La parola ai poeti. Mauro Germani

Ho cominciato a scrivere versi da ragazzo, chiedendo alle parole tutto ciò che io stesso non capivo. Da questo impedimento o da questa mancanza è nata la mia poesia. Essa doveva condurmi là dove io non riuscivo ad arrivare. Un allontanamento, una traversata nel deserto per cercare di comprendere ciò che si muoveva dentro e fuori di me: l’esistenza stessa, il suo grido e il suo silenzio, in una tensione estrema. La parola poetica tra due abissi, qualcosa che sta all’origine, che è prima, e qualcosa che attende come un destino. In mezzo i sussulti, le voci, le preghiere e gli assedi del nulla, le notti a domandare, a fissare l’invisibile.  Continua a leggere

La parola ai poeti. Antonio Corona

Forse, a volte, ci si stufa solo a leggerne il nome: poesia. Eppure poi, ritorna. Ritorna per chi la scrive, per chi la legge e detesta, per chi vorrebbe dimenticarla. Ma un giorno inaspettato eccola riapparire, improvvisa e schietta. La leggiamo ed è subito sconcerto, stupore o amore. Perché? 

Se la poesia nasce prima della scrittura, sotto forma di storie cantate o in frasi strutturate per farsi ricordare e tramandare più facilmente, oggi si assiste ad una totale inversione di tendenza. Le rime, molto usate in passato, diventano spesso ridondanti o scontate e la poesia non s’identifica più in un cielo terso, in una luna malinconica o in un gabbiano che plana ma è nella vita di tutti i giorni. La poesia diventa strumento di riflessione profonda, non scontata dove lo scrittore stesso si trova non solo a scrivere poesie ma ad essere necessariamente e istintivamente poeta. Continua a leggere

La volontà


L’invocazione del Pater suona così: sia fatta la tua volontà. Una delle preghiere più sottovalutate di ogni tempo e luogo: divisi tra il timore dell’ignoto e la paura del dolore, dimentichiamo che se in tutto il mondo si realizzasse la volontà di Dio, sperimenteremmo il Cielo sulla terra. Chiediamolo spesso, allora, molto più spesso di quanto oggi facciamo.

La voce degli ultimi. Come arricchirsi diventando poveri

Chi accoglie, come un vero e proprio bisognoso, le condizioni insegnate dalla povertà, ha le maggiori possibilità di percepire quale sia la verità nella vita. I poveri e il loro mondo sono infatti una luce potente che permette di acquisire nuovi occhi e un cuore nuovo, e di vedere ciò che senza di essa non si vedrebbe. Solo la conversione verso il mondo dei poveri può accendere in noi quella luce la quale, allora, ci arricchirà in solidarietà, compassione, sapienza, giustizia, fede, speranza e forza di liberazione.

Ed è proprio alla luce di questo tipo di fede e di quei nuovi occhi che io ho visto la poesia fluire nel mondo dei poveri, soprattutto quando sono bambini: Continua a leggere

Basilio Stella, un poesia

Le perle nere

Ho incontrato Cristo vestito da cencioso

a mendicare: nessuno l’ha riconosciuto mai

cosi conciato

ed il passo si è fatto più lungo e l’occhio ha guardato altrove.

Cristo è un gran re

che ha mille reggie e servitori in gran quantità

pronti a tradirlo,

perché dunque mendicare? Più avanti l’ho incontrato ancora

vestito da demente il Cristo

a parlare col sole:

nessuno l’ha riconosciuto mai

cosi conciato ed il passo si è fatto più lungo e l’orecchio si è girato altrove.

Cristo è un gran re

a cui hanno usurpato il trono

per far dannare l’uomo, perché dunque delirare? Cristo

E ancora più avanti vestito da morto

a dormire:

nessuno l’ha riconosciuto mai così conciato,

ma il passo si è fermato a commiserare.

Per farsi riconoscere un’altra volta Cristo ha dovuto morire!

