Federico Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Sogno

Il mio cuore riposa presso la fonte fredda.

(Disponi i tuoi fili,
ragno dell’oblio.)

L’acqua della fonte gli confidava la sua canzone.

(Disponi i tuoi fili,
ragno dell’oblio.)

Il mio cuore accorto le confidava i suoi amori.

(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)

L’acqua della fonte lo ascoltava malinconica.

(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)

Il mio cuore scivola sopra la fonte fredda.

(Mani bianche, lontane,
frenate le acque.)

E l’acqua lo porta via con sé cantando allegramente.

(Mani bianche, lontane,
nulla resta nelle acque!)

Maggio 1919

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Secondo i bisogno di ciascuno

(affresco s. Angelo in Formis Capua)

«[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. » [At 2,42-47]

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Pietro De Marchi, il lavoro del poeta

di Alida Airaghi

PIETRO DE MARCHI, ALLA GIUSTA STAGIONE – CASAGRANDE, BELLINZONA 2026

Pietro De Marchi (Seregno 1958) ha insegnato Letteratura Italiana all’Università di Zurigo ed è alla quarta pubblicazione di poesia e prose poetichr per le edizioni ticinesi Casagrande.
Alla giusta stagione è un titolo che rimanda alla terminologia agricola (secondo la citazione da Esiodo in esergo: “… se alla giusta stagione tu vuoi tutti compiere i lavori…”), laddove si consiglia quando sia necessario seminare, raccogliere, potare, sottintendendo metaforicamente il tempo dovuto all’inventario, letterario ed esistenziale, a cui applicarsi negli anni più maturi. Continua a leggere

Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Teorias

Canzone delle sette donzelle
(Teoria dell’arcobaleno)

Cantano le sette
donzelle.

(Sopra il cielo un arco
di esempi d’occaso).

Anima con sette voci
le sette donzelle.

(Nell’aria bianca
sette lunghi uccelli).

Muoiono le sette donzelle.

(Perché non sono state nove?
Perché non venti?)

Il fiume le trasporta,
nessuno le può vedere.

Garcia Lorca

a cura di Giorgio Stella

Ninnananna per Rosalia De Castro, morta

Alzati, amica mia
che già cantano i galli del giorno!
Alzati, amata mia
perché il vento muggisce come una vacca.

Gli aratri vanno e vengono
da Santiago a Belén.

Da Belén a Santiago
un angelo venne in una barca.
Una barca d’argento fino
che portava il dolore di Galizia.

Galizia distesa e quieta
affranta sotto l’erba triste.
Erba che copre il tuo letto
e la fonte nera dei tuoi capelli.
Capelli che arrivano al mare
dove le nubi hanno il loro nido di colombe.

Alzati, amica mia
che già cantano i galli del giorno!
Alzati, amata mia
perché il vento muggisce come una vacca.

Giuseppe Ungaretti. Se tu mio fratello

 

a cura di Giorgio Stella

Se tu mi rivenissi incontro vivo,
Con la mano tesa,
Ancora potrei,
Di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere,
Fratello, una mano.

Ma di te, di te più non mi circondano
Che sogni, barlumi,
I fuochi senza fuoco del passato.

La memoria non svolge che le immagini
E a me stesso io stesso
Non sono già più
Che l’annientante nulla del pensiero.

[da Il Dolore]

“Negli occhi di un cane”, un racconto di Alessandro Perotti

NEGLI OCCHI DI UN CANE

Racconto di Alessandro Perotti

Non si è mai sufficientemente pronti. È questo il leitmotiv che rimbomba nella mia testa.
Da quel maledetto lunedì sono trascorse due settimane scarse e la situazione, purtroppo, comincia a delinearsi irrevocabilmente come previsto.

Ho ancora nitida l’immagine del veterinario che scruta il proprio guardaroba mentale per cercare di vestire in maniera accettabile il dolore imminente che è costretto suo malgrado a dare: “No, purtroppo non sono lipomi, sono linfonodi molto ingrossati. Ora prescrivo delle analisi, ma ho abbastanza esperienza per dirvi che… bla bla bla… mi dispiace”. Le ultime due parole, pronunciate in modo sommesso, non avevano bisogno di ulteriori spiegazioni tecniche, erano già una sentenza.
Io e mia moglie usciamo ghiacciati dallo studio, con al guinzaglio il solito Jack. Ci guarda, sfodera il suo sorriso. È sempre entusiasta quando si esce da lì. Bisognerebbe installare due fotocamere negli ambulatori veterinari, una in entrata e una in uscita, sarebbe esilarante fare un raffronto. Il mio Jackie poi, entra con la tipica euforia di un condannato a morte e ne esce con un sorriso ebete che fatica a contenere. Anche se stavolta ci accorgiamo subito che è preoccupato, avverte la nostra tensione e fatica a reggerla.
Quando vivi con un cane impari a conoscere i suoi stati d’animo solo col tempo. Per loro è diverso, capiscono immediatamente il tuo umore, sono attenti ai dettagli. Continua a leggere

Basilio Stella. Una poesia

a cura di Giorgio Stella

Tomba

Tutti hanno una tomba,
avrò io una tomba?
Da vivo ho una tomba.
Tutte le tombe hanno una lapide,
non avrò io una lapide,
perché non servirà ricordare
un nome che dice nulla.
Tutte le tombe hanno fiori,
non voglio che i fiori
che danno allegria alla giovinezza
si rattristino col fetor
della mia carne marcia.
Tutte le tombe hanno una preghiera,
quella voglio,
anche se non credo,
e la croce sia piccola sopra
e ben in vista e leggera,
perché questa che porto ora
è grande, invisibile, grave.

Sylvia Plath

a cura di Giorgio Stella

Specchio

Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all’istante
così com’è, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero –
l’occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio ci separano ripetutamente
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella mia distesa ciò che essa è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.

23 ottobre 1961