CRESTOMAZIA: Elisa Biagini, “Da una Crepa”

Elisa Biagini, Da una Crepa, Einaudi, 2004

Selezione a cura di Francesco Sasso

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Mi si chiudono
le notti dentro
il palmo,
ti tocco
e sei d’inchiostro.

 

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Le mie, le tue
labbra, sono
le feritoie
dove cadono
monete, chiavi
di porte che
si aprono altrove.

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La poesia della settimana. Valerio Magrelli

da Nature e venature

Passato qualche tempo tutto il latte

va a male, come se andasse verso

il male, la sua cattività,

si contrae, si rapprende,

abbandona il proprio stato liquido

e inizia a farsi forma.

La sostanza rafferma

prende corpo, resuscita

in una carne nuova e compatta, estratta

dalla bestia. E’ cacio, metamorfosi

del secreto animale, il frutto

morto di una pianta viva,

sazia creatura pallida e lunare.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume secondo , Milano Mondadori 1996, p. 949.

Vivalascuola. Che fatica la vita da ministra! E figuriamoci da governati (male)

Buon anno scolastico 2020-2021 a tutti! Siamo a una riapertura che si annuncia problematica. La pandemia aveva provocato buoni propositi: tutto sarebbe cambiato nella scuola e nella società. La realtà è un’altra. Mancano i docenti (200.000 cattedre vuote), mancano migliaia di locali, mancano più di due milioni dei famosi banchi monoposto. Soprattutto, manca criterio e metodo, come mostra la ricostruzione, fatta da Giovanna Lo Presti per vivalascuola, dell’operato del governo nell’ultimo anno scolastico. La scuola italiana è malata e soffre di patologie plurime. Anche noi pensiamo che la scuola debba avere priorità ma siamo convinti che essa debba essere emancipata dal ruolo ancillare di custodire i più giovani per una parte della giornata. La scuola va restituita al suo compito più alto, che è quello di educare e istruire. A noi non bastano le scuole aperte. Vogliamo scuole sicure e in cui si studi e si lavori in una condizione di benessere. Continua a leggere

La poesia della settimana. Umberto Fiori

Tallone

Giorno e notte, qua sotto,

 partono e arrivano i vagoni. 

Al vento nero delle gallerie 

sbattono giacche e giornali.

Si aprono le porte, si chiudono.

Facce, sedili, borse:

nasconde tutto, l’illuminazione.

Ma basta che sulle scale del mezzanino 

spunti in mezzo alle scarpe un piede nudo

– un alluce, un tallone stretto in un sandalo –

e tu risenti addosso, come l’evaso 

il faro che lo stana, la luce del mondo.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume secondo, Milano, Mondadori, 1996, p. 1029.

Chiedere

Gesù dice a Gabrielle che non otteniamo tante grazie perché non le domandiamo. Perché chiedere è difficile? Perché siamo orgogliosi? Pigri? Pessimisti? Qui ognuno può dire la sua. L’importante è risolvere il problema, compiere quell’atto che apre le porte dell’eterno: chiedere.

Alessandro Ramberti, Faglia

di Elena Varriale

L’ultima opera del poeta Alessandro Ramberti, Faglia-Faulto (Fara 2020) si divide in due parti: la prima è poetica, mentre l’altra è un vero e proprio Avviamento alla lingua internazionale esperanto. Dunque, l’autore ci propone poesia e lingua e non poteva essere diversamente. Lo studio delle lingue, infatti, lo contraddistingue da sempre (nel 1988 ha conseguito a Los Angeles il Master in linguistica e nel 1993 il dottorato in linguistica presso l’Università Roma Tre), così come la passione e l’amore per la poesia, documentati dalle sue numerose pubblicazioni, dagli importanti premi conseguiti e dall’ottima produzione culturale della sua casa editrice.

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L’inconoscibile

Gesù ricorda a Gabrielle il passaggio dell’angelo sulla piscina, l’agitarsi dell’acqua che arrecava guarigione: è così che bisogna aspettare il passaggio improvviso dello Spirito, con la medesima trepidazione. Anche se ritardasse, l’attesa è sempre dolce: è un nascere a Dio, un conoscere un poco di più l’inconoscibile.