Poesie di Giuseppe Raudino

 

 

 

 

Il vostro seme viene da lontano,
da una terra in cui gli aranci
profumano le notti azzurre
e sono afflato e tregua breve
dopo il torrido del giorno.
I vostri occhi, prima di fiorire,
videro cieli
tanto blu e abbacinanti
che lo sguardo a stento
riesce a sostenere,
e per mille volte
il turchese della riva
è sfumato innanzi a voi
fino all’orizzonte d’oltremare.
Le vostre bocche
ancor prima che nasceste
ebbero assaporato
la mandorla verde e nuova
e il fico dolce e bruno
senza toglierne la buccia.
L’isola da cui venite
può essere mangiata e bevuta
così
prendendo i doni benedetti
senza parsimonia,
ché il suo sortilegio è tale
da offrire frutti e abbondanza
là dove si ricambia
con astio e dannazione.

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La signora delle mosche

Il diario di una convivenza inaspettata
Di Monica Mazzitelli

1.
Agosto 2022

Da quando siamo tornati dalle vacanze ci sono tre mosche in casa. Abbiamo provato in vari modi a farle uscire – come sempre facciamo con gli insetti intrappolati tra le nostre mura – ma stavolta non c’è stato verso anzi: non appena apriamo le finestre, loro si rincantucciano qualche metro distante.
Sono tre. Due di grandezza normale e una di taglia piccola. All’inizio pensavo che La Piccola sarebbe cresciuta e diventata come le altre due, nella mia assoluta ignoranza di entomologia, ma poi ho capito che quella era la sua misura, e che sarebbe rimasta tale. La Piccola abita nella nostra cucina, insieme alla Grande Uno. Pensavo fossero mamma e figlia, finché non ho capito che anche La Piccola era adulta. Spesso sono vicine, non paiono essere in competizione. Continua a leggere

La parola ai poeti. Stefano Guglielmin

 

Leggo e scrivo poesia da almeno quarant’anni. Ho condotto un laboratorio di lettura di poesia italiana contemporanea per venti. Gestisco Blanc de ta nuque dal 2006 e, fino al 2016, ho scritto quasi una recensione alla settimana di libri di poesia appena usciti. Ho scritto anche alcuni saggi; l’ultimo, il più completo, s’intitola La lingua visitata dalla neve. Scrivere poesia oggi (Aracne, 2019, pp. 450). Posso dunque dire di praticare la materia con una certa regolare continuità, frequentando poeti d’ogni ordine e grado. Che cosa ho compreso? Niente di nuovo: i poeti sono persone difficili, a volte generose, spesso permalose; e ho capito la difficoltà che hanno gli aspiranti poeti nel comprendere che non si può scrivere senza conoscere le opere degli altri contemporanei e quelle della tradizione. Si è sempre allievi di un’area del poetico: dev’essere chiaro di quali e quanti sforzi si è fatto per liberarsene. Mi stupisco sempre quando qualcuno non ha la minima idea del canone secondo-novecentesco, e, di conseguenza, non si rende conto di scrivere come un epigono degli autori che viaggiavano in carrozza e pensavano che le donne non avessero diritto al voto né la libertà di parola. E mi stupisco che non capiscano che la rima fiore /amore è davvero difficile da fare. E che il canto non possa più essere cristallino, a meno di non essere davvero fanciulli, come Penna, oppure maledetti, come Simone Cattaneo, per esempio. Continua a leggere

Dare

Siamo fatti per dare gloria Dio: è questo il nodo cruciale. L’orgoglio si rifiuta, l’umiltà si allinea allegramente. La felicità si trova oltre la cortina dell’io. È lì che aspetta il Cristo, il quale disse: c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

La voce degli ultimi. La poesia


La poesia è la delicata modalità religiosa – l’unica modalità di espressione libera che hanno, dopo che la stessa cultura è stata loro preclusa – con cui nei millenni si è espressa la voce dei poveri.

Quella preghiera, nel tempo da qualche parte fatta poesia, ha da sempre consolato i poveri perché si dirige all’Unico che li vuole e li sa ascoltare e perché, come si diceva, sono le uniche parole che essi possono esprimere in piena libertà. Continua a leggere