del Festival poetico “Verso Libero”. Ha pubblicato Assenti ingiustificati, EdiLet, 2013, XXX Premio “Alfonso Gatto”, Partita, Fusibilia, 2016, e Panasonica , Il Ponte del Sale, 2020. È inoltre autore del saggio Guardare la radio, Mimesis, 2016. A novebre 2022 ha curato la II edizione del Festival di poesia italiana in Svizzera “verso Berna”. Nel luglio 2021 ha preso parte alla rassegna “Dante Assoluto” del Festival Letterature di Roma, da cui è tratta la foto nel post.

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Intervista a Ezio Settembri

di Luca Pizzolitto

1) La primissima domanda che ti faccio, prima di entrare, più nello specifico, nella tua raccolta è la cosa che, fin da subito, mi ha incuriosito: questo è il tuo esordio poetico, a 40 anni; ma ti sei, da sempre forse, occupato di poesia. Questa tua attività di studio verso la poesia è sempre stata accompagnata dalla scrittura, o la scrittura poetica è un qualcosa che è venuto dopo, negli ultimi anni? Continua a leggere

Fabio Grimaldi, Ardore di vita. Francesco d’Assisi

a cura di Alberto Fraccacreta

Fabio Grimaldi, Ardore di vita. Francesco d’Assisi

 

Ti rendo grazie, Signore,

di questo mio corpo,

 

instancabile servitore,

irradiato di Spirito Santo.

 

*

 

Servirti è bere

in un roseto

il tuo amore

su un calice di corolle.

 

* Continua a leggere

La parola ai poeti. Maria Pia Quintavalla

Parlerò di Estranea (canzone), ultimo libro, ristampa riveduta e ampliata, con Puntoacapo, settembre 2022. Perché l’ho scritto e lo ripubblico, oggi.

In un istante “cominciò la  mia terza età”,  dice di sè Teresina di Lisieux, accennando alla nascita della coscienza.

Io lo avvertii, nel passaggio dal novecento al secondo millennio, che mi trovavo “nel mezzo del cammino” più profondo della mia esistenza, e che, dopo avere rischiato di perdere la mia vita una volta, avrei tentato di rinascere. La mia trasformazione di donna non derivava soltanto da fatti della realtà, quale mi era data di vivere. ma da uno status simbolico in bilico, universale, anche in poesia; in cambio avrei ricostruito una visione del mondo, e dato voce ai sogni. Continua a leggere