Poesia italiana del XXI secolo

Pina Ciancio di origine lucana è nata in Svizzera nel 1965 e dopo aver vissuto tanti anni in Basilicata, si è è trasferita da circa due anni nella zona dei Castelli Romani. Viaggia fin da quand’era giovanissima alla scoperta dei luoghi interiori e dell’appartenenza, quelli solitamente trascurati dai grandi flussi turistici di massa, in un percorso di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. Ha pubblicato testi che spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo La ragazza con la valigia (Ed. LietoColle, 2008), Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro (Fara Editore 2009), Assolo per mia madre (Edizioni L’Arca Felice, 2014). E’ presidente dell’Associazione Culturale LucaniaArt.

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Agire e tacere

Agire e tacere, raccomanda il Cristo alla Bossis. Le ricorda quale grande e buona influenza avesse la Santa Famiglia sui vicini, con questo atteggiamento. Se tutti amassero Dio e facessero la Sua volontà, il mondo sarebbe un paradiso. Tutto tornerebbe alle origini, alla fonte. 

Sergio Calzone. Racconto 1

Lo scarto

È per loro che scrivo. Quelle vite così brevi, così facili da dimenticare. Sono l’unico essere nell’universo che ancora se li ricorda, a parte Dio.

J. M. Coetzee, Mattatoio di vetro

Finalmente sembra che rannuvoli: c’è del nero dietro i pioppi del canale e può essere che oggi butti giù un po’ d’acqua. La terra è una crosta sempre più dura, tanto che da giorni non mi riesce più di cavarne un lombrico e mi riduco a semi, a erbe e a qualche cavalletta presa appena dopo l’alba, quando non saltano ancora.

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Il centro

Il Cristo chiede di distaccarci da noi stessi, di vivere per Lui e con Lui, vita dell’anima. È da questo che dipende tutto: qual è il nostro centro? Non possiamo pretendere la gioia, la libertà, la pace, se il fondamento è altrove.

GIACOMO CERRAI – Bootleg, Soggetto due, Dettagli (versi inediti)

Bootleg

take 1

buona la prima:
in sottofondo cani asini bambini ringhi
polvere revèrteris carri cingolati
c’è un frantume vicino e presente
e se ti aggrappi a qualcosa di inafferrabile latente alieno
a una promessa di resurrezione
la traccia rimane rumore di fondale
come uno sbatter d’ali angelico che fugge
ed è solo un’ipotesi una immaginazione
un pugnale di mosche e dita e
due scapole che affiorano dalla terra

ripulisci dal noise la traccia
netta il nastro inanella la pista che ripassi
ogni immagine è riscatto dell’istante
perciò falsa pagabile a vista !falsa!
ed è maceria il suono maceria
del grigio dell’impossibilità che il suono
dell’accaduto della morte abbia un colore
(ed è sabbia quella
sabbia che agli albori segnava che il giorno
televisivo era finito e che la terra restituiva le spoglie
al sogno per quanto popolato di mostri)

atto di fede: (e tu ci credi)? e tu vedi?
registri annoti per dopo per allappare
con la dovuta calma in posizione
scorri torni indietro scorri ti fai una birra
nella solitudine poltrona il nastro
(è incorruttibile non c’è usura non sperare
che si consumi e con esso la tragedia)
se non ora dopo il fermo no stop
inutile che si è già conclusa l’ordalia
la frattura del nastro e l’atto fa fede del vero
che nel mondo realmente rovesciato è un momento del falso

take 2 (sluagh-ghairm) (1)

la ripetizione porta alla perfezione del potere
il movimento automatico lo scatto è il riflesso
come un consenso sterile: impartito l’ordine
il cittadino esegue come intraducibile la luce
che proviene dall’alto – accoda il desiderio a sé
muta la conseguenza dei bisogni in-duce
– lo strascico ramazza i fondi di magazzino un’eco-
nomia sussiste nel packaging adeguato
nell’esposizione al giusto livello – è appena l’abc del dominio
del palmo vuoto della misera offerta in mercede funzionerà
finché la mandibola non articola un grido di guerra
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